Bisturi - La mafia bianca

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Bisturi - La mafia bianca
Bisturi1973.png
Enrico Maria Salerno e Gabriele Ferzetti in una scena del film
Titolo originale Bisturi - La mafia bianca
Paese di produzione Italia
Anno 1973
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Luigi Zampa
Soggetto Massimo De Rita, Arduino Maiuri, Luigi Zampa
Sceneggiatura Massimo De Rita, Arduino Maiuri, Luigi Zampa
Produttore Raimondo Castelli
Casa di produzione Roberto Loyola Cinematografica
Distribuzione (Italia) PAC - Mastervideo
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Emilio Baldelli
Interpreti e personaggi

Bisturi - La mafia bianca è un film del 1973 diretto da Luigi Zampa, interpretato da Enrico Maria Salerno e Gabriele Ferzetti.

Fu presentato in concorso al 26º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il professor Daniele Vallotti, famoso e valente chirurgo, è il tipico "barone" universitario con smanie di potere, venale come pochi e quindi facilmente avvicinabile da qualsiasi azienda farmaceutica che intenda mettere sul mercato specialità medicinali di dubbia efficacia. È anche proprietario di una clinica privata dove seleziona i pazienti in base alle loro disponibilità economiche e, per meglio celare la sua avidità, si procaccia la fama di benefattore dedicando un giorno della settimana alle visite ed agli interventi gratuiti in un pubblico nosocomio, i cui pazienti sono tutte persone indigenti che poi lo osannano davanti ai microfoni dei media per le sue presunte doti umane. La sua équipe medica è soltanto una pletora di "yes men" incapaci, presuntuosi e servili. Il dottor Giordani, uomo alquanto trasandato e con il vizio degli alcolici ma fondamentalmente onesto, coscienzioso preparato, è l'unico in grado di esprimere il suo dissenso. Tuttavia la sua rettitudine non gli consente di avere vita facile in clinica: il suo carattere tutt'altro che remissivo e la sua franchezza nel dire chiaramente quel che pensa gli hanno alienato le simpatie dei suoi pari grado. Tuttavia, egli sa ben difendersi e non risparmia ad alcuno il suo sarcasmo che, a volte, risulta essere anche pungente. Inoltre la sua competenza e la sua concretezza gli sono valse la stima di Vallotti, che lo conosce bene essendo stato suo compagno di studi all’università. Malgrado la sua "onnipotenza", Vallotti non ha una vita privata felice: rimasto da tempo vedovo, vive nella sua lussuosa villa insieme all'anziana madre e al suo unico figlio, che lo adora e che vorrebbe che egli trascorresse un po' più di tempo con lui anziché dedicarsi totalmente al suo lavoro.

Nemmeno i vecchi rapporti di amicizia e di studio trattengono Giordani dal farlo sentire nauseato dagli abusi e dalle illegalità che si susseguono ogni giorno nella clinica. Un giorno accade che Vallotti, impegnato nel far insabbiare un improvviso accertamento fiscale a suo carico, si allontana dalla sala operatoria tralasciando un difficilissimo e delicato intervento proprio nel momento cruciale, causando la morte del paziente e, indirettamente, anche quella della moglie che, disperata e distrutta dal dolore, si toglie la vita gettandosi da una finestra. Giordani si rintana in casa sentendosi moralmente corresponsabile dell’accaduto: proprio lui, infatti, aveva consigliato ai due di affidarsi alle cure di Vallotti perché, a suo giudizio, era l’unico a poter garantire concrete possibilità di guarigione; i due, impiegati dalle modeste risorse economiche, avevano messo su a suon di debiti la somma richiesta da Vallotti come onorario. Una giovane suora, che lavora in clinica in qualità di infermiera - e che nutre anche una particolare simpatia nei suoi confronti, da lui prontamente ricambiata - si presenta a casa di Giordani, cercando di scrollargli da dosso i vari scrupoli di coscienza che lo tormentano, lo convince a riprendere il lavoro e, non ultimo, a smettere di bere. Giordani ascolta le parole della suora e ritorna in corsia.

A Vallotti cominciano a pervenire lettere e telefonate anonime nelle quali l'ignoto mittente lo mette di fronte alle sue "malefatte". Egli non riesce a comprendere di chi si possa trattare, e brancola letteralmente nel buio fra i suoi collaboratori sospettando che l'autore sia uno di essi. Nel frattempo, nell'ospedale pubblico dove Vallotti lavora occasionalmente, è ricoverato d'urgenza un bambino: ha un blocco renale, e necessiterebbe dell'ausilio di un rene artificiale per essere prontamente soccorso, ma muore perché l'apparecchiatura è stata da poco disattivata da Vallotti per favorire un suo collega che ne possiede uno uguale nella propria clinica privata. Non passa che qualche giorno, e Vallotti viene a conoscenza di essere stato denunciato alla magistratura, ma questa volta l'autore vi ha apposto la propria firma: si tratta di Giordani che, esasperato, ha deciso di uscire allo scoperto, dopo che era stato proprio lui l'autore delle telefonate e delle lettere, unicamente allo scopo di richiamare il suo illustre superiore ad una linea di condotta più consona al suo prestigio.

Messo alle strette, Vallotti non esita a ricorrere ad un mezzo estremo per evitare guai: stringe un infame accordo con gli altri colleghi - anch'essi citati da Giordani nella denuncia - e ordisce un vero e proprio complotto contro di lui. Giordani viene chiamato d’urgenza in sala operatoria con il pretesto di essere l’unico al momento reperibile, e si trova di fronte a un intervento molto rischioso e complicato, con il paziente che versa già in condizioni critiche, ed è qui che scatta la trappola: proprio nella fase più difficile, uno dei presenti scambia furtivamente le lastre radiografiche di riferimento, e Giordani viene così messo in condizione di sbagliare l’operazione il cui esito, naturalmente, si traduce nella morte del paziente. Giordani a questo punto non ha scelta: essere denunciato per omicidio colposo le cui testimonianze contro di lui sono inoppugnabili, il che significherebbe l'ingloriosa fine della sua professione, oppure nascondere la testa nella sabbia come gli altri suoi colleghi e mettersi sotto la "protezione" dello stesso Vallotti. Egli deve quindi forzatamente cedere al ricatto: ritirerà la denuncia, ma allo stesso tempo ammonisce il suo superiore e vecchio compagno di studi che non avrà nemmeno il tempo di cantar vittoria. Non gli sono sfuggiti infatti i prodromi di una implacabile malattia che non lascerà scampo a Vallotti: la malattia di Parkinson.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1973, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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