La famiglia Passaguai

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La famiglia Passaguai
Titolo originale La famiglia Passaguai
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1951
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Aldo Fabrizi
Soggetto Anton Germano Rossi
Sceneggiatura Aldo Fabrizi, Ruggero Maccari, Mario Amendola
Produttore Aldo Fabrizi
Casa di produzione Alfa Film
Distribuzione (Italia) Rank Film
Fotografia Mario Bava
Montaggio Nella Nannuzzi
Musiche Carlo Innocenzi, Enrico Simeone
Scenografia Carlo Vignati
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« "Ma te ne voi annà? Te ne voi annà davanti all'occhi mia? Te ne voi annà?!"
"E dove devo annà?!"
"Va a morì ammazzato!!!"
"Ammappela oh, sempre arrabbiato è, guarda che tipo!" »
(Peppe e l'importunatore)

La famiglia Passaguai è un film del 1951 diretto da Aldo Fabrizi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un film per anni considerato come una semplice commedia tipica degli anni '50 ma che ha trovato poi la collocazione che merita nel panorama cinematografico italiano grazie anche all'inserimento nella lista dei 100 film italiani da salvare. La lista aveva lo scopo di segnalare "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".

Il progetto è stato realizzato dalle Giornate degli Autori all'interno della Mostra del cinema di Venezia con la collaborazione di Cinecittà Holding e il sostegno del Ministero dei Beni Culturali. L'elenco è stato curato da Fabio Ferzetti, critico cinematografico de Il Messaggero con la collaborazione di Gianni Amelio e da noti critici cinematografici come Paolo Mereghetti, Morando Morandini e Gian Piero Brunetta[1][2] [3].

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

La Famiglia Passaguai si discosta sensibilmente dalla tipica Commedia all'italiana degli anni '50 e '60; il macchiettismo che sta alla base delle tante commedie leggere dell'epoca, tutto teso a riassumere i difetti dell’Italiano medio, dalla miseria al boom, di cui Sordi era e resta il miglior interprete[4], nella Famiglia Passaguai, seppur presente, viene spogliato delle caratteristiche ciniche[4] e viene estremizzato a tal punto che i personaggi qui rappresentati perdono ogni legame di riconoscibilità divenendo, di fatto, più simili a cartoni animati che a persone, deragliando nello slapstick[5] come ormai è comunemente riportato anche da diversi Dizionari cinematografici e siti specializzati[6].

Trama[modifica | modifica sorgente]

Tratto dalla commedia Cabina 27, una delle novelle di Anton Germano Rossi[7][8]. Quando il cavaliere Peppe Valenzi detto Passaguai (Fabrizi) decide di approfittare di uno sconto aziendale per portare la moglie (Ninchi) ed i figli a trascorrere una domenica al mare di Fiumicino, inizia per tutti una serie di guai, sotto forma di incubo comico.

« "Vi hanno rubato tutto, la cabina numero 9 è completamente vuota!!"
"M'hanno rubato pure il portafoglio?"
"E che volevi che te lo lasciassero il portafoglio?"
"E sì, se me lo lasciavano era meglio!" »
(Peppe e Margherita)

Seppur ispirate alla Roma popolare di quegli anni, al primo benessere post-bellico, al Miracolo economico italiano dove nelle borgate di Roma anche il miraggio del mare e dello stabilimento si vive come un'affermazione sociale, le avventure de La famiglia passaguai non hanno nessuna pretesa morale o sociale, la particolarità della pellicola risiede infatti esclusivamente nella regia e nell'esagitato linguaggio comico usato che si palesa nella figura del Comm. Villetti fin dalle prime battute del film.

Basta infatti aspettare i pochissimi minuti che servono per entrare in scena ad un fenomenale Tino Scotti che, nella parte del capoufficio di Peppe Passafamiglia, sembra sbucato direttamente da una comica degli anni 30 tanto è il suo apporto "fisico" e surreale alla pellicola. Scotti esibisce tutta la sua comicità da avanspettacolo che ricorda, nelle brevi apparizioni de La Famiglia Passaguai, il grande Ben Turpin. Ma, come lui, quasi tutti i personaggi sono caratterizzati in maniera estrema, dalla figura di Margherita (Ave Ninchi) a quelle di tutti i personaggi di contorno con cui Peppe (Fabrizi) è costretto a lottare e a subire paciosamente e stoicamente.

Cast[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo Fabrizi, che finanziò anche come produttore la pellicola, per contenere i costi doveva e voleva chiudere le riprese in breve tempo. Scelse quindi di affidarsi ad un nutrito e fenomenale gruppo di caratteristi molti dei quali d'estrazione teatrale e provenienti dall'avanspettacolo degli anni 30 che lui conosceva bene e sapeva essere anche in grado di improvvisare come la sceneggiatura, poco più di una bozza, richiedeva.
  • Il ruolo di Margherita andò alla trentaseienne Ave Ninchi che Fabrizi aveva conosciuto fin dal debutto dell'attrice marchigiana, nel 1944 con il film Circo equestre Za-bum, e di cui rimase amico per tutta la vita.
  • Nella pellicola Ave Ninchi è coprotagonista assoluta riuscendo a prevalere anche su Peppino De Filippo, teorica reale spalla di Fabrizi nel film. L'attrice riesce infatti rubare la scena con la sua assurda e petulante gelosia e con l’incredibile ostracismo nei confronti del marito che, qualunque cosa faccia o dica, è sicuramente una cosa detta o fatta male (il dialogo sull'opportunità di prendere o meno il taxi è esemplificativo). L'attrice di origini marchigiane mette al servizio della coppia e del film tutto il suo “strapotere” fisico contribuendo a far virare decisamente la pellicola verso quello Slapstick di cui Passaguai rimane testimone solitario, gemma rara, del panorama cinematografico nostrano
  • La sedicenne Giovanna Ralli è la figlia maggiore di Peppe e Margherita. Già protagonista de I bambini ci guardano di Vittorio De Sica a soli sette anni. Avrà una carriera brillantissima, ancora sulle scene.
  • Pecorino, il figlio di Peppe e Margherita, è interpretato dal quindicenne Carlo Delle Piane.
  • Gnappetta, il più piccolo dei Passaguai è Giancarlo Zarfati, all'epoca 4 anni. Bambino prodigio del cinema degli anni 50 e 60 fu notato da Fabrizi quando lo sentì emettere una sonora pernacchia. Interpretò anche Bravissimo, (1955), di Luigi Filippo D'Amico, e Totò, Peppino e...la dolce vita (1961), di Sergio Corbucci. Si ritirò dal cinema nel 1963.
  • Il ruolo di spalla e collega di Peppe ricadde su Peppino De Filippo, all'epoca 48 anni, e con cui Fabrizi aveva già lavorato (tra gli altri Campo de' fiori).
  • Il ruolo del fidanzato segreto, timido e dimesso della figlia cadde sul quarantenne Pietro De Vico già noto e attivissimo nell'ambito teatrale e dell'avanspettacolo e che qui era al suo debutto cinematografico.
  • Tino Scotti, 46 anni all'epoca, era il perfetto capoufficio milanese. Scotti aveva un brillante passato nell'avanspettacolo ed era un notissimo cabarettista, il personaggio del cavaliere milanese, in pratica anche qui interpretato, era uno dei suoi personaggi più popolari.
  • Il cinquantaquattrenne Luigi Pavese aveva anch'esso già lavorato con Fabrizi ed era noto per i ruoli brillanti e per il piglio autorevole dei suoi personaggi che ben calzavano per "L'uomo del cocomero", vittima furibonda della strage di cocomeri perpetrata da Peppe durante il film.
  • La ventiquattrenne Nyta Dover (nata in Svizzera) è la segretaria del capoufficio. L'attrice, protagonista di brevissime apparizioni, si ritirò dalle scene alla fine degli anni 50.
  • L'importunatore è il trentaduenne Enrico Luzi che disturba Fabrizi inondandolo di domande inutili e surreali. Praticamente Fabrizi inserì il ruolo, non funzionale alla trama ma come un vero e proprio sketch a parte, traendolo da Il petulante che Luzi interpretava nel programma radiofonico di grande successo Rosso e nero condotto da Corrado.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Passaguai è ambientato prevalentemente a Fiumicino ma le avventure al mare, anche nel 1951, non costituivano certo una novità, Ostia era già una costola di Cinecittà. Fabrizi sembrò ispirarsi alla pellicola del 1949 Domenica d'agosto, diretta da Luciano Emmer e considerata capostipite del genere commedia balneare. Domenica d'agosto, con le sue vicende tra Roma e Ostia, con la famiglia numerosa che arrivava alla spiaggia in un taxi sgangherato, con tutta la sua minuta umanità ha diversi punti in comune con i Passaguai.

Ma girare a Ostia, in verità era pressoché impossibile appunto perché era Ostia, un carnaio. Si diceva Ostia come simbolo delle spiagge vicine a Roma: Fiumicino, Fregene, Lavinio, Focene, Anzio eccetera. Girando La fa miglia Passaguai a Fiumicino Aldo Fabrizi non poteva, dunque, vantarsi d'inaugurare un genere ma il suo grande merito consisteva proprio nella sua regia che rappresentava la vera innovazione di Passaguai[9].

Seguiti[modifica | modifica sorgente]

La pellicola ha avuto due seguiti: La famiglia Passaguai fa fortuna, Seguito meno ispirato del mitico primo film. Qui le gag sono rivolte più ad una comicità "classica", di qualità, Fabrizi Doc, ma meno innovativa, estrema e divertente dell'episodio originario. Secondo Paolo Mereghetti a non funzionare perfettamente è "la combinazione del suo stile comico popolaresco con l'umorismo stralunato e surreale di Macario"[10] (che sostituì Peppino De Filippo come spalla del comico romano).

La famiglia tornerà in un terzo (non dichiarato ed esplicito) episodio: "Papà diventa mamma" che riporterà i toni comici ai livelli del primo capitolo alzando, se possibile, il livello surreale del soggetto con lo scambio di ruoli tra la Ninchi e Fabrizi. Qui l'attore romano è eccezionale nel suo atteggiarsi a mamma/casalinga/moglie accentuando i vizi e le virtù delle donne (matrone) della Roma di decenni fa. Dal litigare per i panni stesi, dal cicchettare i propri compagni (ribaltando la gelosia della moglie), dal lamentarsi senza sosta. Ave Ninchi, qui costretta a lavorare mentre Peppe fa il casalingo, come sempre grande spalla

Gli incassi e il successo di pubblico fecero ipotizzare a Fabrizi anche un quarto episodio, mai realizzato. Secondo alcuni il soggetto del quarto episodio sarebbe stata una parodia di Bellissima con protagonista Peppe e suo figlio Delle Piane. Il titolo? ovviamente Bruttissimo[11]. "Il quarto, vagheggiato episodio della Famiglia Passaguai non sarebbe più stato realizzato. Del resto, il terzo, quello della metamorfosi del padre in madre, era così sconvolgente e inesorabile da non accettare una continuazione."[12]

Pubblico e incassi[modifica | modifica sorgente]

Il successo di pubblico allora fu veramente grande, la pellicola rimase nei cinema per molti mesi[13], era infatti ancora nei cinema italiani quando la prima del secondo film della Trilogia (La famiglia Passaguai fa fortuna) fu programmata per il 20 febbraio 1952 al cinema Fiamma di Terni. I tre film nel 1952 e 1953 incassarono molto, ben distribuiti dalla Rank Film che li diffuse, debitamente doppiati, nei Paesi del Sud America, nel Nord Africa e in Europa, incrementando il successo internazionale[14]. La trilogia, tra premi statali e diritti di sfruttamento aveva incassato alcune centinaia di milioni, mentre gli incassi lordi parevano ammontare, in totale, a circa un miliardo al confronto delle spese delle tre produzioni che secondo calcoli approssimativi non superavano i cento milioni. Insomma, un trionfo.[12]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Gli ingredienti che lo rendono così diverso (e così divertente) si devono attribuire totalmente ad Aldo Fabrizi (regista e sceneggiatore) che unisce tutto il suo retaggio da avanspettacolo alla commedia Slapstick che fino ad allora era stata virtù essenzialmente del cinema muto americano (Buster Keaton, Charlie Chaplin, Stanlio & Ollio, i Fratelli Marx). L’avanspettacolo e gli sketch tipici dei decenni precedenti (che ha visto l’attore italiano esibirsi nei piccoli Teatri romani) si possono riscontrare sia nei duetti con il fidanzato segreto della figlia che, ad esempio, con l’importunatore che bombarda di inutili domande Fabrizi.

Come infatti afferma anche Morando Morandini La Famiglia Passaguai è "Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale Travaso degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati (T. Scotti) o in erba (C. Delle Piane)"[15].

A questa componente da avanspettacolo Fabrizi aggiunge lo Slapstick, ovvero la comicità attraverso il corpo e non la parola, la comicità fracassona delle torte in faccia e delle bucce di banana che è presente in modo costante in tutto il film. Basti pensare a Gnappetta, il figlio più piccolo di Peppe, che riempie il film di pernacchie emesse con una tempistica perfetta seppur, ovvio, sempre nei momenti più imbarazzanti (per i Passaguai). Alcune sequenze rimandano addirittura ai cartoni animati, basti pensare alle avventure tra Fabrizi e "L'uomo col cocomero" dove la struttura, che si dipana lungo tutto il film suddivisa in tante piccole puntate, è infantile, ripetitiva ed è destinata immancabilmente sempre al solito finale, ovvero il cocomero dell'uomo in pezzi, proprio come i cartoni della seria Looney Tunes.

Critica negativa dell'epoca[modifica | modifica sorgente]

La critica dell'epoca non fu entusiasta, non tutta almeno, tra quelle più aspre si poteva leggere:

"I consueti equivoci, inseguimenti, incidenti, i soliti tipi intorno: il tutto su un piano che rifiuta la sincerità per essere inequivocabilmente marionettistico. Il comico che ne scaturisce è meccanico con tutte le sue insuperabili limitazioni" [16].

"All'insegna della volgarità e del cattivo gusto... con Fabrizi interprete tutto fare"[17].

"Ottantasette minuti di proiezione, 87 minuti di Fabrizi in veste di regista, attore, sceneggiatore e non so cos'altro ancora. Fabrizi che corre seminudo per la spiaggia di Fiumicino, Fabrizi che mangia melone e cotolette evocando una visione di cartacce unte e di rifiuti, Fabrizi che fa i bagni di sabbia tra un brulicare di umanità sudata"[18]. Oreste del Buono scriverà come commento sarcastico a quest'ultima recensione che "Il tempo è cronometrato esattamente, ma non si tratta di un melone o, se si preferisce, di un popone. Si tratta di un'anguria o, se si preferisce, di un cocomero. Appartengono tutt'e due alla famiglia delle cucurbitacee, ma il sapore è ben differente". [12]

"Nel finale, che immerge tutto nell'atmosfera del paradosso, è annullata la validità di alcune felici annotazioni realistiche, qua e là innestate nell'esile vicenda.[19].

Critica positiva dell'epoca[modifica | modifica sorgente]

Non mancarono ovviamente anche critiche positive alla pellicola:

"Un film piacevole, divertente, d'una comicità spontanea ed immediata, un film in cui c'è una trama vera anche se leggera ed una sceneggiatura intelligente e in cui, per di più, Fabrizi si rivela regista attento oltreché interprete spassoso... Un succedersi di casi umani, ravvivati da una fertilissima fantasia, sorretto da un dialogo quanto mai azzeccato e brillante"[20].

"Perfetto senso realistico ed aderenza agli ambienti sono completati da una piacevole comicità ben graduata e dalla ottima interpretazione... Certe scene familiari, ricche di gusto, hanno messo a nudo ambienti di tutti i giorni, come se la macchina da presa si fosse portata non vista nella casa di quell'impiegato tutto intento a preparare fagotti per una tanto sospirata gita..."[21].

"Una regia brillante, svelta, dinamica, che non perde tempo, non conosce sprechi e trae partito portino dagli errori. Fabrizi non fa ripetere più di due o tre volte la scena, se un attore sbaglia, senza alterare l'effetto della scena, egli non fa ricominciare da capo, ma ne prende appiglio per cavare fuori un nuovo effetto. L'attore si corregge, ma anche la correzione viene registrata dalla pellicola e diventa "trovata". Insomma, una regia insolita, che sa far diventare fruttifero pure lo sbaglio e che parte da un senso popolaresco, se vogliamo, ma indubbiamente efficacissimo dello spettacolo"[22].

Critica successiva[modifica | modifica sorgente]

Ne "Il Mereghetti. Dizionario dei film" Paolo Mereghetti scrive "Utilizzando l'esilissima trama come un vero e proprio canovaccio su cui innestare invenzioni e trovate, Fabrizi fonde gli elementi caratteristici della sua comicità (il tipo romano pacioso e un po' tonto, bistrattato da tutti, a cominciare dall'ingombrantissima moglie) in una struttura che alterna elementi addirittura slapstick - le ripetute gag con l'anguria, l'esilarante trovata del volto deformato dal peso della moglie - a situazioni più tradizionali, derivate dall'avanspettacolo o dal teatro boulevardier, ottenendo effetti comici spesso irresistibili. Ottimo anche il lavoro sui caratteristi, a cominciare da un Delle Piane in calzoncini corti"

Ne Il Morandini Morando Morandini scrive: "Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale Travaso degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati (T. Scotti) o in erba (C. Delle Piane)"[15].

Lorenzo Codelli nella prefazione al libro Trilogia scrive: "Un'esibizione tanto impudica quanto monomaniacale del proprio ego, orbite, panza, lingua e cervello insieme... La voglia di vacanze a tutti i costi, di piaceri domenicali e angurie a gogò (però la frustrazione ripetuta del cocomero inafferrabile rinvia alle disillusioni già in atto sul versante onniconsumistico) del primo capitolo si dilata nel secondo nella voglia di arricchimento immediato, di passaggio di classe, magari truffando e ingannando (e l'esito miracoloso della finzione milionaria preannuncia chissà quanti imbrogli a venire), e infine nel terzo diventa la voglia di cambiare sia identità sessuale che ruolo gerarchico, quasi un inno alla deresponsabilizzazione individuale. "Va bene che c'è la bomba atomica!" commenta sdegnata una dirimpettaia del transfabrizi in Papà diventa mamma, ed è appena una delle infinite battute e gag che rivelano l'ambiguità davvero scatenata dell'autore-attore-cosceneggiatore-produttore. Il quale arderebbe di ragionare in termini nostalgici, moralistici, come fa quella vicina, ma viene continuamente spinto più in là, molto più in là, dalla propria sfiducia anarcoide nei valori ormai decaduti, dal proprio istinto di derisore professionale. Così ad esempio non esiste più, ahilui, quella bella Roma pacioccona sulle cui immagini un po' da cartolina egli apre e conclude armoniosamente La famiglia Passaguai. E "guai" se quel "passa" (to) fosse ancora immobile lì, giacché l'esodo liberatorio verso i turbamenti di Fiumicino non gli sarebbe manco venuto in mente..."[23].

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[24].

Censura[modifica | modifica sorgente]

Incredibilmente un film casto e innocuo come La famiglia Passaguai fu oggetto dell'attenzione del Segretariato della Moralità di Foligno che inviò una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica di Perugia con la richiesta di immediato ritiro del materiale pubblicitario del film. Nel manifesto, infatti, si poteva vedere, così testualmente nell'esposto "un quadro fotografico raffigurante una persona in succintissimo e disgustoso atteggiamento con una bottiglia in mano e in posizione quanto mai provocante in costume da bagno". Era il 1951.[25].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Noto con il titolo internazionale di "The Passaguai Family", uscì nell'allora Germania Ovest nel 1953 con il titolo "Aufruhr im Familienbad"[26] e, nello stesso anno, anche in Austria con il titolo "Eine verrückte Familie"[26], in Spagna con il titolo ¡¡Qué Familia!! e con il lancio: "Del principio al fin solo carcajadas"[27].
  • La fotografia venne affidata a Mario Bava che Aldo Fabrizi aveva imparato ad apprezzare, per bravura e rapidità, nel lavoro in comune sui set di Natale al campo 119 di Pietro Francisci (1947) e Vita da cani di Steno (1950). Mario Bava fa anche una piccola comparsa nella pellicola. Più tardi il futuro regista cult dichiarò: "Divenni amico di Fabrizi e facemmo le famose Famiglie Passaguai. Mi piacerebbe tanto rivederli. Mi ricordo che all'Imperiale si scoperchiava il cinema dalle risate. Il primo l'abbiamo girato a Fiumicino in 29 giorni e siamo partiti da un foglietto dove c'erano scritte solo cose come: Fabrizi compra un cocomero, Cesare Pavese, ecc. Poi c'era la gara a chi inventava le gag e certe volte dovevamo rifare le scene del giorno prima perché legassero. Ci siamo divertiti da morire"[25].
  • Tra i contratti con gli interpreti si distinse per originalità ludica quello che Aldo Fabrizi offrì personalmente a Tino Scotti in data 12 agosto 1951, come rivela Maria Cielo Pessione, nipote del comico, nella introduzione a Trilogia di Aldo Fabrizi. Maria Cielo Pessione garantisce che il documento reca la bella firma di Tino Scotti, più volte compagno di lavoro di Aldo Fabrizi[23].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cento film e un'Italia da non dimenticare
  2. ^ Ecco i cento film italiani da salvare Corriere della Sera
  3. ^ http://www.cinegiornalisti.com/magazineonlinevisualizza_new.asp?id=900
  4. ^ a b Storia del Cinema
  5. ^ Gag. Guida alla comicità slapstick. Da Stanlio e Ollio ad Aldo, Giovanni e Giacomo - Moscariello Angelo - Libro - IBS - Audino - Manuali di Script
  6. ^ Il Mereghetti e http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=590946
  7. ^ MUP - Monte Università Parma Editore | Letteratura | PORCO QUI! PORCO LA'!
  8. ^ Anton Germano Rossi - Movieplayer.it
  9. ^ signor Aldo
  10. ^ Il Mereghetti
  11. ^ I film di Peppino De Filippo Di Enrico Giacovelli,Enrico Lancia
  12. ^ a b c Oreste del Buono "Signor Passaguai" La Stampa - 30.12.1995 - numero 987 - pagina 5 http://www.archiviolastampa.it/
  13. ^ locandina pubblicitaria sull'edizione di StampaSera - 14.03.1952 - numero 63 - pagina 2 http://www.archiviolastampa.it/
  14. ^ Introduzione di Maria Cielo Pessione, nipote di Tino Scotti a Trilogia di Aldo Fabrizi, Edizioni Centro Espressioni Cinematografiche (Dino Audino Editore, Udine, 1995)
  15. ^ a b Film La famiglia Passaguai (1951) - Trama - Trovacinema
  16. ^ Rassegna del film, Torino 2 marzo 1952
  17. ^ Il Popolo, Roma 21 dicembre 1951
  18. ^ Alto Adige, Bolzano 11 luglio 1952
  19. ^ "Lorenzo Quaglietti su L'Eco del Cinema, 15/1/1951. http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=44146
  20. ^ Il Messaggero, Roma 21 dicembre 1951
  21. ^ Notiziario di Messina, Messina 1 febbraio 1952
  22. ^ Maria G. Landi, ritaglio non identificato del 14 ottobre 1951
  23. ^ a b Trilogia, edito da Edizioni Centro Espressioni Cinematografiche di Udine(Dino Audino Editore,1995)
  24. ^ Rete degli Spettatori.
  25. ^ a b Dal freebook "Roma, esterno giorno" di Sebastiano A. Giuffrida www.giuffrida.it/Biografia_file/Roma_esterno_giorno.pdf
  26. ^ a b La famiglia Passaguai (1951) - Date di uscita
  27. ^ Foto La famiglia Passaguai: 152989 - Movieplayer.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

(EN) La famiglia Passaguai in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

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