Tebaide (Stazio)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tebaide
Titolo originale Thebais
Giovanni Battista Tiepolo 027.jpg
Eteocle e Polinice di Giambattista Tiepolo
Autore Papinio Stazio
1ª ed. originale 92 d.C.
1ª ed. italiana 1570
Genere poema epico
Lingua originale latino
Ambientazione Tebe, Argo, Olimpo, Grecia
Personaggi Eteocle, Polinice
Seguito da Silvae

La Tebaide (Thebais) è un poema epico latino dello scrittore Papinio Stazio, composto nel I secolo e incentrato sulla guerra mitica di Eteocle e Polinice sotto la città di Tebe. Il poema è diviso in 12 libri.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Edipo invoca le Furie che dall'Ade maledicano la casa regnante di Tebe. L'Ade si spalanca ed esce Laio, che istiga Eteocle a rompere il patto di governo con il fratello Polinice, per cui i due avrebbero dovuto regnare alternativamente su Tebe. Da Argo, dove Polinice si trova in quell'anno, arriva Tideo, figlio del re Adrasto e fratello della promessa sposa di Polinice,per difendere il diritto a regnare del cognato. Eteocle prepara un'imboscata che poi fallisce. Argo decide di muovere guerra a Tebe. Sette eroi argivi scelti muovono contro Tebe: sono Adrasto, Tideo, Polinice, Capaneo, Amfiarao, Ippomedonte e Partenopeo. Peripezie di viaggio dei Sette, fra cui la mancanza d'acqua. Aiutati da Ipsipile, che racconta loro la sua storia. Ofelte, un bimbo affidato a Ipsipile, viene stritolato da un grande serpente marino e si celebrano i giochi funebri. Si riparte e iniziano le ostilità, che, in quattro libri, vedono cadere a uno a uno tutti gli eroi argivi, tranne Adrasto e Polinice, che si scontra con il fratello e si compie così la fraterna acies annunciata all'inizio del poema. Giocasta si dà la morte e Creonte prende il potere su Tebe. Il suo crudele editto contro la sepoltura dei cadaveri nemici viene annullato da un intervento finale di Teseo, re di Atene, che ristabilisce giustizia e pietà.

Traduttori in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Erasmo da Valvasone, 1570
  • Giacinto Nini, 1630
  • Cornelio Bentivoglio, 1729
  • Giulio Lisati, Chioggia, 1839
  • Umberto Sailer, Venezia, 1881
  • Giovanna Faranda Villa, 1998
  • Laura Micozzi, 2010

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Publius Papinius Statius, Le Opere, notizie introduttive di Federico Dubner, Giuseppe Antonelli Editore, Venezia, 1840.
  • id., La Tebaide, 2 voll., trad. Cornelio Bentivoglio, introduzione e note di Carlo Calcaterra, Collezione di Classici Italiani con note, UTET, Torino, 1928.
  • id., La Tebaide: Libro I, introd., testo, trad. e note di Franco Caviglia, Collezione Scriptores Latini n.13, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1973
  • id., Opere, testo latino a fronte, a cura di Antonio Traglia e Giuseppe Aricò, Collana Classici Latini, UTET, Torino, 1980-1987, pp.1128.
  • id., Tebaide, trad. e note di Giovanna Faranda Villa, introduzione di William J. Dominik, Collana Classici greci e latini, BUR, Milano, 1998 ISBN 978-88-17-17213-4.
  • id., Tebaide. A cura di Laura Micozzi. Testo originale a fronte, introd. di L. Micozzi, Collana Classici Greci e Latini n.164, Oscar Mondadori, Milano, 2010 ISBN 978-88-04-59173-3.
Controllo di autorità BNF: (FRcb12428024g (data)