Martiri coreani

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Santi martiri coreani
Morte tra il 1839 e il 1867
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione Seul, 6 maggio 1984
papa Giovanni Paolo II
Ricorrenza 20 settembre
Patrono di Corea

I martiri coreani sono 103 religiosi e laici cattolici martirizzati in Corea tra il 1839 e il 1867.

Del gruppo fanno parte sant'Andrea Kim Taegon, primo presbitero coreano, e san Paolo Chong Hasang, catechista, oltre a tre vescovi e otto sacerdoti missionari, membri della Società per le Missioni Estere di Parigi.

Furono canonizzati da papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984 a Seul. La memoria liturgica è il 20 settembre.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa cattolica coreana, fondata nel XVII secolo da alcuni laici, subì le prime persecuzioni alla fine del XVIII secolo.

Dopo l'editto emanato da re Sunjo nel 1802 e le stragi di cristiani che ne seguirono, questi ultimi, rimasti senza guide spirituali, chiesero al papa di avere nuovi sacerdoti; solo nel 1837 però furono inviati il vescovo Lorenzo Imbert e i presbiteri Pietro Maubant e Giacomo Chastan, appartenenti alla Società per le Missioni Estere di Parigi, ma furono martirizzati due anni dopo.

In seguito Andrea Kim Taegon ottenne l'ingresso nel paese di un vescovo e di un sacerdote, e da quel momento la presenza di religiosi cattolici divenne stabile nonostante le persecuzioni, che infuriarono fino al 1866 provocando la morte di più di diecimila martiri[1], 103 dei quali furono beatificati nel 1925 e nel 1968, e successivamente canonizzati nel 1984. Nel 1882 il governo concesse la libertà religiosa.

I nomi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Santi Martiri Coreani

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]