Chiesa cattolica in Giappone

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Chiesa cattolica in Giappone
Emblem of the Holy See usual.svg
20030702 2 July 2003 Tokyo Cathedorale 1 Tange Kenzou Sekiguchi Tokyo Japan.jpg
Anno 2005
Cattolici 500.000
Popolazione 120 milioni
Presidente della
Conferenza Episcopale
Peter Takeo Okada
Nunzio apostolico Joseph Chennoth
Codice JP

La Chiesa cattolica in Giappone è parte della Chiesa Cattolica universale, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede. Il Paese è diviso in 13 diocesi e 3 arcidiocesi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'evangelizzazione del Giappone ha una precisa data d'inizio: il 15 agosto 1549, giorno in cui lo spagnolo Francesco Saverio (Francisco Javier, fondatore insieme a Ignazio di Loyola dell'Ordine dei gesuiti) sbarcò nell'arcipelago provenendo dalla penisola di Malacca. La prima comunità cristiana venne fondata nell'isola di Kyushu, la più meridionale tra le quattro grandi isole che formano l'arcipelago. Ai gesuiti seguirono i frati francescani. Per i giapponesi, a quel tempo, tutti gli stranieri che giungevano da sud a bordo delle loro navi di colore scuro (kuro hune = nave nera), diverse dalle navi giapponesi realizzate in bambù, generalmente di colore più chiaro, erano definiti Nan Ban ("barbari del sud") poiché considerati persone rozze e poco colte, per il semplice fatto di non praticare le usanze e i costumi del paese.

Nel corso del XVI secolo la comunità cattolica crebbe fino a superare le 300.000 unità: per essi venne istituita nel 1588 la diocesi di Funay. La città costiera di Nagasaki ne era il centro principale. I gesuiti italiani, nella loro opera di evangelizzazione, seguivano le norme redatte da Alessandro Valignano (1539-1606), autore del fondamentale Cerimoniale per i missionari in Giappone. Nel 1582 i Gesuiti giapponesi organizzarono un viaggio in Europa per testimoniare l'apertura alla fede cristiana del popolo del Sol levante. Il viaggio si protrasse per otto anni. La delegazione, composta da quattro prelati, toccò in primo luogo Venezia, poi si recò a Lisbona e infine rientrò in Italia, dove concluse il suo viaggio a Roma. I gesuiti giapponesi furono ricevuti da papa Gregorio XIII e conobbero anche il successore, Sisto V. Nel 1590 ritornarono in patria[1].
Lo Shogunato Tokugawa, comprese ben presto che i gesuiti, attraverso l'opera evangelizzatrice stavano influendo sulla dinastia imperiale, di fatto esautorata e relegata in una funzione meramente simbolica, per cercare di estromettere lo shogunato e, quindi, interpretò i cristiani nel loro complesso e, i "Nan Ban" in generale, come una minaccia alla stabilità del suo potere.

Nel 1587, dato che l'opera dei gesuiti continuava (inizialmente non era messa in discussione la libertà religiosa, ma l'attività politica della compagnia di Gesù), lo shogun (capo politico e militare) Hideyoshi, "Maresciallo della Corona" a Nagasaki, emise un editto con il quale ingiunse ai missionari stranieri di lasciare il Paese. Tuttavia essi continuarono a operare in modo sotterraneo. Dieci anni dopo cominciarono le prime persecuzioni. Il 5 febbraio 1597 ventisei cristiani (6 francescani, 3 gesuiti e 17 giapponesi) furono crocifissi.
Nel 1614 lo shogun Tokugawa Ieyasu, dominus del Giappone, bandì con un altro editto il Cristianesimo e vietò ai cristiani giapponesi di praticare la loro religione. Il 14 maggio di quell'anno si tenne l'ultima processione lungo le strade di Nagasaki, che toccava sette delle undici chiese cittadine esistenti; tutte furono successivamente demolite.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta di Shimabara.

Negli anni seguenti i cristiani continuarono a professare la fede in modo sotterraneo. Iniziò l'epoca dei kakure kirishitan ("cristiani nascosti").
La politica del regime divenne sempre più repressiva. Sulla penisola di Shimabara, vicino a Nagasaki, tra il 1637 e il 1638, scoppiò una rivolta popolare. Animata principalmente da contadini, e capeggiata dal samurai cristiano Shiro Amakusa, la rivolta venne soppressa nel sangue, e ad essa seguirono parecchie esecuzioni sommarie dei fedeli. Si calcola che vennero massacrati 40.000 convertiti.
Nel 1641 lo shogun Tokugawa Iemitsu varò un decreto, che successivamente divenne noto come sakoku ("Paese blindato"), con il quale proibì ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri. Da allora i cristiani entrarono in clandestinità, creando una simbologia, una ritualità e un linguaggio incomprensibile al di fuori delle comunità di appartenenza.

Per due secoli e mezzo la Chiesa sopravvisse in Giappone senza sacerdoti e senza chiese. I cattolici si organizzarono da soli:

  • il capo villaggio dirigeva la comunità, stabiliva le solennità religiose in base al calendario cristiano e conservava i libri sacri;
  • il catechista insegnava ai bambini;
  • il battezzatore amministrava il primo sacramento;
  • l'annunziatore visitava le famiglie per annunciare la domenica, le feste cristiane, i giorni di digiuno e di astinenza.

Il porto di Nagasaki rimase l'unica porta aperta al commercio con l'Europa e con il continente asiatico. Lo scalo, i suoi dintorni e le isole al largo della costa (Hirado, Narushima, Iki) offrirono rifugio a quello che restava della cristianità.

Nel 1853, su pressione degli Stati Uniti che, con l'ammiraglio Perry attuò il blocco navale e forzò il Giappone a trattare con il governo americano l'apertura dei suoi porti al commercio con l'Occidente, il Paese fu riaperto ai rapporti con l'estero. Anche se il proselitismo era ancora vietato, giunsero molti missionari di fede cattolica, protestante e ortodossa. Il cristianesimo ancora una volta entrò nel paese attraverso le rotte dei commerci e delle ambascerie, sbarcando nei porti di Kobe e di Yokohama.
Nel 1862 Papa Pio IX canonizzò i ventisei cristiani martirizzati nel 1597.
Con la "Restaurazione Meiji" del 1871 venne poi introdotta la libertà religiosa, riconoscendo così alle comunità cristiane il diritto all'esistenza. Vennero costruite nuove chiese, in buona parte ispirate ai modelli francesi.
Il messaggio cristiano poté diffondendosi nelle città mercantili come Osaka e Sendai, fino ad arrivare nell'allora capitale Kyoto. Comunità di cistercensi si spinsero negli ostili territori settentrionali di Honshu e ancora oltre l'Hokkaidō, fino all'inizio del XX secolo.

Dopo gli anni difficili del militarismo nipponico e della Seconda guerra mondiale, si riscontrò una certa ripresa della comunità cattolica.

Nel 1981 Giovanni Paolo II fu il primo Papa a visitare il Paese.

Oggi le comunità cattoliche sono concentrate in un'area omogenea (dalla forma triangolare) compresa tra l'isola di Hirado a nord, l'arcipelago di Goto ad ovest e la città di Nagasaki ad est;
Alcuni edifici cattolici sono stati dichiarati "tesori nazionali". Il Giappone ha anche stilato una lista di monumenti da presentare all'Unesco, in cui figurano 47 edifici costruiti tra il 1864 (chiesa di Oura, su progetto del missionario francese Pierre-Théodore Fraineau) ed il 1938, oltre alla nuova Cattedrale di Urakami, costruita nel 1959 e la chiesa dei 26 Martiri, edificata nel 1962.

Il 24 novembre 2008 188 martiri cattolici, torturati e uccisi tra il 1603 ed il 1639 (tutti laici tranne il gesuita Padre Kibe), sono stati beatificati con una cerimonia che si è svolta a Nagasaki, presente Benedetto XVI.

L'ex premier Taro Aso, del Partito Liberaldemocratico, è di fede cattolica come pure suo nonno Shigeru Yoshida. Un altro premier cattolico fu, tra le due guerre, Takashi Hara, il primo premier cristiano del Sol Levante.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa cattolica è presente nel Paese con tre province ecclesiastiche:

Nunziatura apostolica[modifica | modifica sorgente]

La delegazione apostolica del Giappone venne eretta il 26 novembre 1919 con il breve Quae catholico nomini di papa Benedetto XV. Essa aveva giurisdizione anche sulla Corea e sull'isola di Taiwan.

L'8 marzo 1921 essa estese le sue competenze anche sui vicariati apostolici delle isole Marshall, Caroline e Marianne, finora soggetti al delegato apostolico di Australia.

La delegazione apostolica fu elevata al rango di internunziatura nel 1952 da papa Pio XII.

La nunziatura apostolica del Giappone è stata istituita il 14 giugno 1966 con il breve Communi cum utilitate di papa Paolo VI.

Delegati apostolici[modifica | modifica sorgente]

Nunzi apostolici[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I loro nomi: Ito don Mancio, Chigiva don Miguel, Fara don Martino e Nakaura don Juliano. Quest'ultimo è stato beatificato nel 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]