Ursus arctos crowtheri

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Orso dell'Atlante
Atlasbear.jpg
Ursus arctos crowtheri
Stato di conservazione
Status none EX.svg
Estinto (1870 circa)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie U. arctos
Sottospecie U. a. crowtheri
Nomenclatura trinomiale
Ursus arctos crowtheri
Schinz, 1848

L'orso dell'Atlante (Ursus crowtheri o, secondo altri, Ursus arctos crowtheri) è una sottospecie estinta dell'orso bruno, diffusa un tempo sulla catena montuosa dell'Atlante, da Túnez al Marocco. Si trattava dell'unico orso presente in Africa, in cui giunse dal Vicino Oriente durante il Pleistocene, nel corso dello stesso processo migratorio che riguardò anche il Cervus elaphus barbarus, la iena striata e la Capra nubiana.

Stando alle descrizioni realizzate durante i secoli XVIII e XIX, aveva un muso più piatto e un pelame più scuro (pressoché nero) sul dorso e rossiccio sulle estremità e sul costato. Alcuni considerano l'orso dell'Atlante una specie a sé stante (Ursus crowtheri). Tuttavia, la mancanza di esemplari conservati a scopo di studio rende impossibile verificare questa ipotesi.

Fonti romane riferiscono come un tempo questo animale fosse molto diffuso sull'Atlante, all'epoca ricoperto per la maggior parte da boschi di pini. Se ne ritrovano alcune rappresentazioni in mosaici romani della zona ed è probabile che alcuni esemplari fossero utilizzati durante i combattimenti nelle arene. Nel XVIII secolo, quando si ebbero le prime descrizioni scientifiche dell'animale, la popolazione degli orsi dell'Atlante era già sensibilmente ridotta a causa della caccia e della distruzione dell'habitat. A quanto pare, il re del Marocco, intorno al 1830, possedeva un orso dell'Atlante; un altro esemplare fu donato al giardino zoologico di Marsiglia. Quest'ultimo servì per lo studio della sottospecie negli anni quaranta dell'Ottocento, fino ad attribuirle un nome scientifico nel 1844. L'ultima notizia certa sulla presenza dell'orso dell'Atlante in cattività risale al 1867, quando ne fu documentata la presenza presso Edough, lungo il confine tra il Marocco e l'Algeria. Con tutta probabilità, quest'ultimo nucleo non sopravvisse al XX secolo.

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