Secondo concilio di Efeso

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Testa dell'imperatore Teodosio II, V secolo, Museo del Louvre, Parigi. Teodosio II, sostenitore di Eutiche, fu il promotore della convocazione del Secondo concilio di Efeso.

Il Secondo concilio di Efeso, noto tra i teologi cattolici e ortodossi come il latrocinium Ephesi o brigantaggio di Efeso, è stato un concilio ecclesiastico cristologico convocato dall'imperatore romano d'Oriente Teodosio II nel 449, sotto la presidenza del vescovo Dioscoro I di Alessandria.[1][2] A seguito dei contrasti nati durante questo concilio e dei risultati del successivo concilio di Calcedonia, le Chiese cristiane si dividono in «calcedoniane» (che accettano il concilio di Calcedonia e rigettano il Secondo concilio di Efeso) e «pre-calcedoniane» (che accettano il Secondo concilio di Efeso e rigettano il concilio di Calcedonia).

L'argomento sottoposto dall'Imperatore al concilio era se il patriarca Flaviano di Costantinopoli avesse avuto o meno ragione a scomunicare, durante il precedente concilio di Costantinopoli, l'archimandrita Eutiche per essersi rifiutato di riconoscere le due nature di Cristo. Il concilio affermò la dottrina dell'unione ipostatica e ribadì la dottrina che Gesù Cristo fosse completamente sia uomo sia dio; decretò inoltre che in Cristo esiste una natura unica (miaphysis), quella di un umano divino; infine, annullò la scomunica di Eutiche e depose Flaviano.[1]

I risultati del concilio furono però ferocemente contestati da diversi vescovi d'Occidente e Oriente, che lamentarono diverse infrazioni alla prassi conciliare e alla legalità canonica, oltre che alla condizione eretica delle posizioni conciliari; tale concilio, che nelle intenzioni di Teodosio doveva essere ecumenico, non fu pertanto riconosciuto come tale, e fu ufficialmente ripudiato nel successivo concilio ecumenico, quello di Calcedonia del 451.[1] In tale concilio fu decretato che in Cristo esistono due nature, «una natura [physis] divina e una natura umana, unite in una sola persona [ipostasi], senza divisione o confusione».[1][2][3] Il concilio di Calcedonia originò quello che è noto come Scisma monofisita,[1][2] che divide coloro che accettarono come valido il Secondo concilio di Efeso e quelli che riconobbero le decisioni del concilio di Calcedonia: molti imperatori bizantini avrebbero passato diversi secoli nel tentativo di riconciliare i partiti opposti,[1][3] dando origine nel frattempo a molti altri scismi e insegnamenti successivamente condannati come eretici, come il monoenergismo e il monotelismo, che furono concepiti come tentativi di compromesso tra le posizioni calcedoniane e non-calcedoniane (si vedano anche l'Henotikon e i Tre capitoli - quest'ultimo a sua volta origine dello scisma tricapitolino, durato più di un secolo).[1][3]

Le Chiese contemporanee che non accettano i decreti calcedoniani né i successivi concili ecumenici sono variamente chiamate monofisite[1] (sebbene questo termine sia corretto solo per descrivere una piccola minoranza, viene non di meno usato in senso peggiorativo anche per altre), miafisite,[1] o «pre-calcedoniane»;[4] esse includono l'Ortodossia orientale delle Chiese orientali antiche, una comunione di otto Chiese autocefale (la Chiesa copta ortodossa, la Chiesa ortodossa etiopica, la Chiesa ortodossa eritrea, la Chiesa ortodossa siriaca e la Chiesa apostolica armena), tra cui è riconosciuto come più autorevole il Papa di Alessandria, capo della Chiesa ortodossa copta.[4] Coloro che accettarono gli insegnamenti di Calcedonia pur risiedendo in aree dominate dall'Ortodossia orientale furono chiamati dai pre-calcedoniani «melchiti», o «uomini del Re», in quanto gli imperatori erano solitamente calcedoniani.[1] La Chiesa cattolica greco-melchita discende storicamente da queste popolazioni. Anche la Chiesa greco-ortodossa di Antiochia sostiene di discendere dai melchiti, sebbene non usi più questo termine nei suoi titoli da quando il patriarca Cirillo VI Tanas entrò in comunione con Roma. Poco dopo il Secondo concilio di Efeso, il partito diofisita nominò un proprio Papa di Alessandria in opposizione al copto-ortodosso Dioscoro I; nei secoli successivi, vari Papi si schierarono da una parte o dall'altra, sebbene alcuni accettassero l'Henotikon; infine, furono stabiliti due papati separati, ciascuno dei quali rivendica l'unica legittimità.[1][2]

Il concilio di Costantinopoli del 448[modifica | modifica wikitesto]

Eutiche era archimandrita di un monastero nei pressi di Costantinopoli, amico dei vescovi Cirillo e Dioscoro di Alessandria e protetto dell'imperatore Teodosio II e del suo potente ministro Crisafio; era anche un nemico feroce del nestorianesimo, e in opposizione a esso sosteneva che in Cristo vi era una sola natura e una sola persona. L'8 novembre del 448, Eutiche fu denunciato come eretico da Eusebio di Dorileo davanti al concilio di Costantinopoli; inizialmente Eutiche si rifiutò di difendersi, ma quando cambiò idea, il 22 novembre, il verdetto era stato già deciso, e il patriarca di Costantinopoli Flaviano lo depose per averlo trovato seguace di Valentino e Apollinare.[5]

Eutiche scrisse a Leone I e ad altri vescovi, ottenne l'appoggio di Crisafio e infine riuscì a convincere Teodosio a convocare un altro sinodo, a Efeso, nell'agosto del 449.[5]

Svolgimento del concilio[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio fu posto sotto la presidenza di Dioscoro[6][7], perché giudicasse la diatriba tra Eutiche e Flaviano. Apertosi il 1º agosto[7] (ma poi traslato l'8 agosto[8]) nella chiesa della Theotokos[6] davanti a 130 vescovi[8], il concilio fu in realtà una farsa, giacché Dioscoro, intrigante e ambizioso politicamente[9], si era conquistato le simpatie di Crisafio e dell'imperatore Teodosio e, per fare pressione sulle decisioni conciliari, si portò da Alessandria i parabalani[6], delle specie di guardie del corpo fanatiche del patriarca. Coalizzatisi con i soldati imperiali[7], i parabalani e Dioscoro imposero ai padri di redigere la professione di fede monofisita, impedendo ai legati papali (il diacono romano Ilario e il vescovo di Pozzuoli Giulio[7]) di leggere la lettera di papa Leone I indirizzata a Flaviano (il cosiddetto Tomus ad Flavianum)[10]. Conclusosi così nel giro di pochissimo tempo, il concilio si concluse con l'accettazione della dottrina monofisita e con la deposizione di Flaviano (che morirà dopo poco in esilio per le percosse ricevute[11]).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Calcedonia.

Quando ad Efeso risultarono dominanti le posizioni monofisite, il papa dichiarò, in un sinodo romano del 20 settembre 449[8], nullo il concilio, definendolo un latrocinium in una lettera inviata alla sorella dell'imperatore Teodosio, Pulcheria[12]. Teodosio II, però, lo ritenne valido e fece accogliere i suoi atti, che furono quindi inclusi nel Codice teodosiano. Il 13 ottobre[13] Leone ritornò alla carica, ma Teodosio non s'interesso affatto di ritrattare le decisioni prese ad Efeso. La situazione cambiò, quando nel 450 Teodosio morì per un incidente a cavallo. La sorella di lui, Pulcheria, si sposò con un senatore dalla provata fede nicena, Marciano, i quali, accogliendo la sollecitazione di papa Leone, convocarono un Concilio a Calcedonia per il 451, durante il quale fu ripristinata l'antica fede e i promotori del Latrocinium furono duramente condannati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Leo Donald Davis, SJ, The First Seven Ecumenical Councils (325-787): Their History and Theology (Theology and Life Series 21), Collegeville, MN, Michael Glazier/Liturgical Press, 1990, p. 342, ISBN 978-0-8146-5616-7.
  2. ^ a b c d Joseph F Kelly, The Ecumenical Councils of the Catholic Church: A History, Collegeville, MN, Michael Glazier/Liturgical Press, 2009, p. 226, ISBN 978-0-8146-5376-0.
  3. ^ a b c Jaroslav Pelikan, The Christian Tradition: A History of the Development of Doctrine, Vol. 1: The Emergence of the Catholic Tradition (100-600), Chicago, IL, University of Chicago Press, 1975, p. 442, ISBN 978-0-226-65371-6.
  4. ^ a b John Anthony McGuckin (a cura di), The Encyclopedia of Eastern Orthodox Christianity, Wiley-Blackwell, 2011, p. 872.
  5. ^ a b Battista Mondin, Dizionario dei teologi, p. 233. URL consultato il 25/03/2015.
  6. ^ a b c C.Andresen - G.Denzler, Dizionario storico del Cristianesimo, p. 621.
  7. ^ a b c d Alfonso Maria de Liguori, santo, Storia delle eresie su Intra Text. URL consultato il 25/03/2015.
  8. ^ a b c Antonio Olmi, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996), p. 95. URL consultato il 26/03/2015.
  9. ^ G.Mura (a cura di), La teologia dei Padri, V, p. 131. URL consultato il 25/03/2015.
  10. ^ H.Jedin, Breve storia dei Concili Ecumenici, p. 38.
  11. ^ E.Schwartz, Acta Oecomenicorum Conciliorum, II,4,9.
  12. ^ Questo Concilio di Efeso, non riconosciuto tra i concili ecumenici, è indicato spesso anche con l'appellativo di Latrocinio di Efeso, definizione coniata da papa Leone in una lettera inviata all'augusta Pulcheria (Ep.44, in Patrologiae cursus completus, Accurante J.-P. Migne, Series Latina, Paris 1841-1864, 54, p. 943).
  13. ^ H.Jedin, Breve storia dei Concili, p. 38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andresen, Carl - Denzler, Georg, Dizionario storico del Cristianesimo, ed.italiana Edizioni Paoline, Cinisello Baslamo 1998.
  • Jedin, Hubert, Breve storia dei Concili, ed.italiana Morcelliana, Brescia 1989.
  • Patrologiae cursus completus, Accurante J.-P. Migne, Series Latina, Paris 1841-1864, 54.
  • Mura, G. (ed.italiana a cura di), La teologia dei Padri, Vol.V, Città Nuova, Roma 1987.
  • Olmi, Antonio, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2003.
  • Schwartz, E., Acta Oecomenicorum Conciliorum, E.Schartz - J.Strauss, Berlino 1914.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]