Chiesa cattolica nello Sri Lanka

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Chiesa cattolica in Sri Lanka
Emblem of the Holy See usual.svg
Anno 2009
Cattolici 1,5 milioni
Popolazione 20 milioni
Presidente della
Conferenza Episcopale
Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don
Nunzio apostolico Pierre Nguyên Van Tot
Codice LK

La Chiesa cattolica nello Sri Lanka è parte della Chiesa Cattolica universale, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede.

Situazione[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa locale è ben inserita nella società, sia tra la componente tamil che tra quella cingalese, maggioritaria, avendo posto radici in entrambi i popoli fin dal XVI secolo. I cattolici delle due etnie hanno rapporti pacifici tra loro.
Molti missionari e prelati sono stati coinvolti, loro malgrado, nella guerra civile che attanaglia il Paese. Alcuni sono stati uccisi nelle situazioni di conflitto. La guerra civile che insanguinato il paese per anni ha avuto pesanti conseguenze anche per la Chiesa cattolica: nella sola diocesi di Jaffna 110 chiese sono state abbandonate, come pure 15 case di religiosi[1]. Migliaia di cattolici tamil sono stati rinchiusi nelle carceri come combattenti o fiancheggiatori della guerriglia, senza che le accuse siano state loro formalizzate.

I cattolici sono circa 1.400.000, pari al 7% della popolazione. Il Paese è suddiviso in 11 diocesi, inclusa l'Arcidiocesi di Colombo, la capitale.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica è presente sul territorio con 1 sede metropolitana e 11 diocesi suffraganee:

Nunziatura apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 è stata istituita la Delegazione apostolica di Ceylon, rinominata in Delegazione apostolica dello Sri Lanka nel 1972.

La Nunziatura apostolica nello Sri Lanka fu eretta il 6 settembre 1975 con il breve apostolico Quantum pacis di papa Paolo VI.

Delegati apostolici[modifica | modifica wikitesto]

Nunzi apostolici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Vecchia, «Sri Lanka, la ricostruzione fantasma», Avvenire, 7 febbraio 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]