Corrado Mantoni

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Corrado Mantoni

Corrado Mantoni, in arte semplicemente Corrado (Roma, 2 agosto 1924Roma, 8 giugno 1999), è stato un conduttore televisivo, autore televisivo, conduttore radiofonico, attore e doppiatore italiano.

Ha lasciato la sua firma, sia come presentatore che come autore, su molti dei più memorabili programmi televisivi italiani a partire dagli anni cinquanta, divenendo una presenza fissa e familiare del piccolo schermo, diventando in poco tempo uno dei personaggi televisivi più amati di sempre.

È per questo considerato uno dei padri fondatori della televisione italiana, insieme a Mike Bongiorno e Raimondo Vianello.[1]

Prima che in televisione, fu molto attivo anche in radio (è considerato infatti il primo conduttore ufficiale della radio italiana), dove lavorò per oltre quarant'anni, divenendo anche qui uno dei personaggi più popolari ed apprezzati (fu lui ad esempio che annunciò eventi storici come la fine della seconda guerra mondiale o la vittoria della repubblica al referendum del 2 giugno 1946).

Svolse, pur se con minore intensità, anche l'attività di attore e doppiatore, sulla scia del fratello maggiore, Riccardo, con il quale per anni condivise anche lo pseudonimo Corima (ottenuto dalle iniziali dei loro nomi e cognome, in seguito utilizzato solo da Corrado), con il quale firmò molti dei suoi più famosi show radiofonici e televisivi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Corrado Mantoni nacque a Roma, il 2 agosto del 1924 da genitori di origine marchigiana (provenivano da Fano), il padre era tipografo e pubblicista mentre la madre era maestra di scuola elementare. Dopo aver conseguito la maturità al liceo classico Mamiani di Roma, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'università, che abbandonò dopo poco tempo perché attratto dal palcoscenico, già calcato dal fratello maggiore Riccardo Mantoni, regista e doppiatore.

Corrado con il fratello Riccardo Mantoni, regista di molti programmi di radio RAI

La carriera radiofonica, cinematografica e teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi degli anni quaranta iniziò così a lavorare per la radio americana in Italia, il Psychological Warfare Branch (PWB), poi per l'EIAR, che in seguito divenne la RAI. Grazie alla buona cultura e all'ottima pronuncia, venne scelto come annunciatore.

Fu lui il primo annunciatore radiofonico italiano a diffondere notizie storiche come quelle della fine della seconda guerra mondiale, della nascita della Repubblica Italiana e della morte di Trilussa. Collaboratore dei Cinegiornali dell'epoca, in quel periodo lavorava al fianco di giornalisti come Luca Di Schiena e Sergio Zavoli.

Parallelamente alla carriera radiofonica, muoveva i primi passi come attore e doppiatore, seguendo le orme del fratello Riccardo. Come nome d'arte scelse "Corrado", suggeritogli da Carlo Romano, anch'egli attore e doppiatore (tra gli altri di Jerry Lewis), negli anni in cui vi erano conduttori come Silvio Gigli, e dopo poco tempo era già popolarissimo, grazie alla sua eleganza ed ironia.

Grazie alla sua popolarità, nel 1949 venne scelto come primo presentatore a comparire in TV, alla Triennale di Milano, quando le trasmissioni, ancora sperimentali, duravano pochi minuti. Portò nel 1953 sul grande schermo il suo personaggio di divo dello spettacolo, nel film Café Chantant di Camillo Mastrocinque. In quegli anni si sposò per la prima volta con Luciana Guerra, dalla quale ebbe un figlio, Roberto, e da cui divorziò nel 1972, anno in cui iniziò la relazione con quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie solo nel 1996, Marina Donato.

Negli anni cinquanta, per un decennio, fu l'unico presentatore ufficiale, categoria nata con lui, della radio italiana. Contribuì a lanciare Alberto Sordi e lavorò con Nino Manfredi, definì reuccio della canzone italiana Claudio Villa.

Portò i suoi spettacoli nelle piazze e nei teatri italiani. Nella sua compagnia vi furono, fra gli altri, Alberto Talegalli, Nilla Pizzi, Tino Scotti, Oreste Lionello, Teddy Reno, Mario Scaccia, Fiorenzo Fiorentini. Partecipò inoltre a molti film, interpretando se stesso per Luchino Visconti e altri famosi registi, lavorando anche con Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi e Walter Chiari. Fra i successi radiofonici: Oplà, in cui sostituì Mario Riva e ne fu subito indicato come erede, per rivelarsi poi nella conduzione del programma considerato il padre dei varietà radiotelevisivi italiani: Rosso e nero.

La carriera televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Corrado con il Trio Junior al Festival di Bellaria nel 1967.

Passò in televisione negli anni sessanta, dopo aver sperimentalmente trasmesso i suoi programmi radiofonici in TV, come fu per il programma Rosso e nero, in cui aveva come valletta Sophia Loren, e ospitò tra gli altri Danny Kaye e Gregory Peck. Diventò il conduttore ufficiale delle più importanti manifestazioni italiane: concerti, premiazioni, Miss Italia. Condusse numerose trasmissioni, di cui alcune entrate di diritto nella storia della televisione: L'amico del giaguaro, Controcanale in cui lavorò con Guglielmo Zucconi ed ebbe come partner Abbe Lane e l'orchestra di Xavier Cugat, La prova del nove (1965) abbinata alla Lotteria di Capodanno, Il tappabuchi (1967) con Raimondo Vianello, Su e giù (1968), A che gioco giochiamo? (1969).

Per oltre cinquanta anni fu l'archetipo della conduzione radiotelevisiva insieme a Mike Bongiorno, Raimondo Vianello, Enzo Tortora e Pippo Baudo. Presentò due tra le migliori edizioni di Canzonissima negli anni settanta, ossia Canzonissima 1970 e Canzonissima 1971, lanciando Raffaella Carrà. Il sodalizio artistico con la popolare show-girl fu talmente fortunato da ricostituirsi nel 1982 per la terza edizione di Fantastico: la relativa finale, da lui presentata in diretta, è una delle ultime col massimo ascolto raggiunto, e per questa trasmissione ricevette a Chianciano il Premio della Critica radiotelevisiva come miglior presentatore televisivo.

Nel 1974 condusse il Festival di Sanremo dove fu affiancato da Gabriella Farinon nonché la penultima edizione di Un disco per l'estate. Inventò e condusse, dal 1976, Domenica in, conduzione che, dopo tre fortunatissime edizioni, gli fu sottratta; il titolo del contenitore, da lui pensato e lanciato, è utilizzato ancora oggi.

Oltre alla creatività e alla professionalità di conduttore e intervistatore, Domenica in permise a Corrado di dimostrare le proprie capacità nella recitazione, grazie alle scenette in cui fece di volta in volta da spalla, in diretta, ad attori quali Klaus Kinski, Georges Descrières, Robert Powell, Vittorio Gassman; ospitò artisti come Sergio Leone, cantanti come Franco Califano, Domenico Modugno, i Matia Bazar, i Village People, i Pooh, Rino Gaetano, introdusse eventi culturali nell'intrattenimento puro ospitando le compagnie teatrali, per la prima volta in studio, e attori come Carmelo Bene, ballerini come Elettra Morini, cantautori come Tony Cucchiara, divulgatori scientifici come Piero Angela e tanti altri. Lanciò da questa trasmissione, in Italia, Julio Iglesias e intervistò il dottor Christiaan Barnard, chirurgo che eseguì il primo trapianto cardiaco su un uomo.

Il 13 luglio 1978, mentre faceva ritorno a Roma da Civitavecchia, dove il Rally canoro aveva fatto tappa, perse il controllo della sua Lancia Gamma, uscendo di strada in una curva all'altezza di Santa Marinella, a causa della velocità eccessiva. Corrado rimase seriamente ferito e subì numerosi interventi chirurgici, e gravissime risultarono le condizioni della soubrette Dora Moroni.

Dopo aver lavorato, alla fine degli anni settanta, anche per la TV della Svizzera italiana (TSI) ed in seguito, brevemente, per la Rete 4 mondadoriana (con il varietà Caccia alle stelle condotto nei primi mesi del 1982), dall'autunno 1982 Corrado passò al gruppo Fininvest (all'epoca composto da Canale 5 ed Italia 1), e ne inaugurò gli studi di Roma. Tra i suoi programmi più celebri sono da ricordare Il pranzo è servito e La corrida: quest'ultimo, remake televisivo della fortunata omonima trasmissione radiofonica condotta ed ideata dallo stesso Corrado dalla fine degli anni sessanta fino ai primi anni ottanta su Radio 2, è considerato il suo cavallo di battaglia. Fu programmato in tutte le stagioni, dall'estate fino alla grande sfida autunnale. In due edizioni (1995 e 1997), presentandolo, riuscì a vincere la guerra degli ascolti nel confronto con il varietà di Raiuno abbinato alla Lotteria Italia[2]: i sorpassi furono storici e indussero la RAI a correre ai ripari ed i critici a studiare il fenomeno. Ma non vanno dimenticate trasmissioni come Ciao Gente e Buona domenica. È stato, oltre che l'ideatore di alcune fra le storiche trasmissioni della radio e della televisione, un talent scout: ha portato al successo Dario Ballantini, Neri Marcorè, senza contare le numerose soubrette che lo hanno affiancato nei cinquantacinque anni di carriera. Ideò il Rally canoro che portò in giro per l'Italia, ove scoprì diversi talenti, fra cui Dora Moroni. Corrado è stato anche autore di quasi tutte le sue trasmissioni, per le quali, in tale veste, usava lo pseudonimo Corima. Fu il primo presentatore a diventare dunque anche autore dei propri testi e regista in campo dei propri programmi.

Nel corso della sua carriera ricevette numerosi complimenti da parte di celebri addetti ai lavori: fu apprezzato da Vittorio De Sica e da Totò, che lo soprannominò Lo scognomato a causa del solo nome di battesimo usato come nome d'arte; venne stimato da Umberto Eco (che di lui però disse: Corrado è l'Italia, perciò l'Italia lo ama) e infine fu difeso da Indro Montanelli sul Corriere della Sera quando vi furono interpellanze parlamentari a causa della frase che pronunciò in TV, ovvero L'Italia è una repubblica fondata sulle cambiali.

Negli anni novanta condusse per sette anni consecutivi il Gran Premio Internazionale dello spettacolo, di cui rimane ancora il presentatore del maggior numero di edizioni. Indimenticabili i suoi duetti con Mike Bongiorno, suo amico rivale, su cui Corrado riusciva sempre a dominare con elegante ironia, nei loro rari incontri televisivi.

Il 27 giugno 1996, dopo 23 anni di convivenza, ha sposato in Campidoglio Marina Donato, la sua compagna di sempre, facendone la sua seconda moglie.

Si congedò dal grande pubblico durante l'ultima puntata della sua Corrida, nel dicembre del 1997, quando recitò una poesia di commiato con gli occhi visibilmente lucidi, all'insaputa di tecnici, autori e produttori.

È morto l'8 giugno del 1999 nella clinica Villa Margherita di Roma dove era ricoverato da qualche settimana per un acutizzarsi della sua malattia, all'età di 74 anni, a seguito di una neoplasia polmonare[3]. È sepolto nel Cimitero Flaminio di Roma. Nel 2004, la città di Roma gli ha intitolato una via nella zona della Bufalotta dove visse da giovane.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • ...e non finisce qui (con Piero Magi), Mondadori, 1999.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Corrado nel film Bellissima di Luchino Visconti (1951)

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Narratore[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Brani scritti per altri artisti[modifica | modifica wikitesto]

Anno Titolo Autori Interpreti
1965 Anche se tu Aldo Buonocore, Corima, Giulio Perretta Marisa Del Frate
1966 Deve Essere La Nostra Estate Corima, Marcello De Martino, Giulio Perretta Paul Anka
1966 Come una trottola Corima, Giulio Perretta, Edoardo Vianello Sandra Mondaini
1967 'A Canzona Corima Robertino e Bruno Venturini
1967 Ci vuole poco Corima, Giulio Perretta, Franco Pisano Rita Pavone
1968 Tante Prossime Volte Corima, Marcello De Martino, Giulio Perretta Little Tony
1968 Non prenderla sul serio Corima, Marcello De Martino, Giulio Perretta Carmen Villani
1969 A che gioco giochiamo? Guido Castaldo, Corima, Marcello De Martino, Franco Torti Jimmy Fontana
1977 Ma... Se... Nello Ciangherotti, Corima, Giulio Perretta Dora Moroni
1977 Felice Nello Ciangherotti, Corima, Giulio Perretta Dora Moroni
1981 Beng!!! Pino Calvi, Corima, Stefano Jurgens, Sergio Paolini, Stelio Silvestri Patrizia Pellegrino
1996 Eo Eo Stefano Jurgens, Corima, Danilo Aielli Luca Laurenti

Spettacoli e tournée[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissioni[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissioni TV scritte da Corrado per altri conduttori, con lo pseudonimo Corima[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Parole, detti e momenti memorabili[modifica | modifica wikitesto]

  • 19 marzo 1978, ore 14 circa - All'inizio di Domenica In, puntata immediatamente successiva al rapimento di Aldo Moro e all'uccisione di cinque uomini della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, il giorno della Domenica delle Palme, Corrado aprì la trasmissione, con un discorso improvvisato, di grande efficacia e di perfezione stilistica e sintattica, in cui non fece cenno ai terroristi e alla politica, invitando tuttavia gli italiani alla calma e alla compostezza e auspicando che, «per quanto grave sia stata l'offesa, lo Stato e la democrazia non avrebbero subito nessun colpo mortale». Il ministro dell'Interno, Francesco Cossiga, gli telefonò personalmente e lo ringraziò per l'equilibrio delle sue parole.
  • 4 novembre 1995, ore 22 circa - Durante La corrida, il programma è interrotto da un'edizione straordinaria del telegiornale che annuncia l'assassinio, a opera di un militante dell'estrema destra israeliana, del Premier Yitzhak Rabin, Premio Nobel per la pace. Corrado riprende la diretta, cancella i balletti e gli stacchetti ameni del programma e prosegue con grande professionalità e sobrietà sino al termine, dopo aver improvvisato un esemplare e misurato encomio per il leader israeliano che aveva pagato con la vita il suo impegno a favore della pace nel mondo basato su un equo dialogo col popolo palestinese.
  • In un'intervista rilasciata ad Alain Elkann su La Stampa, del 26 ottobre 1997, alla domanda se cinquantatré anni di carriera gli fossero sembrati un attimo fuggente, Corrado rispose: «La stessa vita è un attimo fuggente. Ma sto filosofeggiando. Ognuno di noi dovrebbe farsi un esame di coscienza e non dirsi sono bravo a meno di non essere un Charlie Chaplin, un Roberto Rossellini, un Vittorio De Sica: pochi di noi possono lasciare un segno nella vita dello spettacolo come per esempio ha fatto Ettore Petrolini, che continua ad aleggiare su ciascuno di noi che conduciamo o scriviamo programmi. Penso che se dall'aldilà vedessi scritto "Via Corrado Mantoni", su una strada, mi verrebbe da ridere perché credo che, passato il mio momento, la gente se ne scorderà».
  • Racconta Maurizio Costanzo che Corrado, alludendo alla propria morte, gli disse: «Io sono più grande di te. Se ti dovesse capitare di commemorarmi, ti prego, fallo senza fronzoli».

Trasmissioni su Corrado[modifica | modifica wikitesto]

Encomi[modifica | modifica wikitesto]

"Corrado è sincero, da sempre. Ha preso la TV per ciò che è, con quel tanto di rassegnazione, senza velleità, capricci, inutili voli pindarici. Il video è un carrozzone che va avanti traballando sulle sue vecchie ruote, sulle sue strade di sempre. Anche chi crede di portare novità stravolgenti, spremendole da un intellettualismo d'accatto, si rivela più patetico dei quieti professionisti. Vedere Corrado amministrare il suo programma comporta, da un lato, la stima per la sua umile sapienza televisiva, dall'altro, il sentirsi complici in quel sorriso popolare che si va perdendo".

Lo sguardo attonito può voler dire “non capisco” ma anche “capisco tutto e non me la fai”. Ciò che conta è che attraverso lo sguardo attonito il discente impari a trarsi d'impaccio. Corrado è l'Italia. E l'Italia lo ama.

"Sono contento del successo di Corrado, non solo perché mi è simpatico ed è bravo, ma perché è un esempio di carattere e di coerenza. È rimasto sé stesso: non si è adeguato. Ed è un inno alla normalità perché esprime sentimenti comuni e non soffre di protagonismo... Mi piace Corrado perché non ha subito le mode, le ondate, che hanno accompagnato la storia di quell'elettrodomestico, come lo chiamava Eduardo De Filippo, che è diventato un appuntamento con le notizie e con lo svago. Corrado non ha seguito gli urlatori, non ha dato retta agli inventori della rissa con telecamera incorporata, non ha fatto uso delle parolacce per attrarre l'attenzione: è il signore di buona famiglia, come avrebbe detto Novello coi suoi disegni, che conosce le buone maniere. Corrado non cerca delle vittime ma dei complici: non è mai crudele, scherza, non combina beffe. Ha rispetto degli altri, specie dei più indifesi: sa che sta facendo un gioco, un programma, e non sta mandando in onda il giudizio universale. Non è l'immagine della bonomia, ma della tolleranza: anche quando gli capita tra le mani lo scemo del villaggio non lo fa esibire in qualche straziante chicchirichì...".

  • L'allora presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D'Alema, appena saputa la notizia della morte di Corrado, diramò un comunicato nel quale espresse il dolore della Nazione per la perdita di una delle voci più autorevoli e rappresentative, nel campo dello spettacolo e della cultura, del nostro Paese.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Corrado è stato definito dall'Enciclopedia Treccani un "antidivo". Il presentatore ha sapientemente costruito il suo personaggio utilizzando in modo impareggiabile la tecnica dell'autoironia.
  • Corrado era un appassionato tifoso del Bologna. Durante un'edizione di Domenica in, l'intera squadra di calcio volle rendere un omaggio al presentatore intervenendo, in trasmissione, a sorpresa negli studi RAI di via Teulada a Roma.
  • Il cantante rap Piotta ha reso omaggio a Corrado con una canzone La mossa del giaguaro. Già il musicista Bruno Zambrini aveva definito Corrado il primo rapper italiano, per il senso ritmico con cui aveva realizzato Il leone nel 1978 e Charlie è una lenza nel 1979, che entrarono nelle classifiche discografiche e precedettero Carletto (su musica di Romano Bertola), successo discografico del 1982 che gli fruttò persino un Disco d'Oro. Un aspetto curioso del suo modo autoironico di porsi era che fingesse di essere stonato. Corrado, aveva studiato pianoforte e aveva una creatività musicale che lo aveva portato a intervenire spesso nella creazione degli arrangiamenti delle sue trasmissioni, diventati a volte successi, grazie a musicisti come Tony De Vita e Roberto Pregadio. Indimenticabili le gag musicali con il direttore d'orchestra Franco Pisano.
  • Corima è, in primo luogo, lo pseudonimo di Corrado, il padre dei presentatori televisivi. Questa sigla che comprende le iniziali del nome di Corrado e del fratello Riccardo Mantoni, regista radiofonico e autore radiotelevisivo, è tuttavia esclusivamente stata utilizzata da Corrado, mentre il fratello si firmava senza utilizzare pseudonimi. Ad esempio: Il pranzo è servito, 1982, di Corima, Stefano Jurgens, Riccardo Mantoni, Jacopo Rizza.
  • Oltre ad essere un fumatore accanito, Corrado aveva l'hobby di collezionare pacchetti di sigarette, e ne accumulò una raccolta vastissima, inoltre aveva una collezione di 500 tappi di acqua minerale.
  • Nel 1986 interpreta se stesso in un episodio del serial Love me Licia, il fortunato telefilm con protagonista una giovanissima Cristina D'Avena.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.retididedalus.it/Archivi/2013/giugno/INTERVISTE/1_costanzo.htm.
  2. ^ CORRADO BATTE FRIZZI - CARLUCCI - Repubblica.it » Ricerca
  3. ^ la Repubblica/televisioni: La morte di Corrado, la voce della tv

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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