Historia ecclesiastica gentis Anglorum

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Foglio 3v dal Codex Beda Petersburgiensis (746)

La Historia ecclesiastica gentis Anglorum (Storia ecclesiastica del popolo inglese) è un'opera in latino, scritta da Beda il Venerabile, che tratta della storia della Chiesa inglese e, più in generale della storia dell'Inghilterra, dal tempo di Cesare all'anno 731, con particolare attenzione al conflitto tra la Chiesa di Roma e il Cristianesimo celtico. È considerata una delle fonti più importanti per la storia anglosassone e ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo dell'identità nazionale inglese. Si ritiene che sia stata completata quando Beda aveva circa sessant'anni, nel 731.

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

La Historia ecclesiastica gentis Anglorum, è l'opera più conosciuta di Beda.[1] Completata nel 731 circa, il primo dei cinque libri di cui si compone prende l'avvio con una panoramica geografica, quindi tratteggia la storia dell'Inghilterra, a partire dall'invasione cesariana del 55 a.C.[2] Un breve resoconto sul Cristianesimo nella Britannia romana, comprendente il martirio di sant'Albano, è seguito dal viaggio missionario di Agostino di Canterbury in Inghilterra nel 597, che portò il Cristianesimo agli Anglosassoni.[3] Il secondo libro ha inizio con la morte di Gregorio Magno nel 604, e segue i successivi progressi del Cristianesimo nel Kent e i primi tentativi di evangelizzare il Regno di Northumbria:[4] essi incontrarono una temporanea battuta d'arresto quando Penda, il re pagano della Mercia, uccise il neoconvertito re Edvino di Deira alla battaglia di Hatfield Chase nel 632 circa.[4] Il terzo libro rende conto della crescita della fede cristiana in Northumbria sotto i re Osvaldo e Oswiu di Northumbria.[5] L'apice della narrazione nel terzo libro si raggiunge con la descrizione del Sinodo di Whitby, tradizionalmente considerato un punto focale della storia inglese.[6] Il quarto libro inizia con la consacrazione di Teodoro di Tarso ad arcivescovo di Canterbury, e descrive i tentativi di Vilfrido di York di evangelizzare il Sussex.[7] Il quinto libro giunge ai tempi di Beda, e comprende il resoconto dell'opera dei missionari in Frisia, e del contrasto con la Chiesa britannica sulla corretta datazione della Pasqua.[7] Beda scrisse una prefazione all'opera, in cui inserì una dedica a Ceolwulf di Northumbria;[8] la prefazione accenna al fatto che Ceolwulf aveva ricevuto una bozza preliminare del libro: si può presumere che Ceolwulf conoscesse abbastanza il latino da capirlo e forse lo sapesse anche leggere.[2][3] La prefazione ad ogni modo chiarisce che Ceolwulf aveva richiesto la bozza, e che Beda ne aveva cercato l'approvazione: tale corrispondenza col sovrano indica come il monastero di Beda godesse di eccellenti legami con la nobiltà di Northumbria.[3]

Scopo dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

I suoi cinque libri, per un totale di circa 400 pagine, coprono la storia d'Inghilterra, ecclesiastica e politica, dal tempo di Giulio Cesare alla data di composizione (731). I primi 21 capitoli trattano del periodo antecedente la missione evangelizzatrice di Agostino di Canterbury, e sono compilati utilizzando come fonti autori precedenti, tra cui Paolo Orosio, Gildas, Prospero d'Aquitania, le lettere di papa Gregorio Magno, con l'inserzione di elementi leggendari e tradizionali.

Per il periodo successivo al 596 Beda si serve di fonti documentarie di provenienza inglese e romana, che con le fonti orali sono verificate dallo stesso Beda e utilizzate con considerazioni critiche sul loro valore. Dal punto di vista della metodologia storica ciò è sorprendentemente moderno, tuttavia la Historia, come gli altri scritti storici del periodo ha un grado di obiettività più basso rispetto agli standard odierni, somigliando ad un misto di fatti, leggenda e letteratura: per esempio Beda cita per esteso alcuni discorsi di persone, non sue contemporanee, dei quali non è sopravvissuta traccia in alcuna fonte, e ciò rende lecito dubitare se e quanto la tradizione orale sostenesse tali pretese citazioni.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero di Jarrow possedeva un'eccellente biblioteca: sia Benedetto Biscop che Ceolfrid avevano acquistato libri in Continente, e al tempo di Beda l'abbazia era un rinomato centro di cultura.[9]

Per il periodo precedente l'arrivo di Agostino di Canterbury in Inghilterra (597), Beda si basò su autori antichi, come Paolo Orosio, Eutropio, Plinio il Vecchio, e Solino.[3][10] Usò la Vita Germani di Costanzo di Lione come fonte per la visita di Germano d'Auxerre in Britannia.[3][10] Il resoconto dell'invasione anglosassone della Britannia è tratto in larga parte da Gildas, De Excidio Britanniae.[11] Beda avrà avuto anche familiari opere più vicine a lui, come la Vita Sancti Wilfrithi di Stefano di Ripon, e le anonime Vitae di Gregorio Magno e di Cutberto di Lindisfarne.[10] Si appoggiò anche sulle Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe, sugli scritti di Cassiodoro[12], e nel monastero esisteva certamente una copia del Liber Pontificalis.[13]

Beda aveva anche dei corrispondenti che lo rifornivano di materiale di studio, e che sono menzionati nella prefazione[14]: Albino, abate a Canterbury, gli inviò molte informazioni riguardo la Chiesa del Kent, e con l'assistenza di Nothhelm di Canterbury, al tempo sacerdote a Londra, ottenne copie delle lettere di Gregorio Magno riguardanti la missione di Agostino[3][10][15]; quasi tutte le informazioni di Beda a riguardo sono tratte da queste lettere,[3] ed includono il Libellus responsionum inserito come capitolo 27 del I libro.[16] Era in contatto anche con Daniel, arcivescovo di Winchester, per la storia della Chiesa nel Regno del Wessex, e scrisse al monastero di Lastingham per informazioni su Cedda vescovo e Chad di Mercia;[14] menziona anche un certo abate Esi come fonte per le questioni della Chiesa dell'Anglia orientale, e il vescovo Cynibert per informazioni sul Regno di Lindsey.[14]

Lo storico Walter Goffart sostiene che Beda abbia basato la struttura della Historia su tre altre opere, usandole come schema attorno a cui costruire le tre sezioni principali del proprio lavoro. Per la prima parte, fino alla missione ordinata da Gregorio Magno, Goffart afferma che Beda abbia usato il De excidio di Gilda; la seconda sezione, che dettaglia la missione e l'operato di Agostino di Canterbury sarebbe stata costruita sull'anonima Vita Graegorii scritta a Whitby; l'ultima parte, che descrive gli eventi successivi, secondo Goffart sarebbe stata modellata sulla Vita Sancti Wilfrithi di Stefano di Ripon.[17]

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

La Historia ha un fine chiaramente polemico e didattico: Beda ha in mente non solo di raccontare la storia inglese, ma anche di affermare il proprio punto di vista in ambito politico e religioso. L'autore è un sostenitore della nativa Northumbria, di cui esalta il ruolo nella storia inglese ben oltre quello della Mercia, la sua grande rivale meridionale: si preoccupa infatti assai più di descrivere eventi risalenti al VII secolo, quando la Northumbria era il potere dominante del mondo anglosassone, che non gli eventi dell'VIII secolo, quando non lo era più. L'unica nota negativa che Beda rivolge alla terra natia compare nel brano relativo alla morte di re Egfrido, contro i Pitti alla battaglia di Dunnichen nel 685; Beda attribuisce infatti la sconfitta alla punizione divina per l'attacco della Northumbria all'Irlanda, l'anno precedente: per quanto fosse leale nei confronti della Northumbria, mostra un ancora maggiore attaccamento agli irlandesi e ai loro missionari, che considerava più capaci e appassionati dei loro omologhi inglesi.

La sua preoccupazione finale riguarda la precisa datazione della Pasqua, su cui si sofferma a lungo. Solo su questo punto si avventura in qualche critica a san Cutberto e ai missionari irlandesi, che celebravano l'evento, secondo Beda, nella data sbagliata; alla fine si dice felice del fatto che la Chiesa irlandese si sia emendata dall'errore accettando la data corretta.

Modelli[modifica | modifica wikitesto]

I modelli stilistici di Beda includono alcuni degli stessi autori da cui ha tratto il materiale per la prima parte della sua opera. L'introduzione imita il lavoro di Orosio,[3] e il titolo è un eco dalla Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea;[18] sempre Eusebio è imitato nella scelta degli Atti degli Apostoli come modello per l'impianto generale dell'opera: laddove Eusebio usò gli Atti come tema per la sua descrizione della crescita della Chiesa universale, Beda se ne serve come modello per la sua storia della Chiesa anglosassone.[19]; ancora, Beda cita le sue fonti per esteso, così come aveva fatto Eusebio.[3]

Beda sembra anche aver tratto citazioni direttamente dai suoi corrispondenti del tempo: per esempio usa quasi sempre il termine "Australes" e "Occidentales" per i Sassoni del sud e dell'ovest rispettivamente, ma in un passaggio del primo libro usa invece "Meridiani" e "Occidui", come forse aveva fatto il suo informatore.[3] In calce all'opera Beda aggiunse una breve nota autobiografica; l'idea gli venne probabilmente dalla Historia Francorum di Gregorio di Tours.[20]

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei temi importanti della Historia Ecclesiastica è che la conversione della Britannia al Cristianesimo avvenne ad opera di missionari irlandesi ed italiani, senza l'apporto dei nativi. Il tema è sviluppato a partire dagli scritti di Gildas, il quale aveva denunciato i peccati dei governanti locali durante l'invasione anglosassone, poi Beda lo amplia ulteriormente, affermando che l'invasione anglosassone stessa era la punizione divina per la mancanza di sforzo missionario ed il rifiuto di accettare la data romana per la celebrazione della Pasqua. Sebbene Beda tratti la storia del Cristianesimo nella Britannia romana, significativamente ignora l'opera evangelizzatrice di san Patrizio.[21] Scrive con approvazione di Aidano di Lindisfarne e di Columba di Iona, venuti dall'Irlanda in missione tra i Pitti e gli Scoti, ma denuncia il fallimento dei monaci gallesi nell'evangelizzare gli invasori anglosassoni.[22] Beda era un partigiano di Roma, e considerava Papa Gregorio, più che Agostino di Canterbury, il vero apostolo degli Inglesi.[23] Probabilmente, scrivendo della conversione degli invasori, minimizza ogni coinvolgimento dei nativi, come fa quando descrive la prima consacrazione di Chad di Mercia, raccontando che due vescovi britannici vi presero parte, con ciò invalidandola, ma non fornisce informazioni su chi fossero o da dove venissero. Altrettanto importante è la visione di Beda sul processo di conversione come un fenomeno pertinente alle classi superiori, con pochissima trattazione degli sforzi missionari rivolti alla popolazione non nobile.[24]

Lo storico Walter Goffart afferma della Historia che per molta parte della storiografia moderna costituisca «un cantico delle origini inquadrato dinamicamente come il progredire di un popolo, guidato dalla Provvidenza, dal paganesimo al cristianesimo; una sfilata di santi, piuttosto che di rudi guerrieri; un pezzo magistrale di tecnica storiografica, incomparabile col suo tempo; bellezza di forma e dizione; e, non ultimo, un autore le cui qualità di vita e di spirito costituiscono un modello di zelante sapienza.»[25] Goffart argomenta anche che il tema principale della Historia riguarda l'ambito locale della Northumbrian, e che Beda tratta le questioni al di fuori di essa come secondarie rispetto ai suoi interessi principali, localizzati al nord.[26] Goffart vede infine la composizione della Historia come motivata dalle lotte politiche in Northumbria tra il partito devoto a Vilfrido di York e gli oppositori di questi.[27]

Molta della narrazione della Historia ha a che fare con Vilfrido, vescovo in Northumbria la cui tempestosa carriera è documentata non solo dal lavoro di Beda ma anche dalla Vita; in Beda è evidente la volontà di minimizzare il conflitto tra Vilfrido e Teodoro di Canterbury, il quale era coinvolto in molte delle vicissitudini di Vilfrido.[28]

Nella Historia sono presenti svariati racconti di miracoli e visioni; sebbene queste fossero di rigore nella narrativa medievale[29], Beda sembra aver evitato di eccedere al meraviglioso, e, straordinariamente, quasi non fa cenno di eventi miracolosi accaduti nel suo monastero.[3] Non c'è dubbio che Beda credesse ai miracoli, ma quelli che descrive sono spesso racconti di guarigione, o eventi plausibili di spiegazioni naturali.[3] I miracoli servivano lo scopo di costituire un esempio per il lettore, e Beda esplicitamente afferma che il proprio obiettivo è l'insegnamento della morale attraverso la storia, quando dice «Se la storia registra le buone azioni degli uomini giusti, il lettore attento è incoraggiato ad imitare il bene; se [la storia] registra il male compiuto dagli empi, il lettore devoto è incoraggiato a fuggire tutto ciò che è peccaminoso e perverso.»[30]

Beda è considerato l'inventore della nota a piè di pagina; proprio a causa di una di queste note fu accusato di eresia dal vescovo Vilfrido di York, che lo incolpò di aver calcolato male l'età della Terra. La sua cronologia, infatti, non rispettava il calcolo del tempo ed era collegata all'annotazione. Beda, infatti, aveva citato un'altra fonte in una nota, piuttosto che una propria opinione, mostrando di aver interpretato in maniera differente dagli altri la fonte citata in nota.

Moore Memoranda[modifica | modifica wikitesto]

I Moore Memoranda sono una breve lista di re e di dati cronologici, aggiunta in margine al più antico manoscritto conosciuto (datato al 737) della Historia, che ha grande importanza come fonte nella storia dei regni altomedioevali della Gran Bretagna e in particolare per il regno di Bernicia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Farmer, p. 21
  2. ^ a b Farmer, p. 22
  3. ^ a b c d e f g h i j k l J. Campbell, voce "Bede" in Oxford Dictionary of National Biography, 2004
  4. ^ a b Farmer, p. 31
  5. ^ Farmer, pp. 31–32
  6. ^ Abels 1983, pp. 1–2
  7. ^ a b Farmer, p. 32
  8. ^ Bede, "Prefazione", Historia Ecclesiastica, p. 41.
  9. ^ Cramp, "Monkwearmouth (or Wearmouth) and Jarrow", pp. 325–326.
  10. ^ a b c d Farmer, p. 25
  11. ^ Lapidge, "Gildas", p. 204.
  12. ^ Meyvaert "Bede" Speculum p. 831
  13. ^ Meyvaert "Bede" Speculum p. 843
  14. ^ a b c Bede, Historia Ecclesiastica, Preface, p. 42.
  15. ^ Keynes, "Nothhelm", pp. 335 336.
  16. ^ Wallace-Hadrill Bede's Ecclesiastical History pp. 37-38
  17. ^ Goffart Narrators pp. 296-307
  18. ^ Ray 2001, pp. 57–59
  19. ^ Farmer, p. 26
  20. ^ Farmer 1978, p. 27
  21. ^ Brooks "From British to English Christianity" Conversion and Colonization pp. 4-7
  22. ^ Farmer, p. 30
  23. ^ Farmer, pp. 30–31
  24. ^ Brooks "From British to English Christianity" Conversion and Colonization pp. 7-10
  25. ^ Goffart Narrators p. 235
  26. ^ Goffart Narrators p. 240
  27. ^ Goffart Narrators p. 326
  28. ^ Chadwick "Theodore" Archbishop Theodore pp. 92-93
  29. ^ Farmer 1978, pp. 26–27
  30. ^ Farmer 1978, pp. 25–26

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard Abels, The Council of Whitby: A Study in Early Anglo-Saxon Politics in Journal of British Studies, vol. 23, nº 1, 1983, pp. 1–25, DOI:10.1086/385808.
  • Peter Hunter Blair, The World of Bede, Cambridge, Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-39819-3.
  • George Hardin Brown, Royal and Ecclesiastical rivalries in Bede's History in Renascence, vol. 51, nº 1, 1999, pp. 19–33.
  • David Hugh Farmer, The Oxford Dictionary of Saints, Oxford, Oxford University Press, 1978, ISBN 0-19282-038-9.
  • N. J Higham, (Re-)Reading Bede: The Historia Ecclesiastica in Context, Routledge, 2006, ISBN 978-0415353687.
  • Roger Ray, Beda in Michael Lapidge et al. (a cura di), Blackwell Encyclopedia of Anglo-Saxon England, Malden, Blackwell, 2001, pp. 57–59, ISBN 978-0-631-22492-1.
  • Alan Thacker, Memorializing Gregory the Great: The Origin and Transmission of a Papal Cult in the 7th and early 8th centuries in Early Medieval Europe, vol. 7, nº 1, 1998, pp. 59–84, DOI:10.1111/1468-0254.00018.
  • Damian Tyler, Reluctant Kings and Christian Conversion in Seventh-Century England in History, vol. 92, nº 306, aprile 2007, pp. 144–161, DOI:10.1111/j.1468-229X.2007.00389.x.

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