La guerra dei mondi (romanzo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La guerra dei mondi
Titolo originale The War of the Worlds
Altri titoli Il terrore viene da Marte
War of the Worlds original cover bw.jpg
Copertina della prima edizione.
Autore Herbert George Wells
1ª ed. originale 1898
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza
Lingua originale inglese
Personaggi
  • Narratore
  • fratello del narratore
  • Ogilvy: noto astronomo
  • Denning: scienziato esperto di meteoriti
  • Henderson: giornalista

La guerra dei mondi (The War of the Worlds) è un romanzo di Herbert George Wells; pubblicato originariamente a Londra nel 1897, è considerato come uno dei primi romanzi del genere fantascientifico ed è probabilmente rimasta l'opera più famosa di Wells.

La guerra dei mondi venne adattato da Orson Welles in un celebre programma radiofonico nel 1938. La storia, narrata in forma di cronaca, venne interpretata in modo così realistico che una parte del popolo statunitense credette realmente che stesse avvenendo un'invasione di extraterrestri, rimanendone scossa e turbata.

La prima edizione in italiano del romanzo risale al 1901.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Tripode alieno in un'illustrazione dell'edizione francese del 1906 de La guerra dei mondi.
« Alla fine del XIX secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della Terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini... »
(primo capitolo del romanzo)

Il protagonista è un astronomo al lavoro in un osservatorio della città britannica di Ottershaw, quando avvista delle esplosioni a ritmi regolari sulla superficie di Marte, causando curiosità tra le comunità scientifiche. Più avanti, un oggetto fiammeggiante simile ad una meteora precipita a Woking, sud-ovest di Londra, vicino alla casa del protagonista, producendo un grosso cratere sul punto d'impatto. Il protagonista è fra i primi ad avvicinarsi alla presunta meteora, che si rivela presto essere in realtà uno strano oggetto gigantesco, simile a un cilindro metallico. La cima del cilindro improvvisamente si svita e fuoriescono alcuni marziani, creature simili a piovre grosse quanto un orso, che mal sopportando l'atmosfera terrestre, rientrano subito all'interno. Uno dei curiosi accorsi sul posto cade accidentalmente nel cratere, venendo apparentemente trascinato all'interno del cilindro. Un gruppo di uomini, tra i quali l'astronomo Ogilvy, avanzano verso il cilindro sventolando una bandiera bianca, ma i marziani li inceneriscono con un "raggio di calore", simile a un raggio laser, per poi iniziare ad assemblare misteriosi macchinari alieni.

Dopo l'avvenimento, l'esercito circonda il cratere dove è caduto il cilindro mentre il protagonista porta la moglie al sicuro a casa dei suoi parenti a Leatherhead, finché la minaccia non verrà eliminata. Al suo ritorno, però, scopre con orrore che i marziani hanno costruito delle gigantesche macchine da combattimento a tre gambe, i "Tripodi", che sono armati di raggio laser e di un fumo nero tossico. Queste macchine hanno facilmente sconfitto l'esercito che le circondava, per poi procedere ad attaccare le città vicine. Mentre fugge, il protagonista incontra un artigliere in ritirata, che lo informa che un altro cilindro marziano è atterrato tra Woking e Leatherhead, tagliando la strada al protagonista verso la moglie. I due cercano di fuggire, ma si separano sul Tamigi dove una gran folla sta tentando di salire su un traghetto per fuggire. Compare uno dei Tripodi, che viene però abbattuto dall'artiglieria britannica, e i pezzi del cannone laser danneggiato cadono nel fiume facendolo ribollire. Altri intanto, compreso il protagonista, cercano di attraversare il Tamigi in barca per arrivare nella regione del Middlesex, mentre i marziani si ritirano.

Altri cilindri marziani cadono su tutta l'Inghilterra meridionale e a Londra scoppia il panico più totale. Il protagonista e suo fratello scappano su un battello dopo che Londra viene ricoperta dal Fumo Nero. L'ariete torpediniere Folgorante riesce ad abbattere due Tripodi, prima di affondare. Ciò nonostante, il protagonista e il fratello, insieme a due compagne di viaggio incontrate per strada, riescono a sbarcare in Europa. Poco dopo, tutta la resistenza militare viene abbattuta e i Tripodi vagano ormai ovunque, catturando gli umani per potersi cibare del loro sangue. Una strana pianta rampicante rossastra, simile all'erica, ricopre il paesaggio danneggiando l'ecologia terrestre, segno che i marziani hanno iniziato un'operazione di terraformazione per rendere il pianeta Terra simile al proprio.

Il protagonista, tornato in Inghilterra, si rifugia in un edificio in rovina, dove incontra un pastore impazzito per il trauma dell'invasione. Egli è convinto che i marziani siano creature sataniche giunte per annunciare l'Armageddon. Nei giorni seguenti, il protagonista cerca disperatamente di calmare il pastore per non attirare i Tripodi. Un giorno il pastore esce allo scoperto urlando evasioni evangeliche e il protagonista è costretto a colpirlo facendogli perdere i sensi. Un cilindro precipita vicino all'edificio. Il protagonista si nasconde nella carbonaia, mentre il corpo del pastore viene trascinato via dai marziani. Più tardi, il protagonista si reca verso il centro di Londra. Qui ritrova l'artigliere ritirato, in preda a schizofrenia, che scava una buca per attuare i suoi piani per la "resistenza sotterranea futura". Il protagonista prosegue lasciando il soldato ai suoi deliri.

Il protagonista alla fine decide di uccidersi gettandosi verso i Tripodi. Scopre però con sorpresa che i marziani, insieme alla pianta rossa, sono morti a causa dei batteri dell'atmosfera terrestre, ai quali gli umani sono immuni. La civiltà umana inizia a ripopolarsi e il clima terrestre ritorna normale. Nel finale, il protagonista torna a casa sua ricongiungendosi con la moglie, che credeva morta e viceversa.

Il finale alternativo[modifica | modifica wikitesto]

Un tripode alieno rappresentato in una scultura a Woking, nel Surrey.

Il racconto presenta anche, per bocca dell'artigliere in fuga, un possibile finale alternativo: i Marziani, invece di soccombere alle malattie, sopravvivono e dominano la Terra per generazioni. Gli umani presto si adattano alla condizione di "animali domestici" (specialmente le classi come i borghesi), ma un nucleo di valorosi resiste e si adatta a vivere in libertà nelle fognature, come i topi. Col passare delle generazioni, questi ribelli acquisiranno le capacità per catturare le armi dei Marziani, e saranno pronti per dare guerra agli alieni e riconquistare la Terra.

Il libro di John Christopher I Tripodi segue più o meno fedelmente questo schema, adattando vari dettagli alla sua storia.

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Wells era un forte sostenitore dell'evoluzione e la sua storia di lotta tra Marziani e Terrestri per la conquista della Terra può essere riletta in tal senso, su una scala più grande. Il romanzo riflette l'etica inerente al darwinismo sociale di quel tempo.

Il libro è anche, per ammissione dell'autore stesso, una critica alla politica di colonialismo europeo nei vari continenti. Nelle idee del tempo, la superiorità tecnologica degli Europei dava loro diritto di governare anche nelle altre aree del mondo sugli indigeni. Il romanzo critica questa visione, descrivendo l'invasione aliena come ingiusta e crudele, nonostante la palese superiorità tecnologica dei Marziani. Ce ne parla l'autore nel primo capitolo:

« E prima di giudicarli troppo pesantemente, dobbiamo ricordare quale crudele e estrema distruzione la nostra stessa specie ha imposto, non solo su animali, come gli ormai estinti bisonte e dodo, ma sulle sue razze inferiori. I Tasmaniani, nonostante le loro sembianze umane, sono stati interamente spazzati via dalla Terra in una guerra di sterminio portata da immigranti europei, nello spazio di cinquant'anni. Siamo tali apostoli di pietà da lamentarci se i Marziani ci portassero guerra nello stesso spirito? »
(Capitolo 1, L'alba della guerra)

Alcuni critici riportano un piccolo elemento autobiografico nel romanzo: Wells sembrerebbe essersi particolarmente dedicato al riprodurre nella sua immaginazione la distruzione dei luoghi della sua infelice infanzia.

David McKinght, un attivista per i diritti degli animali, nel 2004 ha sottolineato come almeno cinque dei suoi conoscenti vegetariani e attivisti come lui sono stati sostanzialmente spinti verso la loro scelta dopo la lettura del trattamento riservato dai Marziani agli umani, anche se probabilmente non era intento dell'autore propagandare il vegetarianismo. In molti passaggi, infatti, viene portato un paragone esplicito tra come i Marziani sfruttino gli uomini e come gli uomini facciano lo stesso su mucche, conigli o altri animali che in qualche modo l'uomo prevarica.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono stati gli adattamenti per il cinema, la televisione e altri media, tra i quali si ricordano:

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione dall'edizione francese del 1906
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di A[ngelo] M. Sodini, Collezione di Romanzi Fantastici, Vallardi, 1901.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di A. Salvatore, Ai quattro Venti 11, Chiantore, 1949.
  • H. G. Wells, Il terrore viene da Marte, traduzione di Adriana Motti, Moderna Libreria Straniera, Elmo, 1953.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di A. M. Gianella, Universale Ragazzi Mondadori n.13, Arnoldo Mondadori Editore, 1953.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, Urania n.14, Arnoldo Mondadori Editore, 1953.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Simonetta Palazzi, La Scala d'Oro, U.T.E.T., 1958.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, 1ª puntata, Corriere dello Spazio 14, Società Iniziative Editoriali ed Aeronautiche, 1960.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, 2ª puntata, Corriere dello Spazio n.15, Società Iniziative Editoriali ed Aeronautiche, 1960.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, 3ª puntata, Corriere dello Spazio 16-17-18, Società Iniziative Editoriali ed Aeronautiche, 1960.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Mursia, 1965 La Biblioteca n.7.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Avventure di fantascienza, I Grandi Scrittori di Ogni Paese, 1966.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Avventure del tempo e dello spazio, Le Pleiadi n.6, Mursia, 1973.
  • H. G. Wells, I marziani, traduzione di A[driana] Motti, I Tascabili per la Scuola, Edizioni A.P.E. Mursia, 1977. (estratto)
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Mursia, 1979 Tascabili Mursia 15.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, I Grandi Scrittori di Ogni Paese, Mursia, 1980.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Letteratura Europea Mursia 1, Mursia, 1986.
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Grande Universale Mursia n.199, Mursia, 1991, ISBN 88-425-0939-6.
  • H. G. Wells, I marziani, traduzione di A[driana] Motti, Il futuro dietro l'angolo, Invito alla lettura, Mursia, 1992. (estratto)
  • H. G. Wells, La guerra dei mondi, I Libri di Avvenimenti, Libera Informazione Editrice, 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edizioni di La guerra dei mondi in Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Associazione culturale Delos Books.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]