Johann Heinrich Füssli

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Ritratto di Füssli realizzato da James Northcote nel 1778.

Johann Heinrich Füssli, (conosciuto come Henry Fuseli in Inghilterra) (Zurigo, 7 febbraio 1741Putney Hill, 16 aprile 1825), è stato un letterato e pittore svizzero di stile romantico, che esercitò la sua attività principalmente in Gran Bretagna.

Abilissimo disegnatore, trasse ispirazione dai suoi studi sull'antico e su Michelangelo, come i neoclassici, ma scelse soggetti di ispirazione romantica, ricchi di pathos e di immaginazione, di gesti violenti e atmosfere magiche, spesso tratti dagli episodi più visionari delle grandi opere poetiche, precorrendo alcuni temi dell'Espressionismo e del Surrealismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

"Shakespeare Gallery" e "Milton Gallery"[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1786, insieme ad altri artisti lavorò alla "Shakespeare Gallery", un ciclo di dipinti ispirati dalle opere di William Shakespeare, che vennero esposti in una mostra nel 1789. Nel 1788 sposò Sophia Rawlins e pubblicò con il titolo di Aphorisms on Man una traduzione libera di una seconda opera di Lavater (Vermischten unphysiognomischen Regeln zur Menschenkenntnis). Fu inoltre eletto membro associato della Royal Academy, per cui dipinse il quadro La lotta di Thor con il serpente del Midgard, e nel 1790 ne divenne membro a pieno titolo.

Iniziò quindi a lavorare alla "Milton Gallery", circa quaranta dipinti ispirati dalle opere di Milton. Il progetto lo impegnò per circa dieci anni, ma la mostra presso la Pall Mall della Christie's nel 1799 si chiuse anticipatamente a causa dello scarso successo di pubblico, nonostante l'apprezzamento della critica, né miglior successo ebbe una sua riedizione con l'aggiunta di altri sette dipinti l'anno successivo.

Nel 1792 lavorò alla traduzione inglese dei Physiognomische Fragmente e alle sue illustrazioni. Dopo un'iniziale posizione favorevole nei confronti della Rivoluzione francese, ne divenne un oppositore in seguito alla decapitazione di Luigi XVI.

Professore di pittura presso la Royal Academy[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799 ottenne la cattedra di professore di pittura presso la Royal Academy per cui scrisse tra il 1801 e il 1823 una serie di lezioni:

  • I sull'arte moderna (1801),
  • II sull'arte classica (1801),
  • III sull'invenzione (1801),
  • IV seconda parte sull'invenzione (1804),
  • V sulla composizione e sull'espressione (1802),
  • VI sul chiaroscuro (1812),
  • VII sul disegno (1802),
  • VIII sul colore nella pittura a fresco (1802),
  • IX sul colore nella pittura ad olio (1802),
  • X sulla dottrina delle proporzioni (1822),
  • XI sui metodi predominanti per lo studio della storia dell'arte (1823),
  • XII sulla condizione attuale dell'arte (1820).

Nel 1802 si recò in viaggio a Parigi, dove studiò le opere esposte nel museo del Louvre ed ebbe occasione di formulare giudizi negativi sul pittore David e su Napoleone Bonaparte. Nel 1808 iniziò la History of Art in the Schools of Italy che venne pubblicata incompleta solo dopo la sua morte. Nel 1812 dopo un progressivo allontanamento cessarono i rapporti con Blake. Nel 1816 su proposta del Canova, fu eletto membro di prima classe dell'Accademia di San Luca a Roma. Nel 1818 terminò gli Aphorismen ("Aforismi"), iniziati nel 1788.

La follia di Kate (1806), (Goethemuseum di Francoforte)

Nel 1825 morì a Putney Hill, presso Londra, residenza di campagna della contessa di Guildford.

Tecnica e tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Nelle sue opere l'antichità classica diventa la fonte d'ispirazione di una pittura fantastica, densa di pathos e di suggestioni. Coglie gli elementi che sprigionano emozioni vibranti e commosse, gesti violenti e atmosfere magiche, spesso tratti dagli episodi più visionari delle grandi opere poetiche, percorrendo alcuni temi dell'Espressionismo e del Surrealismo. Separa nettamente l'invenzione artistica dalla creazione, prerogativa esclusiva di Cristo. L'orrido e il gotico diventano, inoltre, espressione di una situazione di disagio derivante del legame uomo-natura e dall'alienazione dell'Io durante la rivoluzione industriale, che dilaga in Inghilterra proprio dove egli si trasferì dal 1764. I demoni di Omero, di Shakespeare, di Milton, gli spiriti elementari della mitologia greca e inglese, sono per lui, personificazioni delle forze della natura, le metamorfosi di Ovidio sono allegorie. Interpreta in profondità la trasformazione di un uomo che soffre in un fiore, in un albero o in un fiume, e ciò significa il dissolversi della personalità nel dolore. Egli si attiene alla teoria classicista della "selezione". La natura è un'idea collettiva, contenuta in ogni creatura ma mai in modo totalmente puro. Nessun corpo è completamente bello, ma quasi ogni corpo contiene parti di compiuta bellezza. Selezionandole e componendole in un unico corpo, l'artista crea la forma ideale. In tutte le arti difende l'incondizionata esemplarità dei greci e sottolinea la superiorità dell'espressione della bellezza. La sua inclinazione per il lato oscuro si snoda come il filo conduttore di tutta la sua opera e si manifesta nelle figure femminili, dipinte sia con le fattezze di dolci fate sia crudeli ed erotiche "femmes fatales", o come vittime innocenti di sadici eroi. L'artista predilige le scene storiche in cui un uomo soccombe o è addirittura ucciso da una donna e spesso dipinge con l'aiuto della moglie che gli fa da modella. Le testimonianze concordano sul fatto che egli trascurava la sua tecnica pittorica. La preparazione si componeva di bianco d'argento, ocra rosso e nero d'avorio. Con questo venivano, dapprima, tracciate tutte le forme con un tono scuro di rosso e di nero, poi venivano fuse con una tonalità grigio perla fatta di nero e di bianco. Solo più tardi venivano dati i colori locali mentre negli incarnati un mezzo tono verdastro serviva spesso per la successiva elaborazione dei volumi. Tutti questi quadri sono preparati secondo tale metodo. Purtroppo, in un gran numero di casi, per la preparazione non furono usati materiali di sicuro affidamento come quelli citati sopra ma una sostanza che, dev'essere considerata, è il bitume, un colorante a base di asfalto che fornisce un bruno ricco e trasparente con una cangiante intensità luminosa ma, se usato come preparazione, causa delle forti screpolature. Negli anni successivi usò anche una base a rosa a bolo, secondo l'esempio dei veneti. Nelle sue tele si alterano stesure di colore ora trascurate ora meticolose, effetti talora freddi talora sorprendenti.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La follia di Kate[modifica | modifica wikitesto]

In uno dei suoi dipinti, La follia di Kate (1806-07 olio su tela; 92 x 72,3 Francoforte, Goethe-Museum), il soggetto rappresentato è un personaggio della lirica The Sofa contenuta nel poemetto "Il compito" del poeta inglese William Cowper. Kate è una giovane domestica legata ad un marinaio la cui scomparsa in mare scatenerà in lei la follia.

Kate, personaggio romantico, è colta da Füssli in tutta la sua allucinata intensità. La circonda un'atmosfera di simbolica tempesta mentre sullo sfondo scuro il mare agitato ricorda la tragica sorte del suo amato. L'uso del colore e il ductus pittorico assecondano in maniera evidente la dimensione onirica e il talento visionario del pittore.

Il peccato inseguito dalla morte[modifica | modifica wikitesto]

È un dipinto ad olio su tela di cm 119 x 132 del 1795 e conservato nel Künsthaus a Zurigo. Esso fa parte della serie delle tele di Füssli ispirate al Paradiso Perduto di John Milton e questa in particolare si riferisce al secondo libro (vv. 787-799). Il peccato è simboleggiato da una donna posta a guardia dell'Inferno da Satana che viene afferrata alle spalle dalla morte. La tecnica pittorica è quella tipica di Fussli e riflette il suo studio della pittura barocca, cioè la preparazione della tela con un fondo scuro sul quale poi sono dipinte le figure illuminate da colori caldi. Per accentuare le ombre degli incarnati Fussli utilizzò uno strato di bitume, accentuando così il chiaroscuro[1].

L'incubo (1781), Detroit Institute of Arts.

L'incubo[modifica | modifica wikitesto]

L'incubo (The Nightmare) è una delle sue opere più enigmatiche e famose, diffusa anche attraverso le stampe. È l'espressione più significativa del "sublime". La raffigurazione pittorica di una sensazione di tipo psicologico costituisce una novità assoluta. In un rassicurante interno borghese, il demone-incubo, dai tratti di una scimmia, siede raggomitolato sul corpo di una giovane donna riversa sul letto, addormentata, in modo pesante quasi da soffocarle e opprimerle il respiro. Sensualità e paura si fondono. La giovane donna giace sul letto col capo e la chioma reclinati sul bordo del letto come privi di vita. La veste aderente e la sua posizione rendono l'immagine estremamente sensuale. Una giumenta (la testa di cavallo che compare da dietro la tenda) minacciosa e spettrale, dagli occhi bianchi, si affaccia dalla parte posteriore del quadro. Nella credenza popolare inglese era il simbolo della bramosia sessuale ed è il destriero su cui gli incubi raggiungono i dormienti. L'erotismo scaturisce soprattutto dal contrasto fra la figura femminile, abbagliante di luce, e il fondo scuro dal quale emergono le due creature mostruose e l'ombra minacciosa. È l'inconscio della fanciulla libero, durante il sonno, dai freni inibitori della ragione che sprigiona fantasie inconfessabili e desideri inquietanti. L'opera rivela chiaramente l'intento di rappresentare la materializzazione del sogno, il momento in cui affiorano le più profonde inquietudini dell'animo, e lui stesso afferma che i sogni sono la personificazione dei sentimenti. Nel dipinto si può leggere la presenza del sogno, dell'inconscio e della tensione, che sono alla base della sua pittura. Lo scopo del pittore è quello di colpire, affascinare e stupire, lasciando senza fiato l'osservatore del dipinto. Lo stesso titolo " The Nightmare ", che può essere tradotto anche come "Cavalla Notturna", fa duplice riferimento all'Incubo e alla presenza della giumenta, che era ritenuta il vettore dell'incubo.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Disegno della "Venditrice di amorini" degli scavi di Stabiae in Castellammare di Stabia (NA) 1775-1780.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Landolfi, inserto Arte 7 in Dal testo alla storia dalla storia al testo, ed. Paravia, 14. ISBN 88-395-3004-5

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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