Castello di Avio

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Castello di Sabbionara (Avio)
Castello di Sabbionara
Castello di Sabbionara (Avio)
Castello di Sabbionara (Avio)
Mappa di localizzazione: Trentino-Alto Adige
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Città Avio
Coordinate 45°44′46.67″N 10°57′07.6″E / 45.746297°N 10.952111°E45.746297; 10.952111Coordinate: 45°44′46.67″N 10°57′07.6″E / 45.746297°N 10.952111°E45.746297; 10.952111
Informazioni generali
Tipo Castello
Proprietario attuale Fondo Ambiente Italiano
Visitabile si
Sito web http://www.fondoambiente.it/beni/Index.aspx?q=castello-di-avio-beni-del-fai

http://www.fondoambiente.it/beni/Index.aspx?q=castello-di-avio-beni-del-fai

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Il Castello di Avio, o Castello di Sabbionara (Schloß Aue nei testi di lingua tedesca), è tra i più noti ed antichi monumenti fortificati del Trentino. È situato nella frazione di Sabbionara d'Avio e grazie al suo imponente mastio domina la Vallagarina. Il castello è stato donato nel 1977 dalla contessa Emanuela di Castelbarco al Fondo Ambiente Italiano, che lo gestisce e ne cura la manutenzione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La collina di Sabbionara d'Avio, protetta alle spalle dalla montagna e dominante gli antichi guadi sull'Adige, era naturale che venisse scelta come punto di difesa e vedetta della valle, nonché luogo prestigioso di un potente.

La Vallagarina che il castello domina fu una delle principali vie di comunicazione tra il Mediterraneo e l'Europa settentrionale, la Pianura Padana col mondo germanico. Le stesse arterie moderne non fanno che ripercorrere il medesimo tracciato dell'antica via Claudia Augusta, che attraversa la valle dal 15 a.C.

Le prime fonti storiche che parlano di una fortezza costruita in questo luogo, con il nome Castellum Ava, sono datate 1053. Nel XII secolo i proprietari appartenevano alla famiglia dei Castelbarco, vassalli del vescovo di Trento i quali, nel 1411, lo cedettero per testamento a Veneziani. Dopo questo passaggio di proprietà il Castello di Avio venne ampliato e decorato con una cappella in onore di San Michele insieme ad una facciata riportante gli stemmi dei loro dogi. Nel 1509 il maniero passò in mano alle truppe imperiali di Massimiliano I che, dopo aver fatto dipingere le proprie insegne araldiche, lo ipotecò ai Conti d'Arco. Ulteriori passaggi di mano fanno seguito a questa fase finché, nel XVII secolo, il castello ritornò ai Castelbarco.

Nel 1977 Emanuela Castelbarco, nipote di Arturo Toscanini, donò al FAI il Castello di Avio e la fondazione iniziò subito a intervenire con lavori di restauro e recupero.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Gli affreschi all'interno del castello
Scorcio dall'arco che mette in comunicazione la parte alta con i giardini situati nella zona bassa ("gli uliveti interni")

Il castello è costituito da tre cinte murarie che circondano a guisa di corona l'insieme del sistema difensivo e può vantare 5 torri, tra cui quella della picadora, dove in passato venivano eseguite le condanne capitali per mezzo dell'impiccagione; il suo perimetro irregolare eppure armonioso si appoggia al terreno seguendone il dislivello. Dentro le mura le vie sono delimitate da muri, terrazzamenti, passaggi coperti e torri aperte; le porte, le mura e gli interni sono illuminati da notevoli affreschi. Attorno al potente mastio, risalente al XI secolo, si trovano numerosi edifici tra cui la Casa delle Guardie, la Cappella, il Palazzo Baronale e la Casa d'Amore all'ultimo piano del mastio, tutti quanti affrescati.

Gli studiosi hanno individuato negli affreschi la mano di due differenti artisti, con le relative équipe; il primo, già attivo nella chiesa dei Domenicani di Bolzano, è il decoratore della Casa d'Amore: un ciclo di affreschi di grande qualità, pieno di allusioni, allegorie e rimandi. Forse dopo due o tre decenni, opera nel castello un altro artista, d vena più semplice e popolare rispetto al precedente; a lui si devono le battaglie della Casa delle Guardie. Ulteriori scoperte si sono avute nel corso degli accurati restauri: l'esame degli affreschi ai raggi ultravioletti ha rivelato la presenza di disegni preparatori sotto i dipinti attuali.

Gli affreschi della Casa delle Guardie rappresentano le arti della guerra necessarie alla formazione del cavaliere. Essi sono opera di un maestro trentino della metà del Trecento che risente sia della pittura veronese sia di stilemi transalpini (contorni marcati e luci violente).[1] Gli affreschi della Camera di Amore nel mastio, raffinati e ricchi di una colta simbologia (pittura cortese), sono ascrivibili a un pittore di ambiente veneto-emiliano vissuto alla metà del Trecento.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Castello di Sabbionara di Avio, FAI, Lucia Borromeo Dina, testi di Giovanna degli Avancini, pag.9
  2. ^ op. cit. pag. 13

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