Il paese dei ciechi

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Il paese dei ciechi
Titolo originale The Country of the Blind
Autore Herbert George Wells
1ª ed. originale 1904
Genere Racconto
Sottogenere Fantascienza
Lingua originale inglese
Protagonisti Nuñez
Coprotagonisti Medina-saroté

Il paese dei ciechi (The Country of the Blind) è un racconto di H. G. Wells. Il racconto venne pubblicato nell'aprile del 1904 nella rivista Strand Magazine e nel 1911 venne inserito della raccolta di storie di Wells dal titolo The Country of the Blind and Other Stories.

In seguito una versione rivista ed espansa venne pubblicata per la prima volta nel 1939 dall'editore Golden Cockerei.

Nel paese dei ciechi è uno dei racconti brevi maggiormente noti di Wells e un racconto prominente nella letteratura riguardante i ciechi e la cecità.

[modifica] Trama

La vicenda si svolge in Ecuador, sulle Ande, catena montuosa situata sulla costa del Sud America, nata a causa di un fenomeno di subduzione. Qui si trova il “Paese dei ciechi”, una valle che in passato era aperta a tutti, ma poi è rimasta bloccata per via di una frana provocata da un'eruzione vulcanica. Nella valle non piove mai, ma nei ghiacciai c’è acqua sufficiente per la vita degli abitanti. Essi hanno un solo problema, un morbo che li colpisce e rende ciechi i più piccoli, quindi un uomo si trova all’esterno della valle per cercare un talismano che possa sconfiggere la malattia, nonostante pensi che essa sia provocata dall’assenza di fede da parte degli immigrati; dopo l’eruzione l’unico passaggio viene bloccato e l’uomo non può rientrare. Nel frattempo e per quindici generazioni gli abitanti della valle vivono tranquillamente, non si curano della cecità e non hanno ricordi del mondo esterno. Essi sono illetterati, ma due più intelligenti della media migliorano la condizione di vita dei loro concittadini. Nuñez, il protagonista, arriva nella valle dopo una lunga caduta avvenuta durante un’arrampicata, che però non gli ha provocato ferite; una volta lì dorme, si sveglia il mattino seguente su un altopiano, mangia e beve. La prateria è umanizzata, curata e pulita. Raggiunge poi un villaggio dove le case sono senza finestre e le loro pareti sono dipinte in modo irregolare; ciò gli fa pensare ad un pittore cieco. Nuñez vede tre abitanti che trasportano acqua, cerca di attirare la loro attenzione gridando, essi sentono la sua voce, ma non vedendolo, non capiscono dov’è. Tutti indossano vestiti di lana e cuoio e portano dei berretti. Le loro palpebre sono raggrinzite e al posto degli occhi hanno due incavi. Essi toccano Nuñez e si meravigliano della presenza in lui degli occhi e della barba. Viene portato dagli anziani, inciampa due volte durante il tragitto provocando lo stupore dei presenti, e parla loro del suo mondo, essi però non capiscono niente di ciò che dice e non comprendono il significato di parole come “vedo” e “Bogotà”, tanto da nominare lo stesso protagonista Bogotà e continuare a chiamarlo così. Gli indigeni raccontano che per loro la giornata è divisa in due parti: il “caldo” (giorno), in cui si dorme e “freddo” (notte), in cui si lavora. Ci sono angeli che cantano e volano, si sente il frullare delle loro ali, ma non si possono toccare (uccelli). Dopo alcuni giorni di permanenza Nuñez inizia a rendersi conto di quanto si siano affinati i sensi dei ciechi; essi si muovevano sicuri sulle loro strade, che avevano tutte le curve con la stessa angolazione, e cambiavano intonazione a seconda dell’espressione del volto. Quattro giorni dopo il suo arrivo si reca dal re della popolazione, e cerca di imparare gli usi e i costumi dei ciechi. Gli indigeni definivano Nuñez come un “diverso” perché continuava a cercare di spiegare inutilmente cosa volesse dire la parola “vedere”. Così cercò di dimostrare con i fatti a cosa servisse la vista, ma non riuscì perché i sensi dei ciechi erano così fini da riuscire a prevedere le sue mosse. Quando cercò di spiegare cosa fosse il cielo, gli abitanti risero, sostenendo che sopra il loro villaggio c’era solo una volta liscia. Nuñez spazientito dalla loro incapacità di capire quello che stava dicendo, prese una vanga e cercò di colpire un uomo, ma non ne ebbe i coraggio. Così corse nel prato, che gli era stato severamente proibito calpestare, e dopo un po’ vide gli abitanti che gli venivano incontro con delle pale per colpirlo. Quindi scappò fuori dalle mura del villaggio, dove rimase per due giorni. Poi si decise a tornare nel villaggio e a cercare di adattarsi agli usi dei ciechi, sostenendo che non esisteva la parola vedere. Riuscì a procurarsi un lavoro da semplice impiegato, e si innamorò di Medina-Saroté, la figlia del suo capo. La ragazza ricambiava i sentimenti di Nuñez ed era affascinata dai suoi racconti su quello che vedeva, anche se li considerava solo fantasie. Un giorno Nuñez chiese in sposa Medina-Saroté, ma gli anziani non acconsentirono, perché lo giudicavano un incapace. Un giorno, durante una riunione degli anziani, il vecchio dottore disse che forse aveva capito cosa rendeva diverso Nuñez da loro; spiegò che erano i bulbi oculari che danneggiavano il cervello, e così venne presa la decisione di toglierglieli. Quando gli venne comunicata questa decisione Nuñez andò da Medina-Saroté e lei cercò di convincerlo a farsi operare. Dopo una discussione lui uscì da casa di Medina e vagò per il villaggio per tutti i giorni prima dell’operazione. Il giorno dell’operazione decise di scappare dal villaggio arrampicandosi sulle montagne. Il racconto si conclude con Nuñez mentre si sta arrampicando sulle montagne che circondano la valle.

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Herbert George Wells Herbert George Wells (1866 - 1946) Tripode
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