Catha edulis
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Qat (Catha edulis) |
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| Stato di conservazione | |||
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| Classificazione scientifica | |||
| Dominio | Eukaryota | ||
| Regno | Plantae | ||
| Divisione | Magnoliophyta | ||
| Classe | Magnoliopsida | ||
| Ordine | Celastrales | ||
| Famiglia | Celastraceae | ||
| Genere | Catha | ||
| Specie | C. edulis | ||
| Nomenclatura binomiale | |||
| Catha edulis | |||
| Nomi comuni | |||
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Qat |
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Il qāt (Catha edulis, famiglia delle Celastraceae; in inglese: Khat, in arabo: قات che significa arbusto), pianta originaria delle regioni orientali dell'Africa (probabilmente dell'Etiopia), ma assai diffuso nella penisola Arabica. Le foglie di questa pianta contengono un alcaloide dall'azione stimolante, che causa stati di eccitazione e di euforia, e che provoca forme di dipendenza. Nel 1980 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il qat tra le droghe. La sua coltivazione e l'uso come droga sono molto diffuse nel territorio dello Yemen.
Indice |
[modifica] Descrizione
Arbusto o piccolo albero a fogliame sempreverde, di altezza da 1 a 3 metri, così come è correntemente coltivato, sia per le condizioni ambientali (suolo povero ed arido), che per comodità di raccolta. In natura comunque esemplari singoli, in ambiente favorevole, possono raggiungere altezze di 10 m, eccezionalmente fino a 18 m. L'aspetto della pianta è simile, per consistenza e forma delle foglie, al corbezzolo, i rami terminali però sono lunghi, sottili e pendenti. I getti di nuova vegetazione (foglie e steli) hanno colore rosato o rossastro. La corteccia della pianta adulta è ruvida e grigiastra, anche notevolmente rugosa e fessurata nei tronchi di grande dimensione.
[modifica] Foglie
Lanceolate, opposte a margine dentellato, di colore verde lucido dorsalmente, verde pallido ventralmente, lunghezza circa 5-8 cm, coriaceee, dapprima erette poi pendenti.
[modifica] Fiori
Fiori molto piccoli e di colore bianco crema, tendenti al verdastro, sono a cinque petali, raccolti a gruppi, allocati alla ascella delle foglie alle estremità dei rami.
[modifica] Frutti
Capsule bruno-rossastre, trilobate, dimensione circa 10 mm, che in tardo autunno liberano i semi (3 per capsula) brevemente alati.
[modifica] Coltivazione ed ambiente
La pianta pur essendo diffusa in tutta l'Arabia è soprattutto coltivata in Yemen e nei corrispondenti territori africani, fino alla zona degli altipiani dell'Etiopia e del Sudan. La vegetazione ottimale si ha con collocazione a pieno sole e con temperature da 5 a 35 gradi C. Sopporta notevoli condizioni di aridità e cresce anche con suolo povero, sassoso o sabbioso, ma sempre assolutamente ben drenato. Sopporta temperature prossime allo zero centigrado.
[modifica] Utilizzo
Il khat è una droga di natura anfetaminica a spiccato effetto psicotropo, euforizzante e reprimente gli stimoli di fame e fatica, ha anche un notevole effetto analgesico.
La droga è di uso tipico dei paesi arabi, se ne ha notizia documentata dal XIV secolo, ed ha seguito la diffusione della cultura delle popolazioni arabe.
La droga è costituita dalle foglie che sono selezionate in funzione delle dimensioni; il prodotto migliore è ottenuto dalle foglie giovani ed integre (più morbide), seguono poi quelle più coriacee e di minore qualità. Le foglie sono raccolte ed immediatamente distribuite, dato che l'effetto maggiormente rilevante si ha col consumo entro le 48 ore dalla raccolta, ad ogni modo il consumo a 3-4 giorni dalla raccolta è ancora soddisfacente, e questo fatto, unito ai moderni mezzi di distribuzione, e conservazione, ne permette la diffusione dai paesi di produzione. E possibile l'utilizzo con foglie essiccate. Il consumo si ha con la masticazione delle foglie.
L'effetto euforizzante si ha da una a tre ore dopo la masticazione. La masticazione, e lo sputo dei materiali masticati, fanno parte del costume abituale delle popolazioni, soprattutto dello Yemen, dell'Arabia e dei paesi del Corno d'Africa di tradizione araba, il fatto è molto evidente e caratteristico alla osservazione di visitatori e turisti.
[modifica] Implicazioni sociali
Nelle popolazioni dove è in uso il Khat questo, quasi sempre, riveste un enorme significato sociale.
Il consumo della droga infatti è un fatto sociale, può essere una occasione unica di relazione "alla pari" in alcune società altrimenti internamente nettamente separate sia per sesso che per censo. Per tale motivo in alcuni paesi arabi, anche se formalmente vietata, la droga è tollerata, o addirittura scientemente adoperata, dato che attenua i contrasti sociali.
È frequente assistere in pubblico alla formazione di “gruppi spontanei” di masticatori, che chiacchierano animatamente, ad esempio, alla fermata degli autobus.
[modifica] Implicazioni politiche ed economiche
Nei paesi dove ne è endemico l'uso, esistono stati che tollerano il consumo di tale droga, altri che perlomeno formalmente tentano di controllarla, osteggiandone il consumo, soprattutto per i deleteri effetti economici che ne derivano.
Dato che il consumo è molto diffuso, e dato che le popolazioni interessate occupano tempi spropositati dedicati al consumo della droga, si realizza la condizione della sottrazione di buona parte della popolazione ad un efficiente sistema produttivo, che ovviamente è legato ad orari e produttività.
Oltre a ciò esistono amplissime aree di territorio fertile alienate per la coltivazione del khat, che spesso risulta essere maggiormente redditizio dei cereali da alimentazione o da foraggio. Per conseguenza si ha carenza di cereali per alimentazione umana e di foraggio per alimentazione del bestiame. Nei paesi dove esiste produzione ed esportazione il Khat costituisce in importante cespite economico, (ed anche un forte legame economico); infatti la coltivazione è notevolmente redditizia nei paesi africani, che esportano verso l'Arabia.
[modifica] Implicazioni sanitarie
Il consumo del khat è evidenziato dalle deformazioni delle guance dei masticatori abituali per effetto dell'attività masticatoria e della trattenuta del bolo, (tipica la guancia rigonfia dei consumatori, che attira l'attenzione ed è frequentemente notata dai turisti).
Nei consumatori abituali sono frequenti le abrasioni, peridontiti, ed ulcerazioni delle mucose interne della bocca, interessate dalla masticazione, dovute alla cronicizzazione degli stati infiammatori; infatti le foglie contengono, nonostante la presenza di piccole quantità di zuccheri, sali minerali e vitamina C, notevoli quantità di sostanza tanniche, irritanti, ed antinutrizionali.
La permanente sollecitazione irritante delle mucose boccali e del tessuto esofageo produce un'aumentata frequenza dei tumori epiteliali delle mucose.
L'effetto della soppressione dello stimolo della fame recato dal Khat produce spesso nei consumatori abituali una riduzione sensibile nelle pratiche di assunzione di cibo tale da potenziare tratti anoressici e produrre un tipico dimagrimento, a tale dimagrimento è spesso associata, nei casi cronici, una esagerata assunzione di acqua che è stimolata a livello del sistema nervoso centrale, in analogia all'effetto anfetaminico, che risulta essere del tutto sconnessa dall'accentuato effetto diuretico che il Khat svolge comunque in parallelo.
Il dimagrimento e le periodiche idratazioni e disidratazioni producono invecchiamento dei tessuti, (che perdono elasticità), ed in generale possono produrre debilitazione fisica.
La stessa diminuzione della assunzione di cibi, e la parallela assunzione di sostanze irritanti induce disturbi all'apparato gastrico, che possono produrre una maggiore incidenza a neoplasie.
Per gli effetti diretta della droga si sono notati effetti di aumento delle patologie legate all'insonnia, perdita di appetito, ricorrenza di disturbi intestinali, alterazioni umorali (irritabilità), ed in qualche caso manifestazione di tratti depressivi.
La riduzione di attitudine lavorativa, nei consumatori abituali di khat, oltre che dalla indisponibilità di tempo, è data anche dalla ridotta efficienza, derivata dalla riduzione dei tempi di percezione visiva e di velocità decisionale. L'effetto ottundente le capacità di attenzione e vigilanza può essere molto pericoloso ad esempio, nella guida di automezzi, il pilotaggio di mezzi aerei, e l'azionamento di macchinari.
Sono stati rilevati aumenti notevoli di casi di psicosi tossiche, paranoidee e maniacali, in consumatori cronici di khat, che si giustificano nella natura anfetaminica dei principi attivi.
Interessante è l'analisi statistica dello stato di assuefazione al consumo; in una popolazione con diffuso consumo di Khat si è infatti notato; assegnando i valori da 0 a 15 per l'entità di assuefazione, che la media si attestava sul valore 4, mentre solo il 13% superava il valore 8 che è ritenuto limite di modesta assuefazione. Tali dati provengono da studi effettuati in paesi occidentali di immigrazione, (soprattutto Inghilterra) che hanno consistenti popolazioni immigrate interessate dal fenomeno.
Viceversa nei paesi di origine il fenomeno, considerato più o meno come "normalità", sembra sia molto meno indagato. Non è da escludere che gli effetti siano anche enfatizzati, nei paesi di immigrazione, per l'accumulo con altri effetti di sofferenza psicologica (solitudine), che induce più frequentemente un uso disordinato del Khat. Sono stati rilevati in animali di laboratorio, come avviene per le anfetamine, sia effetti mutageni che teratogeni.
Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, il khat occupa il ventesimo posto.
[modifica] Principi attivi
I principi attivi sono delle catamine, composti fenilalchilaminici analoghi alle anfetamine, ed alla cocaina: la catina ed il catinone.
Dei due il catinone, che può arrivare ai due terzi delle fenilalchilamine, è senz'altro quello che svolge la massima attività psicotropa, ed è quello che qualifica l'efficacia della droga.
Altre fenilalchilamine minori sono state isolate in varietà particolari, arabe o africane. Mentre la catina è escreta pressoché intatta per via renale, il catinone è trasformato in (+)-norpseudoefedrina (catina), ed in (-)-norefedrina in rapporto 4 a1, tali derivati restano rilevabili nel sangue per almeno 9 ore prima di essere anche loro espulsi per via renale.
In casi di consumatrici di khat durante l'allattamento i prodotti di derivazione del catinone si sono rilevati sia nel latte della donna che nelle urine del lattante
[modifica] Note
- ^ Catha edulis. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
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