Abbazia di Monte Maria

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Coordinate: 46°42′21.65″N 10°31′13.56″E / 46.706014°N 10.520433°E46.706014; 10.520433

Abbazia di Monte Maria
Abbazia di Monte Maria
Abbazia di Monte Maria
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Località Malles Venosta-Stemma.png Malles
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Bolzano-Bressanone
Consacrazione 1150
Sito web Sito ufficiale
Mappa di localizzazione: Italia
Localizzazione dell'Abbazia di Monte Maria
Abbazia di Monte Maria e il Castello del Principe
Il cortile interno dell'abbazia
La chiesa dell'abbazia

L'abbazia di Monte Maria (in tedesco Abtei Marienberg) è un monastero benedettino che sorge appena sopra il comune di Burgusio, vicino a Malles, in alta Val Venosta. Si tratta dell'edificio benedettino più alto d'Europa (1.335 metri s.l.m.), ed è uno dei monasteri più importanti del Tirolo storico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'abbazia venne fondata dai nobili di Tarasp nel XII secolo, ovvero attorno al 1150, nello stesso luogo dove sorgeva una piccola cappella dedicata alla Vergine Maria e trasferendo qui da Scuol-Schuls nell'Engadina la loro fondazione conventuale del tardo XI secolo.

Il monaco Goswin nella seconda metà del Trecento redasse una storia del monastero, il Registrum monasterii Montis sancti Marie.[1] Inoltre riordinò l'archivio, estendendo diversi registri documentali che conservano sino a oggi la ricca documentazione medievale del convento.

Negli anni l'abbazia fu sconvolta da due incendi, e anche dalla peste nera del 1348, che ridusse il numero di monaci a solo quattro presenze. Ciò mise a rischio anche la chiusura della struttura, che rimase aperta grazie al Duca del Tirolo ed al Santo Padre.[2]

Nel seguito sotto l'abate Matthias Lang (1615-1640), trasferito dall'Abbazia di Weingarten, un convento nella regione germanica del Württemberg, il monastero segui un buon periodo di ripresa.[3] Successivamente nel 1647 il complesso fu rivisitato architettonicamente in chiave barocca e così oggi la chiesa barocca rappresenta l'unico esemplare di basilica a tre navate colonnate in Val Venosta.

Fu nel 1724 che i monaci decisero di aprire un ginnasio presso Merano assieme ad un convitto per gli studenti. Durante il periodo napoleonico, precisamente nel 1807, il governo della Baviera decise di sopprimere il monastero, e quasi tutti i monaci furono trasferiti presso il monastero di Fiecht a Schwaz in Austria. Fu così che il monastero di Monte Maria venne parzialmente saccheggiato. Caduto Napoleone, l'imperatore Francesco I d’Austria decise di riaprire la struttura religiosa, e quindi anche il ginnasio di Merano. Il difficile incarico di far ripartire la vita religiosa ed educativa, oltre al recupero delle opere sottratte, venne affidato all'abate Carl Mayr (1816–1855).[4]

Diversi furono negli anni gli studenti del ginnasio che divennero famosi, tra cui: i professori Pius Zingerle, Albert Jäger, Beda Weber e il musicista Magnus Ortwein. Pius Zingerle, dopo essere divenuto frate, venne chiamato come docente di lingue orientali (tra cui l'arabo, l'ebraico e il siriano) dall'Università Sapienza di Roma. Jäger fu il rappresentante del Tirolo al Parlamento di Francoforte, l'assemblea costituente dello stato unitario tedesco.[5]

Dopo l'avvento al potere del fascismo, i monaci dovettero abbandonare il ginnasio a Merano. Solamente alla fine della seconda guerra mondiale, precisamente dal 1946 al 1986, i frati gestirono una scuola media ed un convento, presso il loro convento.[6]

Oggi l'abbazia appartiene alla Congregazione benedettina di Svizzera.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'abbazia comprende:

  • l'originaria chiesa romanica a tre navate mutata secondo il gusto barocco nella metà del Seicento
  • un chiostro sui lati del quale si sviluppano gli ambienti riservati alla clausura del monastero
  • un giardino
  • la Cappella di San Egidio sorta sul luogo dell'originaria cappella dedicata alla Vergine

Chiesa[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Nostra Signora, dedicata alla Vergine Maria, è in stile romanico. Questa presentava tre navate risalenti al XII secolo; fu in seguito trasformata in stile barocco, nel 1643 e nel 1648, dall'allora abate Jakob Grafinger.

In totale la chiesa aveva cinque navate; due di queste, quelle orientali, vennero separate per poter far posto al coro, alla sacrestia e alla cappella. Negli anni sono anche state ingrandite le dimensioni delle finestre romaniche per poter ottenere una maggiore illuminazione degli interni; le decorazioni a stucco, tipiche del periodo rinascimentale, sono ascritte a Florian Nuth di Innsbruck e al padre gesuita Paul Bock.[7]

Cripta[modifica | modifica sorgente]

La cripta romanico-bizantina, che è la parte più antica dell'edificio e che non ha subito modifiche nel corso della storia, ospita ancora oggi affreschi romanici con influssi bizantini, esempio rarissimo in tutta la regione alpina. Fu consacrata nel 1160 dal vescovo di Coira Sant'Adalgod (4 febbraio 1151 - 3 ottobre 1160), che la destino' come il primo luogo di culto. Fu nel 1643, che una parte della cripta, quella occidentale, venne dedicata alla sepoltura dei monaci, erigendo un muro. Quando nel 1980 venne abbattuto il muro divisorio, riaffiorarono antichi affreschi romani, fino ad allora non noti. La cripta fu visitata dal pontefice, allora cardinale, Benedetto XVI assieme a suo fratello.[8]

Oggiogiorno la cripta è visitabile solo nel periodo estivo, durante la preghiera serale dei Vespri, in modo tale da preservare gli antichi affreschi. Di fatti, per ragioni squisitamente conservative, nel 2007, è stato inaugurato dall'allora abate, Bruno Trauner[9] [10] [11], il museo dedicato alla storia e ai tesori d'arte dell'abbazia benedettina.[12]

Il sentiero delle ore[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera 2006 è stato costruito il sentiero delle ore che dall'abbazia di Monte Maria porta al monastero di Müstair di San Giovanni Battista a Müstair in Val Monastero (subito dopo il confine con la Svizzera), vicino a Tubre, patrimonio culturale dell’UNESCO.[13] [14]

Questo progetto è costato quasi 84.000 euro, ed è stato cofinanziato dalla Comunità Europea, tramite il fondo europeo di sviluppo regionale.

Antiche ricette[modifica | modifica sorgente]

Don Alois Zöschg, monaco dell'abbazia benedettina, ha riscoperto, dopo secoli, l'antica ricetta del pane nero Ur-Paarl, antica variante del Vinschger Paarl.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Das Registrum Goswins von Marienberg, a cura dell'Archivio Provinciale di Bolzano (Veröffentlichungen des Südtiroler Landesarchivs, 5), Innsbruck, Wagner, 1996. ISBN 3-7030-0282-4
  2. ^ http://www.marienberg.it/it/storia.htm
  3. ^ http://www.marienberg.it/it/storia.htm
  4. ^ http://www.marienberg.it/it/storia.htm
  5. ^ http://www.marienberg.it/it/storia.htm
  6. ^ http://www.marienberg.it/it/storia.htm
  7. ^ http://www.marienberg.it/it/chiesa.htm
  8. ^ http://www.marienberg.it/it/cripta.htm
  9. ^ http://www.ora-et-labora.net/monachesimoaltoadige.html
  10. ^ http://www.benediktinerlexikon.de/wiki/Trauner,_Bruno
  11. ^ http://www.tirolerportraits.it/de/Portraits-suchen.aspx?ctl00_ContentPlaceHolderHaupt_RadGrid1ChangePage=155
  12. ^ http://www.musei-altoadige.it/it/musei.asp?muspo_id=1063
  13. ^ http://www.sentieridautore.it/sentieridautore.it/81.Stundenweg.html
  14. ^ http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/itinerari/2010/11/01/visualizza_new.html_1726039307.html

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Rainer Loose (a cura di), 900 Jahre Benediktinerabtei Marienberg 1096-1996: Festschrift zur 900-Jahrfeier des Klosters St. Maria (Schuls-Marienberg), Bolzano, Südtiroler Kulturinstitut, 1996. ISBN 88-7073-215-0
  • Helmut Stampfer, Hubert Walder, Affreschi romanici in Val Venosta - la cripta di Marienberg e le chiese dei dintorni, Bolzano, Athesia, 2004. ISBN 88-8266-302-7
  • (DE) Helmut Stampfer (a cura di), Romanische Wandmalerei im Alpenraum - Referate der wissenschaflichen Tagung, veranstaltet vom Südtiroler Kulturinstitut in Zusammenarbeit mit dem Landesdenkmalamt und dem Landesarchiv der Autonomen Provinz Bozen-Südtirol, Schloss Goldrain, 16. bis 20. Oktober 2001 (Veröffentlichungen des Südtiroler Kulturinstituts, 4), Lana, Tappeiner, 2004. ISBN 88-7073-353-X

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]