Valerie Hobson

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Valerie Hobson all'età di 18 anni nel trailer del film La moglie di Frankenstein (1935)

Valerie Hobson, nome completo Babette Valerie Louise Hobson (Larne, 14 aprile 1917Westminster, 13 novembre 1998), è stata un'attrice britannica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini irlandesi[1], figlia di un ufficiale dell'esercito[2], Valerie Hobson frequentò la Royal Academy of Dramatic Arts (R.A.D.A.) e seguì per sei anni i corsi di una scuola di danza, dove però fu giudicata troppo alta per una carriera da ballerina[2].

La Hobson fece il suo esordio sul palcoscenico in Two Hearts in Waltz Time[2] e, all'età di sedici anni, debuttò sul grande schermo nel film Occhi di fata (1934)[1]. L'anno successivo firmò un contratto con la Universal Pictures e lavorò a Hollywood in alcuni film dell'orrore, tra i quali La moglie di Frankenstein (1935) di James Whale e Il segreto del Tibet (1935).

Scontenta dei ruoli affidateli[1], fece ritorno in patria e divenne una delle colonne del cinema britannico[2], specializzandosi in ruoli eleganti e aristocratici che fecero di lei la quintessenza dell'attrice inglese[1].

Dal suo ritorno e durante gli anni quaranta apparve in alcuni dei più celebri film drammatici del periodo, come La spia in nero (1939), nel ruolo di una scaltra e disinvolta agente segreto che fa il doppio gioco, Grandi speranze (1946) e Sangue blu (1949).

Ritiratasi dalle scene alla metà degli anni cinquanta, dopo il divorzio dal produttore Anthony Havelock-Allan sposò in seconde nozze il politico britannico conservatore John Profumo. Nel 1963 dovette far fronte al clamoroso scandalo sessuale che coinvolse il marito e fece barcollare il governo britannico[2][1].

Tornò sporadicamente sulle scene e nel 1977 interpretò il ruolo della madre frivola che sfrutta inconsciamente la devozione del proprio figlio nel film The Rocking Horse Winner[2].

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 545
  2. ^ a b c d e f Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 240

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