Dialoghi con Leucò
| I dialoghi con Leucò | |
|---|---|
| Autore | Cesare Pavese |
| 1ª ed. originale | 1947 |
| Genere | racconti |
| Lingua originale | italiano |
I Dialoghi con Leucò sono una serie di ventisei brevissimi racconti, strutturati in forma dialogica, scritti da Cesare Pavese dal dicembre del 1945 al 1947 (anno della pubblicazione).
Indice |
[modifica] Il Mito
Il tentativo che intende operare Pavese in quest’opera è quello della ricerca, o ancor meglio della riscoperta di quel sostrato culturale comune, irrinunciabile e costitutivo che è il mito. Un mito che, seppur storicamente proprio di un'epoca ormai tramontata (quella greca), ci appartiene ancora in maniera viscerale nella misura in cui sublima ed eternizza le angosce e le esperienze più intime dell’uomo, antico e moderno.
Ogni racconto ha come interlocutori due personaggi presi dalla mitologia greca, (rivista attraverso l'etnologia, il pensiero di Freud e l'esistenzialismo), dei quali lo stesso Pavese ne definisce le componenti e le relazioni che si instaurano tra i vari temi. L'autore stesso riporta, nel volume stesso[1] uno schema con precise indicazioni.
| I due | (infanzia salvezza) |
| La madre | (infanzia tragica) |
| In famiglia | (fato familiare) |
| Gli Argonauti | (fato sessuale) |
| Schiuma d'onda | (sesso tragico) |
| La belva | (sonno divinità-sessuale) |
| L'inconsolabile | (liberazione dal sesso) |
| Le Muse | (uomo divino) |
| Il fiore | (schiacciamento e poesia) |
| La rupe | (combattimento) |
| La Chimera | (sconfitta) |
| La nube | (audacia e sconfitta) |
| Le streghe | (intangibilità). |
| Mondo titanico X dèi nequizie divine | La nube - La Chimera - I ciechi - Le cavalle - Il fiore - La belva - Schiuma d'onda |
| Tragedia di uomini schiacciati dal destino | La madre - I due - La strada |
| Salvezze umane e dèi in imbarazzo | L'inconsolabile - Il lago - La rupe - Le streghe - La vigna - L'isola -In famiglia - Il toro - I fuochi - L'ospite - Gli Argonauti |
| Dèi buoni | Il mistero - Il diluvio - Le Muse |
Attraverso l'incontro di due personaggi, siano essi dèi o semplici mortali, questi dialoghi presentano di volta in volta l'amore, l'amicizia, il dolore, il ricordo, il rimpianto, la fragilità, la morte e il destino. In altre parole: l’intrinseca essenza di ogni individuo, resa manifesta dal discorso stesso nella sua nuda purezza. È infatti attraverso il solo linguaggio che questi personaggi vengono costruiti, si mostrano e si svelano nel pieno della loro concretezza, della loro intensa umanità. E quindi il lògos, come dimensione onto-logica, manifestazione del più profondo essere, rivelazione della più intima realtà.
Questi dei ed eroi che discutono di morte e di destino escono da un periodo di barbarie e di culti contadini.
[modifica] La Nube
| « La Nube: C'è una legge, Issione, cui bisogna ubbidire. Issione: Quassù la legge non arriva, Nefele. Qui la legge è il nevaio, la bufera, la tenebra. E quando viene il giorno chiaro e tu ti accosti leggera alla rupe, è troppo bello per pensarci ancora.[2] » |
In "La nube" è la stessa che porta ad Issione il messaggio che il dio Pan è morto e che novus saecolorum nascitur ordo. Inizia la lenta trasformazione dell'uomo che esce dal mondo istintivo e prelogico per avviarsi verso la luce della storia. Ma, come scrive Lorenzo Mondo[3], "... nelle parole della Nube amante, che cerca d'infrenare la giovanile baldanza di Issione, già s'intravede la ruota e il Tartaro: prezzo della raggiunta consapevolezza è la morte, non più cambiamento irriflesso della propria natura, un "versarsi in tutte le cose", ma "un amaro sapore che dura e si sente".
[modifica] La chimera
| « Sarpedonte: Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.[4] » |
Ma nel dialogo "La chimera" troviamo Bellerofonte che ha ormai liberato il mondo dai mostri liberandone la terra ma che si chiede con grande disperazione, dopo tanto sangue e morti a cosa tutto questo sia servito e, per tutto il dialogo, egli, che si è scoperto ancora facente parte del destino, grida l'inutilità di ogni lotta.
Come scrisse Mario Untersteiner in un articolo del '47[5] "Con una frase e talora anche con una sola parola va alla radice perenne del mito, quella che ancora oggi è vitale".
Una doppia riflessione, quindi, quella di Pavese: sulla sfera mitica, come luogo archetipo da riportare alla luce, e sull’uomo stesso, il cui segreto non può non emergere da queste profonde e immense radici, costituite dall’intrecciarsi della dimensione simbolica, antropologica e psicoanalitica.
[modifica] I ciechi
| « Edipo: Ma è davvero così vile il sesso della donna? Tiresia: Nient'affatto. Non ci sono cose vili se non per gli dèi.[6] » |
Il dialogo, assai pessimista, avviene tra Edipo, re di Tebe e il vecchio Tiresia che è stato accecato dagli dèi verso i quali egli dimostra sfiducia. ma l'argomento di fondo è sicuramente il destino e la sua ievitabilità. Edipo, ancora ignaro del suo destino, ancora ingenuo e felice, parla quasi ottimisticamente a Tiresia, che invece gli farà dolorosamente aprire gli occhi.
[modifica] Edizioni
- Cesare Pavese, I dialoghi con Leucò, collana ET. Scrittori, Einaudi, 2006, pp. 226. ISBN 8806185594
[modifica] Critica
Antonio Santori, Quei loro incontri. I Dialoghi con Leuco' di Cesare Pavese, Antenore, 1985
[modifica] Note
- ^ Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, Torino, pag. 175 e 177-178, 27 febbraio e 12 settembre 1946
- ^ Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 2006, pag. 9
- ^ Lorenzo Mondo, Cesare Pavese, Mursia, 1970, pag. 76
- ^ Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 2006, pag. 17
- ^ Mario Untersteiner, nell'articolo dedicato al libro, apparso su "L'Educazione Politica", Milano, 1, fasc. 11-12 (novembre-dicembre 1947)
- ^ Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 2006, pag. 22
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni da Dialoghi con Leucò
[modifica] Collegamenti esterni
- "Temi modernisti fra Pavese e Lawrence: uno studio comparato" in "Padis" (pubblicazioni elettroniche on-line dell’Università "La Sapienza" in formato .pdf
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