Cefalo (mitologia)

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Aurora e Cefalo, olio su tela di Pierre Narcisse Guérin, 1810, Parigi, Musée du Louvre.
Cefalo e Aurora, di Nicolas Poussin (c. 1630)

Cefalo è una figura della mitologia greca.

Nella mitologia[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle volte se lo considera figlio di Deioneo e di Diomedea, versioni minori ne fanno figlio di Erse e Ermes e infine del re di Atene Pandione. Sposò Procri, figlia di Eretteo. La leggenda di questo personaggio è caratterizzata da storie d'amore e di gelosia. La dea dell'aurora Eos ne era follemente innamorata e, mentre Cefalo stava cacciando, lo rapì. Cefalo tuttavia non voleva tradire Procri, ma Eos insinuò nel giovane il dubbio che la stessa Procri era facile a tradirlo appena qualcuno le avesse fatto un regalo e per avvalorare la sua tesi lo trasformò in un'altra persona. Costui ne ebbe conferma quando, presentatosi a Procri con un regalo costoso che la dea gli aveva procurato, la donna accettò le sue avances.

A questa evidenza Cefalo abbandonò la moglie per cadere fra le braccia di Eos. Secondo Esiodo da questa unione nacque Fetonte. Procri abbandonata a se stessa si recò a Creta dove aiutò Minosse a guarire dal sortilegio che la moglie Pasifae gli aveva lanciato: tutte le volte che si sarebbe avvicinato a una donna il suo corpo avrebbe sprigionato animali disgustosi come serpi e scorpioni. Dopo averlo guarito, Minosse le donò in segno di ringraziamento una lancia che sarebbe andata sempre a segno e un cane, Lelapo, molto veloce a cui non sfuggiva alcuna preda (doni fatti a sua volta a Minosse da Artemide), purché Procri andasse via da Creta e non creasse gelosie in Pasifae, sua moglie. Ritornata ad Atene, Cefalo appena la vide con quelle armi pregò la donna di regalargliele. Procri pose come condizione che passasse ancora una notte con lei. I due si riconciliarono e il giorno dopo andarono a caccia insieme.

Sfortuna volle che Cefalo avendo udito un fruscio di rami pensò che vi fosse una preda invece colpì mortalmente Procri. Condannato all'esilio per questo omicidio giunse a Tebe dove in quel momento regnava Anfitrione che lo accolse e gli fece omaggio di un'isola che da allora venne chiamata Cefalonia. Qui pare che un giorno colto dal rimorso per la fine di sua moglie si sia gettato in mare da una rupe.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie

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