Incubo (Füssli)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Incubo
Incubo
Autore Johann Heinrich Füssli
Data 1790-1791
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 75,5x64 cm 
Ubicazione Goethe - Museum, Frankfurt am Main
Incubo
Incubo
Autore Johann Heinrich Füssli
Data 1781
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 101x127 cm 
Ubicazione Detroit Institute of Arts, Detroit

Incubo o L'incubo (The Nightmare) è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1781 da Johann Heinrich Füssli. L'artista ha realizzato diverse versioni di quest'opera, ossia varie tonalità di colore e di luci, basandosi però su un modello ben preciso: l'introduzione nel quadro di una giovane donna addormentata con sopra un nano e il volto di un cavallo affacciato alla tenda dello sfondo. La tela mostra un'immagine ipnagogica, cioè la fase di torpore che precede immediatamente il sonno.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'opera rappresenta la dimensione onirica, sconosciuta e misteriosa all'epoca e che sarà studiata e teorizzata tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, soprattutto con gli studi compiuti da Freud sull'interpretazione dei sogni. È rappresentato un ambiente interno borghese contemporaneo al pittore, in cui il primo piano rappresenta la dimensione del presente e perciò della realtà, ed è investito dalla luce. Lo spazio è intimo e privato: la camera da letto di una giovane fanciulla dormiente. Tuttavia la sua posizione è visibilmente innaturale e scomposta a causa del suo travaglio interiore; il volto appare sofferente, le braccia e la testa abbandonate alla forza di gravità, la carnagione è pallida, quasi la ragazza fosse morta. In secondo piano, a destra, una toilette raffinata con un centrino di pizzo, un'anfora di cristallo, un porta profumi e un portagioie. Importante è l'elemento dello specchio: esso riflette solamente le immagini reali; le immagini prodotte dall'incubo tuttavia si materializzano in due creature dotate di reale concretezza. La prima è ibrida e grottesca e assume vero peso fisico, facendo pressione e comprimendo il torace della fanciulla; il suo ghigno, le orecchie appuntite, la gobba e la folta peluria lo accomunano ai goblin e alle misteriose creature delle tradizioni nordiche e ai gargoyles delle cattedrali gotiche.

La cortina densa e impenetrabile del piano di fondo nero (che rappresenta l'oscurità psicologica sconosciuta, e qui Füssli si riallaccia al tema romantico del sublime) si spalanca per far emergere una giumenta spettrale che avanza prorompente, con occhi bianchi ciechi e fosforescenti, le narici frementi e una criniera sfumata, evanescente. Füssli si interessò alle tradizioni popolari e fu influenzato dalla leggenda inglese della nightmare (in italiano "incubo" appunto, ossia il "demone della notte"[1]) secondo cui un mostriciattolo cavalcava una giumenta di notte per disturbare il sonno delle giovani ragazze.

Lo schema della composizione è piramidale, il cui vertice è rappresentato dall'incontro delle "tende oscure" al di sopra del cavallo, accompagnato da un gioco di curve che si corrispondono: alla gobba del mostro, al braccio della ragazza e al collo della giumenta si contrappongono le gambe della fanciulla, creando un effetto di dinamismo. Le figure emanano una luce che non è naturale, e che può addirittura tingersi di azzurro (il lembo inferiore del lenzuolo).

L'opera è stata interpretata in vari modi, tra cui è interessante ricordare quella in chiave psicoanalitica, secondo cui i mostri fuoriusciti dall'incubo rappresenterebbero la forza e l'impeto di Füssli che reagisce ad un amore non corrisposto. L'opera ha ispirato Stanley Kubrick per alcune scene del film "Barry Lyndon" del 1975, Ken Russell per "Gothic" (1986) e Eric Rohmer in "La Marchesa Von O..." del 1976.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Occorre osservare che l'inglese "mare" assume nel composto un valore del tutto analogo al vocabolo "mara" (attestato anche nelle varianti dialettali "mahr", "mahrt", "mårt", ecc.) presente in Anglosassone e Norreno, il quale non designa una cavalla, a guisa del significato proprio della parola in età contemporanea, bensì un demone notturno per la cui leggenda cfr. infra; lemmi affini e corradicali sono altresì presenti in Islandese (martröð, peraltro anche anglosassone), Danese (mareridt) e Norvegese (mareritt).

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

arte Portale Arte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di arte