Mitra (copricapo)

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Papa Giovanni Paolo II indossa la mitra durante una celebrazione in Brasile nel viaggio apostolico del 5 ottobre 1997

La mitra (mitria è una deformazione popolare[1]) è un paramento liturgico: è il copricapo usato dai vescovi nella Chiesa cattolica e in alcune altre confessioni cristiane durante le celebrazioni liturgiche.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Mitra latina medievale. È possibile notare le due infule scendere dal bordo inferiore

Compare in occidente attorno al X secolo, ed ha forma di un cono. Nell'arco di due secoli diviene di uso comune da parte dei vescovi, ed assunse la forma attuale. Nei secoli divennero copricapi di stoffe preziose e cariche di oro e pietre. Tra le più curiose quella conservata nel Duomo di Salisburgo con tali elementi preziosi da farla pesare circa 2,5 kg, e quella conservata nel tesoro del Duomo di Milano fatta con penne di colibrì.

Nel Rito latino è oggi formata da due pezzi di stoffa rigida di forma approssimativamente pentagonale, uniti parzialmente nella parte laterale in modo tale che le due punte superiori siano libere e che nella parte inferiore si formi lo spazio per poterla indossare. La mitra presenta anche due nastri di tela nella parte posteriore, detti infule o vitte, che scendono sino alle spalle. La mitra di Rito orientale (cattolico e ortodosso) ha, invece, forma di corona e non presenta infule.

Il Patriarca Melkita Gregorio III durante una Divina Liturgia con indosso una mitra orientale.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Per le sue azioni il vescovo porta tre tipi di mitra: quella ornata (es. durante le processioni). quella preziosa (es. durante un'ordinazione) e quella bianca.

Cardinali e vescovi radunati in piazza San Pietro durante l'apertura del Concilio Vaticano II indossano la mitra bianca

Quest'ultima (la mitra bianca) viene usata in segno di lutto (es. durante i funerali) oppure quando il vescovo non sta presiedendo la celebrazione, ma solo concelebrando accanto al celebrante principale. Ad esempio, le migliaia di vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II avevano tutti la mitra bianca, eccetto il papa o il solo celebrante principale.

Durante la messa la mitra viene indossata solo in determinati momenti:

  • processione d'ingresso;
  • proclamazione delle letture, escluso il Vangelo;
  • omelia;
  • eventuale amministrazione di sacramento o sacramentale (Cresima, benedizione degli Olii, Ordinazioni ecc.);
  • benedizione finale;
  • processione di congedo.
Stemma di Papa Benedetto XVI, sormontato dalla mitra

La mitra è concessa anche agli abati (che non sono vescovi). Il primo a concedere l'uso della mitra agli abati fu papa Urbano II nel III concilio di Melfi del 1089, per la supplica di san Pietro Pappacarbone, abate della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.[2]

In passato è stata concessa anche a presbiteri titolari di chiese particolarmente importanti o ai prevosti (prevosti mitrati), ai canonici dei capitoli di alcune cattedrali e persino alle badesse dei conventi femminili e a singoli laici meritevoli.

Da Paolo VI in poi la mitra è il copricapo più solenne della Chiesa cattolica dopo l'abolizione de facto della tiara (o triregno). Da Benedetto XVI il triregno è stato abolito anche nell'araldica pontificia e sostituito con una mitra che reca tre fasce dorate orizzontali a ricordo delle tre corone della tiara.

Durante l'ordinazione di un vescovo, la mitra viene imposta al neo-ordinato con queste parole: «Accipe mitram, et clarescat in te splendor sanctitatis, ut, cum apparuerit princeps pastorum, immarcescibilem gloriæ coronam percipere merearis».[3]

Prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, la formula d'imposizione della mitra al neovescovo era Impónimus, Dómine, cápiti hujus antístitis et agonistæ tui gáleam munitiónis et salútis, quátenus decoráta fácie, et armáto cápite, córnibus utriúsque Testaménti terríbilis appáreat adversáriis veritátis; et, te ei largiénte grátiam, impugnátor eórum robústus exsístat, qui Móysi fámuli tui fáciem ex tui sermónis consórtio decorátam, lucidíssimis tuæ claritátis ac veritátis córnibus insigniisti: et cápiti Aaron Pontíficis tui tiáram impóni jussísti. Per Christum Dóminum nostrum.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. il dizionario dell'Enciclopedia Treccani, che la segnala come forma pop[olare].
  2. ^ Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1848, pp. 331
  3. ^
    « Ricevi la mitra e risplenda in te il fulgore della santità,perché, quando apparirà il Principe dei pastori,tu possa meritare la incorruttibile corona di gloria. »
    Pontificale Romano, Ordinazione di un vescovo.
  4. ^ Pontificale Romanum Summorum Pontificum Jussu Editum a Benedicto XIV et Leone XIII recognitum castigatum

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dieter Philippi, Sammlung Philippi - Kopfbedeckungen in Glaube, Religion und Spiritualität,, St. Benno Verlag, Leipzig, 2009, ISBN 978-3-7462-2800-6.

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