Comunità di valle

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Comunità di valle TN.png

Le Comunità di valle sono gli enti territoriali locali della Provincia autonoma di Trento che formano il livello istituzionale intermedio fra i comuni e la Provincia.

Istituite con la Legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, sono formate da una struttura associativa, costituita obbligatoriamente dai comuni compresi in ciascun territorio ritenuto adeguato per l'esercizio di importanti funzioni amministrative.

Esse sostituiscono i comprensori, che già sostituivano le comunità montane (istituite con la legge 3 dicembre 1971, n. 1102). Le comunità di valle sono disciplinate, oltre che dalla legge istitutiva, dai provvedimenti attuativi e dello statuto approvato da non meno di due terzi dei comuni facenti parte del medesimo territorio e che rappresentino almeno i due terzi della popolazione residente nel medesimo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'epoca dei comprensori[modifica | modifica sorgente]

Fin dagli anni sessanta la popolazione trentina presentò delle istanze in favore di una maggiore autonomia locale; la Provincia autonoma di Trento accolse la richiesta con la Legge provinciale 2 marzo 1964, n. 2, in materia di "Ordinamento urbanistico della Provincia Trentina", che istituì i consorzi di comuni denominati comprensori. Obiettivi principali di questo nuovo organo erano:

  • migliorare il livello di sviluppo del territorio;
  • evitare l’isolamento delle comunità periferiche;
  • evitare la scomparsa dei comuni più piccoli a seguito della riduzione del tasso di natalità.

Alle difficoltà gestionali si aggiungevano quelle economiche del territorio, caratterizzato da un «dualismo esistente tra valli periferiche sottosviluppate e l’asse del fiume Adige»[1] stratificato e industrializzato.

La suddivisione territoriale degli ex comprensori.

Il comprensorio era stato contemplato, in particolare, per raggiungere obiettivi di integrazione socio-sanitaria, garantendo una serie di prestazioni quali: «igiene e profilassi, veterinaria, medicina scolastica, prevenzione, educazione sanitaria»[2]. Un’ulteriore regolamentazione avvenne nel 1973 con la L.P. 23 novembre 1973, n. 56, in materia di "Unificazione dei presidi sanitari di base", in cui si affidò ai consorzi e ai comprensori il coordinamento di tali attività nonché l’amministrazione dei presidi ospedalieri. La legge regionale 30 aprile 1980, n. 6, in materia di "Ordinamento delle Unità Sanitarie Locali", inoltre, adeguò e stabilì l’ordinamento e la suddivisione del territorio in distretti così come sancito dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di "Istituzione del servizio sanitario nazionale". La stessa legge prevedeva l'organizzazione di dodici unità sanitarie per ogni comprensorio, più tardi ridotte a una sola come del accadde anche in altre regioni, per esempio le Marche. Nel corso del loro sviluppo, i comprensori divennero depositari di molte funzioni, tra cui quelle socio-assistenziali come dimostrano le LL.PP. 25 settembre 1978, n. 40, "Provvedimenti per la ristrutturazione dei servizi socio-sanitari a livello comprensoriale" e 6 dicembre 1980, n. 33, "Disciplina del servizio sanitario provinciale", che affidarono la gestione dei servizi sanitari alla Unità sanitaria locale (in seguito, grazie alla L.P. 1 aprile 1993, n. 10, "Nuova disciplina del servizio sanitario provinciale", essi vennero affidati a due istituzioni: Presidio Ospedaliero e Distretto).

Da una parte emersero le tendenze accentratrici della Provincia come ente dotato di un potere amministrativo, talvolta persino supremo rispetto a quello ordinario della Regione e, in seconda istanza, subentrò la necessità di garantire prestazioni socio-sanitarie nonché un’offerta uniforme laddove c'erano vallate con minore numero di comuni e con un minor gettito di introiti. Un evento che creò un precedente critico (ostacolando lo sviluppo dell’autonomia e delle funzioni dell'ente comprensoriale) è stata la sentenza della Corte Costituzionale con la quale si dichiarò illegittima l’elezione dei rappresentanti del comprensorio, sancita dalla L.P. 26 aprile 1982, n. 8, "Disciplina per l'elezione dell'assemblea comprensoriale". Il conflitto con la Corte Costituzionale nacque dal fatto che il comprensorio fu inteso non come ente istituzionale ma anche come «mero erogatore di servizi»[2]. Negli anni '90 le competenze del servizio sociale si sdoppiarono in quelle del Comune e del comprensorio, ma l’orientamento politico fu di lasciare integro quest'ultimo mentre ai comuni sarebbe rimasta la gestione delle deleghe.

La riforma e la nascita delle Comunità[modifica | modifica sorgente]

La "stagnazione" dell'ente portò ad una lunga diatriba, che sfociò nel D.L. 25 febbraio 2000, n. 67, in materia di "Promozione delle autonomie, attuazione del principio di sussidiarietà e riordino dell'organizzazione della Provincia Trentina", che propose il superamento dei comprensori. Sorsero due schieramenti pro e contro la necessità di far sopravvivere l’ente:

  • i critici sostennero che i punti di riferimento per il cittadino erano sempre stati il sindaco o l’assessore, ritenendo dunque accessoria la figura del presidente di comprensorio; inoltre l’eterogeneità delle valli sarebbe rimasta invariata a causa dei relativi valori morali e di appartenenza, sostenuti dal notevole sviluppo dell'associazionismo e del terzo settore;
  • i favorevoli alla sopravvivenza del comprensorio ritennero che dal punto di vista urbanistico e della relativa pianificazione conferivano gli attesi vantaggi rispetto alla realtà italiana; si veniva a creare, in Trentino, una sostanziale conferma degli insediamenti domiciliari minori che altrove, invece, rischiavano di scomparire.

Ci si avviò così alla riforma dell'assetto istituzionale della Provincia, al fine di superare le difficoltà palesate dai comprensori. Con la L. 3/2006 venne prevista la sostituzione degli 11 comprensori con 15 comunità di valle (non rientrarono in questa riforma il comune di Trento ed altri 3 municipi confinanti), non più operanti con funzioni delegate bensì con poteri propri. Le forze politiche di opposizione al governo provinciale, prima fra tutte Lega Nord Trentino, si dichiararono subito contrarie a questa riforma. Esse promossero, a pochi mesi dall'entrata in vigore delle Comunità, una raccolta di firme tra la popolazione al fine di indire un referendum per l'abrogazione delle stesse[3]. La consultazione referendaria si è tenuta il 29 aprile 2012, chiamando alle urne 413.314 persone (200.902 maschi e 212.412 femmine) ad esprimere la propria preferenza su una scheda di colore arancione.

L'affluenza totale non permise il raggiungimento del quorum, in quanto a votare fu solo il 27.38% della popolazione[5]; tra i 113.157 votanti il 93,56% si espresse in favore dell'abolizione delle Comunità di valle[6].

Competenze amministrative[modifica | modifica sorgente]

Le competenze amministrative delle comunità di valle sono individuate dalla citata L.P. 3/2006. Essa individua le funzioni riservate alla Provincia e trasferisce ai comuni le funzioni amministrative, nonché i servizi pubblici a esse eventualmente connessi, che non richiedono l'esercizio unitario a livello provinciale e che non sono incompatibili con le dimensioni dei territori di riferimento. Le competenze delle comunità sono trasferite dalla Provincia in modo pieno, sono cioè titolari di funzioni proprie: questo aspetto, voluto dall'allora Presidente della provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, è la principale differenza rispetto agli ex comprensori, che agendo a titolo di delega, avevano limitato potere decisionale.

Sono trasferite ai comuni, con l'obbligo di esercizio associato mediante la comunità, le funzioni amministrative nelle seguenti materie:

  • assistenza scolastica ed edilizia scolastica relativa alle strutture per il primo ciclo di istruzione;
  • assistenza e beneficenza pubblica, compresi i servizi socio-assistenziali, nonché il volontariato sociale per servizi da gestire in forma associata;
  • edilizia abitativa pubblica e sovvenzionata;
  • urbanistica, ad esclusione delle funzioni amministrative attinenti ad opere di competenza dello Stato, della Regione e della Provincia nonché delle funzioni di pianificazione urbanistica di livello provinciale;
  • espropriazioni per le opere o gli interventi d'interesse locale a carattere sovracomunale;
  • programmazione economica locale e gestione amministrativa e finanziaria delle leggi di intervento nei settori economici per quanto riguarda il rispettivo ambito territoriale;
  • programmazione socio-economica dello sviluppo prevista per le comunità montane;
  • azioni e attività d'interesse locale nell'ambito delle politiche provinciali nelle materie:
    1. agricoltura
    2. foreste e alpicoltura
    3. incremento della produzione industriale
    4. sviluppo della montagna
    5. artigianato
    6. fiere e mercati
    7. miniere, cave e torbiere
    8. turismo e commercio;
  • infrastrutture d'interesse locale a carattere sovracomunale, comprese le infrastrutture scolastiche;
  • opere e interventi d'interesse locale a carattere sovracomunale relativi alla prevenzione dei rischi, alla protezione, alla gestione dell'emergenza e al ripristino definitivo dei danni derivanti da calamità pubbliche;
  • servizi pubblici d'interesse locale per quanto non già di competenza dei comuni e in particolare:
    1. ciclo dell'acqua, con particolare riguardo ai servizi di acquedotto, fognatura e depurazione
    2. ciclo dei rifiuti;
    3. trasporto locale;
    4. distribuzione dell'energia.

Le comunità di valle hanno competenze proprie affidate da leggi di settore che erano già di competenza dei comprensori fra cui:

  • politiche della casa
  • politiche sociali
  • urbanistica

Suddivisione territoriale[modifica | modifica sorgente]

I territori delle comunità sono stati definiti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra la Provincia e le autonomie locali, formata dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento e dal Consiglio delle autonomie locali[7]. Il territorio provinciale è stato suddiviso in 16 territori, in 15 dei quali sono state costituite le Comunità di valle. I comuni di Trento, Cimone, Aldeno e Garniga Terme non fanno parte di alcuna comunità, ma svolgono le funzioni in modo associato tramite convenzione.

# Denominazione Comuni Abitanti[8] Capoluogo Mappa Sito
1 Comunità territoriale della Val di Fiemme 11 19.984 Cavalese Comunità TN - Posizione1.png [1]
2 Comunità di Primiero 8 10.147 Tonadico Comunità TN - Posizione2.png [2]
3 Comunità Valsugana e Tesino 21 27.439 Borgo Valsugana Comunità TN - Posizione3.png [3]
4 Comunità Alta Valsugana e Bersntol 18 52.869 Pergine Valsugana Comunità TN - Posizione4.png [4]
5 Comunità della Valle di Cembra 11 11.334 Faver Comunità TN - Posizione5.png [5]
6 Comunità della Val di Non 38 39.464 Cles Comunità TN - Posizione6.png [6]
7 Comunità della Valle di Sole 14 15.709 Malè Comunità TN - Posizione7.png [7]
8 Comunità delle Giudicarie 39 37.775 Tione di Trento Comunità TN - Posizione8.png [8]
9 Comunità Alto Garda e Ledro 7 48.899 Riva del Garda Comunità TN - Posizione9.png [9]
10 Comunità della Vallagarina 17 89.288 Rovereto Comunità TN - Posizione10.png [10]
11 Comun General de Fascia 7 9.982 Pozza di Fassa Comunità TN - Posizione11.png [11]
12 Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri 3 4.550 Lavarone Comunità TN - Posizione12.png [12]
13 Comunità Rotaliana-Königsberg 8 29.229 Mezzocorona Comunità TN - Posizione13.png [13]
14 Comunità della Paganella 5 4.914 Andalo Comunità TN - Posizione14.png [14]
15 Territorio della Val d'Adige 4 121.216 Funzioni svolte in modo associato tramite convenzione Comunità TN - Posizione15.png [15]
16 Comunità della Valle dei Laghi 6 10.595 Vezzano Comunità TN - Posizione16.png [16]
Trentino CoA.svg Totale Provincia 217 533.394 Trento Comunità di valle TN (senza legenda).png [17]

Organi[modifica | modifica sorgente]

Presidente[modifica | modifica sorgente]

Il Presidente è il legale rappresentante della comunità. Presiede l'assemblea e l'organo esecutivo, quest'ultimo da lui stesso nominato (in caso di parità di voti, prevale il voto del presidente). È eletto a suffragio universale contestualmente all'assemblea.
Nel Comun General de Fascia è identificato con il termine ladino di Procurador.[9]

Assemblea[modifica | modifica sorgente]

L'assemblea è composta da:

  • il Presidente
  • 2/5 di rappresentanti nominati da ciascun comune del territorio
  • 3/5 di componenti eletti a suffragio universale.

Le competenze dell'assemblea sono stabilite dallo statuto con riserva di legge per la deliberazione di: atti d'indirizzo e di programmazione, bilanci e rendiconti di gestione, approvazione dei regolamenti, scelta dei modelli organizzativi e forma giuridica dei servizi, definizione delle politiche dei tributi locali e tariffarie, approvazione delle carte dei servizi, approvazione di atti comportanti impegni di spesa di entità superiore a 2.500.000 , approvazione dei programmi e dei piani di sviluppo economico e sociale.
Nel Comun General de Fascia è identificata con il termine ladino di Consei general, e la sua composizione (eletti o rappresentanti) è regolata dallo Statuto della comunità.[10]

Organo esecutivo[modifica | modifica sorgente]

L'organo esecutivo governa l'ente e ne gestisce l'attività. È composto dal presidente e da un minimo di 3 a un massimo di 5 componenti nominati dal presidente medesimo, scelti anche all'esterno dell'assemblea. Nelle comunità con più di 21 comuni, il numero massimo dei componenti dell'organo esecutivo è elevato a 7. La carica di assessore di comunità è incompatibile con quella di assessore comunale o di sindaco.

In tutela delle minoranze linguistiche i comuni di Fierozzo, Frassilongo, Palù del Fersina (compresi nella Comunità Alta Valsugana e Bersntol) e Luserna (della Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri) possono pretendere che l'organo esecutivo sia composto da un ulteriore componente, in rappresentanza della minoranza mochéna e della minoranza cimbra.
Nel Comun General de Fascia è identificato con il termine ladino di Consei de Procura.

Conferenza dei sindaci[modifica | modifica sorgente]

La conferenza dei sindaci è un organo consultivo, composto dai sindaci dei comuni che fanno parte del territorio della comunità. Previa richiesta dell’assemblea, può formulare proposte e osservazioni sugli atti della comunità.
Nel Comun General de Fascia è identificata con il termine ladino di Consei di Ombolc.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ N. Zoller, Apologia del Perdente: il caso comprensorio, 1996.
  2. ^ a b P. Cavagnoli, 50 anni di storia del servizio sociale in Trentino, Trento, Edizioni Erickson, 2001.
  3. ^ Comunità di Valle, parte raccolta firme referendum. URL consultato il 30 aprile 2012.
  4. ^ Referendum provinciale 29 aprile 2012 - Quesito. URL consultato il 29 aprile 2012.
  5. ^ Referendum provinciale 29 aprile 2012 - Affluenza. URL consultato il 29 aprile 2012.
  6. ^ Referendum provinciale 29 aprile 2012 - Risultati. URL consultato il 29 aprile 2012.
  7. ^ La riforma istituzionale per un nuovo governo dell'Autonomia. URL consultato il 26-10-2010.
  8. ^ Popolazione residente al 1º gennaio 2012 - Conoscere il Trentino - pag. 17. URL consultato il 12-01-2013.
  9. ^ Il Procurador. URL consultato il 29-08-2011.
  10. ^ Il Consei general. URL consultato il 29-08-2011.
  11. ^ Il Consei di Ombolc. URL consultato il 29-08-2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]