La palude della morte

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La palude della morte
Virginia Gilmore-Dana Andrews in Swamp Water.jpg
Virginia Gilmore e Dana Andrews (Foto pubblicitaria)
Titolo originale Swamp Water
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1941
Durata 88 min
Colore B/N
Audio sonoro Mono (Western Electric Mirrophonic Recording)
Rapporto 1.37 : 1
Genere drammatico
Regia Jean Renoir

Irving Pichel (non accreditato)

Soggetto Veeren Bell
Sceneggiatura Didley Nichols
Produttore Irving Pichel

Len Hammond (associato)

Produttore esecutivo Darryl F. Zanuck (non accreditato)
Casa di produzione 20th Century Fox
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox (1941)
Fotografia Peverell Marley (J. Peverell Marley])

Lucien Ballard (non accreditato)

Montaggio Walter Thompson
Musiche David Buttolph
Scenografia Richard Day, Joseph C. Wright

Thomas Little (arredamenti)

Costumi Gwen Wakeling

Sam Benson (guardaroba, non accreditato)

Trucco Guy Pearce
Interpreti e personaggi

La palude della morte (Swamp Water) è un film del 1941 diretto da Jean Renoir.

Si tratta del primo film americano realizzato da Renoir, dopo il suo trasferimento ad Hollywood.

È basato sul romanzo di Vereen Bell. Il film è stato rifatto nel 1952 con il titolo Prigionieri della palude (Lure of the Wilderness), diretto da Jean Negulesco.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Palude di Okefenokee, Georgia. Lo sceriffo Jeb Mac Kane, con l'aiuto di Ben Ragan, suo padre Thursday, Jesse Wick e i fratelli Dorson, è alla ricerca di due cacciatori che non hanno fatto ritorno e si teme siano stati divorati dai coccodrilli. Ben perde il suo cane e si avventura da solo a cercarlo. Lo ritrova, ma è fatto prigioniero da Tom Keefer, un uomo, accusato ingiustamente di un omicidio e costretto a nascondersi nella palude per sfuggire alla condanna.

Ben e Tom diventano amici. Tom ha imparato dagli indiani a sopravvivere in quell'ambiente ostile e insegna al ragazzo come evitare serpenti e coccodrilli e i segreti della caccia. Catturano pregiati animali da pelliccia e stipulano un patto: Ben andrà al villaggio a vendere le pelli e si terrà metà del ricavato, l'altra la consegnerà a Julie, la figlia di Tom che, adottata da una coppia che gestisce l'emporio del paese, vive in modo alquanto selvatico.

Al suo ritorno, Ben scopre che Tom è realmente innocente e Jesse gli confessa che ha testimoniato il falso contro di lui per scagionare i fratelli Dorson, i veri responsabili del delitto. Lasciato dalla fidanzata, si affezionerà sempre di più alla dolce Julie. Va a cercare Tom per riabilitarlo. Ma i Dorson gli tendono un agguato. Tom vede i due far fuoco su Ben e interviene.

Dei due fratelli, Bud sprofonda nelle sabbie mobili e l'altro, Jim, si smarrisce nella palude. Tom è finalmente reintegrato nella propria comunità.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Giunto a Hollywood alla fine del 1940, nel gennaio del 1941 Renoir firma un contratto per due film con la Twentieth Century Fox.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il regista cerca un soggetto americano, contrariamente alle attese del produttore Zanuck che pensava di utilizzarlo per film di ambientazione francese. Dopo diversi progetti proposti, i due uomini si accordano per una sceneggiatura che Dudley Nichols aveva tratto da un racconto dal titolo Swamp Water di Vereen Bell, apparso a puntate sul Saturday Evening Post.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il regista avrà contrasti con il produttore anche per il metodo di lavorazione del film. Zanuck voleva che, per rapidità, fosse girato in studio, Renoir pretese di girare in esterni, negli ambienti descritti dal racconto, le paludi di Okefenokee, fra la Florida e la Georgia. Renoir vi si reca di persona alla ricerca di un contatto vivo con la realtà americana e resta affascinato dalla forza primordiale della natura dei luoghi e dei suoi abitanti.[1] Le riprese avvennero nei pressi della cittadina di Waycross, in Georgia, nell'estate, dal 26 luglio al 6 settembre 1941.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Invece di star, nei ruoli principali Renoir ottiene da Zanuck di utilizzare attori allora ancora sconosciuti Dana Andrews e Anne Baxter, che il film renderà celebri.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima proiezione avvenne il 16 novembre 1941, al Globe di New York.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film ottiene un buon successo di pubblico, ottimo nel Sud degli Stati Uniti, in particolare ad Atlanta, dove secondo lo stesso Renoir supera in incassi lo stesso Via col vento.

La stampa non gli sarà favorevole e si dovrà attendere una rivalutazione alla seconda esclusiva francese, nel 1962.[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Daniele Dottorini:

«Due mondi si scontrano nel film, quello della natura (primitiva, selvaggia, mortale, ma dotata di una propria purezza) e quella dell'agglomerato umano (egualmente selvaggia e mortale, anche se in un modo diverso, meno immediato). L'elemento dell'acqua che salva e nasconde - Tom Keefer vi si nasconde per anni al suo interno- i fratelli Dorson, i vilain del film, vi troveranno la morte e l'oblio; l'acqua non è solo flusso, ma anche inglobamento, forma apparentemente immobile, nascosta nell'immagine»[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, pp. 165-169.
  2. ^ Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, p. 219.
  3. ^ Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, p. 95.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Guidorizzi, Hollywood 1930/1959 Mazziana Verona 1989
  • André Bazin, Jean Renoir, a curato e tradotto da Michele Bertolini, Mimesis Cinema, Milano-Udine 2012 ISBN 978-88-5750-736-1
  • Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, Marsilio, Venezia 1996. ISBN 88-317-5912-4
  • Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, novembre 2007. ISBN 978-88-85095-39-7
  • Jean Renoir, La mia vita, i miei film, Marsilio, Venezia 1992. ISBN 88-317-5419-X
  • Jean Renoir, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, Longanesi, Milano 1978, traduzione di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima.
  • Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia, Firenze 1975.
  • Célia Bertin, Jean Renoir, Paris, Librairie Académique Perrin, 1986.
  • Daniel Serceau,Jean Renoir, Paris, Edilig, 1985.
  • F. Curot, L’eau et la terre dans les films de Jean Renoir, Minard-Études cinématographiques, Paris-Caen 2003.


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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