Bisturi - La mafia bianca

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Bisturi - La mafia bianca
Bisturi1973.png
Titolo originale Bisturi - La mafia bianca
Paese di produzione Italia
Anno 1973
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Luigi Zampa
Soggetto Massimo De Rita, Arduino Maiuri, Luigi Zampa
Sceneggiatura Massimo De Rita, Arduino Maiuri, Luigi Zampa
Produttore Raimondo Castelli
Casa di produzione Roberto Loyola Cinematografica
Distribuzione (Italia) PAC - Mastervideo
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Emilio Baldelli
Interpreti e personaggi

Bisturi - La mafia bianca è un film del 1973 diretto da Luigi Zampa.

Fu presentato in concorso al 26º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il professor Daniele Vallotti, famoso e valente chirurgo, è altrettanto abile nel nascondere la sua vera identità: totalmente dimentico del giuramento di Ippocrate, altri non è che il tipico "barone" universitario con smanie di potere, venale come pochi e quindi facilmente avvicinabile da qualsiasi azienda farmaceutica che intenda mettere sul mercato specialità medicinali di dubbia efficacia: insomma, un vero "padrino" del ramo. Egli è anche il proprietario di una clinica privata dove seleziona i suoi pazienti in base alle loro disponibilità economiche e, al fine di procacciarsi la fama di benefattore per meglio celare la sua avidità, sia pur di malavoglia dedica un giorno della settimana alle visite ed agli interventi gratuiti in un pubblico nosocomio, i cui pazienti sono tutte persone indigenti che poi lo osannano davanti ai microfoni dei media per le sue “presunte” innate doti umane. La sua équipe medica è soltanto una pletora di "yes men" ed incapaci presuntuosi, che gli ubbidiscono come cagnolini e lo servono come un prete all'altare. Solo uno non è così servile: è il dottor Giordani, uomo alquanto trasandato e con il vizio degli alcolici ma, allo stesso tempo, fondamentalmente onesto, coscienzioso e molto preparato nel suo lavoro. Purtroppo, però, è proprio la sua rettitudine che non gli consente di avere vita facile in clinica: il suo carattere tutt'altro che remissivo e la sua franchezza nel dire chiaramente quel che pensa hanno fatto sì che non riscuota le simpatie dei suoi pari grado. Tuttavia, egli sa ben difendersi e non risparmia ad alcuno il suo sarcasmo che, a volte, risulta essere anche alquanto pungente. Inoltre, la sua competenza nell'espletare quella che dovrebbe essere una missione, unitamente al fatto di non avere particolari grilli per la testa, gli sono valsi la stima di Vallotti, che poi è quello che lo conosce meglio di tutti essendo stato suo compagno di studi fin dai tempi dell’università. Allo stesso tempo, Vallotti nel privato non è che sia un uomo del tutto felice, malgrado la sua "onnipotenza": rimasto da tempo vedovo, vive nella sua lussuosa villa insieme all'anziana madre ed il suo unico figliolo, che lo adora e che vorrebbe che egli trascorresse un po' più di tempo con lui anziché dedicarsi totalmente al suo lavoro.

Tornando a Giordani, va detto che nemmeno i vecchi rapporti di amicizia e di studio lo trattengono dal farlo sentire profondamente nauseato dagli abusi e dalle illegalità che sistematicamente si susseguono ogni giorno nella clinica sotto la regia del suo illustre superiore. Lo stesso Giordani è letteralmente sconvolto da un episodio che ha dell'incredibile: infatti, un giorno capita che Vallotti, fin troppo impegnato nel far insabbiare un improvviso accertamento fiscale a suo carico, si allontana dalla sala operatoria tralasciando un difficilissimo e delicato intervento proprio nel momento cruciale, causando la morte del paziente e, indirettamente, anche quella della moglie che, disperata e distrutta dal dolore, si toglie la vita gettandosi da una finestra. Giordani si rintana in casa sentendosi moralmente corresponsabile dell’accaduto: era stato proprio lui, infatti, a consigliare - in buona fede - ai due sventurati di affidarsi alle cure di Vallotti perché, a suo giudizio, era l’unico sulla piazza a poter garantire concrete possibilità di guarigione; inoltre, i due, impiegati dalle modeste risorse economiche, avevano messo su a suon di debiti la somma richiesta da Vallotti come onorario. Una giovane suora, che lavora in clinica in qualità di infermiera - e che nutre anche una particolare simpatia nei suoi confronti, da lui prontamente ricambiata - si presenta a casa di Giordani, cercando di scrollargli da dosso i vari scrupoli di coscienza che lo tormentano, lo convince a riprendere il lavoro e, non ultimo, a smettere di bere. Giordani ascolta le parole della suora e ritorna in corsia.

Nonostante l'increscioso e tragico episodio, in clinica le cose non cambiano affatto: fra l'altro, da un po' di tempo Vallotti sta ricevendo lettere e telefonate anonime nelle quali l'ignoto mittente lo mette di fronte alle sue "malefatte". Egli non riesce a comprendere di chi si possa trattare, e brancola letteralmente nel buio fra i suoi collaboratori sospettando che l'autore sia uno di essi. Nel frattempo, nell'ospedale pubblico dove Vallotti lavora occasionalmente, è ricoverato d'urgenza un bambino: ha un blocco renale, e necessiterebbe dell'ausilio di un rene artificiale per essere prontamente soccorso, ma purtroppo muore perché l'apparecchiatura è stata da poco disattivata da Vallotti per favorire un suo collega che ne possiede uno uguale nella propria clinica privata, ovviamente a pagamento. Non passa che qualche giorno, e Vallotti viene a conoscenza di essere stato denunciato alla magistratura, ma questa volta l'autore vi ha apposto la propria firma: si tratta di Giordani che, esasperato, ha deciso di uscire allo scoperto, dopo che era stato proprio lui l'autore delle telefonate e delle lettere, ed unicamente allo scopo di richiamare il suo illustre superiore ad una linea di condotta più consona al suo prestigio.

Messo alle strette, Vallotti non esita a ricorrere ad un mezzo estremo per evitare guai: stringe un infame accordo con gli altri colleghi - anch'essi citati da Giordani nella denuncia - e mette su un vero e proprio complotto contro di lui. Questi, infatti, viene chiamato d’urgenza in sala operatoria con il pretesto di essere l’unico al momento reperibile: l'intervento, per giunta, è molto rischioso e complicato in quanto il paziente già versa in condizioni molto critiche. Ed ecco qui che scatta la trappola: nel corso dell'intervento, proprio nella fase più difficile uno dei presenti scambia furtivamente le lastre radiografiche di riferimento, e Giordani viene così messo in condizione di sbagliare l’operazione il cui esito, naturalmente, si traduce nella morte del malcapitato paziente ridotto per l'occasione al ruolo di carne da macello. Incastrato, Giordani non ha scelta: essere denunciato per omicidio colposo le cui testimonianze contro di lui sono inoppugnabili, il che significherebbe l'ingloriosa fine della sua professione, oppure nascondere la testa nella sabbia come tutti gli altri suoi colleghi e mettersi sotto la "protezione" dello stesso Vallotti. Egli deve quindi forzatamente cedere al ricatto: ritirerà la denuncia, ma allo stesso tempo ammonisce il suo superiore e vecchio compagno di studi che non avrà nemmeno il tempo di cantar vittoria. Vallotti, infatti, già da un po’ mostra inequivocabilmente i prodromi, che non sono affatto sfuggiti a Giordani, di una implacabile malattia che non gli lascerà scampo: la malattia di Parkinson.

Per la prima volta in vita sua, il cinico Vallotti tocca con mano il dolore e lo sconforto: egli è del tutto impotente davanti alla sua patologia che finora aveva letteralmente ignorato, e dovrà necessariamente ritirarsi dalla sua attività. In altre parole, ciò sancisce altresì la fine del suo indiscusso potere, che aveva fatto di lui un uomo invincibile al punto di disporre della sorte dei suoi pazienti e dei suoi sottoposti, e che aveva anche ribadito allo stesso Giordani al momento di ricattarlo. Non solo: ironia della sorte, egli è passato, come gli ricorda Giordani, “su quell’altra sponda, quella dei malati e delle vittime”, e dovrà a sua volta affidarsi alle cure di qualche altro illustre collega, magari senza alcuno scrupolo come lui (“...ora tocca a te scegliere a quale scettro inchinarti: ma di chi ti potrai fidare?”).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1973, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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