Il compagno

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Il compagno
Autore Cesare Pavese
1ª ed. originale 1947
Genere romanzo
Lingua originale italiano
Protagonisti Pablo
Antagonisti Amelio
Altri personaggi Linda

Il compagno è un romanzo dello scrittore italiano Cesare Pavese pubblicato a Torino nel 1947 dalla casa editrice Einaudi.

Indice

[modifica] Trama

[modifica] Prima parte

Il romanzo narra la storia di Pablo, un giovanotto piccolo-borghese che trascorre tutto il suo tempo dietro il banco di un negozio dove si vendono tabacchi e alla sera suona la chitarra con gli amici. Pablo però si sente solo soprattutto dopo che l'amico Amelio ha avuto un grave incidente con la moto insieme a Linda, la sua ragazza, e non può più muovere le gambe.

« Pensavo, invece, rientrando la sera, ai discorsi che avevo fatto con tutti ma a nessuno avevo detto ch'ero solo come un cane, e non mica perché non ci fosse più Amelio - anche lui mi mancava per questo. Forse a lui l'avrei detto che quell'estate era l'ultima e tra osterie, negozio e chitarra ero stufo. Lui le capiva queste cose.[1] »

Un giorno Pablo va a trovare l'amico e conosce Linda, una ragazza disinvolta e libera, e se ne innamora ma non dice ad Amelio che è uscito con lei.

« Non gli dissi ch'ero uscito con Linda. Adesso, prima cosa si sentiva quel profumo. La finestra era aperta, ma nel freddo sentivo il profumo. Guardavo in terra i mozziconi se eran sporchi di rossetto.[2] »

Linda è una ragazza disinvolta e libera che lavora in una sartoria teatrale, fa vita mondana e conosce attori e impresari.

Linda lo introduce nel mondo del teatro, lo porta a ballare ed è sempre lei a prendere iniziative, mentre lui la segue sempre più innamorato. Una sera incontrano a teatro Lubrani, un impresario di cinquant'anni, pieno di soldi, che fa una corte serrata a Linda. Pablo, che non vuole perdere la ragazza, cerca un lavoro perché vuole guadagnare e sposare Linda. Trova lavoro dapprima in una officina e poi come camionista, ma nel frattempo Linda si stanca di lui e lo lascia per mettersi con Lubrani.

Quando Pablo si accorge che Linda è per lui perduta si butta nel lavoro e prova il gusto di avvilirsi ritornando con gli amici a suonare chitarra e cantare canzonette. Alla fine segue il consiglio dell'amico Carletto e decide di lasciare Torino dando termine così alla sua giovinezza che vede senza futuro.

Così, dopo undici capitoli ed esattamente a metà romanzo, termina la prima parte del racconto.

[modifica] Seconda parte

« Quando arrivai a Roma sul camion che Milo mi aveva trovato ero contento di aver fatto tanta strada e che al mondo ci fossero degli altri paesi, delle città, delle montagne, tanti posti che non avevo mai visto. Arrivammo di notte. Carletto dormiva appoggiato al conducente.[3] »

Pablo si reca a Roma che è in quel periodo oppressa dal fascismo e prende coscienza della nuova realtà entrando a far parte di un gruppo di opposizione clandestina. Egli trova anche un lavoro in una bottega dove si riparano le biciclette e dove lavora Gina, una donna che è l'antitesi di Linda.

« Lei mi disse che andava al cinema quel giorno. Io pensai "Con la blusa a quadretti?". Nel pensarlo le diedi un'occhiata. Lei mi capì e la vidi ridere con gli occhi. Accidenti, era ben sveglia. E sembrava un ragazzo. Fino a notte rividi la testa riccia e quella bocca e il camminare nella tuta. Fu quella volta che scappai senza aspettare che chiudessimo.[4] »

Legge intanto con interesse alcuni libri proibiti che lo motivano maggiormente al suo nuovo impegno politico e con Carletto, l'attore che aveva conosciuto a Torino ai tempi di Linda e che aveva viaggiato con lui, comincia a conoscere la città. Intanto, tra lui e Gina, la padrona del negozio, nasce un legame serio e senza scosse. Nel frattempo egli passa dall'opposizione borghese in cui si muove all'opposizione operaia e un giorno gli viene chiesto dai compagni di dare asilo a Gino Scarpa, un fuoriuscito spagnolo ricercato dalla polizia fascista. Pablo viene arrestato e incarcerato ma, per assenza di prove, è rimesso in libertà con l'obbligo di rientrare a Torino. Si incontra con Gina e, anche se la conclusione rimane in sospeso, si comprende che ella lo raggiungerà.

« Parlammo ancora di Torino e della casa. Lei mi parlò di Carlottina e di mia madre. - Le vedrò quando verrò a Torino? - diceva. Tornammo a piedi, verso sera. C'era un sole d'oro fra le pietre e le piante. Era l'ora che in carcere battono i ferri. Raccontai a Gina di Amelio. Lei stette a sentire, tenendomi il braccio. - Verrà a Roma, - le dissi, - verrà anche lui. Come gli altri. Poi ci lasciammo sulla porta del negozio. Era già notte.[5] »

[modifica] Edizioni

[modifica] Note

  1. ^ Cesare Pavese, Il compagno, da I romanzi, vol. II, Einaudi, 1961, pag. 329
  2. ^ op. cit., pag. 337
  3. ^ op. cit., pag. 404
  4. ^ op. cit., pag. 420
  5. ^ explicit da op. cit., pag. 469

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