Ombre rosse

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Ombre rosse
Ombre Rosse.jpg
John Wayne e Claire Trevor
Titolo originale Stagecoach
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1939
Durata 96 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere western
Regia John Ford
Soggetto Ernest Haycox
Sceneggiatura Dudley Nichols
Produttore Walter Wanger Productions
Casa di produzione United Artists
Fotografia Bert Glennon
Montaggio Otho Lovering, Walter Reynolds, Dorothy Spencer
Effetti speciali Ray Binger
Musiche Gerard Carbonara
Costumi Walter Plunkett
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ombre rosse (Stagecoach) è un film del 1939 diretto da John Ford, con John Wayne, Claire Trevor, Thomas Mitchell e John Carradine. Considerato spesso il più celebre e celebrato film western della storia del cinema[1][2], è riconosciuto come il prototipo del cinema western classico[3], in quanto appaiono in questa pellicola molti degli elementi che sarebbero in seguito stati ripresi dai film successivi appartenenti a questo genere[4].

Sceneggiato da Dudley Nichols, il film è tratto dal racconto di Ernest Haycox Stage to Lordsburg, a sua volta ispirato a Boule de Suif di Guy de Maupassant.

La pellicola segna il ritorno del regista al genere western dopo 13 anni. Nel 1995 fu selezionato dalla Biblioteca del Congresso per la preservazione nella National Film Registry in quanto opera "culturalmente, storicamente o esteticamente significativa".

Trama[modifica | modifica sorgente]

1880. Un dispaccio informa un'unità dell'esercito che gli Apache, comandati da Geronimo, sono sul piede di guerra.

L'interruzione delle comunicazioni via telegrafo impedisce di avere maggiori informazioni, ma un gruppo di passeggeri, non valutando bene il pericolo e pensando di poter contare sulla scorta dell'esercito, decide ugualmente di mettersi in viaggio sulla diligenza che da Tonto va a Lordsburg.

L'equipaggio è piuttosto eterogeneo (il medico ubriacone Boone, la prostituta Dallas, il giocatore d'azzardo Hatfield, il banchiere disonesto Gatewood, lo sceriffo Wilcox, il rappresentante di liquori Peacock e Lucy Mallory, moglie incinta di un ufficiale dell'esercito) e ad esso si unirà poi Ringo, evaso alla ricerca di vendetta (a Lordsburg si trovano i fratelli Plummer, gli assassini del padre e del fratello).

I membri del gruppo, inizialmente diffidenti l'uno dell'altro e pieni di pregiudizi nei confronti dei "poco di buono", come Ringo e Dallas, imparano a collaborare grazie all'improvviso parto di Lucy e all'attacco indiano poco prima di raggiungere la meta (dove Hatfield perde la vita).

Raggiunta Lordsburg, Ringo compie la sua vendetta uccidendo i Plummer e, con la complicità del medico e dello sceriffo, grande amico di suo padre, fugge verso la frontiera in compagnia di Dallas.

Realizzazione[modifica | modifica sorgente]

Ford aveva letto il racconto sulla rivista Collier's Weekly e, colpito dalla psicologia dei personaggi più che dall'intreccio, volle acquistarne i diritti che ottenne per soli 2500 dollari.

Il western era ritenuto in quel periodo un genere in declino, pertanto Ford dovette presentare la proposta di realizzare il film a diverse case cinematografiche prima di riuscire a interessare il produttore indipendente Walter Wanger. Questi avrebbe voluto come protagonisti Gary Cooper e Marlene Dietrich, sperando che un cast di nomi noti potesse attirare gli spettatori, ma Ford insistette per assumere attori meno costosi, e scelse per il ruolo del protagonista John Wayne, che aveva già recitato in alcuni suoi film ma che non era ancora abbastanza conosciuto. Per convincere Wanger, il regista dovette far leva soprattutto sul nome della più nota Claire Trevor, l'interprete della prostituta Dallas.

Le spese di realizzazione ammontarono a 222 000 dollari sui 230 000 previsti; le riprese in esterni furono terminate in soli quattro giorni, e il resto fu girato negli studi della Goldwyn.

La sequenza-chiave del film fu girata nella Monument Valley: a quel tempo le riprese in movimento venivano effettuate su normali automobili, e per le scene dell'inseguimento fu necessario lanciarle a elevata velocità per stare al passo con i cavalli in corsa.

Commento[modifica | modifica sorgente]

John Ford's Point.

Il rapporto con l'opera di Maupassant motiva una struttura narrativa che coniuga due archetipi della letteratura (e del cinema): quello del microcosmo, piccolo luogo chiuso in cui si confrontano diverse individualità in senso morale, sociale, psicologico ecc…, e quello del viaggio.

La diligenza è uno spazio circoscritto in cui si confrontano personaggi diversi per valori, ideologie, connotazioni sociali ecc., e si stabiliscono relazioni nel corso del tempo definito del viaggio che rappresenta simbolicamente l'avanzare della civiltà nella barbarie, rappresentata dal deserto e dagli indiani.

La diligenza appare come simbolo della comunità civile: i nove passeggeri corrispondono a stereotipi sociali e disegnano un sistema di personaggi conflittuale, dove si contrappongono bene e male, rispettabilità (intesa come status sociale) e moralità (come valori profondi dell'individuo), legalità e illegalità.

I rappresentanti ufficiali della rispettabilità si rivelano corrotti e immorali (il banchiere Gatewood), o quantomeno, inizialmente, rigidi e ingiusti (Lucy, moglie di un ufficiale di cavalleria), mentre la prostituta Dallas e il fuorilegge Ringo, non rispettabili secondo i canoni convenzionali, sono i depositari di una moralità profonda e di autentici valori di lealtà e giustizia.

Specularmente opposti sono il dottor Boone e il giocatore di azzardo Hatfield, in cui rispettabilità e immoralità si invertono, nel gioco dell'apparenza e della realtà.

Il confronto tra lo sceriffo Wilcox e il fuorilegge Ringo contrappone ai valori riconosciuti della collettività, le aspirazioni e le istanze di libertà dell'individuo, suggerendo la necessità di una dialettica reciproca, come dimostra, nel percorso narrativo del film, la loro progressiva collaborazione e l'attenuarsi dell'individualismo del giovane, con la scelta di legarsi a Dallas per formare una nuova famiglia, una nuova cellula sociale.

Traspare dunque una rappresentazione della civiltà che risulta critica e sfaccettata, non contrapposta in modo netto al deserto e agli indiani. Tali tematiche fanno di Ombre rosse un western tipico, ma anche un racconto morale universale.

Sempre attuale infine il discorso su un malinteso liberalismo del ladro-banchiere Gatewood durante il viaggio in diligenza:

« A che cosa serve il governo, insomma: invece di proteggere gli uomini d'affari, caccia il naso negli affari loro. Poi hanno intenzione di creare dei revisori di banche, come se noi banchieri non conoscessimo il nostro mestiere. Anzi, proprio prima di partire ho ricevuto una lettera in cui mi si diceva che sarebbero venuti a ispezionare la mia contabilità. Io ho un motto, che dovrebbe essere riportato su tutti i giornali: l'america agli americani, il governo non deve mischiarsi degli affari ma ridurre le tasse. Il debito pubblico ha raggiunto l'apice ormai, più di un miliardo di dollari all'anno. Sapete di che cosa ha bisogno la nazione? Di un presidente che sia un uomo d'affari »

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[5]

Rifacimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1966 il regista Gordon Douglas diresse I 9 di Dryfork City con Van Heflin, Alex Cord, Bing Crosby e Ann Margret, mentre una versione televisiva a cura di Ted Post, con lo stesso titolo dell'originale, venne proposta nel 1986 con Johnny Cash, Kris Kristofferson, Anthony Franciosa e Elizabeth Ashley.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ recensione di Morando Morandini
  2. ^ sito Mymovies.it
  3. ^ www.nerospinto.it/nero/tag/ombre-rosse/
  4. ^ Note sul retro dell'edizione italiana del dvd di Ombre Rosse nell'edizione "griffe"
  5. ^ (EN) Librarian Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 dicembre 1995. URL consultato il 5 gennaio 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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