Cannibalismo

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Cannibalismo, sinonimo di predazione infraspecifica, è un termine che indica la pratica del mangiare carne (intesa nel senso lato di ogni parte dell'organismo e non della sola muscolatura) dei propri simili.
Antropofagia (dal greco ἄνθρωπος, "uomo" e φαγεῖν, "mangiare") è un termine che indica un organismo carnivoro che si nutra, preferenzialmente o meno, di esseri umani. Si tratta in maggioranza, ma non solo, di grossi predatori al più alto livello trofico della catena alimentare. Il termine cannibalismo, senza aggettivi, viene largamente impiegato in etologia, appunto per indicare l'atto di mangiare membri della propria specie. In senso generale antropofagia è spesso sinonimo principalmente di cannibalismo umano, dove esseri umani divorano loro consimili[1].

Il cannibalismo in generale[modifica | modifica sorgente]

Cannibalismo in zoologia[modifica | modifica sorgente]

Nel mondo animale il cannibalismo è comune: le ragioni risiedono solitamente nella sovrappopolazione, nella scarsità di risorse alimentari, nella necessità di eliminare giovani imperfetti che trasmetterebbero alla specie un patrimonio genetico inadatto, oppure per eliminare la discendenza che la femmina ha avuto da un differente maschio, imponendo la propria.

Alcuni esempi:

  • I protozoi, in particolare i ciliati, (ad esempio Oxytricha bifaria), in caso di colture massive sviluppano forme giganti cannibali, per un complesso aspetto di miglioramento della competizione intra ed inter specifica, che avvantaggia un predatore di dimensioni maggiori;
  • le api: in caso di scarsità o di cattiva qualità del polline, si osserva nell'alveare cannibalismo delle larve più giovani di tre giorni: ciò consente alle operaie di utilizzare le proteine così recuperate per completare lo sviluppo della covata più vecchia, limitando nel contempo la domanda di polline e lo sviluppo numerico dell'alveare;
  • la mantide religiosa divora il proprio compagno durante l'accoppiamento, anche qui per far fronte alla maggiore domanda di proteine derivante dalla deposizione delle uova. Alcuni altri insetti, ad esempio, hanno sviluppato un sistema di difesa dal cannibalismo della femmina consistente nel portarle una piccola preda da divorare durante l'accoppiamento, in modo da aver il tempo di fuggire;
  • Alcuni ragni, tra cui la conosciuta vedova nera, hanno comportamenti simili;
  • alcuni scorpioni, tra cui Euscorpius flavicaudis, praticano il cannibalismo in caso di sovrappopolazione;
  • Volatili da cortile quali le galline frequentemente arrivano a beccare parti sanguinanti (per ferite accidentali) di conspecifici fino a causarne il prolasso dei visceri e a cibarsene provocando la morte della vittima;
  • molti mammiferi (i criceti, ad esempio) divorano i propri cuccioli nati imperfetti;
  • il leone divora la precedente cucciolata della femmina, così da eliminare il patrimonio genetico del precedente maschio e replicare il proprio: la femmina, alla morte dei cuccioli, ridiventa nuovamente fertile e può procreare una nuova cucciolata con il nuovo maschio dominante.

Cannibalismo intrauterino[modifica | modifica sorgente]

Il cannibalismo intrauterino è un comportamento che si verifica in specie carnivore, caratterizzate dal fatto che diversi embrioni sono generati dalla fecondazione, ma solo uno o due arrivano alla nascita. Gli elementi (o l'elemento) più grande o forte utilizza i fratelli meno sviluppati come fonte di nutrimento.

Nei casi di adelfofagia, il feto dominante si nutre degli altri embrioni, nei casi di ovofagia si ciba di uova.[2]

Si sa che il cannibalismo intrauterino è praticato dalle specie di squalo dell'ordine Lamniformes[3], dalla salamandra pezzata (Salamandra salamandra)[4], ed infine da alcuni pesci teleostei[2]. Si sospetta che anche la chimera carbonifera Delphyodontos dacriformes pratichi questo tipo di cannibalismo per via dei denti già aguzzi negli individui appena nati (o abortiti) e per la presenza di materiale fecale nel loro intestino[5].

Effetti biologici del cannibalismo[modifica | modifica sorgente]

Non è stato ancora efficacemente dimostrato che il consumo di proteine della propria specie possa produrre effetti deterioranti per l'organismo cannibale. Tuttavia:

  • in certi girini, germi che nell'organismo cannibalizzato avevano stabilito una silente convivenza, attaccano l'organismo cannibale con molto maggiore virulenza, fino a condurlo a morte;
  • i prioni, resistendo all'acidità gastrica ed all'attività proteolitica, possono esser trasferiti da un individuo affetto a un altro mediante cannibalismo. Così accade col kuru, una malattia prionica della Papua Nuova Guinea, area geografica entro la quale pratiche cannibalistiche, almeno funerarie, sarebbero state praticate fino alla metà del secolo scorso. Il Kuru è il nome dato in Nuova Guinea alla malattia di Creutzfeldt-Jakob.

Il cannibalismo umano[modifica | modifica sorgente]

Il cannibalismo umano avviene generalmente per le seguenti ragioni:

  • In funzione di un'usanza culturale (cannibalismo rituale).
  • Per necessità in casi di carestia estrema.
  • Nel contesto di alcuni disturbi mentali.

Si distinguono due differenti tipologie di comportamento cannibale: l'"endocannibalismo", che consiste nel mangiare membri della propria comunità, e l'"esocannibalismo", che consiste invece nel mangiare membri di un'altra comunità.

Diffusione del cannibalismo nel XIX secolo

Uso del termine[modifica | modifica sorgente]

In antropologia, generalmente, si parla di cannibalismo come atto rituale all'interno di culture primitive, mentre l'antropofagia designa semplicemente l'atto di mangiare carne umana.

I termini cannibali e cannibalismo derivano dalla parola canniba, riportata per primo da Cristoforo Colombo, con cui gli amerindi delle Piccole Antille designavano certe popolazioni dedite all'antropofagia.[6] Con questo termine Arawak vennero identificate le popolazioni, dedite ad antropofagia culturale, dei Cannibi o Caribi, da cui deriva il termine Caraibi, che divennero gli antropofagi per antonomasia...

Il cannibalismo[modifica | modifica sorgente]

Cannibalismo in Brasile nel 1557, riferito da Hans Staden.

Per il cannibalismo rituale esistono reperti archeologici di ossa umane variamente manomesse che sembrano attestarlo, anche se non ci sono documenti che spieghino veramente le ragioni delle manomissioni. Per questo l'antropologo William Arens ha negato l'esistenza del cannibalismo, definendolo mito, del quale mancano prove materiali concrete oppure[7] le presunte prove sarebbero frutto di cattiva e frettolosa interpretazione, sia da parte degli antropologi che non hanno mantenuto standard e rigore scientifico, sia degli antropologi-archeologi, frettolosi nell'assegnare le cause delle alterazioni ossee. Esso resta infatti uno dei grandi tabù del pensiero umano occidentale, più dell'incesto, e può affiorare come atto materiale in situazioni di gravi psicopatologie. È, per lo stesso motivo, un usato mezzo di propaganda per screditare nemici ed avversari.[8] Arens nel suo libro ricorda che furono accusati di cannibalismo i cristiani da parte degli ebrei, gli irlandesi dagli inglesi, i francesi dai tedeschi e viceversa, spesso i popoli etichettati come "incivili" da altri che si considerano "civili".

Essendo oggigiorno l'accusa di cannibalismo un'accusa infamante, il dibattito sulla esistenza di società con pratiche cannibali è viziato in parte dal bisogno di fornire localmente interpretazioni politicamente corrette della propria cultura e più in generale dall'esigenza di alcuni studiosi e istituti di ricerca di non offendere i presunti discendenti di queste popolazioni. Per esempio i reperti archeologici degli indiani Anasazi sono stati risepolti, con un'apposita cerimonia ufficiata da capi religiosi degli indiani Pueblo. Viceversa nella cultura europea l'ipotesi di un cannibalismo da parte dei neandertaliani europei non suscita particolari emozioni.

Tuttavia il cannibalismo è esistito ed esiste e si può distinguere in tre categorie:[9]

  • Cannibalismo alimentare: quello effettuato per necessità alimentari. Di fatto avviene solo in casi di necessità estrema.
  • Cannibalismo rituale: è stato diffuso in passato e viene praticato tutt'oggi. Consiste nel mangiare parti simboliche del corpo umano a scopo magico o religioso (vedere anche la voce Teofagia).
  • Pseudo-cannibalismo: ovvero pratiche non cannibali, o non necessariamente cannibali, connesse al culto dei morti che possono lasciare tracce affini a quelle di una macellazione. Ad esempio la scarnificazione dei corpi dei defunti.

Cannibalismo rituale[modifica | modifica sorgente]

Il cannibalismo è stato presente in varie culture, anche molto distanti fra loro. Può quindi assumere significati diversi, sebbene tipicamente riguardi la trasmissione di virtù dal morto ai vivi o l'esorcizzazione dello spirito del morto. Si ritiene che sia presente sin dai primordi della storia umana ed è stato praticato fino all'epoca contemporanea[10].

Cannibalismo nel paleolitico[modifica | modifica sorgente]

Si premette che, come detto, pratiche non cannibali, o non necessariamente cannibali connesse al culto dei morti possono lasciare tracce affini a quelle di una macellazione. La più antica testimonianza di un presunto cannibalismo risale a 800 000 anni fa ad opera di Homo antecessor, a Gran Dolina, in Spagna. Le ossa manifestano evidenti tracce di macellazione, scorticamento, ipotetica rimozione della carne, apertura della scatola cranica e delle ossa lunghe forse per la rimozione del midollo.[7]

Sono stati trovati resti che fanno supporre atti di cannibalismo presso siti abitati dall'Homo neanderthalensis. Si tratta di ossa umane con segni di macellazione trovate in numerose località europee, Italia (Uomo di Saccopastore), Croazia e Francia (grotta di Muola-Guercy). Secondo l'antropologo Tim White alcuni di questi ritrovamenti, assieme ad altri tra cui in siti di Homo Sapiens arcaici[11], indicano che la pratica di cannibalismo fosse comune prima del paleolitico superiore.[12]

Indiani Anasazi[modifica | modifica sorgente]

L'analisi di reperti scoperti in siti archeologici abitati tra il 1150 e il 1200 dagli indiani Anasazi, in America, confermerebbero l'esistenza di cannibalismo presso questo popolo. Le prime indicazioni di ritrovamenti di testimonianze cannibali venne divulgata nel 1967 ad opera del bioarcheologo Christy G. Turner, ma prove più concrete furono fornite dopo esami biologici al microscopio elettronico, condotti negli anni novanta. Da tali esami risulta che le ossa furono bollite in pentole, ed in un recipiente di cottura vennero ritrovate tracce di mioglobina umana, una emoproteina presente nei muscoli.

Amerindi in Brasile[modifica | modifica sorgente]

Sin dalla scoperta dell'America è stata prodotta una vasta, ed in parte controversa, letteratura sulle pratiche cannibali di numerose popolazioni dell'America Meridionale, principalmente in Brasile[13]. D'altra parte non solo i conquistadores spagnoli e i missionari cristiani, ma anche il famoso pirata francese Francesco L'Olonese morì per mano di indigeni cannibali, nel 1671.

A metà degli anni ottanta l'antropologa Beth Conklin visse due anni nella foresta pluviale brasiliana, in un villaggio degli indigeni Wari, che costituivano una piccola popolazione di circa 1500 persone viventi nella foresta amazzonica occidentale brasiliana[14]. Nella relazione che l'antropologa scrisse, riferì di aver assistito a riti mortuari con pratiche cannibali.

Aborigeni australiani[modifica | modifica sorgente]

Il cannibalismo tra gli aborigeni australiani è stato documentato in relazione ad alcuni riti funebri, in cui i parenti mangiano parti del corpo del defunto in segno di rispetto e di onore[15]. Gli studi sul cannibalismo degli aborigeni hanno tuttavia generato polemiche tra i moderni discendenti degli aborigeni stessi. Tra gli aborigeni warlpiri l'uccidere uomini allo scopo di divorarli è considerato ripugnante ed attribuiscono questo comportamento solo a mostri, demoni e, occasionalmente, a tribù rivali[16].

Melanesiani[modifica | modifica sorgente]

I popoli melanesiani sono noti per aver praticato cannibalismo, fino all'inizio del XX secolo, ad esempio come segno di offesa verso la tribù nemica o per "assorbire" le qualità del defunto.[17]

Nell'Africa Nera[modifica | modifica sorgente]

In Africa sono documentati casi di cannibalismo rituale[18][19]. All'inizio dell'epoca coloniale divennero tristemente famosi come cannibali i cosiddetti Niam Niam (parola di origine dinka che significherebbe "grandi mangiatori"), che all'epoca divennero gli antropofagi per antonomasia[20]. Il nome "Niam Niam", in uso nei testi arabi sin dal Medioevo, identificò nel tempo diversi popoli che si succedettero nel bacino del fiume Sue in Sudan (inizialmente bantu provenienti dal Congo, in seguito anche popoli sudanici come i Madi e i Barambu, e infine gli Zande)[21][22], tutti noti per l'estensione e ostentazione dei loro riti cannibaleschi, nonché per le azioni bellicose atte a perpetrare tali riti.[20] Fra i casi più noti di cannibalismo c'è quello della setta segreta degli uomini leopardo[23] che tra il XIX e la prima metà del XX secolo assassinò numerose persone in Africa occidentale, e che imponeva ai propri membri il cannibalismo per rafforzarne la fedeltà ed il senso di appartenenza.[24][25] Atti di cannibalismo rituale su prigionieri di guerra sono stati documentati sia in epoca precoloniale[26], che durante alcuni conflitti di natura etnica dell'Africa postcoloniale, tra cui le guerre civili del Congo,[27][28] e della Liberia,[29] e i conflitti in Uganda[30][31] e Ruanda.

Un fenomeno correlato è l'uso di organi umani nei rituali di alcuni guaritori, documentata in molte regioni dell'Africa subsahariana[32][33][34][35]. In Tanzania, per esempio, si attribuiscono poteri magici agli organi degli albini, e la diffusione di queste credenze è tale che le autorità sigillano le tombe degli albini con il cemento per impedirne la profanazione[36].

Nel Sudest Asiatico, tra i Khmer Rossi e in Birmania[modifica | modifica sorgente]

La medicina tradizionale del Sudest Asiatico e della Cina attribuisce particolari proprietà curative a certe parti del corpo umano, in particolare fegato e cervello, nonché ai feti. Nella Cina medievale sono stati riportati atti di cannibalismo come atto punitivo[37]. Il giornalista australiano Neil Davis racconta di aver assistito durante la guerra civile cambogiana a soldati cambogiani che estraevano e consumavano il fegato dei loro nemici uccisi. Davis ricorda inoltre che oltre a questo cannibalismo rituale, ci furono episodi di cannibalismo alimentare dovuti alla carestia, sebbene tali pratiche venissero punite con la morte sotto il regime dei Khmer Rossi[38]. Un'impiegata della sezione culturale dell'ambasciata francese ai tempi del regime khmer, Denise Affonco, riferisce di aver visto sventrare vivo un prigioniero, il cui fegato fu cotto su una stufa e mangiato, mentre secondo il professore cambogiano Khem Maly Cham le cistifellee venivano vendute in Cina come medicinali[39].

Bovannrith Tho Nguon[40] spiega che i Khmer Rossi riportarono in auge una forma di cannibalismo rituale che attribuiva alla cistifellea, estratta a persone ancora vive e assunta seccata e grattugiata, il potere di curare qualsiasi malattia. Egli ha visto numerosi prigionieri sventrati vivi, le cui cistifellee venivano poi seccate al sole. Rithy Panh[41] sostiene di aver visto i Khmer Rossi sventrare due bambini per raccoglierne e berne la bile, prima di ucciderli. La pratica trova conferma anche nella testimonianza di Ung Bunhaeng, che oltre a descriverla l'ha rappresentata graficamente[42]. Altri riferimenti al cannibalismo, talvolta vaghi, sono presenti in letteratura[43], ma va considerato che non tutti sono attendibili perché, secondo studi accademici[44], tali pratiche di magia nera furono usate dalla propaganda del regime di Lon Nol per rappresentare i Khmer Rossi come gli "yeak", gli orchi delle favole cambogiane.

India[modifica | modifica sorgente]

È a tutt'oggi praticato dalla setta indù degli Agori, che consumano le carni dei cadaveri abbandonati sulle acque del fiume Gange nella credenza di allontanare la vecchiaia[45].

Carestia[modifica | modifica sorgente]

Soldati finlandesi mostrano la pelle di soldati russi mangiati dai loro commilitoni a Maaselkä.

Durante le gravi carestie, una parte delle vittime può arrivare a nutrirsi di cadaveri nel tentativo di sopravvivere. Il fenomeno si verifica soprattutto nelle carestie improvvise e impreviste, in cui il cibo viene a mancare completamente; gli affamati sono ridotti a cibarsi di topi, rospi, erba, corteccia e foglie degli alberi. Si verificherebbero anche casi di alterazione psicologica dovuta alla fame, che possono portare ad atti criminali (si uccide per mangiare la vittima)[46].

Nella Bibbia[modifica | modifica sorgente]

Tra gli ebrei, nel libro del Levitico, Yaweh stabilisce benedizioni per il popolo se seguirà la sua legge e maledizioni se la rifiuterà. Tra le conseguenze nefaste della disubbedienza è elencato anche il cannibalismo:

« E se nonostante tutto questo non mi darete ascolto ... Mangerete la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie. »   (Levitico 26:27-29)

Nella storia successiva degli israeliti, vengono poi descritti episodi in cui succede proprio questo. Durante l’assedio di Samaria, una donna chiede giustizia al re Jehoram (brano tratto dal secondo dei Libri dei Re):

« Ci fu una carestia eccezionale in Samaria, mentre l'assedio si faceva più duro ... Il re aggiunse: Che hai?. Quella rispose: Questa donna mi ha detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani. Abbiamo cotto mio figlio e ce lo siamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo, ma essa ha nascosto suo figlio. Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti. »   (2 Re 6:28-30)

Isola di Pasqua e Mangareva[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune ricostruzioni supportate da racconti orali e ritrovamenti archeologici, le crisi ecologiche che si produssero sull'Isola di Pasqua e a Mangareva in conseguenza dell'azione diretta ed indiretta dell'uomo (deforestazione e conseguente erosione ed impoverimento del suolo, sfruttamento portato fino all'estinzione della fauna locale) ebbero come conseguenza la diffusione di conflitti e del cannibalismo a scopo alimentare[47].

In Russia[modifica | modifica sorgente]

Il cannibalismo è descritto nella carestia russa del 1921-1923[48], nell'Holodomor (carestia) in Ucraina del 1932-1933[49] il cannibalismo fu testimoniato dai sopravvissuti e poi confermato dagli archivi sovietici. All'epoca ne fu informato anche il governo italiano, vedi Lettere da Kharkov. Nelle suddette carestie, in cui si contarono milioni di morti, i casi di cannibalismo furono dell'ordine delle migliaia e si verificarono anche atti criminali[50] in cui bambini vennero rapiti e uccisi allo scopo di venderne la carne, spacciandola per carne di origine animale, ai prezzi altissimi determinati dalle carenze di cibo.

Durante l'Assedio di Leningrado del 1941, da 600 000 a oltre un milione di persone morirono di freddo, stenti e fame. Il comportamento degli abitanti fu studiato da un'equipe di medici, che rilevarono come il cannibalismo fosse diventato una pratica di sopravvivenza comune senza distinzioni di classe sociale, sesso o età; gli arresti con l'accusa di cannibalismo erano circa mille al mese. Anche nel campo di concentramento di Tambov dove furono internati numerosi prigionieri italiani durante la II guerra mondiale, i sopravvissuti hanno narrato di ripetuti episodi di cannibalismo all'interno del Campo.[51]

L'isola dei cannibali (Ostrov ljudoedov) è il nome che abitanti locali diedero all'isola di Nazino, nel cuore della Siberia, ed è il titolo del libro di Nicolas Werth che ne narra la storia, ricavata dagli archivi sovietici. Nel 1933, furono condotti esperimenti sociali di sopravvivenza, che videro migliaia di "elementi socialmente nocivi" deportati in aree completamente disabitate e prive di mezzi di sussistenza, allo scopo di identificare un metodo di colonizzazione del "Far East" sovietico. Sull'isola di Nazino, furono trasferite 13.000 persone: quasi tutte morirono d'inedia, freddo e fame, si uccisero a vicenda o furono giustiziate. Gli episodi di cannibalismo erano all'ordine del giorno.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Affare Nazino.

Sopravvivenza[modifica | modifica sorgente]

Géricault, la zattera della Medusa

In tempi sui quali la documentazione è più aleatoria, sono stati tramandati racconti di cannibalismo per sopravvivenza: così per la Grande carestia del 1315-1317 o in storie di naufragi. Per episodi documentati in epoca moderna si vedano invece:

  • nel 1816, a seguito del naufragio della fregata La Medusa, 139 marinai e soldati rimasero bloccati su una zattera per 13 giorni, praticando l'antropofagia per sopravvivere. I sopravvissuti furono 15.
  • nel 1846, la Spedizione Donner diretta in California commise l'errore di abbandonare la pista conosciuta per una scorciatoia che si rivelò disastrosa. Per mesi gli 87 viaggiatori dovettero affrontare deserto, bufere di neve e attacchi degli indiani; in alcuni episodi sfortunati persero cavalli e viveri. Lentamente, cominciarono a morire e a nutrirsi dei cadaveri. L'episodio è citato da Jack Nicholson (nel ruolo di Jack Torrance) all'inizio del film Shining.
  • nel 1944 e 1945 furono documentati[senza fonte] esperimenti di cannibalismo indotto nel campo di sterminio di Chelmno. Alcuni prigionieri venivano rinchiusi in una cella sotterranea per essere lasciati morire di inedia. Dopo alcuni giorni, nella cella veniva calata una donna Rom completamente nuda e legata mani e piedi, insieme ad alcuni coltelli. I prigionieri erano invitati a servirsene come cibo. Dopo un'iniziale ritrosia, alcuni di loro uccisero la zingara e si nutrirono delle sue carni. È possibile che si trattasse di un barbaro divertimento ideato dai sorveglianti.
  • nel 1972, in seguito ad un incidente aereo (vedi disastro aereo delle Ande), una squadra di rugby uruguayana rimase isolata per 72 giorni su un ghiacciaio delle Ande, prima di ricevere soccorsi. I 16 sopravvissuti sopravvissero cibandosi dei loro compagni morti.

I cannibali della prima crociata[modifica | modifica sorgente]

Nel 1098, durante la pausa seguita alla conquista di Antiochia da parte di Boemondo, distaccamenti di crociati si sparsero a razziare in direzione di Tripoli del Libano. Tra le vittime delle loro incursioni vi furono gli abitanti della cittadina di Marra. Dopo la sua caduta, i crociati si diedero a violenze, razzie e, pare, ad atti di cannibalismo. Questi, furono riportati per sentito dire dal solo cronista Rodolfo di Caen nel suo «Gesta Tancredi in expeditione Hierosolymitana», dove si narra degli adulti bolliti mentre i bambini erano messi allo spiedo. L'episodio è ricordato in seguito da Amin Maalouf nel suo Le crociate viste dagli arabi (1983).

Criminalità o psicopatologia[modifica | modifica sorgente]

Il fatto recente più noto è la storia dello studente giapponese Issei Sagawa, che nel 1981 uccise e divorò una parte della sua amica olandese, a Parigi.
Quella che segue è invece una lista di criminali condannati per assassinio, per i quali fu dimostrato il consumo (e in alcuni casi la vendita) di carne umana:

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

È un tema ricorrente nell'arte e nella letteratura.

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Nella Divina Commedia le parole del conte Ugolino "poscia più che il dolor poté il digiuno“ (Inferno XXXIII, v. 75) sono state interpretate da alcuni esegeti come ammissione di un episodio di cannibalismo nei confronti dei figli, morti di fame prima di lui (essi stessi pochi versi prima glielo avevano esplicitamente proposto: "Padre, assai ci fia men doglia/se tu mangi di noi: tu ne vestisti/queste misere carni, e tu le spoglia")[52].
  • Vi è chi sostiene che la fiaba di Hänsel e Gretel sia stata ispirata ad un episodio di cannibalismo[53].

Segue un elenco di libri che riportano testimonianze, riferimenti o documentazioni d'archivio su episodi di cannibalismo umano.

Cambogia

  • Cambogia rivoluzione senza amore, Piero Gheddo, ed. SEI, 1976, pag. 29
  • Cercate l'Angkar, Bovannrith Tho Nguon e Diego Siracusa, ed. Jaca Book, 2004, ISBN 8816282576
  • Facing death in Combodia, Peter Maguire, ed. Columbia University Press, 2005, ISBN 0231120524
  • S21 - La macchina di morte dei Khmer Rossi, Rithy Panh e Christine Chaumeau, ed. O barra O, 2003, ISBN 8887510229
  • Heaven becomes hell, Ly Y, Yale ed. Southeast Asia Studies, 2000, ISBN 0938692747
  • Ho creduto nei Khmer Rossi, Ong Thong Hoeung, ed. Guerini e associati, 2004, ISBN 8883355059
  • On the wings of a white horse, Oni Vitandham, ed. Tate, 2005, ISBN 1598860992
  • Pol Pot, anatomia di uno sterminio, Philip Short, ed. Rizzoli, 2005, ISBN 8817006599
  • The murderous revolution. Life & death in Pol Pot's Kampuchea, Martin Stuart-Fox, Bunheang Ung, ed. APCOL, 1985, ISBN 9748299147
  • Tornata dall'inferno, Claire Ly, ed. Paoline, 2006, ISBN 8831530895
  • When Broken Glass Floats: Growing Up Under the Khmer Rouge, Chanrithy Him, ed. W. W. Norton & Company, 2001, ISBN 0393322106

Cina

  • Cannibalism in China, Key Ray Chong, ed. Longman Pub Group, 1990, ISBN 0893416193
  • Cigni selvatici, Jung Chang, ed. Longanesi, 2005, ISBN 8850208472, pag. 297
  • Cina. Il drago rampante, Renata Pisu, ed. Sperling & Kupfer, 2007, ISBN 8860611709
  • Figlia del fiume, Hong Ying, ed. Mondadori, 1997, ISBN 8804437847, pag. 76, 181
  • La rivoluzione della fame, Jasper Becker, ed. il Saggiatore, 1996, ISBN 884280651X
  • La via della Cina. Una testimonianza tra memoria e cronaca, Renata Pisu, ed. Sperling & Kupfer, 2004, ISBN 8882746410, pag. 93
  • Lo stupro di Nanchino, Iris Chang, ed. Corbaccio, 2000, ISBN 8879723421
  • Scarlet memorial: tales of cannibalism in modern China, Zheng Yi, ed. Westview, 1996, ISBN 0813326168
  • Mao, la storia sconosciuta, Jung Chang e Jon Halliday, ed. Longanesi, 2006, ISBN 8830421936
  • Vite minime, Acheng, ed. Theoria, 1992, ISBN 8824102395, pag. 25 (racconto "fumo")

Corea del Nord

  • Corea del Nord. Fame e atomica, Pierre Rigoulot, ed. Guerini e Associati, 2004, ISBN 8883355326, pag. 43
  • La rondine fuggita dal paradiso, Hyok Kang, Philippe Grangereau, ed. Piemme, 2007, ISBN 8838486484, pag. 145, 148

Unione Sovietica

  • Arcipelago Gulag, Aleksandr Solženicyn, ed. Mondadori, 1973, ISBN 8804487674, volume 2 pag. 405, 429
  • Gulag, Anne Applebaum, ed. Mondadori, 2006, ISBN 8804550171
  • La catastrofe russa, Luciano Magrini, ed. La Promotrice, 1922, pag. 150
  • La Ceka - Il terrore bolscevico, opera dei socialisti rivoluzionari russi profughi in Europa, ed. la Promotrice, 1923, pag. 4
  • La morte della terra - La grande "carestia" in Ucraina nel 1932-33, Istituto per le ricerche di storie sociale e religiosa, ed. Viella, 2004, ISBN 888334135X
  • La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924, Orlando Figes, ed. Corbaccio, 1997, ISBN 8879722565
  • Le bugie della storia, Piero Melograni, ed. Mondadori, 2006, ISBN 8804557982
  • L'età del ferro nella Russia, William Henry Chamberlin, ed. Einaudi, 1937
  • Lettere da Kharkov. La carestia in Ucraina e nel Caucaso del nord nei rapporti diplomatici italiani 1932-33, Andrea Graziosi, ed. Einaudi, 1991, ISBN 8806121820, pag. 197
  • L'isola dei cannibali. Siberia, 1933: una storia di orrore all'interno dell'arcipelago gulag, Nicolas Werth, ed. Corbaccio, 2007, ISBN 8879728644
  • L'uomo del Gulag, Janus Bardach, ed. il Saggiatore, 1998, ISBN 8842808288
  • Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica, Robert Conquest, ed. Liberal, 1986, ISBN 8888835083, pag. 296-298, 330
  • Stalin, Essad Bey, ed. Fratelli Treves, 1932, pag. 282
  • The black deeds of the Kremlin - A white book II - The great famine in Ukraine in 1932-1933, Federation of Ukraine Prisoners, ed. Democratic Organization of Ukranians Formerly Persecuted by the Soviet Regime, 1955

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Negli anni sessanta vengono presentati diversi documentari sia cinematografici che televisivi, nei quali gli autori parlano del cannibalismo rituale di una tribù africana e illustrano il cannibalismo rituale e guerresco di alcune tribù dell'Amazzonia:

Negli anni settanta, epoca d'oro dei cannibal movie italiani, il film più atroce mai fatto fu di Ruggero Deodato ed è intitolato:

  • Cannibal Holocaust (1979): Una troupe della BDC (riferimento alla BBC britannica) è incaricata di girare un documentario sulle tribù che praticano il cannibalismo in Amazzonia.

Gli anni novanta hanno visto una curiosa moda di cannibalismo. Per citare solo i film più noti e con pretesa di qualità si vedano:

Senso figurato[modifica | modifica sorgente]

  • Il verbo cannibalizzare è talvolta utilizzato nel gergo tecnico di vari ambiti per indicare il prelevamento di parti da uno o più apparecchi fuori uso per costruirne uno nuovo o più frequentemente ripararne uno non funzionante.
  • Nel linguaggio familiare, cannibalizzare può significare appropriarsi del lavoro, delle risorse, delle idee - talvolta della vita - di qualcun altro.
  • Il cannibalismo, o cannibalizzazione, è nel marketing la concorrenza subita da un prodotto, ad opera di un altro prodotto della stessa azienda. Ciò può avvenire per errore, ad esempio introducendo un nuovo modello quando ancora quello vecchio poteva essere profittabile, o ancora proponendo una versione più economica, intesa ad estendere le vendite alla fascia di mercato inferiore, che invece si sovrappone al prodotto più costoso, spingendolo fuori mercato. Al contrario il cannibalismo commerciale può anche essere una deliberata ed efficace strategia di difesa del proprio prodotto dalla concorrenza: mettendo sul mercato un'offerta concorrente alla propria sotto un marchio differente con caratteristiche diverse dal proprio, si intende recuperare quei clienti disposti a sostituire il prodotto leader con una sottomarca, e contemporaneaente ostacolare e condividere i profitti dei concorrenti in quel gruppo di clienti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giacomo Devoto, Gian Carlo Oli. Dizionario della lingua italiana, 21ª ristampa. Firenze, Edizioni Le Monnier, 1971 (1ª edizione).
  2. ^ a b Bernard Crespi, Christina Semeniuk, Parent-Offspring Conflict in the Evolution of Vertebrate Reproductive Mode in The American Naturalist, vol. 163, n. 5, 2004, pp. 635–654. DOI:10.1086/382734.
  3. ^ William C. Hamlett, Allison M. Eulitt, Robert L. Jarrell, Matthew A. Kelly, Uterogestation and placentation in elasmobranchs in Journal of Experimental Zoology, vol. 266, n. 5, 1993, pp. 347–367. DOI:10.1002/jez.1402660504.
  4. ^ Robert C. Stebbins, Nathan W. Cohen, A Natural History of Amphibians, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1995, p. 9. ISBN 0-69110-251-1.
  5. ^ Lund, R. 1980. Viviparity and intrauterine feeding in a new holocephalan fish from the Lower Carboniferous of Montana. Science, 209: 697‑699.
  6. ^ Cannibale su etimo.it
  7. ^ a b "Quando eravamo cannibali", di Tim D.White, pubbl. su "Le Scienze (American Scientific)", num.397, settembre 2001, pag.82-90
  8. ^ William Arens. The Man-Eating Myth: Anthropology and Anthropophagy. New York, Oxford University Press, 1979. ISBN 0-19-502793-0
  9. ^ Piero Angela, Alberto Angela. La straordinaria storia dell'uomo. Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1989.
  10. ^ Cannibali fra noi. Guy Stavrides, Pierre Antoine Bernheim. Cannibales. Corriere della sera. Archivio storico. 26 maggio 1993.
  11. ^ ibidem.
  12. ^ Tim White. Once were Cannibals, da "Evolution: A Scientific American Reader". Chicago University Press.
  13. ^ articolo sui resoconti cinquecenteschi sul popolo dei Tupinambas dal sito della Lehigh University
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  22. ^ Renzo Carmignani. Il Cannibalismo degli Asandè, Africa: Journal of the International African Institute, Vol. 27, No. 4 (Ott., 1957), pp. 397-400. Edinburgh University Press, 1957.
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  24. ^ ibidem
  25. ^ The Leopard Society in the Nimba Range and at the Kru coast
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  27. ^ Cannibals massacring pygmies: claim
  28. ^ relazione del servizio informativo dell'ONU
  29. ^ Gillian Gillison, From Cannibalism to Genocide: The Work of Denial
  30. ^ BBC NEWS: Fleeing DR Congo with tales of horror
  31. ^ Ugandan minister condemns cannibalism, witchcraft, da ReligionNewsBLOG
  32. ^ BBC News: 'I was forced to kill my baby'
  33. ^ BBC: News: Albinos in Burundi flee killings
  34. ^ da All Africa, Botswana: Murderer, Corpse And Witch Doctor Form 'Ritual Murder Syndicate'
  35. ^ Reuters: Fetish killers dismember Nigerian woman
  36. ^ BBC NEWS: Tanzania albinos targeted again
  37. ^ Charles D. Benn. China's Golden Age. Oxford University Press, 2004. ISBN 0195176650 China's golden age: everyday life in ... - Google Libri
  38. ^ Tim Bowden. One Crowded Hour. Collins, 1987. ISBN 0-00-217496-0
  39. ^ Peter Maguire, Facing death in Cambodia,Columbia University Press, 2005, ISBN 0231120524, pag. 65
  40. ^ vedi Bovannrith Tho Nguon e Diego Siracusa, Cercate l'Angkar, Jaca Book, 2004, ISBN 8816282576, pag. 48
  41. ^ Rithy Panh e Christine Chaumeau, S21 - La macchina di morte dei Khmer Rossi, O barra O, 2003, ISBN 8887510229, pag. 156
  42. ^ Ung Bunhaeng e Martin Stuart-fox, The Murderous Revolution, ed. Orchid Press, 1986, ISBN 9748299147
  43. ^ Cambogia rivoluzione senza amore di Piero Gheddo (ed. SEI 1976) pag. 29, Ho creduto nei Khmer Rossi di Ong Thong Hoeung (ed. Guerini e associati 2004), When Broken Glass Floats: Growing Up Under the Khmer Rouge di Chanrithy Him (ed. W. W. Norton & Company 2001), On the Wings of a White Horse: A Cambodian Princess's Story of Surviving the Khmer Rouge Genocide di Oni Vitandham (ed. Tate Publishing & Enterprises 2006) pag. 60, Tornata dall'inferno di Claire Ly (ed. Paoline 2006)
  44. ^ Frank Smith. Interpretive accounts of the Khmer Rouge years : personal experience in Cambodian peasant world view, da Wisconsin papers on Southeast Asia, no. 18. University of Wisconsin: Center for Southeast Asian Studies, 1989.
  45. ^ dal sito della MSNBC
  46. ^ Jasper Becker (La rivoluzione della fame) cita l'Enciclopedia Britannica, Jung Chang (Cigni selvatici, pag. 194) cita il caso di un contadino, il quale perde la ragione, uccide il figlio per mangiarlo e poi si costituisce. Si veda anche Robert Conquest (Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica, pag. 330)
  47. ^ Jared Diamond, Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi, 2005, pp. 118 e 144. ISBN 8806176382.
  48. ^ vedi Le bugie della storia, Piero Melograni, ed. Mondadori, 2006, ISBN 8804557982. Il cannibalismo è confermato dagli archivi sovietici, vedi La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924, Orlando Figes, ed. Corbaccio, 1997, ISBN 8879722565. Inoltre, fu ampiamente testimoniato e descritto dalla stessa stampa ufficiale russa, vedi La Ceka - Il terrore bolscevico, ed. la Promotrice, 1923
  49. ^ The black deeds of the Kremlin - A white book II - The great famine in Ukraine in 1932-1933, Federation of Ukraine Prisoners, ed. Democratic Organization of Ukranians Formerly Persecuted by the Soviet Regime, 1955; Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica, Robert Conquest, ed. Liberal, 1986, ISBN 8888835083
  50. ^ vedi Il libro nero del comunismo e La tragedia di un popolo di Orlando Figes per l'Unione Sovietica, Cigni selvatici di Jung Chang per la Cina, Corea del Nord. Fame e atomica di Pierre Rigoulot per la Corea del nord
  51. ^ vedi Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele
  52. ^ Nella ricca bibliografia in proposito, cf. tra l'altro Risposta del professore Giovanni Rosini alla lettera dell'amico e collega suo Prof. Gio. Carmignani sul vero senso di quel verso di Dante "Poscia più che il dolor poté il digiuno" Inf. c.33 v. 75, Pisa, Capurro, 1826, e Lettera del professore Giovanni Carmignani all'amico, e collega suo Professor Giovanni Rosini sul vero senso di quel verso di Dante "Poscia più che il dolor poté il digiuno" Inf. c.33 v. 75, seconda edizione, Pisa, Nistri, 1826.
  53. ^ Cannibali di Daniel Korn, Mark Radice e Charlie Hawes, ed. Mondadori, pag. 162

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Arens William E. Il mito del cannibale. Antropologia e antropofagia. Torino, Bollati Boringhieri, 2001
  • Pancorbo, Luis: "El banquete humano. Una historia cultural del canibalismo". Madrid, Siglo XXI de España Editores, 2006. ISBN 978-84-323-1341-7.

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