La storia dei tre orsi

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La storia dei tre orsi
Titolo originale The Three Bears
Altri titoli I tre orsi
Riccioli d'oro e i tre orsi
The Three Bears - Project Gutenberg eText 17034.jpg
Illustrazione di Arthur Rackham per English Fairy Tales di Flora Annie Steel
Autore Robert Southey
1ª ed. originale 1837
Genere favola
Lingua originale inglese

La storia dei tre orsi (attualmente principalmente conosciuta come Riccioli d'oro e i tre orsi) è una favola per bambini, una delle più popolari in lingua inglese.[1]

Origini[modifica | modifica sorgente]

La favola fu messa per la prima volta su carta dal poeta inglese Robert Southey[2], e pubblicata nel 1837 nel quarto volume della sua collezione The Doctor.[3] Lo stesso anno, lo scrittore George Nicol ne pubblicò una versione in rime sulla base del racconto in prosa di Southey[2][4], e con l'approvazione dello stesso.[5] Entrambe le versioni raccontano di tre orsi e di una anziana che entra nella loro proprietà.

In realtà la storia dei tre orsi era in circolazione molto prima della pubblicazione della versione di Southey.[4][6] Nel 1831, per esempio, Eleanor Mure regalò al nipote per il suo compleanno un libretto su tre orsi realizzato a mano[2][4] e, nel 1894, l'esperto di folclore Joseph Jacobs scoprì la favola di Scrapefoot, un racconto con una volpe come antagonista[7]. Scrapefoot aveva una sorprendente somiglianza con il racconto di Southey, e può essere derivata da una ancora più antica tradizione orale. Probabilmente nella sua stesura della storia, Southey confuse il termine "vixen" come volpe con quello di una astuta donna anziana.[2]

Cambiamenti[modifica | modifica sorgente]

Dalla sua prima pubblicazione il racconto ha subito due importanti modifiche nel corso degli anni. La prima riguarda la protagonista che da una donna anziana è diventata nel tempo una graziosa bambina[5], che ha cambiato numerose volte nome[8] prima di arrivare nel 1904 ad essere chiamata Riccioli d'oro[2], mentre i tre orsi sono diventati papà, mamma e piccolo orso, benché la data di questo cambiamento sia oggetto di disputa: per alcuni si tratta del 1852[3], mentre per altri è il 1878, anno di pubblicazione della fiaba nei Racconti di Mamma Oca pubblicata da Routledge.[4][8] La storia, inizialmente crudele, è diventata una favola dai risvolti minacciosi più blandi. La stessa Riccioli d'oro, a differenza della volpe e della vecchia delle storie originali, non muore mai in alcuna versione del finale. Nella maggior parte dei casi infatti la bambina impara la lezione e riesce a fuggire all'ira degli orsi. Nella versione della Mure della favola dei Tre Orsi, nel finale la vecchia veniva impalata sul campanile della chiesa di St. Paul.[3] Anche il titolo della fiaba è stato rapidamente cambiato in Riccioli d'oro ed i tre orsi.

Adattamenti[modifica | modifica sorgente]

La favola nel corso degli anni è stata adattata in giochi, film, ed altre opere.

  • Uno dei primi adattamenti cinematografici fu ad opera di Walt Disney che nel 1922 realizzò il cartone animato Riccioli d'oro e i tre orsi.[9]
  • Nel 1936, una versione della storia dei Tre Orsi fu proposta per le Sinfonie allegre, con Topolino, Paperino ed altri personaggi Disney nei ruoli dei protagonisti, ma il film non fu mai realizzato.[10]
  • Un breve lungometraggio fu prodotto nel 1958 dalla Coronet Films.[11]
  • Il 19 dicembre 1997 un'opera di trentacinque minuti diretta da Kurt Schwertsik ed intitlolata Roald Dahl's Goldilocks è stata presentata al Glasgow Royal Concert Hall.[12]
  • Nel secondo episodio della serie televisiva Grimm, ne appare una versione in cui si avanza l'ipotesi che gli "orsi" appartengano in realtà ad una razza parallela a quella umana, che da secoli sfrutta l'umanità per nutrirsi.
  • Il romanzo di Jasper FfordeThe Fourth Bear (2006) è basato sulla scomparsa di Riccioli d'Oro dopo la visita alla casa dei tre orsi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alan C. Elms, "The Three Bears": Four Interpretations in The Journal of American Folklore, vol. 90, nº 357, luglio–settembre 1977, pp. 237–273.
  2. ^ a b c d e Iona Opie, Peter Opie, The Classic Fairy Tales, Oxford, Oxford University Press, pp. 199–200, ISBN 0-19-211559-6.
  3. ^ a b c Maria Tatar, The Annotated Classic Fairy Tales, New York, W.W. Norton & Company, Inc., 2002, pp. 245–246, ISBN 0-393-05163-3.
  4. ^ a b c d Katherine Mary Briggs, British Folk Tales and Legends, London, Routledge, 1977, 2002, pp. 128–129, ISBN 0-415-28602-6.
  5. ^ a b Charles Madison Curry, Children's Literature, Rand McNally & Company, 1921, p. 65.
  6. ^ Richard Mercer Dorson, The British Folklorists, London, Taylor & Francis, 1968, rep. 2001, p. 94, ISBN 0-415-20426-7.
  7. ^ Warren U. Ober, The Story of the Three Bears, Scholars Facsimiles & Reprints, 1981, v–xiv, ISBN 0-8201-1362-X.
  8. ^ a b Graham Seal, Encyclopedia of Folk Heroes, Santa Barbara, ABC-CLIO, 2001, p. 92, ISBN 1-57607-216-9.
  9. ^ "Goldilocks and the Three Bears", The Encyclopedia of Disney Animated Shorts. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  10. ^ The Unmade Shorts, The Encyclopedia of Disney Animated Shorts. URL consultato il 2 marzo 2009.
  11. ^ Internet Archive: Goldilocks and the Three Bears. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  12. ^ Roald Dahl's Goldilocks (1997). URL consultato il 3 gennaio 2009.

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