Signe Hasso

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Signe Hasso nel film Strange Triangle (1946)

Signe Hasso, nome d'arte di Signe Eleonora Cecilia Larsson (Stoccolma, 15 agosto 1915Los Angeles, 7 giugno 2002), è stata un'attrice cinematografica, teatrale e televisiva svedese naturalizzata statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Signe Hasso frequentò la scuola d'arte drammatica di Stoccolma[1] e debuttò all'età di dodici anni al prestigioso Royal Dramatic Theater della capitale svedese[2]. Per alcuni anni svolse un'intensa attività teatrale[1] e iniziò la carriera cinematografica nel 1933, all'età di sedici anni, con il film Tystnadens hus (1933), diretto dal regista e operatore tedesco Harry Hasso, che in seguito sposò. Durante gli anni trenta si distinse tra le più celebri attrici svedesi, vincendo il Theatre League's De Wahl-stipendium nel 1935 e il Nordic nordiska Gosta Ekmanpriset nel 1939.

Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti e firmò un contratto con la casa produttrice RKO, che intendeva presentarla al pubblico americano come "la nuova Garbo", e successivamente con la MGM. La Hasso interpretò il ruolo di Mademoiselle nella commedia Il cielo può attendere (1943) di Ernst Lubitsch, cui seguirono alcune interpretazioni drammatiche, nelle quali mise in risalto la propria forte personalità[1], come nel film bellico La settima croce (1944), al fianco di Spencer Tracy, nell'avventuroso Onde insanguinate (1945), con George Raft, nel noir La casa della 92 strada (1945) di Henry Hathaway, un interessante poliziesco in cui è narrata la scoperta – da parte dell'FBI – di una rete tedesca di spionaggio a Yorktown[3], e nel dramma Doppia vita (1947) di George Cukor, accanto a Ronald Colman.

All'inizio degli anni cinquanta, la carriera cinematografica dell'attrice iniziò a declinare. Dopo diverse partecipazioni a show televisivi, la Hasso iniziò a dividere l'attività artistica tra il teatro a New York e il cinema in Svezia, dove interpretò il film di Ingmar Bergman Ciò non accadrebbe qui (1950)[2]. Verso la metà degli anni sessanta ritornò a Hollywood, dove recitò nel ruolo di Sister René nel thriller La bambola di pezza (1966), e apparve in alcune celebri serie televisive come Bonanza (1963), The Girl from U.N.C.L.E. (1967) e Cannon (1971).

Dopo essere stata premiata dal Re di Svezia nel 1972 quale "Membro di prima classe" dell'Ordine di Vasa, una tra le massime onorificenze svedesi, la Hasso continuò a recitare anche negli anni settanta, comparendo nelle serie televisive Le strade di San Francisco (1974), Ellery Queen (1976), con il ruolo della tormentata Flora Schumann nell'episodio Il falco nero, Starsky & Hutch (1978), Magnum P.I. (1981), Quincy (1982). Nel frattempo si dedicò con successo alla composizione, scrivendo canzoni e traducendo in inglese alcuni motivi svedesi folk. Autrice di racconti, nel 1977 pubblicò la novella Momo, ispirata alla propria infanzia trascorsa in Svezia. Nel 1979 uscì invece l'album Where the Sun Meets the Moon, composto di versioni arrangiate di popolari motivi svedesi. Lavorò ininterrottamente fino alla metà degli anni ottanta, comparendo ancora sul piccolo schermo in Saranno famosi (1982), Cuore e batticuore (1983) e Professione pericolo (1984). La sua ultima apparizione risale al 2001 in un documentario televisivo dedicato a Greta Garbo.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Dopo il divorzio nel 1941 dal regista Harry Hasso (che aveva sposato nel 1933), l'attrice si risposò con William Langford, che morì prematuramente nel 1955. Due anni più tardi la Hasso fu ulteriormente colpita dalla scomparsa dell'unico figlio, avuto dal matrimonio con Hasso, che morì tragicamente in un incidente stradale.

L'attrice morì il 7 giugno 2002, all'età di 86 anni, dopo una lunga lotta contro un cancro ai polmoni.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 228
  2. ^ a b Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2002, pag. 524
  3. ^ John Gabree, Gangsters, Milano Libri Edizioni, 1976, pag. 90

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