Verso la vita (film 1936)

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Verso la vita
Titolo originale Les Bas-fonds
Paese di produzione Francia
Anno 1936
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jean Renoir
Soggetto Maksim Gor'kij (dramma teatrale)
Sceneggiatura Jacques Companeez, Evgenij Zamjatin, Charles Spaak, Jean Renoir
Fotografia Jean Bachelet, Fédote Bourgasoff
Montaggio Marguerite Renoir
Musiche Jean Wiener
Scenografia Eugène Lourié e Hugues Laurent
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Verso la vita (Les Bas-fonds) è un film del 1936, diretto da Jean Renoir, tratto dal dramma teatrale Bassifondi (o L'albergo dei poveri) di Maksim Gor'kij.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un barone, rovinato dal gioco e dalle donne, una notte sorprende nel suo appartamento un ladro, Pepel. I due fanno amicizia e, il mattino successivo, il barone, per sfuggire agli ufficiali giudiziari venuti ad arrestarlo, segue Pepel, che lo porta nel dormitorio dove vive con altri disperati. L’albergo è gestito da un vecchio avaro, Kostilev, che sfrutta i suoi inquilini. Pepel è l’amante della giovane moglie del vecchio, Vassilissa, ma difende la giovane sorella di lei, Natasha, dalle pesanti pressioni che i due le impongono per farle sposare l’ispettore degli affitti. Pepel, per difenderla, uccide il vecchio. Quando la Polizia interverrà per l’inchiesta, tutti i frequentatori dell’albergo dei poveri proteggeranno Pepel che, scontati pochi anni di prigione, potrà tentare di costruire insieme alla ragazza forse un futuro diverso.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

La società di produzione del film fu Albatros Film di Alexandre Kamenka. Renoir era un ammiratore entusiasta dei film muti girati da questa società.

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Esisteva già una sceneggiatura scritta da Zamiatine e Companeez. Renoir tuttavia “era incapace di seguire un piano predisposto da qualcun altro” e volle farne una propria con la collaborazione di Charles Spaak.[1]

Cast[modifica | modifica sorgente]

«Jean Gabin era una scoperta di una certa statura, Louis Jouvet invece lo avevo già apprezzato sulla scena. Gabin era al culmine della sua espressività quando non era costretto a forzare la voce. Questo attore grandissimo sapeva ottenere i massimi effetti con i mezzi più esigui. Inventai per lui delle scene che potevano essere solo mormorate. Non potevamo sapere che quello stile avrebbe conquistato tutti e che gli attori mormoranti sarebbero diventati legioni».[2]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Fine agosto-inizio ottobre 1936. Interni: studi Eclair e Epinay sur Seine; esterni: rive della Senna fra Epinay e e Saint Denis.

Prima[modifica | modifica sorgente]

10 dicembre 1936, Max Linder, Parigi.

Sequenze caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La scena della lumaca. Mentre il barone parla della propria esistenza a Pepel che gli ha confessato i suoi sogni sul futuro, scorge una piccola lumaca si arrampica su uno stelo d’erba: prende la lumaca e se la mette sul dito per farla arrampicare lì. Questa scena funzionava sempre, il pubblico si rilassava.[3]

Critica[modifica | modifica sorgente]

André Bazin:

«Verso la vita non è probabilmente il miglior film dell’autore de Il fiume. Non raggiunge l’equilibrio de La grande illusione, la sincerità de Il delitto del signor Lange, la poesia de La scampagnata, né la somma di tutte queste qualità ne La regola del gioco. Tuttavia è, dopo La regola del gioco, la più interessante realizzazione francese di Renoir, la più accattivante e quella che rivela meglio le tendenze profonde di questo regista […] Da una storia cupa, realistica e drammatica, Renoir ha realizzato quasi un film comico».[4]

Chaplin e Renoir[modifica | modifica sorgente]

Il finale del film ricorda volutamente il finale di Tempi Moderni di Charlie Chaplin, un regista molto amato da Renoir. Racconta di dovere ai suoi film, insieme a quelli di Stroheim, la decisione di dedicarsi al cinema.[5]

Renoir e Kurosawa[modifica | modifica sorgente]

Akira Kurosawa ha realizzato nel 1957 un film, I bassifondi (Donzoko), tratto dallo stesso dramma di Maksim Gor'kij. Daniele Dottorini confronta la versione di Renoir con quella del maestro giapponese:

«Mentre Renoir lavora su uno spazio astratto, evidentemente artificiale, che gli permette però di mettere in scena un vero e proprio laboratorio di gesti e sguardi, parole e relazioni fra individui, Kurosawa sceglie un set reale, effettivamente al di sotto della strada, dal quale non esce mai…[…] Se il corpo renoiriano è capace di proiettarsi all’esterno, di sognare una strada da dove poter fuggire, quello dei bassifondi di Kurosawa è un corpo drammaticamente legato al set, il cui limite è il segno della chiusura esistenziale, morale, sociale a cui il personaggio è sottoposto.»[6]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito tra i migliori film stranieri dell'anno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, pp. 108-113.
  2. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, p. 111.
  3. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, p.113.
  4. ^ André Bazin, Jean Renoir, pp. 99-100.
  5. ^ Jean Renoir, A propos des Temps Modernes (Ciné-Liberté, n.1, 20 maggio 1936) , in La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, Longanesi, Milano 1978, traduzione di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima.
  6. ^ Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, p. 71.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • André Bazin, Jean Renoir, a curato e tradotto da Michele Bertolini, Mimesis Cinema, Milano-Udine 2012 ISBN 978-88-5750-736-1
  • Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, Marsilio, Venezia 1996. ISBN 88-317-5912-4
  • Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, novembre 2007. ISBN 978-88-85095-39-7
  • Jean Renoir, La mia vita, i miei film, Marsilio, Venezia 1992. ISBN 88-317-5419-X
  • Jean Renoir, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, Longanesi, Milano 1978, traduzione di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima.
  • Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia, Firenze 1975.
  • Célia Bertin, Jean Renoir, Paris, Librairie Académique Perrin, 1986.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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