Concerto (composizione musicale)

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Il concerto è una composizione musicale che prevede uno o più strumenti solisti accompagnati dall'orchestra, in gran voga nel periodo classico e fino ai nostri giorni.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del termine Concerto ha sempre suscitato discussioni tra i musicologi. Già nel Cinquecento la parola veniva fatta risalire a due diverse parole latine: la prima concertatum (dal verbo concertare, cioè combattere, gareggiare) e la seconda da consertum (dal verbo conserere, traducibile con intrecciare, annodare, ma anche in alcuni contesti, con litigare). Nel 1619 Michael Praetorius sostenne l'etimologia che dava l'idea del combattimento, dello scontro tra due entità strumentali distinte, sia per numero che per sonorità.

In epoca moderna, il compositore tedesco Hugo Daffner ha invece sostenuto la prima accezione del verbo conserere, evidenziando così il carattere di dialogo, di intreccio, che caratterizza effettivamente lo stile concertante.

Generalmente la prima ipotesi viene considerata come la più valida, trovando ancora oggi i maggiori riscontri.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il concerto, come la maggior parte delle forme musicali, nasce in Italia, come derivazione diretta di alcune forme musicali. In origine, le prime forme strumentali erano definite Canzoni da Sonare, ed erano composizioni in stile polifonico destinate all'organo e provenienti dalle antiche forme vocali. Come dalla Suite (raggruppamento di Canzoni e Arie di Danze), scaturì la Sonata da Camera, così dalle Canzoni da Sonare nacque la Sonata da chiesa.

Sonata da Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La Sonata da chiesa nasce verso la fine del Cinquecento, nell'ambito delle "cappelle strumentali" ecclesiastiche che si andavano sviluppando accanto a quelle prettamente vocali. Questa esigenza nacque con l'idea di dare maggiore solennità alle pratiche del culto, contribuendo notevolmente allo sviluppo della musica strumentale: infatti, in occasione di funzioni particolari, il normale organico degli esecutori veniva aumentato, offrendo ai compositori dell'epoca la possibilità di avvalersi di complessi numerosi. In origine era realizzata (come la Sonata da camera) per due violini e basso, inoltre era polifonica, e si caratterizzava per il numero e la definizione dei tempi: generalmente era costituita da tre movimenti, un Allegro, spesso preceduto da un Grave iniziale, un Adagio e un Vivace per finale.

Nel momento in cui la Sonata da Chiesa si ampliò, con l'uso di strumenti raddoppiati (soprattutto strumenti a fiato) nei tempi vivaci, fu chiamata Sinfonia o indifferentemente Sonata. A questi due termini bisogna aggiungerne un terzo, Concerto grosso, che in realtà non era altro che un modo di eseguire la Sonata da chiesa dividendo la parte strumentale tra due gruppi di suonatori: il Concertino e il Concerto Grosso.

Concertino e Concerto grosso[modifica | modifica wikitesto]

Con il termine Concerto grosso si intende una forma musicale del medio barocco italiano, basata, come la Sonata barocca, sull'alternanza tra movimenti lenti e veloci, ma caratteristica per il suo organico strumentale, che ne determina anche l'originalità strutturale. L'organico strumentale infatti è suddiviso in due sezioni, di diversa consistenza: il Concertino e il Concerto grosso o Tutti. La prima è composta di norma, come nella sonata a tre, da due violini e un violoncello come basso; la seconda dal gruppo completo degli archi (violini, divisi normalmente in due parti, una o due parti di viole, violoncelli, contrabbassi), e da uno o più strumenti che realizzano il basso continuo (clavicembalo, arciliuto o tiorba, arpa, organo, ecc.).

L'andamento del concerto grosso è basato sulle due sezioni strumentali, che alternano frasi ed episodi musicali come in un dialogo; il Concertino può ad esempio proporre un tema che i Tutti variano o sviluppano, creando il tipico effetto di alternanza dinamica tra piano e forte, che è stato talvolta accostato alle volumetrie delle architetture barocche[senza fonte].

Poteva essere composto in stile da chiesa, senza che questo ne supponesse necessariamente l'uso liturgico, oppure in stile di da camera, comprendendo in questo modo anche forme di danza, destinato all'intrattenimento in un contesto profano. In ogni caso, rimase sempre una composizione di carattere nobile.

Nel concerto grosso, come nella sonata a tre, i due violini del Concertino si trovavano in condizione di pari dignità, limitandosi a duettare tra loro; ma col tempo il primo violino prende il sopravvento, anche grazie al rafforzamento tecnico dello strumento, trasformandosi in una vera e propria parte solistica, contrapposta al Tutti, e dando vita al Concerto a solo. Quest'ultimo rappresenta l'archetipo da cui si è evoluto il concerto vero e proprio, quello, cioè, basato sul dialogo tra uno strumento solista e un complesso strumentale, generalmente l'orchestra.

Tra i primi concerti grossi, dal punto di vista cronologico, possono citarsi le sonate di viole di Alessandro Stradella (dove talvolta nella parte di basso del concertino è specificata la destinazione al liuto), quelli che sotto il nome di sonate formano la raccolta Armonico Tributo di Georg Muffat (1682), a loro volta ispirati dai concerti grossi di Arcangelo Corelli (che però verranno pubblicati solo nel 1712), ai quali si sarebbe rifatto anche Händel per i propri concerti[1], quelli di Giuseppe Torelli (anch'essi pubblicati molto più tardi, solamente nel 1709) e l'op.2 (1700) di Tomaso Albinoni, che sembra abbia ispirato Bach per il suo Concerto brandeburghese n. 3[1].

Il concerto barocco[modifica | modifica wikitesto]

La forma musicale del concerto grosso è stata portata alla sua massima espressione da compositori come Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli, Tomaso Albinoni, Georg Friedrich Händel, Evaristo Felice Dall'Abaco e Giuseppe Valentini. Alessandro Stradella aveva adottato negli anni '70 del XVII secolo la forma del concerto grosso sia nella sua "Sonata di viole", sia, soprattutto, in opere con ampio organico vocale-strumentale, come l'oratorio, San Giovanni Battista, in cui l'accompagnamento di intere arie è appunto sostenuto dalle combinazioni di peso sonoro create dalla contrapposizione tra le due parti strumentali.
La forma del concerto grosso, elaborata nel concerto solistico e nel concerto a molti strumenti, si affermò soprattutto a Venezia, dove, soprattutto grazie ad Antonio Vivaldi acquistò una maggiore definizione nella forma.
La forma "a ritornello" usata da Vivaldi fu presa a modello per molto tempo in Italia e fuori: lo stesso Johann Sebastian Bach la studiò in maniera approfondita, trascrivendo molti concerti per organo o clavicembalo e riprendendone la struttura nel suo Concerto nello stile italiano.

Evoluzione del concerto[modifica | modifica wikitesto]

Le successive trasformazioni del concerto vanno di pari passo con quelle avvenute nella Sinfonia, che contribuì notevolmente ad accrescere il significato sinfonico del Concerto. Infatti, come la Sonata da Chiesa assunse poco alla volta forma definitiva con l'adozione della forma ternaria, così pure la Sinfonia e il Concerto, si sarebbero valsi di questo sistema. C'è da dire, inoltre, che il Concerto nasce soprattutto con il violino, come strumento solista: sono pochi i casi in cui il clavicembalo appare come strumento di primo piano, nonostante all'epoca conoscesse una grande diffusione.

Il clavicembalo fu impiegato per la prima volta, in qualità di solista, nei Concerti di Johann Sebastian Bach, il quale, soprattutto con il Concerto in re minore BWV1063 concepito per tre clavicembali, si rifà ancora una volta ai modelli italiani, affidando ai solisti un ruolo preminente, e facendo in modo che l'orchestra sia parte integrante dell'andamento della composizione.

Il Concerto per pianoforte e orchestra[modifica | modifica wikitesto]

Come in epoca barocca il genere concertistico aveva segnato l'ascesa del violino al rango di strumento solistico per eccellenza, così, nella seconda metà del Settecento, è nuovamente il concerto a decretare l'ascesa e l'affermazione del pianoforte. Grazie, infatti, ad una potenza sonora sconosciuta ad altri strumenti a tastiera, e alla sua capacità di creare le più svariate sonorità dinamiche ed espressive, a partire dal 1770, il pianoforte lentamente si impone come protagonista del genere concertistico e, all'inizio dell'Ottocento, è ormai in grado di contendere al violino la supremazia, in ambito solistico.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del concerto, che si era consolidata in epoca barocca, era stata definita dai celeberrimi concerti di Antonio Vivaldi, molto noti ed eseguiti in tutta Europa. Essi erano articolati in tre tempi o movimenti: Allegro, Adagio, Allegro. I due tempi veloci, avevano la stessa architettura compositiva, consistente in quattro sezioni orchestrali (i tutti) che racchiudevano tre lunghe parentesi solistiche (i soli).

Nel secondo Settecento, l'affermazione dei principi compositivi della forma sonata, influenzava tutti i generi strumentali ma non con la stessa forza: il concerto solistico offriva più resistenza al cambiamento, perché la sua struttura non si basava tanto sull'opposizione di temi o di tonalità (come avviene nello stile sonatistico), quanto sul contrasto di sonorità tra tutti e soli (cioè l'orchestra e il solista).

Il Concerto Classico si presentava, quindi, come una fusione tra strutture formali barocche e caratteri del moderno sonatismo: le parti orchestrali dei movimenti veloci, racchiudevano perciò tre sezioni solistiche che si potevano identificare con le sezioni di esposizione, sviluppo e ripresa tipiche dei movimenti principali di ogni forma strumentale dell'epoca, dalla sonata alla sinfonia.

Carl Philipp Emanuel e Johann Christian Bach[modifica | modifica wikitesto]

Tra i primi protagonisti del Concerto Classico, ci furono inizialmente due dei figli di Johann Sebastian Bach, il primo compositore a concepire concerti per strumento a tastiera e orchestra: Carl Philipp Emanuel e Johann Christian.

Il primo scrisse ben 52 concerti, tra i quali molti per clavicembalo, alcuni anche per fortepiano, con ridotto accompagnamento orchestrale, formalmente vicini alla struttura del concerto barocco, ma già orientati verso uno stile dialogico. Di tutt'altro spessore è la produzione del secondo, che con i suoi 40 concerti per il cembalo o il piano-forte, pur continuando nel genere del fratello, ne stabilizzò il tessuto musicale con l'uso del bitematismo.

La scuola viennese[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambiente musicale viennese, il concerto per pianoforte trovò un terreno fertile. A Vienna, infatti, dominava la figura di Franz Joseph Haydn, in realtà più interessato agli sviluppi strutturali della sinfonia e del quartetto che non al concerto; ma anche quella di Georg Christoph Wagenseil, che in oltre cento e più concerti per cembalo e orchestra, rappresentava maggiormente le esigenze del classicismo. Oltre a questi due autori, si può ricordare la produzione di Giuseppe Cambini, di Jan Ladislav Dussek e della Scuola di Mannheim.

Ma colui che ha notevolmente contribuito all'evoluzione di quello che sarà il moderno concerto per pianoforte e orchestra è senza dubbio Wolfgang Amadeus Mozart. Con lui, infatti, questo genere strumentale esce dalla "culla" del concerto barocco per diventare il luogo dove si svolge un vero e proprio dramma musicale: nella sua numerosa produzione concertistica, il pianoforte trova nell'orchestra un vero antagonista, dando vita ad uno "scontro" di sonorità ogni volta differente.

L'entusiasmo del pubblico per la produzione concertistica di Mozart andò sempre più affievolendosi, col passare del tempo, in quanto le sue opere si allontanavano di anno in anno dal gusto corrente per il divertimento e l'ascolto disimpegnato. Infatti negli stessi anni a Vienna, ebbero molta più fortuna di pubblico i lavori di Vanhal, di Kozeluch, di Hoffmeister e di Krommer, tutti improntati su un carattere formale abbastanza semplice, privi di quella varietà di armonie e melodie tipiche della produzione mozartiana.

Beethoven e altri[modifica | modifica wikitesto]

Tra i musicisti della generazione successiva, solo Ludwig van Beethoven, proseguì sulla scia di Mozart: tra i suoi cinque notevoli concerti per pianoforte e orchestra, almeno tre (quelli in do minore, sol maggiore e mi bemolle maggiore) costituiranno delle pietre miliari nella storia del genere concertistico, cui guarderanno tutti i compositori dell'epoca romantica.

Spinto dalla moda dilagante del virtuosismo strumentale, il concerto successivamente acquisisce dei caratteri sempre più brillanti, per soddisfare le esigenze del pubblico dell'epoca, elevando il solista al ruolo di protagonista assoluto. Tra i compositori, che più si avvicinarono al gusto del pubblico si possono ricordare: Daniel Steibelt, Johann Nepomuk Hummel, Ignaz Moscheles, Ferdinand Ries e Carl Czerny. Un filone a parte, più legato all'eredità mozartiana, da cui poi si avranno notevoli sviluppi in era romantica, è rappresentato dai compositori della cosiddetta Scuola pianistica londinese: Muzio Clementi, Johann Baptist Cramer e John Field.

Il Romanticismo[modifica | modifica wikitesto]

I profondi stravolgimenti politici, sociali, artistici e culturali, che hanno caratterizzato l'Ottocento, si ripercuotono in ambito musicale anche sul concerto, la cui evoluzione, dopo le innovazioni apportate da Beethoven, subisce una fase di arresto. È un periodo in cui i compositori, spinti dall'impeto innovatore dello Sturm und Drang, rifiutano le regole imposte dalla tradizione, in favore di una più libera concezione della musica, e di forme musicali più libere e di ridotte dimensioni (improvvisi, notturni, ballate). Il concerto così comincia a perdere quel senso di unità, tipico invece del periodo classico, anche se in compenso lo stile romantico vi imprime un carattere più libero, contraddistinto da uno spirito poetico e sentimentale che, in parte, supera e nasconde le incertezze compositive (Carl Maria von Weber). Anche i più grandi compositori dell'epoca si rifugiano in pezzi di più limitata portata, per cui personaggi come Felix Mendelssohn, Fryderyk Chopin, Robert Schumann, Franz Liszt, che in campo musicale hanno lasciato una vasta produzione, nell'ambito del concerto per pianoforte e orchestra si limitano a produrne solo pochi esemplari, che apportano piccole ma significative modifiche al tipo. In queste nuove composizioni, infatti, viene privilegiato lo strumento solista, in rapporto all'orchestra, che si sottomette quindi alle sonorità cristalline del pianoforte.

Inoltre si fa avanti l'uso della concatenazione dei movimenti, avvicinandosi al tipo del concerto in unico movimento. Si comincia a perdere l'uso della canonica divisione nei tre movimenti, nonché del succedersi rigoroso di temi, esposizione, riesposizione, ecc. In Chopin l'esaltazione del solista è massima: il compositore polacco infatti fa un minore uso delle sonorità orchestrali che invece erano predominanti in Beethoven. Con Liszt, invece, la rottura con gli schemi del passato è più netta: nei suoi due concerti abbraccia nuovi ideali, attraverso una maggiore libertà nella forma, non solo con il frequente ricorso a ritorni tematici, ma con abili collegamenti tra i movimenti, che portano a parlare di concerto in un tempo solo.

L'Ottocento è anche il secolo dei concertisti, dei virtuosi del pianoforte: questo atteggiamento culturale dell'epoca si ripercuote anche sul concerto che diventa terreno fertile per evoluzioni musicali, a scapito di una forma più pura e più ricca dal punto di vista tematico, in favore di una mera ricerca esteriore.

L'epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il Concerto moderno si sviluppa a partire dalla forma ciclica già nota ai romantici, riprendendo però l'uso di quei procedimenti complessi che dagli stessi erano stati invece abbandonati. Lo stile moderno, inoltre, si mescola alle nuove esigenze nazionalistiche, che si rispecchiano in musica nell'uso di arie e motivi popolari, perdendo quel carattere di universalità che contraddistingueva il periodo classico, in favore di una maggiore interpretazione personale delle forme musicali. Accanto al concerto, infatti, vengono sviluppate altre forme musicali per strumento solista ed orchestra (variazioni sinfoniche, poemi sinfonici di Franck), con una differente architettura musicale, che estende all'organico concertistico forme originariamente destinate alla sola orchestra o al singolo strumento.

In bilico tra innovazione e tradizione, si colloca invece Johannes Brahms, che concilia il rispetto per le forme con l'uso di trasformazioni cicliche e frequenti cambiamenti tematici (basati su vere e proprie "metamorfosi del tema", più che su ricorrenti richiami). Brahms inoltre abbandona il virtuosismo romantico del solista, in favore di una concezione più sinfonica dello strumento, non più contrapposto all'orchestra, ma ad essa concatenato armonicamente, quasi riprendendo lo spirito che aveva contraddistinto il concerto grosso. A tal proposito è celebre il Concerto per violino, violoncello e orchestra, che segna una svolta nell'evoluzione stilistica del concerto, in anticipo rispetto alle evoluzioni della musica contemporanea.

Sotto la diretta influenza di Brahms, Giovanni Sgambati e Giuseppe Martucci elaborano un notevole rinnovamento pianistico in ambito italiano. Entrambi autori di un solo concerto per pianoforte e orchestra, sviluppano le loro opere secondo i dettami tradizionali, affrontati però con maggiore libertà rispetto ai loro contemporanei. Si svolgono infatti secondo i classici tre tempi, e, come in Brahms, l'intreccio tra il solista e l'orchestra è tale da raggiungere in alcuni punti una forte omogeneità.

Sono anche da ricordare: Camille Saint-Saëns, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Edvard Grieg, nei lavori dei quali si possono notare tendenze diverse, frutto di costante ricerca di nuovi mezzi di espressione.

Il concerto nella prima parte del '900[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione contemporanea del concerto è strettamente collegata alle migliorie apportate nell'Ottocento dalle cosiddette scuole nazionali, sviluppatesi accanto alla corrente più romantica, derivata dai grandi compositori tedeschi.

Per quanto riguarda la scuola italiana, il suo più importante esponente è Ferruccio Busoni: in un periodo in cui tutte le forze musicali erano destinate al melodramma, Busoni riprende l'interesse che Sgambati e Martucci avevano verso il sinfonismo tedesco.

Importante è stato anche il contributo di Sergej Vasil'evič Rachmaninov, il cui successo, nell'ambito del concerto per pianoforte e orchestra è strettamente legato al notevole riscontro di pubblico delle sue opere, realizzato attraverso l'uso di una linea melodica semplice e immediata e di un pianismo d'effetto. Generalmente costituiti da vari episodi, i concerti di Rachmaninoff sono concepiti per l'esaltazione dello strumento solista, e dal punto di vista compositivo non offrono particolarità di rilievo.

Maurice Ravel, invece, nei suoi due concerti, da un lato ritorna allo stile mozartiano, dall'altro sperimenta nuove forme (Concerto per pianoforte per la mano sinistra), con echi di jazz e l'uso di un tempo solo.

Da ricordare anche: Ottorino Respighi con il suo Concerto in modo misolidio, Alfredo Casella, Manuel de Falla, Béla Bartók, Gian Francesco Malipiero, Sergej Sergeevič Prokof'ev, Igor' Fëdorovič Stravinskij, Francis Poulenc, Paul Hindemith, autori tutti di concerti per pianoforte e orchestra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paul Gümmer: Concerto Grosso in Musik in Geschichte und Gegenwart

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