Evgenij Ivanovič Zamjatin
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Evgenij Ivanovič Zamjatin (in russo Евге́ний Ива́нович Замя́тин, a volte traslitterato come Yevgenij Zamyatin) (Lebedjan', 1 febbraio 1884 – Parigi, 10 marzo 1937) è stato uno scrittore russo. Autore di fantascienza, è celebre per il suo romanzo distopico Noi, che influenzò i successivi Il mondo nuovo (Aldous Huxley), Anthem (Ayn Rand) e 1984 (George Orwell).
Zamjatin fu inoltre autore di una serie di racconti brevi, nella forma di favole satiriche nei confronti del regime comunista sovietico. Ne è un esempio il racconto che descrive una città il cui sindaco decide che l'uguaglianza è la chiave per rendere tutti felici. Egli costringe ogni cittadino, incluso sé stesso, a vivere in una grande baracca, a radersi i capelli e a diventare mentalmente disabile per far sì che tutti condividessero lo stesso livello di intelligenza. Questa trama ricorda da vicino quella de La nuova utopia (di Jerome K. Jerome, pubblicato nel 1891, ripubblicato in Russia all'interno di raccolte per ben tre volte prima del 1917).
[modifica] Biografia
Zamjatin nacque a Lebedjan', circa 300 km a sud di Mosca. Suo padre era un prelato della Chiesa ortodossa russa nonché un insegnante, mentre sua madre era una musicista. Fra il 1902 e il 1908 Zamjatin studiò ingegneria navale a San Pietroburgo, e nel frattempo si unì ai Bolscevichi. Fu arrestato durante la Rivoluzione russa del 1905 e mandato in esilio, ma tornò illegalmente a Pietroburgo e si trasferì in seguito in Finlandia, nel 1906, per terminare gli studi. Quando rientrò in Russia iniziò a scrivere romanzi per passione. Fu nuovamente arrestato ed esiliato nel 1911, ma un'amnistia gli permise di rientrare in patria nel 1913. In quell'anno pubblicò il racconto Uezdnoe (Una storia di provincia), che dipingeva in maniera satirica la vita in un piccolo villaggio russo, e ne ottenne una certa fama. L'anno seguente fu processato per ingiurie contro la classe militare per via del racconto Na Kuličkach. Continuò comunque a contribuire a vari quotidiani socialisti.
Dopo la laurea in ingegneria navale, Zamjatin lavorò sia in patria che all'estero; nel 1916 fu inviato in Inghilterra per supervisionare la costruzione di una rompighiaccio nelle città di Walker e Wallsend (in questo periodo egli risiedette a Newcastle upon Tyne). Nel racconto Gli isolani racchiuse una satira della vita inglese; iniziò anche Un pescatore di uomini, che pubblicò dopo il ritorno in Russia nel 1917.
Dopo la Rivoluzione russa del 1917 Zamjatin tornò a contribuire a numerosi giornali, tenne conferenze sulla letteratura e curò traduzioni in russo delle opere di autori quali Jack London, O. Henry, H. G. Wells.
Fu favorevole alla Rivoluzione d'Ottobre, ma si oppose al sistema di censura che si era diffuso sotto il regime bolscevico. I suoi lavori diventarono sempre più critici nei confronti del governo. Egli dichiarò coraggiosamente: "La vera letteratura può esistere solo quando è creata non da ufficiali diligenti e affidabili, ma da folli, eremiti, eretici, sognatori, ribelli e scettici". Questo comportamento rese sempre più difficile la sua situazione nel corso degli anni 1920. Alla fine le sue opere vennero proibite e gli fu impedito di pubblicarne di nuove, specialmente in seguito alla pubblicazione di Noi in una rivista di emigrati russi nel 1927.
Stalin consentì infine a Zamjatin di lasciare la Russia nel 1931, grazie all'intercessione di Maksim Gor'kij. Lo scrittore si stabilì a Parigi con la moglie, dove visse in condizioni miserevoli e morì d'infarto nel 1937. Fu seppellito a Thiais, poco a sud di Parigi, nel cimitero che si affaccia, per ironia del destino, su Rue de Stalingrad.
[modifica] Opere principali
[modifica] Collegamenti esterni
- Bibliografia italiana di Evgenij Ivanovič Zamjatin nel Catalogo della fantascienza, fantasy e horror a cura di E. Vegetti, P. Cottogni, E. Bertoni

