Storia del Tirolo

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1leftarrow.pngVoce principale: Tirolo.

Castel Tirolo presso Merano quale prima residenza (fino al 1420)
La Hofburg a Innsbruck quale seconda residenza (dal 1420 in poi)
Mappa del Tirolo storico

L'inizio della storia del Tirolo può essere fissato intorno alla metà del XIII secolo, quando i conti di Tirolo-Gorizia (o Mainardini), nella persona di conte Alberto III prima e poi del vero fondatore della potenza della contea, Mainardo II, riuscirono ad estendere la loro influenza su un vasto territorio a cavallo delle Alpi, politica in seguito riconosciuta anche dagli imperatori del Sacro Romano Impero. L'espansione avvenne, sia manu militari sia con piccole ma continue sopraffazioni, a danno dei formali detentori del potere politico (per nomina imperiale), in particolare dei vescovi di Trento, di Bressanone e di Coira, ma anche di altre casate altonobiliari quali gli Andechs e gli Appiano. In seguito a ciò i Tirolo riuscirono alfine a farsi riconoscere il titolo comitale, che in seguito (tramite un atto notarile del 1363) con cui accoglievano le pretese ereditarie degli Asburgo sul Tirolo in base al testamento di Margherita Malthausch) cedettero alla casata austriaca degli Asburgo, poi detentrice (a partire dalla seconda metà del XV secolo) anche del titolo imperiale e la quale a sua volta si impose sui Lussemburgo e gli Wittelsbach. In età medievale gli autodefinitisi Conti di Tirolo prima e poi, in seguito alle conquiste territoriali ed infine al riconoscimento imperiale, Conti del Tirolo avevano infatti la loro sede principale a castel Tirolo, oggi nel comune di Tirolo vicino a Merano. Il capoluogo della contea fu in seguito trasferito dagli Asburgo, che ne acquisirono il controllo alla fine del XIV secolo, a Merano e poi definitivamente ad Innsbruck.

I Conti del Tirolo non riuscirono mai a sottomettere formalmente i principati vescovili di Trento, Bressanone e Coira, nel mentre il controllo del territorio corrispondente all'attuale provincia di Trento e a volta della stessa città di Bolzano (che fece sempre parte del principato vescovile di Trento) non fu mai pregnante ed a volte solo saltuario ed in condivisione espressa con i rappresentanti dell'Autorità vescovile a Bolzano. Il Tirolo storico comprendeva le terre già appartenenti alla Contea del Tirolo (alla quale fu annesso anche il Trentino nel 1815 con la Restaurazione), terre che oggi formano il Tirolo austriaco e l'intera regione italiana Trentino-Alto Adige, compreso anche il Trentino (detto in età asburgica "Tirolo Meridionale" o "Tirolo Italiano", in tedesco Welschtirol). I rapporti tra l'area trentina e tirolese sono stati spesso oggetti di opposte distorsioni a sfondo nazionalistico: da una parte si tese talvolta a limitare i confini meridionali del Tirolo storico all'Alto Adige; ma dall'altra, per motivi storici, si è spesso trascurato il fatto che grande parte dell'attuale Trentino (come Principato Vescovile di Trento) - ma anche il territorio vescovile di Bressanone, seppur entrambi politicamente mediati - fu per secoli un'entità territoriale all'interno del Sacro Romano Impero e che solo nell'ultima parte della sua storia (1816-1918) fu anche formalmente annesso alla Contea del Tirolo. La Contea asburgica del Tirolo cessa di esistere nel novembre del 1918 con la vittoria italiana della prima guerra mondiale e l'instaurarsi di un governo italiano provvisorio sulla parte della contea conquistata dall'Italia, che venne denominata "Venezia Tridentina". Il Tirolo storico comprendeva anche alcuni comuni ora parte della Regione Veneto: Cortina d'Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia, dopo il governo provvisorio scorporati dalla regione della Venezia Tridentina (1923), nonché dei piccoli comuni successivamente scorporati a favore della Lombardia nel 1934 (Valvestino, Magasa), mentre il comune di Bagolino era già stato scorporato a favore della Lombardia nel 1860.

Età pre-romana[modifica | modifica sorgente]

Famoso in tutto il mondo è Ötzi, la mummia preistorica del Similaun, importante testimone di un'antropizzazione precoce della zona alpina centrale.

Furono i cacciatori del Mesolitico i primi uomini a lasciare delle tracce nella Valle dell'Adige, nel VI millennio a.C. seguiti nel IV, da popolazioni che praticavano allevamento e agricoltura.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Mappa della Tridentum romana

Nel 15 a.C., con la guerra retica, Claudio Druso conquistò l'area alpina, fondando il municipium di Tridentum e diverse stazioni militari lungo le assi transfrontaliere sino a Veldidena (oggi Wilten) presso Innsbruck. Sotto Ottaviano Augusto queste zone presero il nome di X regio, di Noricum e di Raetia. L'evangelizzazione iniziò nel II secolo, ma si consolidò in modo significativo solamente dopo il V secolo. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e le invasioni barbariche modificarono profondamente gli assetti territoriali ed etnici.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Margherita Contessa del Tirolo

Con i Longobardi nel 569, il Trentino divenne un ducato, con i Franchi una marca, quindi nel 788, fu incorporato nel Sacro Romano Impero insieme all'attuale Alto Adige. Dalla seconda metà del VIII secolo, causa la penetrazione dei Baiuvari nell'odierno Alto Adige, la diocesi di Sabiona, precursore di quella di Bressanone, fu scorporata dalla metropoli di Aquileia e passò a quella di Salisburgo. Nell'814 queste zone passarono sotto Lotario, uno dei successori di Carlo Magno, facendo dell'area il lembo più meridionale dell'Impero. In questi anni continuò il lungo ed intenso processo di germanizzazione del Tirolo, dove si va sostituendo, nell'odierno Tirolo del Nord e nel Sudtirolo, la lingua tedesca al neolatino (poi evolutosi nel ladino), mentre l'area trentina rimane romanizzata, facendo del Tirolo da sempre un territorio multilingue.

Nel 1027 l'Imperatore Corrado II decise di dare un nuovo ordinamento ai rapporti dei feudi imperiali e diede ai vescovi Uldarico di Trento e Albuino di Bressanone il titolo di principe, ovvero di vassallo-elettore diretto dell'imperatore con diritto di partecipazione alla Dieta imperiale. Il primo aveva giurisdizione sull'attuale Trentino e una parte dell'attuale Alto Adige; il secondo sull'alto Isarco, la Pusteria e la valle dell'Inn. Nel XIII secolo la debolezza dei principi-vescovi di Trento e Bressanone, indusse Alberto III del Tirolo a solidarizzare con i vicari imperiali per rivendicare il potere temporale dei vescovi locali (ma anche di Coira e Salisburgo), tanto che nel 1252 ottenne dal vescovo di Trento anche i feudi dell'estinta casa dei conti di Appiano (dopo aver ottenuto nel 1248 i feudi comitali di Bressanone). È nel corso del governo di Mainardo II, attorno al 1259, che i vescovi di Trento, di Bressanone e di Coira, in quanto principi dell'Impero, venivano stabilmente assoggettati da parte dei Tirolo. Attraverso la politica matrimoniale del tempo, la primitiva dinastia dei Conti del Tirolo venne sostituta, nel XIII secolo, da quella dei Tirolo-Gorizia, il cui esponente di maggior spicco fu appunto Mainardo II, vero fondatore della potenza tirolese.È a questo periodo che risale l'appropriazione del titolo di 'conte' (che spettava di diritto ai vescovi di Trento e Bressanone in quanto principi diretti dell'Impero) da parte del consortile dei Tirolo. I conti da allora si fecero chiamare non più "conti di Tirolo", bensì "conti del Tirolo". Usando a seconda dei casi l'astuzia o la forza, egli seppe approfittare della temporanea debolezza del potere imperiale.[1] La moderna amministrazione divise il territorio in un unico ordinamento giuridico (Landrecht) suddiviso in Giudizi (Gerichte). Ciò favorì lo sviluppo di borghi e mercati che fecero sì che a Merano si eresse una zecca, dove venivano coniati i "grossi aquilini", monete molto apprezzate nell'Italia settentrionale.[1]

In questo periodo i Tirolo riuscirono a estendere la loro influenza su un'area molto vasta a cavallo delle Alpi, entro i confini degli odierni territori di Austria, Svizzera e Italia. Alla morte dell'ultimo dei mainardiani, il conte Enrico, Margherita Maultasch, nipote di Mainardo II, si sposo' a dodici anni con Giovanni Enrico di Lussemburgo che a sua volta aveva otto anni. Per difendere gli interessi della sua casata, arrivo' in regione il fratello del maggiore del giovane conte, il futuro imperatore Carlo IV di Boemia. Tale successione non fu pero' riconosciuta dall'imperatore Ludovico di Baviera, che tramo' ai danni di Giovanni Enrico accordandosi con la nobiltà tirolese. Secondo la leggenda, il giorno dei morti del 1341 Margareta fece trovare chiuso il portone di castel Tirolo al consorte al ritorno da una battuta di caccia e gli comunico' il ripudio e l'invito a riprendere la via per la Boemia. Poco dopo a Merano furono celebrate le nozze tra la Margareta e il figlio dell'imperatore Ludovico di Brandeburgo. Cio' venne mal recepito dalle due casate e lo stesso castello fu preso d'assedio. Anche il Papa non riconobbe il nuovo matrimonio e lancio' l'interdetto sul Tirolo. Questi motivi politici furono alla base della diffusione propagandistica di un'immagine negativa della contessa, quale donna moralmente corrotta e fisicamente deforme, con il soprannome Maultasch ("bocca a forma di tasca"). Grazie all'appoggio dei nobili, a Ludovico furono confermati i privilegi, passati alla storia come il Grosser Tiroler Freiheitbrief (Grande patente delle liberta' del Tirolo), 1342. Dopo la morte dell'unico figlio, Mainardo III, Margareta cedette la contea a Rodolfo IV d'Asburgo, formalmente per motivi di parentela nel 1363. Egli impose al vescovo di Trento le cosiddette "Compatte", dove si definivano le subordinazioni del principato vescovile verso il conte.[1]

I nuovi dominatori asburgici cercarono di ripristinare i sistemi feudali e sembra che nel 1407, il duca Federico IV d'Austria soprannominato "Tascavuota", avesse favorito alcune rivolte. Anche a Trento vi fu una sollevazione e venne imprigionato il vescovo di origine morava Giorgio di Lichtenstein, a capo di tale sommossa vi fu il "capitano del popolo" Rodolfo Belenzani. Federico, pur favorendo l'indebolimento vescovile, decise di impedire le sommosse.[1]

Il figlio e successore di Federico fu Sigismondo d'Austria, noto come "il danaroso", che si scontro' contro il vescovo di Bressanone, Nicolò Cusano. Nel rivendicare i propri diritti, soprattutto quelli minerari, il curato sosteneva che il principe tirolese dovesse considerarsi "vassallo" della diocesi di Bressanone. La disputa raggiunse sia l'imperatore che il pontefice e Cusano lancio' l'interdetto sulla contea e sul suo rappresentante Sigismondo; dopo averlo rinchiuso nel castello di Brunico, la contesa fu vinta dal duca. Sotto Sigismondo le miniere conobbero uno straordinario sviluppo e la zecca fu poi trasferita da Merano a Hall e i Gulden d'oro e d'argento furono ben noti in gran parte d'Europa. Assieme al vescovo di Trento, decise di attaccare la Repubblica Veneziana che aveva occupato Rovereto e Vallagarina. Il primo scontro si trasformo' nella vittoria di Calliano nel 1947, dove perse la vita il noto condottiero veneziano Roberto di Sanseverino. In seguito non vi furono che inutili sacrifici. Solo nel 1490 l'arciduca decise di cedere la propria signoria all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, figlio dell'imperatore Federico III.[1]

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

In seguito altre potenze entrarono in campo. Un conte del Tirolo, quel Massimiliano I d'Asburgo che diventò imperatore, si scontrò con la Repubblica di Venezia nel 1508 e riprese il controllo di Rovereto e dell'area circostante e occupò l'Ampezzo sottraendolo al Cadore.

Nel giugno del 1511, sotto la garanzia dell'imperatore, la Dieta tirolese sanci' il cosiddetto Landibell, un ordinamento di difesa territoriale della regione. Tra i vari aspetti fiscali contributivi, esso sanciva che i tirolesi sarebbero stati mobilitati per difendere i confini della propria regine ma mai al di fuori di essa. Inoltre Massimiliano avvio' diverse riforme giuridico-economiche rendendo la condizione dei contadini più stabile. Durante il suo regno il Tirolo venne pero' attraversato da molte guerre, come ad esempio la battaglia della Calva presso Glorenza in Val Venosta, dove i confederati svizzeri sconfissero le milizie imperiali. La lunga lotta contro Venezia, iniziata nel 1508, porto' alcuni acquisti territoriali strategici per il Trentino meridionale, come Rovereto.[1]

Nel 1525 la Guerra dei contadini sconquassò la regione, con punte a Bressanone e in Val Pusteria. A Bressanone si diede inizio il 9 maggio quando la folla di contadini libero' con la forza il condannato a morte Peter Passel che si era ribellato al principe vescovo per la sottrazione di un diritto consuetudinario di cui godeva la sua famiglia.[1] Il capo militare della rivolta, Michael Gaismair di Vipiteno, formulò un programma con un importante afflato comunitario.[2] Seguì un periodo nel quale imperversarono i processi per stregoneria, anche se Trento, grazie al vescovo Clesio, riuscì a trovare un po' di pace e dotarsi di un nuovo assetto urbano.

In quei tempi fu molto cruenta la persecuzione degli anabattisti tirolesi, nate grazie a Jakob Huter di San Lorenzo di Sebato dal quale presero il loro nome, gli hutteriti. Huter fu catturato e giustiziato assieme ad altre centinaia di seguaci, tra cui donne e bambini.[1]

Nel 1545-1563 Trento fu sede del celebre Concilio ecumenico. Dopo la Guerra dei Trent'anni, la città di Bolzano accrebbe la propria importanza di centro artistico-culturale. Dal 1665, l'Imperatore Leopoldo I iniziò a governare la regione da Vienna: venne nominato un governatore per il Tirolo, con sede a Innsbruck. Nel 1669 fu fondata l'università di Innsbruck diretta dai gesuiti.[1]

Nel 1703, durante la guerra di successione spagnola, le milizie tirolese diedero un'ottima prova del loro valore respingendo un'invasione bavarese, il cosiddetto Boarische Rummel (smargiassata bavarese). Nel 1713 l'imperatore Carlo VI emano' la Prammatica Sanzione che stabiliva l'unita' e l'indivisibilita' dei domini asburgici e nel 1720 la Dieta tirolese dovette accettarla.[1]

Nel XVIII secolo, sotto il governo di Maria Teresa d'Austria (1740-1770) e del figlio Giuseppe II (1780-90) il Tirolo visse un periodo di sviluppo economico e di radicali riforme nell'ambito dell'istruzione, della giustizia e del culto religioso. Qui venne istituito il "catasto teresiano" con cui fu resa possibile una politica fiscale più efficace e efficiente, annullando i privilegi nobiliari e ecclesiali.[1]

Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Il Ritorno dei partigiani tirolese nel 1809 (Franz Defregger, 1879)

Nel 1796, quando arrivavano le notizie di un imminente attacco francese, in Tirolo furono mobilitati sia gli Schützen che il Landsturm, la leva popolare composta da tutti gli abili alle armi. In questa occasione si ebbe il privo voto al Sacro Cuore di Gesù, i Herz-Jesu-Feuer. Muovendosi da sud e passando da Trento, i francesi arrivarono dapprima a Bolzano e poi a Bressanone e in Val Pusteria. All'imbocco di questa valle, presso la località di Spinga, il 2 aprile 1797, vi fu la nascita della leggenda dell'eroina Catarina Lanz. Essa avrebbe contribuito a respingereil nemicoa colpi di forcone. Oltre a lei vi furono anche altre eroine, comela nordtirolese Therese von Sternbach e la trentina Giuseppina Negrelli.[1]

Con l'avvento di Napoleone Bonaparte, i vescovati di Bressanone e Trento vennero definitivamente secolarizzati. Il territorio fu coinvolto nei conflitti europei contro la Francia e nel 1803 Napoleone decise d'inserire l'area nel regno di Baviera.[1]

Nel 1809 divampò una rivolta popolare, capeggiata da Andreas Hofer con la collaborazione di padre Joachim Haspinger e dell'oste Peter Mayr, che, dopo sanguinose battaglia, inizialmente vinte dai tirolesi (famose le battaglie del Bergisel nei pressi di Innsbruck, presso la Chiusa di Lienz, presso la Pontlatzer Brücke nell'alta valle dell'Eno e in Alta Val d'Isarco presso la "stretta dei Sassoni"), fu soffocata dalle truppe comandate dal generale bavarese Carl Philipp von Wrede. Hofer era uno dei tre rappresentanti tirolesi che nel gennaio 1809 si erano recati a Vienna per prendere accordi sull'insurrezione. Diverse furono le ordinanze hoferiane che miravano ad un ripristino dello stato precedente al 1805; alcuni segnali provenienti da Vienna sembravano confermare la legittimità del governo provvisorio ma anche le speranze della popolazione per un ritorno all'Austria. Il 29 settembre Hofer ricevette da parte dell'imperatore una collana d'onore e un po' di soldi per il Tirolo.[1]

Con il trattato di Schönbrunn, firmato il 14 ottobre 1809, sancì che alla Francia passavano Carinzia, Carnia, Trieste, Istria e il litorale croato, mentre il Tirolo riuscì a ottenere il "completo perdono" per coloro che avevano partecipato all'insurrezione. L'attacco franco-bavarese fu immediato; Hofer si dovette rifugiare a Innsbruck sostenuto dal più radicale padre capuccino Joachim Haspinger. Dopo la quarta e ultima sconfitta presso il Bergisel il 1 novembre, Hofer tornò in Passiria e si nascose presso Monteneve e poi presso la Pfanderleralm; fu arrestato nel gennaio 1810 assieme alla moglie, al figlio e al segretario, tutti traditi dall'ex-Oberkommandant. Egli fu condannato e fucilato il 20 febbraio e lo stesso giorno a Bolzano fu giustiziato Peter Mayr.[1]

Dal 1810 il Tirolo venne diviso tra tre regni: il Trentino, Bolzano e la Bassa Atesina passarono al Regno Italico con la denominazione di Dipartimento dell'Alto Adige (risale a questo periodo l'attuale denominazione italiana, anche se gravitò allora su Trento), l'alta Pusteria passò alle Province Illiriche e il resto del Tirolo (incluse Merano, Bressanone, Vipiteno, la valle settentrionale dell'Isarco e la val Pusteria occidentale) al regno di Baviera, per rimanervi sino al 1815, quando il Trentino, con la Restaurazione austriaca venne inglobato nella nuova Contea del Tirolo, con Innsbruck capoluogo.[1]

Dal 1817 anche in Tirolo entrò in vigore il nuovo codice civile generale austriaco che puntava all'eguaglianza dei diritti e doveri dei cittadini. I tirolesi dovevano tenere in armi quattro battaglioni di Kaiserjäger e potevano essere utilizzati anche fuori dal territorio regionale.[1]

Le sommosse del 1848 riguardarono tutti i territori tirolesi e aprirono anche la strada a un crescente nazionalismo.[3] Dati i disordini scoppiati nella capitale, da maggio ad agosto, la corte imperiale si trasferì a Innsbruck.[1]

Nel 1866 Giuseppe Garibaldi, durante la terza guerra d'indipendenza italiana, stava per aprirsi la strada verso Trento, tentativo che venne fermato solo dalle truppe trentino-tirolesi. Nel dopoguerra iniziava a farsi strada l'irredentismo dei trentini. I liberali tedesco-tirolesi rafforzarono il loro carattere nazionale e in parte subirono l'influenza del Los von Rom di Georg von Schönerer.[1]

A partire dal 1870 anche il Tirolo soffrì della grave crisi agricola europea, dove si ebbero crisi causate dalla concorrenza internazionale ma anche dovute a catastrofi naturali come malattie delle piante (come ad esempio la pebrina) e alcune alluvioni. Tutto ciò portò ad un forte indebitamento della popolazione, soprattutto dove non esisteva la cultura del maso chiuso, come ad esempio nel attuale Trentino.[1] Nello stesso periodo iniziò anche la crescita degli alpinisti in regione, soprattutto appartenenti alla borghesia straniera, e il successo dei luoghi di cura (Kurorte), tra cui quello di Merano dove soggiornò anche la principessa Sissi.[1]

Già nel 1833 il badioto Micurà de Rü (anche noto come Nikolaus Bacher), iniziò un tentativo di scrittura della grammatica ladina, seguito dal lavoro del curato di Ortisei Ujep Antone Vian nel 1864 che stampò un libro sulla grammatica gardenese. Di la in poi si ebbero anche i libretti ad uso liturgico, giornali e calendari. Fu solo nel 1905 che venne alla luce a Innsbruck l'associazione Union Ladina-Ladiner Verein con lo scopo di promuovere la nazione ladina. Nei secoli a venire la popolazione ladina venne separata in tre parti.[1]

Novecento[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi due decenni del XIX secolo, e fino allo scoppio della grande guerra, vi fu un aumento delle associazioni nazionali sia tedesche come la Deutsche Schulverein e la Verein Südmark che quelle italiane, come la Pro Patria, divenuta poi Lega Nazionale, e la Società Dante Alighieri.[1] Un primo segnale dell'innalzamento della tensione furono i fatti di Innsbruck del 1904, dove la neo facoltà di giurisprudenza in lingua italiana fu causa di una sommossa popolare che causò diversi feriti ed un morto, oltre che alla chiusura definitiva della facoltà.[1]

Dopo l'attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, l'impero austro-ungarico, facente parte degli Imperi centrali, iniziarono la guerra contro quelli appartenenti alla Triplice alleanza; eccezione fu il Regno d'Italia che decise di tradire l'alleanza. In Tirolo furono coinvolti circa 63.000 soldati suddivisi tra Kaiserjäger, Landesschützen e Landsturmmänner, dove il 40% era di origine trentina.[1] Il Tirolo fu solo marginalmente toccato dalla guerra, soprattutto sulle alte vette di confine, dove furono costruite le ferrovie della Val Gardena e quella della Val di Fiemme-Fassa, grazie allo sfruttamento dei prigionieri russi, per poter trasportare sulle linee del fronte materiale bellico oltre che al rancio per le truppe. Il più delle vittime fu dovuto alle morti bianche.[1]

La situazione peggiore si verificherò al termine del conflitto, quando iniziò il fenomeno della borsa nera e la febbre spagnola. Con la caduta dell'impero, nel Tirolo iniziarono ad avvenire numerosi episodi di saccheggio da parte dei soldati in ritirata, respinti dalle truppe italiane che iniziavano a occupare i territori tirolesi; nel 1920 era addirittura presente un distaccamento italiano a Innsbruck ed in altre località del Tirolo del nord.[1]

Nel 1919 il Trattato di Saint Germain, in seguito alla sconfitta dell'impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale, determinò la separazione dal Tirolo meridionale, assegnato all'Italia dal Bundesland Tirolo, assegnato alla Repubblica Austro-Tedesca. Svariati furono i tentativi di costituire una regione autonoma o di annettere l'area all'Deutsches Reich. Negli anni venti per merito delle costruzione di infrastrutture (strade, linee ferroviarie, centrali elettriche) e del riavvio del turismo (costruzione di funivie) l'economia si stabilizzò per un breve periodo prima dei contraccolpi della crisi economica mondiale.[1]

Nel frattempo Adolf Hitler che era salito al potere, in Tirolo il movimento NSDAP, illegale fino al 1933, era attivo nel pubblicizzare la Großdeutschland ("Grande Germania"). Decise di imporre una tassa a carico dei turisti diretti in Austria per disincentivare l'economia tirolese, la Tausend-Mark-Sperre ("barriera dei mille marchi").[1]

Tra gli anni venti e trenta iniziò una grave crisi economica che produsse uno scontro politico, tanto che nel febbraio del 1934 vi furono alcuni scontri fra lo Schutzbund socialdemocratico e le forze governative. Ciò comportò l'instaurazione del regime autoritario di tipo corporativo e clericale di Engelbert Dollfuss, che era sostenuto dallo stesso Mussolini. Nel Tirolo del sud, come nei nuovi territori acquisiti, le camicie nere iniziarono a effettuare alcune spedizioni punitive, come a Bolzano il 24 aprile 1921 dove al corteo di inaugurazione della fiera morì il maestro Franz Innerhofer di Marlengo; una seconda volta avvenne il 2 ottobre 1922, la Marcia su Bolzano tre settimane prima della marcia su Roma, che portò alla destituzione del governatore della Venezia Tridentina Luigi Credano e del borgomastro di Bolzano Julius Perathoner.[1]

Durante il ventennio fascista la lingua italiana fu imposta come lingua unica nell'amministrazione, nei tribunali e nella toponomastica. Nelle scuole dei nuovi territori occupati, grazie alla legge Gentile, furono soppresse le lingue alloglotte, e fu introdotto mano a mano la lingua italiana. La popolazione di madrelingua tedesca non recepì bene il fatto e furono istituite le Katakombenschulen ("scuole nelle catacombe") che riuscirono a sopravvivere all'illegalità anche grazie all'aiuto del canonico Michael Gamper. Nel 1926 un regio decreto impose il ritorno alla forma italiana dei "cognomi d'origine italiana o latina" che fossero stati "tradotti o trasformati con grafia straniera". Ettore Tolomei voleva invece che tale legge venisse ampliata a tutti i cognomi.[1]

Già nel 1923, le attuali provincie di Bolzano e Trento, vennero unite in un'unica "grande provincia" di Trento e solamente nel 1926 fu istituita quella di Bolzano con lo scopo di accelerare l'italianizzazione come di fatto avvenne ad esempio con il progetto della grande zona industriale di Bolzano che partì nel 1934; gradi gruppi industriali accettarono di aprire a Bolzano un loro stabilimento: acciaierie Falck, Lancia, Magnesio, Feltrinelli, Iveco, ...). Una gran massa di persone fu così attirata da queste nuove possibilità di lavoro. Altro segno di italizzazione fu la costruzione di alcune nuove costruzioni nella "nuova Bolzano" come il Monumento alla Vittoria, il tribunale, la Casa del Fascio, la Casa della Gioventù Italiana del Littorio femminile, ...).[1]

Il 12 marzo 1938 la Wehrmacht tedesca invase l'Austria. Fu costituito il Gau Tirol-Vorarlberg e il Tirolo Orientale fu assegnato al Gau Carinzia. In seguito agli accordi fra Hitler e Mussolini immigrarono in Austria circa 70.000 persone provenienti dal Sudtirolo (gli "Optanti"): la metà di queste si insediarono in villaggi appositamente creati. Dopo la guerra circa un terzo degli immigranti tornò nei luoghi di origine. Nel 1943 intensi furono i bombardamenti alleati. Quando il 3 maggio 1945 le truppe americane entrarono a Innsbruck le organizzazioni della resistenza furono in grado di proporre un governo provvisorio. Nell'estate del 1945 il Tirolo faceva parte della zona di occupazione francese mentre il Tirolo dell'Est apparteneva a quella britannica. Nel 1947 il Tirolo orientale fu riunito con quello del Nord. Il 15 maggio 1955 le ultime truppe d'occupazione lasciarono il paese. In questo periodo vi fu una ripresa economica e l'area passò da un'economia prevalentemente agraria ad una basata sull'industria e sui servizi. Notevole fu anche l'espansione dell'industria turistica. Innsbruck fu per ben due volte sede dei Giochi olimpici invernali (1964 e 1976).

Alla fine degli anni cinquanta le reti stradali e autostradali vennero notevolmente espanse. A partire dagli anni ottanta le popolazioni locali hanno ripetutamente manifestato contro l'aumento esponenziale del traffico.

Euroregione Tirolese[modifica | modifica sorgente]

Con l'ingresso dell'Austria nell'Unione Europea avvenuto nel 1995 è stato possibile costituire la Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino per permettere la collaborazione economica, culturale e politica dell'area sovranazionale corrispondente al Tirolo storico, rinsaldando quei rapporti storici che erano cessati solo nel periodo 1924 - 1943.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico. Trento 2013, ISBN 978-88-907860-2-0
  2. ^ Walter Klaassen, Michael Gaismair: Revolutionary and Reformer, Leiden NL, 1978.
  3. ^ (DE) Hans Heiss e Thomas Götz, Am Rand der Revolution: Tirol 1848/49, Folio, Vienna-Bolzano, 1998.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Geschichte des Landes Tirol, 4 voll., Bolzano: Athesia, 1986-1990 (Collana promossa dal Südtiroler Kulturinstitut):
    • 1 Von den Anfängen bis 1490 / a cura di Peter Haider, Josef Riedmann. - 1990. - 665 p. ISBN 88-7014-390-2
    • 2 Die Zeit von 1490 bis 1848 / a cura di Rudolf Palme. - 1986. - 729 p. ISBN 88-7014-417-8
    • 3 Die Zeit von 1848 bis 1918 / a cura di Josef Fontana, Georg Mühlberger. - 1987. - 634 p. ISBN 88-7014-454-2
    • 4/1 Die Zeit von 1918 bis 1970 (Südtirol) / a cura di Othmar Parteli. - 1988. - 773 p. ISBN 88-7014-473-9
    • 4/2 Die Zeit von 1918 bis 1970 (Bundesland Tirol) / a cura di Josef Riedmann. - 1988. - 777 p. ISBN 88-7014-473-9
  • Gottfried Solderer (a cura di), Das 20. Jahrhundert in Südtirol, 6 voll., Bolzano: Raetia, 1999-2004
  • AA.VV., Storia del Trentino, 6 voll., Bologna, Il Mulino, 2000-2005 (Collana promossa dall'Istituto Trentino di Cultura):
    • 1 La preistoria e la protostoria / a cura di Michele Lanzinger, Franco Marzatico, Annaluisa Pedrotti. - 2001. - 655 p.
    • 2 L'età romana / a cura di Ezio Buchi. - 2000. - 643 p.
    • 3 L'età medievale / a cura di Andrea Castagnetti, Gian Maria Varanini. - 2004. - 915 p.
    • 4 L'età moderna / a cura di Marco Bellabarba, Giuseppe Olmi. - 2002. - 1048 p.
    • 5 L'età contemporanea: 1803-1918 / a cura di Maria Garbari, Andrea Leonardi. - 2003. - 999 p.
    • 6 L'età contemporanea: il Novecento / a cura di Andrea Leonardi, Paolo Pombeni. - 2005. - 876, [1] p. - Bibliogr.: p. 795-852

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