Metodo Bates

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Il metodo Bates è un metodo di medicina alternativa elaborato dal Dott. William Horatio Bates nel 1919, nel libro autoprodotto The Cure of Imperfect Sight by Treatment Without Glasses.

Il metodo[modifica | modifica sorgente]

Il metodo si prefigge di curare difetti visivi considerati insolubili (miopia, ipermetropia, presbiopia, astigmatismo) per mezzo di certe tecniche ed esercizi. Il metodo di Bates ritiene inutile, o addirittura dannoso, l'uso di occhiali o interventi chirurgici per la soluzione dei problemi visivi perché, secondo Bates, ogni persona che comincia a usare gli occhiali incorre inesorabilmente in un peggioramento della visione.

Bates nel suo libro "The Cure of Imperfect Sight by Treatment Without Glasses" afferma di aver dimostrato che l'accomodazione deriva dalla contrazione dei muscoli estrinseci oculari obliqui, muscoli striati e quindi volontari. Aggiunge anche di aver ritentato l'esperimento di Hermann von Helmholtz e che dalle proprie fotografie dell'immagine riflessa sul fronte del cristallino non risulterebbero variazioni in dimensione e forma durante l'accomodazione ("The images photographed from the front of the lens did not show any change in size or form during accommodation.").[1]

Al contempo le immagini riflesse sulla cornea e sulla sclera confermerebbero la sua teoria (secondo Bates l'immagine riflessa sulla cornea e sul fronte della sclera si rimpicciolisce con l'accomodazione mentre sul lato della sclera avviene il viceversa).

Poiché secondo Bates l'accomodazione sarebbe generata da muscoli volontari (appunto i muscoli estrinseci oculari) i difetti visivi sarebbero, secondo l'oftalmologo, generati dallo "sforzo per vedere meglio". A parere del medico chi si sforza di vedere al punto prossimo genererà ipermetropia. Chi invece si sforza di vedere da lontano diventerebbe miope. Nel momento in cui una persona non si sforza più di vedere meglio avrà vista perfetta. Il fatto che la vista imperfetta sia un qualcosa di perenne per gli affetti da vista difettosa sarebbe dovuto, secondo Bates, ad uno sforzo continuo causato, a detta del dottore, da "cattive abitudini di pensiero". Perciò secondo il medico il recupero della vista dovrebbe passare attraverso un metodo per ottenere il cosiddetto "rilassamento mentale". Il metodo dovrebbe riproporsi inoltre di curare cataratte incipienti, glaucomi e cefalee di varia natura anch'esse patologie causate, a parere di Bates, dallo "sforzo mentale"[2].

Tra le tecniche utilizzate nel metodo Bates si riportano in ordine:

  • Blinking o sbattito di palpebre: l’occhio sbatte le palpebre già automaticamente per idratarsi. Farlo appena si appanna la vista o sentono gli occhi stanchi, più volte al giorno, l'occhio si rilassa ancora di più e aumenta la lubrificazione;
  • Sunning, esposizione alla luce solare: nel suo libro Bates consigliava in certi casi di guardare direttamente il sole, con le palpebre chiuse o aperte, per brevi periodi; secondo Bates gli occhi sarebbero infatti "gli organi della luce", per cui quest'ultima sarebbe loro necessaria. Tuttavia guardare il sole direttamente per periodi prolungati è altamente dannoso ed è in grado di causare lesioni irreversibili a carico della retina (retinopatia solare).[3][4]
  • Shifting e Swinging, dondolio ed oscillazione: stando in posizione eretta con i piedi distanti tra loro di un piede, con il viso di fronte ad un lato della stanza, alzare il tallone sinistro mentre si girano spalle, testa e occhi a destra finché le spalle non sono parallele al muro di destra. Dopodiché posare il tallone sinistro e alzare l'altro e girarsi verso sinistra. Alternare lo sguardo dalla parete di destra a quella di sinistra stando attenti a muovere la testa e gli occhi con il movimento delle spalle. Non bisogna forzare e prestare attenzione agli oggetti in movimento[2].
  • Palming o riposo oculare: questa tecnica consiste nel chiudere gli occhi e coprirli con il palmo di una mano, in modo da non far filtrare la luce, senza schiacciare i bulbi oculari e senza contrarre le spalle: viene utilizzata come metodo sia diagnostico che terapeutico; Bates sosteneva infatti che solo chi vedeva un nero perfetto durante il palming poteva definirsi esente da problemi di vista, dimenticando che nessuno si trova mai in questa condizione, a prescindere dalla sua acuità visiva;[5]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Le affermazioni sono totalmente prive del supporto di qualsivoglia studio scientifico e, anzi, vanno contro tutti i più evidenti principi dell'anatomia oculare, già ben noti all'epoca in cui Bates pubblicò il suo libro.[5][6] A causa di questo e della mancanza di benefici oggettivamente accertati, nell'uso della tecnica proposta, Bates fu espulso dalla American Optometric Association.[7]

Inefficacia e ascientificità[modifica | modifica sorgente]

Nessun lavoro scientifico dimostra l'efficacia del metodo Bates nel curare i disturbi visivi; al contrario, è stata studiata l'efficacia del condizionamento psicologico nel miglioramento apparente della vista, una sorta di effetto placebo visivo, che spiegherebbe come il convincimento di aver seguito un metodo efficace porterebbe a credere di vedere meglio senza aver avuto alcun reale miglioramento visivo.[8]

Il metodo Bates non rispetta alcuna delle caratteristiche anatomiche e fisiologiche dell'occhio: ad esempio, il controllo del processo accomodativo che Bates sostiene di poter esercitare non è fisiologicamente possibile, dato che questo è regolato dal sistema nervoso autonomo che, come dice il nome, non risponde a comandi volontari.

Al contrario di molti altri metodi di medicina alternativa, il metodo Bates non suggerisce tecniche in grado di danneggiare il sistema visivo, eccezion fatta per il sunning che potrebbe causare, anche alla prima esposizione, una cecità permanente. Il paziente con problemi di vista, comunque, potrebbe incorrere in un danno anche grave dal mancato utilizzo di occhiali, assolutamente sconsigliati dal metodo Bates; questa scelta potrebbe comportare un peggioramento delle condizioni visive, oltre a un potenziale corredo di sintomi di contorno (come la cefalea) e all'aumentato pericolo di incorrere in infortuni gravi.

Oculisti e oftamologi che hanno conosciuto il metodo Bates rimangono scettici e molto critici. Nel suo libro Fads and Fallacies in the Name of Science, Martin Gardner definisce il lavoro di Bates come un "fantastico compendio di casi risolti incredibilmente esagerati, conclusioni infondate e ignoranza della stessa anatomia."[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Perfect Sight Without Glasses - The Cure of Imperfect Sight by Treatment without Glasses, William H. Bates p. 62
  2. ^ a b Bates, W.H., Vista Perfetta Senza Occhiali, 4a, Milano, Juppiter Consulting Publishing Company, 2008. ISBN 978-88-89292-30-3
  3. ^ (EN) The family of sunlight-related eye diseases su PubMed
  4. ^ (EN) Solar retinopathy. Rare cause of acute loss of vision su PubMed
  5. ^ a b Medbunker
  6. ^ Philip Pollack, Chapter 3: Fallacies of the Bates System in The Truth about Eye Exercises, Philadelphia: Chilton Company, 1956.
  7. ^ Leanna Skarnulis, Natural Vision Correction: Does It Work?, WebMD, 5 febbraio 2007. URL consultato il 14 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2008).
  8. ^ (EN) Believing is seeing: using mindlessness (mindfully) to improve visual acuity su PubMed
  9. ^ Fads and Fallacies in the Name of Science su Google Books

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bates, W.H., Il metodo Bates per vedere bene senza occhiali, Roma 1989, Casa editrice Astrolabio, 16a ristampa. ISBN 978-88-340-0966-6 (Titolo originale dell'opera The Bates method for better eyesight without glasses, New York 1940, Henry Holtand Company. Titolo dell'edizione inglese The Bates Method for good sight without glasses, London 1944, Faber & Faber - Ristampato con il titolo Perfect eyesight without Glasses, New Delhi 2008, Orient Paperbacks)
  • Bates, W.H., Vista Perfetta Senza Occhiali, 4a, Milano, Juppiter Consulting Publishing Company, 2008, ISBN 978-88-89292-30-3.
  • Gardner, Martin, Fads and Fallacies in the Name of Science, 2a, Mineola, New York, Dover Publications, 1957, ISBN 0-486-20394-8. URL consultato il 14 novembre 2010. Originariamente pubblicato nel 1952 da G.P. Putnam's Sons, con il titolo In the Name of Science.

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