A. E. van Vogt

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Alfred Elton van Vogt (Winnipeg, 26 aprile 1912Los Angeles, 26 gennaio 2000) è stato uno scrittore statunitense di fantascienza.

Fu uno degli autori più rappresentativi dell'Epoca d'oro della fantascienza.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un commerciante di ascendenza olandese, nasce in Canada dove vive fino all'inizio degli anni quaranta, quando si trasferisce a Los Angeles prendendo la cittadinanza statunitense.

Nonostante la sua accanita lettura di riviste di fantascienza, ed in particolare di Amazing Stories, Van Vogt si avvicina (nel 1932) all'attività di scrittore con racconti d'avventura e d'amore che vengono regolarmente pubblicati, sotto pseudonimi, su True Story. Realizza inoltre drammi radiofonici, e solo nel 1939 debutta nel mondo della fantascienza con Il distruttore nero (Black Destroyer), apparso sul numero di luglio di Astounding Science-Fiction, racconto che ebbe un tale successo da convincerlo a proseguire. La pubblicazione del racconto è considerata l'inizio della Epoca d'oro della fantascienza, della quale Van Vogt fu uno degli autori più rappresentativi. Nel 1950 Black Destroyer, insieme ad altri tre racconti (War of Nerves (1950), Discord in Scarlet (1939) e M 33 in Andromeda (1943), formò il romanzo The Voyage of the Space Beagle, noto in Italia con il titolo Crociera nell'infinito, una delle serie più acclamate della fantascienza dell'età d'oro che, avente per oggetto l'esplorazione di pianeti e galassie, si ispirò alla famosa relazione Viaggio di un naturalista intorno al mondo che il naturalista Charles Darwin aveva pubblicato al ritorno del suo viaggio a bordo della Beagle. Su Astounding van Vogt continuò a pubblicare per anni. Anche Slan, il suo romanzo più celebre, scritto di notte mentre lavorava al Dipartimento statunitense della difesa, uscì sulla stessa rivista nel 1940. Slan rappresentò un notevole arricchimento per la fantascienza di quegli anni, e introdusse l'elemento dei superuomini, che costituì poi un importante filo conduttore di molte altre opere di Van Vogt.

Dal 1941 decise di dedicarsi alla fantascienza a tempo pieno. Si dimise dal Dipartimento della difesa e iniziò, con The Seesaw, uno dei suoi cicli di maggior successo, quello dei Fabbricanti di armi (Le armi di Isher - The Weapon Shops of Isher, 1941-1949).

Nel 1944 lesse Science and Sanity: an Introduction to Non-Aristotelian Systems and General Semantics del filosofo polacco Alfred Korzybski. Questo trattato proponeva il superamento della semantica tradizionale, e auspicava un modo nuovo di espressione. Queste idee ebbero una larga eco presso molti scrittori dell'epoca e oltre, fra i quali anche Robert Heinlein e William Burroughs[1]. L'auspicio di Korzybski per l'adozione di una logica Non-aristotelica lo portò ad iniziare il Ciclo del Non-A (1945-1985), considerato il suo capolavoro.

Nel 1950 apparve su Astounding l'articolo Dianetics: the Modern Science of Mental Health di L. Ron Hubbard (altro importante scrittore di fantascienza di quegli anni) che descriveva un metodo che avrebbe permesso di migliorare le facoltà mentali. Hubbard, che pubblicava sulla stessa rivista di Van Vogt, contattò lo scrittore, e lo convinse ad entrare nella sua organizzazione. Sebbene non sia successivamente entrato in Scientology, il notevole impegno profuso nel proprio centro dianetico lo allontanò dalla fantascienza, e impiegò ingenti risorse fisiche ed economiche in tale attività[2]. In questi anni escono per lo più adattamenti di suoi racconti scritti in precedenza, tra i quali I ribelli dei 50 soli (The Mixed Men, 1952), L'impero dell'atomo (Empire of the Atom, 1956), ispirato alle vicende e alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, The Beast (1963) e soprattutto La guerra contro i Rull (The War Against the Rull, 1959), considerato come il suo miglior romanzo d'avventura spaziale. La stesura di opere originali in questo periodo si trascina per anni: dopo Il cervello trappola 1957, il successivo The Violent Man 1962, romanzo mainstream, necessitò di quasi otto anni di ricerche.

Van Vogt riprese a scrivere fantascienza solo nel 1963, soprattutto per l'interessamento e gli inviti di Frederik Pohl (allora direttore di Galaxy), non riuscendo però più a raggiungere i livelli degli anni precedenti. Le storie di questo secondo periodo dimostrano una maggiore coesione rispetto a quelle precedenti, ma non tengono più il passo con l'evoluzione della fantascienza, ormai molto diversa da quella degli anni quaranta. L'intento di Van Vogt infatti nei romanzi di questi anni rimane quello di sempre, divulgare metodi e scienze capaci di migliorare il comportamento dell'uomo. I nuovi romanzi degli anni sessanta e settanta infatti si basano su scienze quali l'analisi transazionale (I figli del domani, 1970; L'astronave fantasma, 1974) o pseudoscienze quali l'effetto Kirlian (Colosso anarchico, 1977; Computerworld, 1983). Questa tematica però non trova più molto consenso tra il pubblico, e l'autore fatica a ritrovare la popolarità dei suoi romanzi giovanili. Le sue ultime opere sono accolte con commenti non molto positivi da parte della critica e dei lettori. Tuttavia di questo periodo si possono ricordare I polimorfi (1969), Diamondia (1972) e l'insolitamente lineare Computerworld.

Lo stile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1945 Damon Knight scrisse un articolo sulla fanzine Destiny's Child in cui attaccò duramente lo stile di Van Vogt, bollandolo come povero, goffo, inadatto; trame inconsistenti e incoerenti, che non reggevano a un esame scrupoloso; ne denunciò la povertà intellettuale e l'incapacità tecnica. L'articolo terminava con un'espressione divenuta famosa:

« Come scrittore Van Vogt non è affatto un gigante come si dice: è solo un pigmeo che usa una gigantesca macchina da scrivere. »

Van Vogt comunque è dotato di un rozzo fascino, un sense of wonder che traspira potente dalle sue opere. Altri critici e scrittori infatti ammettono sentimenti contrastanti nei confronti di quest'autore: Brian Aldiss confessa che, pur negando la validità della tecnica di Van Vogt, non può non ammirare il fascino delle sue ciclopiche avventure,[senza fonte] e Frederik Pohl gli diede atto di un virtuosismo non comune e di una grandiosità raggiunta con non indifferente bravura.[senza fonte] Il giudizio più centrato su Van Vogt l'ha forse dato Alexei Panshin[senza fonte]:

« Molte delle sue storie, comprese quelle che ci colpiscono maggiormente, cadono a pezzi se sottoposte ad un esame rigoroso. Il suo stile è rozzo: privo di sensibilità, privo di grazia e spesso vago. I suoi intrecci sono complicati, ma quando alla fine il turbine si ferma, appaiono contraddittori. [...] i dettagli sono la debolezza di Van Vogt. [...] Ma chissà perché Van Vogt non cade immediatamente morto quando vengono svelati i suoi orribili difetti. La sua forza è costituita dai simboli trascendenti. »

La forza di Van Vogt sta effettivamente nel mettere le parole sulla carta alla meno peggio, ma anche nell'infondere nuove idee e congegnare continuamente colpi di scena, nel tentativo di mantenere la tensione dall'inizio alla fine. Sta nello sviluppare la saga spaziale verso direzioni nuove, non ingenue, in cui inserisce spesso considerazioni di ordine linguistico e filosofico non banali. Van Vogt inoltre scrive "in grande": di personaggi dai poteri immensi, di superuomini, di astronavi lunghe ottocento chilometri, di mostri giganteschi. Nelle sue storie è sempre in gioco il destino di un Impero Galattico, se non dell'intera umanità o dell'intero universo.

Un altro elemento fondamentale in Van Vogt sono le sue "mitologie scientifiche", che possono essere sia la reinterpretazione di scienze o pseudoscienze in voga nel dopoguerra, oppure fantomatici poteri mentali inventati da lui. Dalle teorie junghiane[3] nasce così la "Teoria dell'Universo Ombra" de Gli uomini ombra (1953), il metodo Bates per il rafforzamento della vista viene usato ne L'assedio degli invisibili (1959), dalla Dianetica deriva il "Connettivismo"[4] di Crociera nell'infinito, dall'effetto Kirlian l'aura di Colosso anarchico e Computerworld. Diverso invece è l'utilizzo che van Vogt compie della filosofia di Korzybski; in questo caso la "logica non-aristotelica" diventa non solo protagonista col proprio nome della storia del ciclo del Non-A, ma è alla base stessa della struttura compositiva dei romanzi. Stessa cosa può dirsi dell'utilizzo dell'analisi transazionale nella composizione dei romanzi I figli del domani e L'astronave fantasma.

Caratteristica delle storie di van Vogt sono comunque i fantastici poteri mentali che contraddistinguino molti suoi personaggi. Tra queste facoltà la "callidesi" de Le armi di Isher, la "de-differenziazione e la totipotenza delle cellule del corpo umano" de La città immortale, la "logica dei livelli" ne I polimorfi, il "potere di indicazione" di Battaglia per l'eternità e la "logica finita" di Diamondia.

Si può ricordare che van Vogt, oltre alle varie teorie scientifiche e poteri mentali inventati per trarre d'impaccio i suoi personaggi, ha anche messo a punto un metodo personale per il guadagno, descritto in The Money Personality, e un sistema rapido per imparare le lingue[5]. In alcuni casi inventa dal nulla nuove leggi fisiche per uscire da situazioni particolarmente intricate. In Non-A, ad esempio, per spiegare la capacità del protagonista di teletrasportarsi in qualsiasi luogo dell'universo, Van Vogt crea una inverosimile legge della "Similarità dei Tre Punti".

Opere[modifica | modifica sorgente]

(Bibliografia parziale)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ R. Gramantieri, Metafisica dell'evoluzione in A.E. van Vogt, Elara, Bologna 2011; p. 95, 359.
  2. ^ R. Gramantieri, Metafisica dell'evoluzione in A.E. van Vogt, Elara, Bologna 2011; pp. 152-155.
  3. ^ R. Gramantieri, Metafisica dell'evoluzione in A.E. van Vogt, Elara, Bologna 2011; p. 137.
  4. ^ R. Gramantieri, Metafisica dell'evoluzione in A.E. van Vogt, Elara, Bologna 2011; pp. 163-166
  5. ^ R. Gramantieri, Metafisica dell'evoluzione in A.E. van Vogt, Elara, Bologna 2011; pp. 289-292 e pp. 352

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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