Il giuoco delle perle di vetro

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« Certo che non vogliono nuotare. Sono nati per la terra, non per l'acqua. E naturalmente non vogliono pensare. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero, ma ha scambiato la terra con l'acqua e a un certo momento affogherà. »
(Hermann Hesse[1])
Il giuoco delle perle di vetro
Titolo originale Das Glasperlenspiel. Versuch einer Lebensbeschreibung des Magister Ludi Josef Knecht samt Knechts hinterlassenen Schriften
Autore Hermann Hesse
1ª ed. originale 1943
1ª ed. italiana 1955
Genere romanzo
Sottogenere fantastico
Lingua originale tedesco

Il giuoco delle perle di vetro (titolo originale tedesco: Das Glasperlenspiel) fu l'ultima opera di Hermann Hesse. Hesse iniziò a lavorare a questo romanzo nel 1931, con l'intento di realizzare il proprio capolavoro; l'opera vide le stampe in Svizzera nel 1943. Viene talvolta chiamata anche Magister Ludi, "maestro di gioco", dal nome di uno dei personaggi; questa locuzione latina può essere intesa anche come gioco di parole, avendo ludus entrambi i significati di "gioco" e di "scuola". Il giuoco delle perle di vetro fu una delle opere che contribuirono all'attribuzione a Hesse del Premio Nobel per la letteratura (nel 1946).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo tratta di un ordine composto di soli intellettuali e collocato nella immaginaria regione di "Castalia", in un futuro remoto. La voce narrante del romanzo è uno storico dell'epoca. Nella narrazione compaiono solo riferimenti vaghi al mondo di oggi, in genere rappresentato come un passato intellettualmente oscuro e decadente (l'Era del feuilleton). La vita dei monaci del romanzo, e i cerimoniali che osservano, è caratterizzata da una commistione di elementi della ritualità occidentale e orientale.

Le vicende di cui narra il romanzo sono imperniate sulla vita di Josef Knecht: un piccolo orfanello le cui doti vengono notate dal Maestro di Musica e che gli consentiranno di venire ammesso in Castalia oltre ad avere accesso fin da giovane alle scuole che formano "l'élite" dei giocatori di perle. È da notare che Knecht in tedesco vuol dire servitore.

La natura dell'animo di Knecht colpisce immediatamente i suoi insegnanti ed i suoi amici, generando fiducia, e questa farà sì che al giovane studente in pochi anni vengano riconosciuti meriti fuori del comune, fino al punto che verranno affidati a Josef (ormai più grande) compiti diplomatici di grandissima importanza per la piccola comunità Castalia che era di fatto esterna al mondo comune, dove vivevano gli uomini normali. Il suo compito da ragazzo prima (col suo compagno Designori) e da giovane uomo poi (con padre Jacubus) sarà quello di difendere, in accesi dibattiti, la legittimità e la natura di questa regione in cui si coltivano lo spirito, la meditazione e il gioco delle perle. In questi importanti confronti con uomini mondani, il protagonista del romanzo, svilupperà una sua idea sul mondo esterno alla Castalia e sul rapporto che queste due realtà differenti hanno intrattenuto per secoli, oltre che sulla natura di tutti coloro che vivono al di fuori dalla provincia del sapere.

I successi riscontrati, una sensibilità fuori dall'ordinario e un altrettanto notevole fascino, oltre che una padronanza eccezionale del Giuoco fanno sì che Josef si affermi come Magister Ludi in età ancora giovane, specialmente se confrontata con quella dei suoi predecessori. La carica di Magister Ludi è di fatto la più importante onorificenza raggiungibile in Castalia e con essa si accompagnano notevoli impegni e doveri che vengono svolti da questo in maniera esemplare.

In età matura però Knecht inizia ad avvertire il peso che questa situazione comporta e si rende conto di quanto la vita, con la sua continua evoluzione, lo richiami a lei: i troppi anni dedicati a svolgere il ruolo di Magister l'hanno incatenato e il suo desiderio di libertà, la sua voglia di incidere su una realtà più concreta (il suo sogno sarebbe insegnare a giovani studenti la musica, sua grande passione) lo portano a rinunciare alla prestigiosa carica, rompendo una tradizione secolare e creando non poco scompiglio in Castalia, dove proprio grazie alle premonizioni di Knecht si inizia ad intravedere un periodo di decadenza, che porterà all'inevitabile fine di questo pezzettino di mondo, che troppo si era astratto ed arroccato su posizioni che nulla potevano contro le evoluzioni che la storia impone.

E così allontanandosi dalla sua amata regione, Knecht si reca finalmente libero tra gli uomini, e con in tasca solo un piccolo flauto andrà incontro alle avventure che la vita gli riserverà. Per prima cosa decide di portare avanti la sua missione di educatore, come tutore del giovane Tito, figlio del suo vecchio amico Plinio Designori. La vita fuori dalla stantia, ma protettiva cornice della regione di Castalia lo coglie però impreparato e in un finale travolgente, appena dopo aver assaporato la bellezza e l'euforia della ritrovata libertà, Knecht perde la vita inseguendo il ragazzo in una istintiva e personale sfida di nuoto nel freddo lago di Belpunt.

Pagine preziose[modifica | modifica wikitesto]

In questo lunghissimo e complesso romanzo di Hesse, tornano diversi temi cari all'autore, a partire dalla contrapposizione tra Spirito e Vita, tra teoria e pratica, tra riflessione ed emozione, che già troviamo in Siddharta e in Narciso e Boccadoro. Lo scritto offre innumerevoli spunti di riflessione e porta alla luce la forte avversione che questi aveva per la guerra, e in alcune sue parole si può leggere un'aperta critica al regime Nazista. Ma è soprattutto un'importante opera sulla bellezza e la delicatezza dell'animo, nelle sue varie forme e nelle produzioni che questo è in grado di creare. Ogni pagina di questo libro è impreziosita da profondissime considerazioni su diversi argomenti: dalla storia, alla politica, alla filosofia, alla psicologia, all'estetica. Hesse scava: si legge in ogni parola una ricerca sapiente e calcolata, e le parole stesse, nel loro insieme, sono il mezzo che l'autore usa per sondare le mille sfaccettature dell'animo e della vita, e che il romanzo ci illude di poter maneggiare con chiarezza, per poi (una volta concluso) farci tornare alla realtà caotica e disordinata, ma energica ed emozionante che è l'esistenza.

Il gioco delle perle di vetro[modifica | modifica wikitesto]

Nella vita degli intellettuali del romanzo un ruolo centrale viene svolto da un gioco (immaginario), il "gioco delle perle di vetro" da cui il titolo dell'opera. Le regole del gioco non vengono mai spiegate, ma si intuisce che siano estremamente sofisticate. In qualche modo, il gioco si basa su una sintesi di tutto lo scibile umano; le mosse dei giocatori consistono nello stabilire relazioni fra soggetti apparentemente lontanissimi fra loro (per esempio, un concerto di Bach e una formula matematica).

Il nome del gioco deriva dal fatto che, secondo il romanzo, esso veniva un tempo giocato usando "pezzi" (appunto perle di vetro) per rappresentare combinazioni astratte, in sostituzione di lettere, numeri, note musicali (soprattutto) o altri segni grafici; non si può escludere che Hesse abbia tratto l'idea da un millenario gioco cinese, detto "Go". Nell'epoca in cui il romanzo è ambientato, tuttavia, l'uso di pezzi è diventato obsoleto e il gioco viene giocato senza alcun supporto fisico. Il piacere che i giocatori traggono da una partita viene rappresentato come simile all'apprezzamento della musica o dell'eleganza in matematica. L'idea generale del gioco potrebbe anche essere paragonata all'idea di Mathesis universalis sviluppata da Gottfried Leibniz (una sorta di "calcolo universale della conoscenza").

Magister Ludi[modifica | modifica wikitesto]

Castalia viene rappresentata come un comunità eterea, utopistica, dedicata alla pura ricerca della conoscenza intellettuale. È protetta da mura che la isolano dal mondo esterno, in cui si intuisce che la vita delle persone sia ancora afflitta dai problemi della vita quotidiana. Durante lo sviluppo della storia, diversi personaggi (soprattutto "Magistri Ludi") iniziano a mettere in dubbio questo isolamento da un punto di vista morale. Convintosi infine che esso sia ingiusto, Knecht si decide a fare l'inimmaginabile: abbandona la comunità per immergersi nel mondo esterno e dedicarsi all'insegnamento come precettore del figlio problematico di un vecchio compagno appartenente ad una famiglia importante. (Il racconto termina poi bruscamente con il protagonista che muore annegato pochi giorni dopo).

Giochi e opere ispirate al gioco[modifica | modifica wikitesto]

Il gioco delle perle di vetro ha ispirato alcuni giochi da tavolo e alcune opere che in qualche modo rappresentano[non chiaro] forme correlate di gioco.

  • Caratteristica del giuoco delle perle di vetro è di accostare più idee, tra di loro apparentemente lontane, tramite ragionamenti e analisi molto raffinate, e di coinvolgere i vari partecipanti a dare ciascuno un suo contributo nel novero di un "tema" centrale deciso e diretto dal "magister". Queste sono, limitatamente al campo della musica, tutte prerogative riscontrabili nel jazz, che proprio negli anni di scrittura del libro aveva iniziato a diffondersi in Europa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il lupo della steppa, pag. 49

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]