Secondo concilio di Efeso

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Il secondo concilio di Efeso, noto tra i teologi cattolici e ortodossi come brigantaggio di Efeso (in latino latrocinium Ephesi), è stato un concilio tenutosi ad Efeso, convocato da Teodosio II e presieduto, nell'agosto 449, da Dioscoro, vescovo di Alessandria.

Il Concilio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eutiche, Monofisismo e Flaviano di Costantinopoli.
Testa dell'imperatore Teodosio II, V secolo, Museo del Louvre, Parigi. Teodosio, sostenitore di Eutiche, fu il promotore della convocazione del Latrocinium Ephesi.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Il sinodo di Costantinopoli (448)[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla posizione d'influenza che il vecchio archimandrita Eutiche aveva acquisito presso la corte imperiale di Costantinopoli, dominata all'epoca dall'eunuco Crisafio, uomo di fiducia del debole imperatore Teodosio II (408-450), il monaco di fede monofisita poté controbattere alle tesi del niceno patriarca di Costantinopoli Flaviano (446-449), in occasione di un sinodo tenutosi a Costantinopoli l'8 settembre del 448[1]. Tale sinodo si mostrò favorevole a Flaviano, fatto che spinse Eutiche a far pressioni sul patriarca di Alessandria Dioscoro[2] perché Teodosio convocasse un Concilio ad Efeso per l'anno successivo.

Svolgimento del Concilio[modifica | modifica wikitesto]

Gli intrighi di Dioscoro[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio fu posto sotto la presidenza di Dioscoro[3][4], perché giudicasse la diatriba tra Eutiche e Flaviano. Apertosi il 1º agosto[4] (ma poi traslato l'8 agosto[5]) nella chiesa della Theotokos[3] davanti a 130 vescovi[5], il concilio fu in realtà una farsa, giacché Dioscoro, intrigante e ambizioso politicamente[6], si era conquistato le simpatie di Crisafio e dell'imperatore Teodosio e, per fare pressione sulle decisioni conciliari, si portò da Alessandria i parabalani[3], delle specie di guardie del corpo fanatiche del patriarca. Coalizzatisi con i soldati imperiali[4], i parabalani e Dioscoro imposero ai padri di redigere la professione di fede monofisita, impedendo ai legati papali (il diacono romano Ilario e il vescovo di Pozzuoli Giulio[4]) di leggere la lettera di papa Leone Magno indirizzata a Flaviano (il cosiddetto Tomus ad Flavianum)[7]. Conclusosi così nel giro di pochissimo tempo, il concilio si concluse con l'accettazione della dottrina monofisita e con la deposizione di Flaviano (che morirà dopo poco in esilio per le percosse ricevute[8]).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Calcedonia.

Quando ad Efeso risultarono dominanti le posizioni monofisite, il papa dichiarò, in un sinodo romano del 20 settembre 449[5], nullo il concilio, definendolo un latrocinium in una lettera inviata alla sorella dell'imperatore Teodosio, Pulcheria[9]. Teodosio II, però, lo ritenne valido e fece accogliere i suoi atti, che furono quindi inclusi nel Codice teodosiano. Il 13 ottobre[10] Leone ritornò alla carica, ma Teodosio non s'interesso affatto di ritrattare le decisioni prese ad Efeso. La situazione cambiò, quando nel 450 Teodosio morì per un incidente a cavallo. La sorella di lui, Pulcheria, si sposò con un senatore dalla provata fede nicena, Marciano, i quali, accogliendo la sollecitazione di papa Leone, convocarono un Concilio a Calcedonia per il 451, durante il quale fu ripristinata l'antica fede e i promotori del Latrocinium furono duramente condannati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Battista Mondin, Dizionario dei teologi, p. 233. URL consultato il 25/03/2015.
  2. ^ H.Jedin, Breve storia dei Concili, p. 37.
  3. ^ a b c C.Andresen - G.Denzler, Dizionario storico del Cristianesimo, p. 621.
  4. ^ a b c d Alfonso Maria de Liguori, santo, Storia delle eresie su Intra Text. URL consultato il 25/03/2015.
  5. ^ a b c Antonio Olmi, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996), p. 95. URL consultato il 26/03/2015.
  6. ^ G.Mura (a cura di), La teologia dei Padri, V, p. 131. URL consultato il 25/03/2015.
  7. ^ H.Jedin, Breve storia dei Concili Ecumenici, p. 38.
  8. ^ E.Schwartz, Acta Oecomenicorum Conciliorum, II,4,9.
  9. ^ Questo Concilio di Efeso, non riconosciuto tra i Concili Ecumenici, è indicato spesso anche con l'appellativo di Latrocinio di Efeso, definizione coniata da Papa Leone in una lettera inviata all'augusta Pulcheria (Ep.44, in Patrologiae cursus completus, Accurante J.-P. Migne, Series Latina, Paris 1841-1864, 54, p. 943).
  10. ^ H.Jedin, Breve storia dei Concili, p. 38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andresen, Carl - Denzler, Georg, Dizionario storico del Cristianesimo, ed.italiana Edizioni Paoline, Cinisello Baslamo 1998.
  • Jedin, Hubert, Breve storia dei Concili, ed.italiana Morcelliana, Brescia 1989.
  • Patrologiae cursus completus, Accurante J.-P. Migne, Series Latina, Paris 1841-1864, 54.
  • Mura, G. (ed.italiana a cura di), La teologia dei Padri, Vol.V, Città Nuova, Roma 1987.
  • Olmi, Antonio, Il consenso cristologico tra le chiese calcedonesi e non calcedonesi (1964-1996), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2003.
  • Schwartz, E., Acta Oecomenicorum Conciliorum, E.Schartz - J.Strauss, Berlino 1914.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]