La vita futura

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La vita futura
Titolo originale Things to Come
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1936
Durata 91-113 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere fantascienza
Regia William Cameron Menzies
Soggetto H. G. Wells
Produttore Alexander Korda
Distribuzione (Italia) Mander Film
Fotografia Georges Périnal
Montaggio Charles Crichton
Effetti speciali Ned Mann, Lawrence W. Butler
Musiche Arthur Bliss
Scenografia Vincent Korda
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

(riferiti al ridoppiaggio ODI datato 1953):

(Ridoppiaggio DVD):

La vita futura (Things to Come) è un film di fantascienza di William Cameron Menzies del 1936, prodotto da Alexander Korda. È liberamente tratto dal romanzo di H. G. Wells The Shape of Things to Come (1933), il quale ebbe un grado di supervisione su ogni aspetto del film, esperienza senza precedenti per uno scrittore. Nelle locandine viene infatti indicato il titolo La vita che verrà - di H. G. Wells, con il nome del produttore indicato in piccolo.

La pellicola narra una serie di eventi futuri che ripercorrono un intero secolo, dal 1936 - anno di distribuzione del film - fino al 2036. Ritenuta una dei più importanti pellicole di fantascienza, "profetizza le devastazioni dell'imminente seconda guerra mondiale ed anticipa una realtà dominata dalla tecnocrazia."[1] Malgrado lo scarso successo all'epoca, fu la più ambiziosa e costosa produzione fantascientifica degli anni trenta.[2]

In Italia è stato distribuito una prima volta nel 1937 dalla Mander Film e una seconda volta nel 1953, con il titolo Nel 2000 guerra o pace? (vita futura), dalla Minerva Film.

Allo stesso romanzo di Wells si ispirerà, assai liberamente, anche il film Il pianeta ribelle (The Shape of Things to Come) del 1979.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immaginaria città anglosassone di Everytown, nel 1940, si assiste allo scoppiare di una seconda guerra mondiale. Un conflitto che durerà decenni, così a lungo che i sopravvissuti non saranno in grado di ricordare i motivi per i quali esso era iniziato. I bombardamenti strategici da entrambe le parti hanno completamente devastato la civiltà umana, che è tornata in una nuova era buia dove il livello tecnologico è pari a quello medioevale, con le carcasse delle automobili trainate dai cavalli. In questo scenario scoppia una pandemia misteriosa chiamata «La piaga errante» o "la febbre vagante".

Nel 1970 Everytown viene guidata da un signore della guerra locale, Rudolph o il Boss, in costante guerra con il popolo delle colline e ossessionato dall'idea di conquistare alcuni giacimenti di petrolio che potranno produrre carburante per far nuovamente volare gli aerei fermi da tempo. L'equilibrio verrà alterato dall'arrivo di una macchina volante guidata da uno scienziato, John Cabal, peraltro già noto prima dello scoppio della guerra, che porta la notizia di una nuova civiltà scientifica creata nel nord da scienziati e tecnici sopravvissuti. Il Boss non crede a queste parole ma pensa si tratti solo di nemici infiltrati, e rinchiude in carcere il nuovo venuto. Questi verrà liberato dall'arrivo di altre macchine volanti, sconfiggeranno il tiranno, che troverà la morte durante il breve scontro, e libereranno la popolazione della città che verrà integrata nella nuova società libera e tecnologicamente avanzata.

Con un balzo di alcuni anni, negli anni 2000, in cui si descrive l'evolvere della nuova società tecnologica e democraticamente avanzata (i costumi ricordano l'antica Grecia) si descrive infine, all'alba di un'avventura spaziale, la lotta tra chi non sopporta più una tecnologioa sfrenata e chi invece vuol fare entrare anche i sentimenti nel governo della nazione. Una piccola rivoluzione darà un volto più umano ad una società comunque tesa verso il futuro.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore H. G. Wells ebbe un quasi totale controllo sulle riprese della pellicola, un potere di cui nessuno sceneggiatore aveva mai potuto usufruire. Tuttavia la versione finale del film presenta molti tagli di scene volute dallo scrittore. Gli eventi rappresentati rispecchiano le preoccupazioni dei profeti della guerra aerea, che per l'epoca aveva scarsi precedenti nella prima guerra mondiale. Wells era uno di questi profeti, descrivendo la guerra aerea nei suoi romanzi Anticipations (1901) e La guerra nell'aria (The War in the Air, 1908) e l'uso della bomba atomica ne La liberazione del mondo (The World Set Free, 1914).

La colonna sonora, composta da Arthur Bliss, è parte integrante del film. Wells inizialmente intendeva registrare prima le musiche e quindi girare il film intorno ad esse, ma questo era ritenuto troppo radicale, così l'adattamento fu fatto in modo più tradizionale. La musica del film è divenuta popolare e nel 2003 si potevano contare ancora una mezza dozzina di edizioni.

Gli effetti speciali furono molto curati per gli standard dell'epoca. Durante la sequenza della ricostruzione della città, per oltre cinque minuti si vedono macchine misteriose lavorare, spesso a tempo con le musiche scritte da Bliss.

L'artista ungherese, pittore e fotografo, László Moholy-Nagy venne ingaggiato per le realizzazione di alcune scenografie di Everytown, ma soltanto 90 secondi della sua produzione su pellicola appaiono nel film.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La durata della pellicola, in origine di circa 130 minuti, venne poi ridotta a 113. La versione italiana, uscita inizialmente col titolo Vita futura, non superava gli 80 minuti.[1]

In Italia è stato distribuito una prima volta nel 1937 dalla Mander Film e una seconda volta nel 1953, con il titolo Nel 2000 guerra o pace? (vita futura), dalla Minerva Film.

La pellicola è entrata nel pubblico dominio nel 1964 negli Stati Uniti, mentre è ancora soggetta a copyright in Gran Bretagna, Europa e alcuni altri Paesi.

Accoglienza e critica[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola riscosse scarso successo alla sua uscita, malgrado fosse la più ambiziosa e costosa produzione fantascientifica degli anni trenta;[2] in seguito è stata rivalutata come uno dei più importanti film del genere.[1]

« Grandiose scenografie ed impianto solenne danno a questa pellicola il sapore di un'epopea che passando in rassegna futuribili assetti sociali poggia sulla dialettica tra barbarie e civiltà, oscurantismo e ragione, per ribadire la necessità del progresso scientifico. La città del futuro immaginata da Wells e da Menzies - memori forse delle visioni di Metropolis - è concepita secondo modelli funzionali, puri, neoclassici»
(Fantafilm[1])

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roxana: «Credo che voi uomini non abbiate mai capito le donne. Voi non siete in grado di comprendere la nostra immaginazione.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), La vita futura in Fantafilm.
  2. ^ a b (EN) John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), Cinema in The Encyclopedia of Science Fiction, III edizione online, 2011-2014. URL consultato il 28 giugno 2012

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Giorgioni (con la collaborazione di Riccardo F. Esposito), Things to come, Wells e "Vita futura", in Proposta Sf, n. 2, Bologna 1979, pp. 20–27.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]