Arcidiocesi di Sardi

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Sardi
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Sardiana
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Sardi
Mappa dell'Impero dei Lidi
Arcivescovo titolare vacante dal 24 maggio 1976
Istituita XVIII secolo
Stato Turchia
Regione Lidia
Diocesi soppressa di Sardi
Eretta I secolo
Soppressa  ?
Dati dall'annuario pontificio
Lista delle sedi titolari della Chiesa cattolica
Eugenio Pacelli (futuro Pio XII) venne nominato arcivescovo titolare di Sardi da Benedetto XV

L'arcidiocesi di Sardi (in latino: Archidioecesis Sardiana) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la riorganizzazione della regione da parte di Diocleziano nel 295, Sardi divenne la capitale del distretto della Lidia, sede del governatore locale e dell'arcivescovo metropolitano.[1]

C'è solo una nota epigrafica riferita chiaramente alla sede di Sardi che sia oggi in nostro possesso, ed essa risale al V-VI secolo.[2] Uno scavo archeologico del 1959 ha rivelato in questa area molti manufatti ecclesiastici e persino un trono che avrebbe avuto il valore di cattedra episcopale per il vescovo locale.[3] La prima indagine sistematica sulle rovine di Sardi venne però compiuta già a partire dal 1910, grazie ad una spedizione organizzata dall'università di Princeton.[4]

Secondo il Menologion, Clemente, discepolo di san Paolo nonché uno dei Settanta (Filippesi 4,3), venne nominato primo vescovo di Sardi. Altri personaggi notabili furono ascritti a questa sede come san Melitone, contemporaneo di Marco Aurelio, nel II secolo.[5]

Sardi era una delle Sette Chiese menzionate nel libro dell'Apocalisse (3,1-6), governata da un arcivescovo metropolita sin dalla metà del I secolo[6].

Nei diversi cataloghi ufficiali (Notitiae Episcopatuum) del patriarcato di Costantinopoli, il numero delle diocesi suffreganee della metropolia di Sardi oscilla da 21 a 27, tra cui: Filadelfia, Tripoli, Aureliopoli, Gordo, Tralle, Sala, Silando, Meonia, Apollonide, Ircanide, Mostene, Acrasso, Apollomoshieron, Attalea, Bagi, Blaundo, Mesotimolo, Gerocesarea, Daldis, Cerasa, Stratonicea, Satala, Ermocapelia e Thyatira.

Il concilio di Rimini depose il vescovo Ortasio di Sardi nel 359 dal momento che egli era stato ordinato senza l'approvazione dei vescovi della Lidia.[7]

Gli arabi attaccarono Sardi nel 716, ma la città riuscì a rimanere parte dell'Impero Bizantino sino alla battaglia di Manzicerta nel 1071. Eutimio, vescovo di Sardi, venne martirizzato nell'824 come iconoclasta.[8]

Nel 1118, il generale bizantino Filocale riprese il controllo di Sardi dal sultanato selgiuchide di Rum. Andronico, vescovo ortodosso di Sardi, nel 1283, tentò di riunificare le due chiese dopo lo scisma. La sede scomparve nel XIV secolo.

Oggi Sardi sopravvive come sede arcivescovile titolare; la sede è vacante dal 24 maggio 1976.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

  • Anonimo † (l'angelo dell'Apocalisse - I secolo)
  • Clemente †
  • San Melitone † (II secolo)
  • Artemidoro † (menzionato nel 325)
  • Leonzio † (menzionato nel 359)
  • Ortasio † (360 - 366)
  • Meonio † (menzionato nel 431)
  • Fiorentino † (prima del 447/448 - dopo il 451)
  • Euterio (Eterio) † (tra il 457 e il 474)
  • Giuliano † (menzionato nel 553)
  • Marino † (menzionato nel 680)
  • Sant'Eutimio † (circa 787 - dicembre 824 deceduto)
  • Giovanni † (824 - ?)
  • Pietro I † (dicembre 858 - febbraio 869)
  • Teofilatto † (menzionato nell'879)
  • Pietro II † (tra l'872 e l'882)
  • Giovanni II † (fine IX secolo)
  • Pietro III † (tra il 907 e il 925)
  • Antonio † (tra il 912 e il 925)
  • Leone † (tra il 996 e il 998)

Cronotassi degli arcivescovi titolari[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christian Churches of God. "The Pillars of Philadelphia." No. 283.
  2. ^ W.H. Buckler and David M. Robinson (eds.). 1932. Sardis, Vol. VII, Part 1, Greek and Latin Inscriptions. Publications of the American Society for the Excavation of Sardis. p. 190.
  3. ^ The New York Times. 1859, October 26. "Landslide yields Lydian artifacts." p. 3.
  4. ^ Altri scavi del 1912 portarono alla luce una piccola cappella contenente alcune monete databili al V secolo e un altare cristiano di epoca precedente edificato sul lato est di un precedente altare pagano dedicato alla dea Artemide.
  5. ^ Philip Schaff. 1890. NPNF2-01. Eusebius Pamphilius: Church History, Life of Constantine, Oration in Praise of Constantine. New York: Christian Literature Publishing Co.
  6. ^ Otto F. A. Meinardus. 1974. "The Christian Remains of the Seven Churches of the Apocalypse." The Biblical Acheaologist. Vol. 37, No. 3. p. 78–80.
  7. ^ Sozomen et al., Edward Walford (trans.), 1855. The Ecclesiastical History of Sozomen: Comprising a History of the Church from A.D. 324 to A.D. 440. Henry G. Bohn. p. 191.
  8. ^ "Iconoclasm" in the 1913 Catholic Encyclopedia.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

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