Chiesa cattolica in India

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Chiesa cattolica in India
Emblem of the Holy See usual.svg
St Cajetan Goa.jpg
Anno 2007
Cattolici 17 milioni
Popolazione 1,2 miliardi
Presidente della
Conferenza Episcopale
Baselios Cleemis Thottunkal
Nunzio apostolico Salvatore Pennacchio
Codice IN

La Chiesa cattolica in India è parte della Chiesa Cattolica universale, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede. I cattolici sono circa 17 milioni, pari all'1,5% della popolazione.
Nel Paese sono state erette 29 arcidiocesi e 130 diocesi, per un totale di 159 circoscrizioni ecclesiastiche. Di queste, 128 sono di rito latino, 25 appartengono alla Chiesa siro-malabarese e 5 alla Chiesa siro-malankarese.

Dal 12 ottobre 2008 la Chiesa cattolica in India ha la sua prima santa, Santa Alfonsa dell'Immacolata Concezione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cristianesimo in India e Cristiani di San Tommaso.

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1923 fu eletto nel Tamil Nadu il primo vescovo indiano dell'età moderna, mons. Tiburtius Roche.

Nel dicembre 1964 Papa Paolo VI si recò in viaggio in India. Visitò Mumbay (chiamata all'epoca Bombay), la vicina Goregaun, e Bandra, incontrando i ministri del governo federale e partecipando al 38º Congresso Eucaristico indiano (Mumbay, 4 dicembre 1967).

Dal 1967 sono sette gli stati indiani, sui 28 complessivi, che hanno probito le conversioni per legge. L'elenco comprende: Orissa (il primo), Madhya Pradesh, Arunachal Pradesh, Gujarat, Chhattisgarh, Rajastahan e Himachal Pradesh.

Nel febbraio 1986 Papa Giovanni Paolo II visitò l'India. Tornò nel subcontinente indiano nell'ottobre 1999, quando si recò nella capitale Nuova Delhi.

Dal 2000 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni è aumentata l'ostilità anti-cristiana in India. Le motivazioni sono extra-religiose ed hanno a che vedere con la pretesa della maggioranza indù di mantenere il sistema castale e la supremazia sulle altre religioni. Gli induisti pensano che tale supremazia sia insidiata dal processo di riscatto sociale che la fede cristiana propugna per i dalit e per i fuori casta.
L'ondata di attacchi contro i cristiani e i loro luoghi di culto è cominciata in Orissa, stato dell'India orientale affacciato sul golfo del Bengala, dopo la morte dello swami Laxmananda Saraswati, ucciso il 23 agosto 2008.

I gruppi fondamentalisti indù, mistificando la realtà dei fatti, hanno accusato i cristiani di essere i mandanti dell'assassinio[1] e per questo hanno scatenato un pogrom anti-cristiano, uccidendo e ferendo fedeli, distruggendo e incendiando chiese, scuole e case. Dall'Orissa le violenze si sono poi allargate al Madhya Pradesh e al Karnataka. Le violenze nel solo stato dell'Orissa hanno spinto alla fuga più di 50 000 persone.
Hanno fatto il giro del mondo le testimonianze di Suor Meena Barwa - vittima di violenza sessuale - e padre Thomas Chellan - vittima di pestaggi brutali - che hanno raccontato alle forze dell'ordine le violenze subite la notte del 25 agosto, durante i primi giorni degli attacchi.

Il bilancio non definitivo parla di trecento villaggi attaccati, 500 morti, 4.600 case incendiate o distrutte e 54.000 sfollati[2]. Sono state bruciate e ridotte in macerie 252 chiese e 13 scuole[3]. Per tutto il resto dell'anno la maggior parte degli sfollati è stata costretta a rimanere nei campi per rifugiati.
L'ultima fase del piano degli estremisti indù è scattata a inizio febbraio 2009: sulle rovine della chiesa di Batticola (distretto di Kandhamal, Arcidiocesi di Bhubaneswar, capitale dell'Orissa), data alle fiamme nell'agosto dell'anno precedente, si è iniziato a costruire un tempio indù.

Il dott. Sajan George, presidente del Consiglio globale dei cristiani d'India, ha affermato che «ai cristiani che ritornano ai loro villaggi si esige la riconversione all'induismo». Mons. Raphaël Cheenath, arcivescovo di Bhubaneswar, ha dichiarato che un anno dopo gli attacchi «la metà degli sfollati ha fatto ritorno, ma ora stanno affrontando problemi per le abitazioni». I fondamentalisti, inoltre, hanno imposto agli indù un "boicottaggio sociale" verso i cristiani: chi li aiutava è stato punito con multe[4].
Il 12 agosto 2009 la Commissione Usa per la libertà religiosa internazionale (Uscirf) ha inserito l'India nell'elenco dei Paesi i cui governi non si adoperano adeguatamente per la difesa delle minoranze religiose[5].
Il 23 agosto 2009, anniversario dell'inizio del pogrom, la Chiesa cattolica indiana ha indetto una «Giornata della pace e dell'armonia». Mons. Cheenath ha dichiarato: "Se 12.500 persone sono riuscite a tornare nelle proprie abitazioni, ce ne sono 17.500 che attendono ancora d'essere risarcite e almeno 40.000 che subiscono discriminazioni"[6].

Nel corso del 2010 si sono verificati episodi di violenza e intolleranza anche negli stati del sud, considerati a lungo i luoghi migliori dove i cristiani dell'India potessero vivere. Sui 152 attacchi che hanno interessato il Paese, ben 86 hanno avuto luogo nel Sud.

Il 1º ottobre 2013, sette cristiani innocenti sono stati condannati all'ergastolo da un tribunale dell'Orissa.[7]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Statistiche riferite al 2003

  • Sacerdoti diocesani: 14.000;
  • Sacerdoti Religiosi: 13.500;
  • Fratelli: 4.300;
  • Sorelle: 90.000;
  • Congregazioni, Istituti religiosi: 300 (Uomini, 70; Donne, 230)
  • Istituzioni Educative:
    • Scuole Materne, Asili nido: 3.785;
    • Scuole Primarie: 7.319;
    • Scuole secondarie: 3.765;
    • College: 240;
    • Scuole di Medicina/Infermieristica: 28;
    • Università di Ingegneria: 5
  • Attività di Assistenza Sociale:
    • Scuole di addestramento: 1.524;
    • Pensione, Ostelli: 1.765;
    • Orfanotrofi: 1.085;
    • Creches: 228;
    • Ospedali: 704;
    • Dispensari/Centri di Salute: 1.792;
    • Leprosari: 111;
    • Centri di Riabilitazione: 102;
    • Case di riposo per anziani, privi, invalidi e sfidati fisicamente: 455
Province di rito latino e diocesi della Chiesa cattolica in India.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica sorgente]

Province ecclesiastiche di rito latino[modifica | modifica sorgente]

Province ecclesiastiche siro malabaresi[modifica | modifica sorgente]

Province ecclesiastiche siro-malankaresi[modifica | modifica sorgente]

Nunziatura apostolica[modifica | modifica sorgente]

La delegazione apostolica delle Indie Orientali (inclusa Ceylon) fu istituita nel 1881. Alla delegazione furono aggiunte in seguito la Malacca (1889), la Birmania (1920) e Goa (30 gennaio 1923). Il 12 giugno 1948, in forza del breve Mentem animumque di papa Pio XII, fu abolita la delegazione apostolica ed eretta l'internunziatura apostolica dell'India, con giurisdizione sui medesimi Stati asiatici. Nel 1957 le competenze sulla Malacca furono trasferite dalla delegazione apostolica dell'India a quella della Thailandia. Il 22 agosto 1967 fu istituita la nunziatura apostolica dell'India.

Delegati apostolici[modifica | modifica sorgente]

Internunzi apostolici[modifica | modifica sorgente]

Nunzi apostolici[modifica | modifica sorgente]

Conferenza episcopale[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei Presidenti della Conferenza dei vescovi cattolici dell'India:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In realtà la responsabilità fu dei ribelli maoisti, che mesi dopo hanno rivendicato la paternità del delitto.
  2. ^ Luigi Geninazzi, Avvenire, 8 febbraio 2009.
  3. ^ Avvenire, 29 marzo 2009.
  4. ^ Avvenire, 10 marzo 2011.
  5. ^ Avvenire, 23 agosto 2009.
  6. ^ Francesca Paci, Dove muoiono i cristiani, Mondadori, 2011, p. 102.
  7. ^ Pogrom in Orissa: ergastolo per i sette cristiani innocenti. URL consultato il 31/07/2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]