Chiesa cattolica in Corea

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Chiesa cattolica in Corea
Emblem of the Holy See usual.svg
Anno 2013[1]
Cattolici 5 milioni
Popolazione 50 milioni
Parrocchie 1.673
Presbiteri 4.261
Seminaristi 1.489
Diaconi permanenti 10
Religiosi 1.171
Religiose 9.016
Presidente della
Conferenza Episcopale
Peter Kang Uil
Nunzio apostolico Osvaldo Padilla
Codice KR
Mappa delle diocesi cattoliche della Corea.

La Corea è considerata dalla Chiesa cattolica come un unico paese. Di fatto esiste una gerarchia ecclesiastica soltanto nella Corea del Sud mentre nel Nord non è riconosciuta la libertà di culto per i cattolici se non tramite l'Associazione dei cattolici nordcoreani costituita dal governo sull'esempio dell'Associazione patriottica cattolica cinese e, come questa, non riconosciuta dalla Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia della Chiesa cattolica in Corea è relativamente recente e ha un inizio singolare: alla fine del XVIII secolo, alcuni eruditi entrarono in contatto con i testi biblici in cinese portati nel loro paese da alcuni missionari occidentali ed iniziarono a studiare autonomamente la dottrina cattolica.

Nel 1784 uno di loro, Lee Seung Hun, fu inviato a Pechino per essere battezzato dai missionari cattolici; tornato in patria battezzò gli altri membri del suo gruppo, dando vita così alla Chiesa coreana senza alcun apporto esterno.
Nell'Ottocento la neonata Chiesa fu colpita dalle persecuzioni. Nel 1866 i cristiani coreani subirono il martirio più doloroso della loro storia: più di diecimila fedeli furono massacrati, la metà di tutti quelli esistenti nel Paese[2].

La libertà di professare il cattolicesimo fu raggiunta nel 1886, a seguito di un trattato tra Corea e Francia. Le persecuzioni però non terminarono: nel maggio del 1901 venne compiuto un altro massacro di 700 cristiani.
Nel 1910 l'invasione giapponese portò nuove limitazioni alla professione della fede cristiana.

Alla fine della Seconda guerra mondiale il paese fu diviso in due stati dalle due superpotenze. Le entità statali scesero in guerra tra loro.

Al Nord

Alla metà del secolo il 30% degli abitanti della capitale Pyongyang professava la fede cattolica, contro l'1% del resto del Paese[3]. Durante la Guerra di Corea (1950-1953) le truppe comuniste diedero la caccia a missionari, religiosi stranieri e cristiani coreani, inseguendoli persino nel Sud. Lo scopo del regime nordcoreano era distruggere ogni presenza cristiana[4]. Al nord vennero distrutti tutti i monasteri e le chiese; i monaci e i sacerdoti furono arrestati e condannati a morte.

All'inizio della guerra fu arrestato anche il primo delegato apostolico in Corea, il vescovo Patrick James Byrne: pur essendo cittadino statunitense, fu condannato a morte, ma la sentenza non venne eseguita. Fu deportato in un campo di concentramento, dove morì qualche mese dopo tra stenti e privazioni.

Di cosa successe ai cristiani negli anni seguenti non si hanno più notizie perché il regime coreano è tra i più chiusi verso l'esterno. Ancora non si conosce la sorte dei 166 sacerdoti e religiosi presenti nel Nord alla fine della guerra.

Oggi la Chiesa del nord rimane senza clero e senza culto. Secondo i dati ufficiali, i cattolici nordcoreani sono circa 4.000, oltre a circa 12.000 protestanti. I dati però si riferiscono all'Associazione dei cattolici nordcoreani, controllata dal governo. Le chiese autorizzate sono solamente tre in tutto il Paese, concentrate nella capitale Pyongyang: due sono protestanti (le chiese di Bongsu e di Chilgol) e una cattolica (la chiesa di Changchung, per molti una "vetrina" a uso del regime)[5]. Ad oggi l'annuario pontificio continua ad indicare come vescovo di Pyongyang, monsignor Francis Hong Yong-ho, che avrebbe ormai superato il secolo di vita, ma del quale non si hanno più notizie.

La comunità cristiana è sottoposta ad una dura repressione da parte delle autorità. Un cristiano è doppiamente malvisto: accusato di slealtà verso il regime e sospettato di rapporti con la Cina. Secondo il rapporto 2010 dell'organizzazione non governativa "Porte Aperte" (Open Doors International), almeno ottomila cristiani sono attualmente in catene nei sei campi di lavoro conosciuti[6].

La maggioranza dei fedeli è costretta ad esprimere la propria fede in segreto. Nel Paese comunista, essere "scoperti" mentre si partecipa ad una messa in un luogo non autorizzato può comportare pene detentive e, nei casi peggiori, la tortura e anche la pena capitale.
Anche il solo fatto di possedere una Bibbia è considerato un reato che può portare alla pena di morte. Il 16 giugno 2009 una cristiana di 33 anni, Ri Hyon-ok, è stata condannata a morte e giustiziata per aver "messo in circolazione delle Bibbie".

Al Sud

Nel Sud la Chiesa gode di libertà religiosa ed è governata da vescovi locali. Dal 1962, infatti, i vescovi europei hanno lasciato il posto a vescovi coreani. Alcune statistiche rivelano che nel 2012 85.000 coreani si sono convertiti al cattolicesimo.
Attualmente la Corea del Sud è il terzo paese asiatico per numero di cattolici, superato solo da Filippine e Vietnam.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa cattolica in Corea è divisa in 17 diocesi (suddivise in 3 province ecclesiastiche), un'abbazia territoriale e un'ordinariato militare.

Provincia ecclesiastica di Daegu[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale di Daegu

Provincia ecclesiastica di Kwangju[modifica | modifica sorgente]

Provincia ecclesiastica di Seul[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale dell'Immacolata Concezione (Myeongdong) a Seul

Immediatamente soggette alla Santa Sede[modifica | modifica sorgente]

Nunziatura apostolica[modifica | modifica sorgente]

La delegazione apostolica per la Corea è istituita il 7 aprile 1949 con il breve A Missionibus longissime di papa Pio XII.

La nunziatura apostolica di Corea è stata istituita il 5 settembre 1966 con il breve Haud multum di papa Paolo VI.

Delegati apostolici[modifica | modifica sorgente]

Nunzi apostolici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati statistici riferiti al 31 dicembre 2013, riportati dal sito della Santa Sede in occasione del viaggio di papa Francesco in Corea nel 2014. Le statistiche fanno riferimento alla sola Corea del Sud, essendo sconosciuta la situazione dei cattolici nella Corea del Nord.
  2. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 203.
  3. ^ Frédéric Dalban, Avvenire, 17 gennaio 2010.
  4. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 254.
  5. ^ Secondo Frédéric Dalban, nelle chiese aperte al culto vengono celebrate messe-farsa, con comparse che fingono di pregare. Avvenire, 17 gennaio 2010.
  6. ^ Francesca Paci, Dove muoiono i cristiani, Mondadori, 2011, pp. 114-15.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]