Gilda (film)

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Gilda
Gilda trailer hayworth1.JPG
Rita Hayworth interpreta Gilda
Titolo originale Gilda
Paese di produzione USA
Anno 1946
Durata 110 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, noir
Regia Charles Vidor
Soggetto E. A. Ellington (dall'omonimo racconto)
Sceneggiatura Jo Eisinger, Ben Hecht, Marion Parsonnet, Virginia Van Upp (non accreditata)
Produttore Virginia Van Upp
Casa di produzione Columbia Pictures
Distribuzione (Italia) CEIAD
Fotografia Rudolph Maté
Montaggio Charles Nelson
Musiche Hugo Friedhofer; direzione orchestrale Morris Stoloff
Tema musicale Put the Blame on Mame e Amado Mio di Doris Fisher e Allan Roberts
Scenografia Stephen Goosson, Van Nest Polglase
Costumi Jean Louis
Trucco Clay Campbell, Robert J. Schiffer
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale (1947):

Ridoppiaggio TV (1978):

Gilda è un film del 1946 diretto da Charles Vidor, con Rita Hayworth, Glenn Ford e George Macready.

Fu presentato in concorso al Festival di Cannes 1946.[1]

Nel 2013 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Buenos Aires, 1945: lo scaltro giocatore e baro Johnny Farrell viene assunto da Ballin Mundson, proprietario di una bisca di lusso, e diventa il suo braccio destro. Al ritorno da un viaggio Ballin torna accompagnato da Gilda, appena sposata. L'incontro tra Johnny e Gilda è piuttosto freddo; i due sembrano conoscersi ma non lo danno a vedere.

L'irrequieta Gilda sa di essere stata comprata dal marito ma non riesce a comportarsi secondo le regole; spesso Johnny è incaricato di seguirla e ricondurla al dovere. L'odio tra i due rivela un precedente rapporto d'amore deluso. Durante la festa del carnevale un uomo viene assassinato nel locale. Ballin fugge inseguito dalla polizia e mette in scena la sua morte: ha bisogno di sparire per un po' di tempo.

Glenn Ford e Rita Hayworth

Johnny, convinto della sua morte, sposa Gilda, beneficiaria del testamento, ed assume le redini dell'organizzazione che si occupa, tra l'altro, del monopolio del tungsteno. Gilda appare finalmente felice ma Johnny la trascura e le rende la vita impossibile tanto da spingerla a fuggire a Montevideo. Lei cerca di ottenere l'annullamento del matrimonio ma Johnny non ne vuole sapere: è un insanabile rapporto di odio-amore. Nel frattempo il locale viene chiuso dalla polizia e Johnny decide di collaborare, consegnando ad un commissario i documenti di Ballin sul monopolio illegale del tungsteno.

Gilda intanto decide di lasciare Buenos Aires una volta per tutte e Johnny decide di seguirla per ricominciare una nuova vita insieme. Ma ricompare Ballin, intenzionato ad ucciderli perché lo hanno tradito, ma, proprio mentre sta per farlo, è colpito a morte dall'addetto ai bagni del locale, molto amico di Johnny.

Ora Gilda e Johnny sono liberi di partire per proseguire la loro storia d'amore.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo dei tre film interpretati da Rita Hayworth in coppia con Glenn Ford sotto la direzione di Charles Vidor (gli altri due sono Seduzione del 1940 e Gli amori di Carmen del 1948), Gilda fu costruito essenzialmente come veicolo di rilancio per Rita Hayworth, rimasta ferma due anni per maternità (nel 1944 era nata Rebecca dal suo matrimonio con Orson Welles).

La lavorazione del film fu costellata da continui litigi tra Harry Cohn, boss della Columbia e follemente geloso di Rita, e il regista Charles Vidor, che arrivò a chiedere in tribunale la rescissione del contratto che lo legava alla casa di produzione americana[3].

L'abito nero e i guanti di Jean Louis

Elemento chiave del film sono i numeri di danza di Rita, creati dal coreografo Jack Cole, che si ispirò alle performance di una vera spogliarellista. Le canzoni Amado Mio e Put the Blame on Mame, quest'ultima eseguita nella famosa scena dello "spogliarello" con i guanti, furono doppiate dalla voce di Anita Ellis, ma rimasero comunque indissolubilmente legati al nome e alla figura di Rita Hayworth.

Le scene più celebri, rimaste nella memoria collettiva, sono la prima inquadratura in cui compare Gilda, quando Mundson le chiede «Sei presentabile?» e lei rovescia la testa all'indietro rispondendo «Io? Lo sono più del necessario!», il già citato numero musicale con l'abito senza spalline e i guanti lunghi e, infine, la scena dello schiaffo.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio italiano[modifica | modifica wikitesto]

Gilda giunse nei cinema italiani nel 1947 con un doppiaggio eseguito presso la Fono Roma con la partecipazione della CDC. I dialoghi erano di Giuseppe Orioli, mentre Sandro Salvini faceva da direttore del doppiaggio. Nel 1978 il film fu riddoppiato con nuove voci italiane per essere trasmesso in televisione. La nuova edizione italiana fu registrata in assenza della colonna internazionale, perciò le musiche e gli effetti sonori sovrapposti ai dialoghi risultano ora modificati rispetto all'audio inglese e a quello italiano d'epoca. La direzione del nuovo doppiaggio venne affidata a Ferruccio Amendola.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'enorme successo di pubblico (nelle prime visioni americane Gilda guadagnò tre milioni di dollari)[3], la critica italiana fu abbastanza severa nel giudicare il film.

Tra forzature (lo scontro per il controllo di un improbabile monopolio del tungsteno) e poco credibili espedienti narrativi (le circostanze casuali in cui viene a comporsi il triangolo affettivo alla base del plot)[4][5], Gilda ripercorre molti dei luoghi del noir. A cominciare dalla voce fuori campo (quella del personaggio interpretato da Ford) cui è affidato il compito di accompagnare lo spettatore attraverso la vicenda. Come in altri film coevi dello stesso genere (Detour, La signora di Shanghai, La fiamma del peccato) il suo ruolo di razionale ed oggettiva riproduzione dei fatti entra in conflitto con l'immagine del narratore che emerge dalle immagini, introducendo nella visione elementi di spaesamento e precarietà. Progressivamente, Johnny[6] rivela una personalità disturbata, con elementi di misoginia, sadomasochismo, probabili pulsioni omosessuali.

Il tema della latente omosessualità del protagonista[7] che spesso, in tempi di Codice Hays, trovava espressione sotto forma di comportamenti misogini, resta controverso. Glenn Ford sostenne di essere stato perfettamente consapevole, con George Macready, di dover "interpretare due omosessuali"[8], ma fu smentito dal regista.[8]

Le circostanze e le responsabilità del disastroso fallimento della precedente relazione tra Gilda e Johnny restano avvolte nel mistero. Quest'ombra di un passato, ignoto allo spettatore, che grava sulle psicologie e sui comportamenti dei personaggi è un altro elemento ricorrente del noir.[9] Come l'ambientazione in paesi esotici o lontani (in questo caso l'Argentina), «in atmosfere equivoche o sensuali, dove l'eroe occidentale affonda nello smarrimento e nella tentazione della perdita di sé».[10] Fondamentale nella creazione di queste atmosfere è la bella fotografia di Rudolph Matè, che peraltro si sarebbe cimentato nel "noir" anche come regista (soprattutto in Due ore ancora).

La "dark lady"[modifica | modifica wikitesto]

«...una donna, perché sembra una cosa e all'improvviso, sotto i tuoi occhi, ne diventa un'altra, completamente diversa.» Così, in uno dei tanti dialoghi ambigui ed allusivi che punteggiano il film, si esprime Johnny, per denotare il genere sessuale del bastone da passeggio che l'amico Macready porta sempre con sé, oggetto all'apparenza innocuo, ma munito al suo interno di una micidiale lama di acciaio.

Gilda, enigmatica femme fatale

La figura della "dark lady", spregiudicata, infedele, dannatrice è forse il carattere più tipico e popolare del noir. Tuttavia, come nota il critico cinematografico Renato Venturelli, non è infrequente il caso[11] di ritratti femminili la cui ambiguità è solo il prodotto di un distorto sguardo maschile. È così anche per Gilda. La sua ricerca di libertà, i suoi atteggiamenti provocatori, i suoi tradimenti, rappresentano un tentativo di risolvere il conflitto tra la persona reale e la maschera di oggetto del desiderio che le è stata imposta.[12] Rivelatore, al proposito, lo strip-tease, avvolto in un'atmosfera onirica, in cui, mentre canta (peraltro doppiata, come in tutti gli altri pezzi musicali del film)[13] Rita scatena la fantasia di pubblico e spettatori, pur togliendosi un solo guanto.

A partire dagli avvenimenti legati alla carriera dell'attrice, la cui immagine, dal cambiamento del nome, sino al colore e all'attaccatura dei capelli, fu costruita a tavolino dagli studios (soprattutto la Columbia Pictures), inevitabilmente, nel personaggio di Gilda sono stati individuati riferimenti a Hollywood, come macchina per la produzione dei sogni, e allo star-system.

Fu il primo ruolo drammatico dell'attrice, che, negli anni successivi, non riuscì più a sottrarsi al personaggio della femme fatale; dal successivo La signora di Shanghai, diretto nel 1947 dal marito Orson Welles, continuando con Gli amori di Carmen del 1948 (ancora Charles Vidor) e con Trinidad del 1952, diretto da Vincent Sherman.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film viene citato in Le dee dell'amore (The Love Goddesses), documentario di Saul J. Turell del 1965, in Le ali della libertà (The Shawshank Redemption), film del 1994 diretto da Frank Darabont, nel film del 1999 Notting Hill per la regia di Roger Michell[14] e in Mulholland Drive, film del 2001 di David Lynch, dove una delle protagoniste, che ha perso la memoria, sceglie per sé il nome "Rita" (da Rita Hayworth) dopo aver visto un poster del film nella casa in cui è finita e dopo essere rimasta colpita dai capelli rossi del personaggio.

In Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948) al protagonista viene rubata la bicicletta mentre attacca al muro il manifesto di Gilda.

Amado mio, racconto di Pierpaolo Pasolini, prende il nome dall'omonima canzone cantata da Gilda nel film. È presente nel racconto anche una descrizione di una proiezione del film in un cinema all'aperto del basso Friuli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1946, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 gennaio 2011.
  2. ^ (EN) Cinema with the Right Stuff Marks 2013 National Film Registry, Library of Congress. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  3. ^ a b Egle Santolini in Ciak, anno IV, n° 7, luglio 1988, pag. 130-131.
  4. ^ «L'assurdità dell'intrigo...» in Il Morandini. Dizionario dei film 2006, Bologna, Zanichelli editore, 2006.
  5. ^ «...vicenda poco verosimile» in Fernaldo Di Gianmatteo, Dizionario del cinema americano, Roma, Editori Riuniti, 1996.
  6. ^ «un nome facile da dimenticare e difficile da ricordare» come allusivamente afferma Gilda, che pure con lui ha avuto una tormentata relazione, quando l'ignaro marito la presenta all'amico.
  7. ^ «Il triangolo del film è stato interpretato nelle maniere più svariate, comprese le inevitabili letture omosessuali o femministe» in Renato Venturelli, L'età del noir, Giulio Einaudi Editore spa, Torino, 2007, pag. 241.
  8. ^ a b Vito Russo, Lo schermo velato, Milano, Baldini&Castoldi, 1999, pag. 101.
  9. ^ Gabriele Lucci, Noir, Milano, Mondadori Electa, 2006.
  10. ^ Renato Venturelli, op. cit., pag. 58.
  11. ^ Ad esempio Veronica Lake in La dalia azzurra o Lauren Bacall in Il grande sonno.
  12. ^ Michele Fadda, Gilda, in Paola Cristalli (a cura di), Dizionario critico dei film, Milano, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2004.
  13. ^ Con l'unica eccezione della precedente versione acustica di Put the Blame on Mame, in cui l'attrice si accompagna con la chitarra davanti al custode della toilette zio Pio.
  14. ^ (EN) Movie connections for Gilda (1946), Internet Movie Database. URL consultato l'8 febbraio 2012.

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