Enzo Bianchi
Enzo Bianchi (Castel Boglione, 3 marzo 1943) è un religioso e scrittore italiano, fondatore e attuale priore della Comunità monastica di Bose.
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[modifica] Biografia
Durante gli anni universitari, anima con i suoi amici, di diversa confessione cristiana, uno dei primi gruppi biblici che, sulla scorta del Concilio Vaticano II, nascevano come riscoperta di una vita cristiana radicale fondata sull'ascolto del Vangelo. Questa esperienza, tra le altre, fa maturare in lui il desiderio della vita monastica. È particolarmente attivo negli ambienti della FUCI, che in quegli anni formava parte significativa della futura classe dirigente cattolica.
Dopo la laurea in economia all'università di Torino si ritira in solitudine in una cascina, nella piccola frazione di Bose (Magnano, Biella), sistemata con alcuni degli amici con cui aveva condiviso gli anni di studio. Resterà solo per i primi tre anni, a partire dall'8 dicembre 1965, data da lui scelta per segnare l'inizio della sua esperienza, nel giorno in cui ha termine la celebrazione del Concilio.
Arrivano poi i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziano la vita in comune, nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. Il 17 novembre 1967 il vescovo di Biella Carlo Rossi dispose l'interdetto per la presenza di non cattolici nella comunità[1], ma per intercessione del cardinale Michele Pellegrino, amico personale di Enzo Bianchi, l'interdetto viene rimosso l'anno successivo[2].
Dopo il consolidamento della comunità, nel corso degli anni il laico Enzo Bianchi dedica il suo ministero soprattutto alla predicazione, in comunità, ma anche nelle Chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse. Molto feconda è anche la sua attività come pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea, sui giornali La Stampa, Avvenire, La Repubblica, Famiglia Cristiana e, in Francia, La Croix, Panorama e La Vie.
Ha inoltre diretto per 15 anni, fino al 2005, la rivista Parola, Spirito e Vita[3], è membro della redazione della rivista internazionale di teologia Concilium e fa parte del comitato scientifico di Biennale Democrazia.
Nel 2000 l'Università di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in storia della Chiesa.
Nel 2009 ha vinto il Premio Pavese con il libro Il pane di ieri, pubblicato da Einaudi.
[modifica] Opere
Enzo Bianchi è autore di numerose opere, pubblicate presso l'editrice della comunità Qiqajon o presso i principali editori italiani e stranieri. Tra i libri più importanti:
- Pregare la parola, Gribaudi, 1974
- Il radicalismo cristiano, Gribaudi, 1980
- Adamo, dove sei? Commento a Genesi 1-11, Qiqajon, 1994
- Altrimenti. Credere e narrare il Dio dei cristiani, Piemme, 1998
- L'Apocalisse di Giovanni, Qiqajon, 1999
- Non siamo migliori. La vita religiosa nella Chiesa, tra gli uomini, Qiqajon, 2002
- Dare senso al tempo. Le feste cristiane, Qiqajon, 2003
- Nuove apocalissi. La guerra in Iraq, l'Islam, l'Europa e la Barbarie, Rizzoli, 2003
- Cristiani nella società, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2003
- Lessico della vita interiore, BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, 2004
- Vivere è Cristo. Esercizi spirituali, San Paolo, 2006
- Ero straniero e mi avete ospitato, Rizzoli, 2006
- La differenza cristiana, Einaudi, 2006
- Ascoltare la parola, Qiqajon, 2008
- Il pane di ieri, Einaudi, 2008
- Per un'etica condivisa", Einaudi, 2009
- Perché pregare, come pregare, San Paolo, 2009
- Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, 2010
- Una lotta per la vita. Conoscere e combattere i peccati capitali (Dimensioni dello spirito), San Paolo, 2011
[modifica] Note
- ^ Gli inizi della comunità
- ^ Gli inizi della comunità
- ^ http://www.dehoniane.it/periodici/psv.html Informazioni sulla rivista
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Enzo Bianchi
[modifica] Collegamenti esterni
- Profilo di Enzo Bianchi
- Articoli di Enzo Bianchi
- I commenti di Enzo Bianchi per Famiglia Cristiana ai vangeli delle domeniche e delle feste
- (IT, EN, FR) Sito ufficiale della Comunità monastica di Bose
- Intervista di Fabio Fazio a "Che tempo che fa"
- Enzo Bianchi a Sarzana, 2011