Mania (disturbi psichici)

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In psichiatria e psicologia clinica la mania è una condizione psicopatologica, che spesso costituisce una fase del disturbo bipolare, una condizione psicopatologica caratterizzata dall'alternarsi di fasi depressive e fasi maniacali, dove la fase maniacale si presenta con caratteristiche o sintomi opposti a quella depressiva.

Sintomi maniacali si possono riscontrare anche in altre patologie mentali (es. schizofrenia) o in conseguenza all'utilizzo di alcol e droghe.

Nel senso comune il termine mania è invece spesso utilizzato per indicare idee e/o comportamenti ossessivi[1], presente in altre psicopatologie come il disturbo o nevrosi ossessiva-compulsiva.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La parola "mania" deriva direttamente dalla parola greca "μανια" (mania) che significa mania, pazzia e follia.

Possono essere presenti le seguenti condizioni:

  • Eccessivo ottimismo;
  • Iperattività e sensazione di aumentata energia;
  • Comportamenti sregolati, sconvenienti e irresponsabili per il proprio bene, la propria immagine o reputazione;
  • Diminuzione della fame e del sonno;
  • Idee grandiose;
  • Eccessiva autostima;
  • Flusso continuo di idee e iniziative, così numerose che ne risulta un insieme caotico e senza senso;
  • Intuizioni deliranti;
  • Assenza di freni inibitori (comportamenti sessualmente sconvenienti, investimenti azzardati)
  • Marcata interpretatività;
  • Tendenza a parlare molto più del solito;
  • Aggressività.

Nel disturbo bipolare si possono riscontrare più episodi; la frequenza delle fasi maniacali dipende dal decorso che può variare a seconda dei casi. Per il disturbo bipolare 1 si parla di una media di 4 episodi (sia maniacali che depressivi maggiori) in 10 anni dal momento dell’esordio. Negli episodi maniacali più acuti può rendersi necessario il ricovero del paziente, per tutelarlo e per praticare nel modo migliore una terapia adeguata.

Interpretazione psichiatrica[modifica | modifica sorgente]

Karl Jaspers ne dà il seguente quadro psicopatologico: "La mania è caratterizzata da una immotivata e traboccante allegria ed euforia primaria, da una modificazione del corso psichico nel senso della fuga delle idee e dell'aumento delle capacità associative. La gioia di vivere stimola tutte le pulsioni istintive: la sessualità aumenta, così come l'impulso a muoversi, a parlare e ad avere un'attività si elevano dal semplice comportamento vivace fino agli stati di eccitamento. Il corso della vita psichica a tipo fuga delle idee fa iniziare vivacemente ogni attività che poi si interrompe e cambia rapidamente. Ogni nuovo stimolo e ogni nuova possibilità distraggono il malato. La massa delle associazioni che egli si trova a disposizione e che si presentano spontaneamente senza che egli le cerchi lo rendono arguto e spiritoso, ma contemporaneamente superficiale e confuso. Le sue capacità gli sembrano superiori. Nel suo ottimismo costante le cose, il mondo, l'avvenire appaiono al malato nella luce più rosea. Tutto è splendido, tutto raggiunge la massima felicità possibile. Le sue rappresentazioni e i suoi pensieri sono comprensibili sotto questo punto di vista. Non è assolutamente accessibile alle altre rappresentazioni mentali".[2]

La mania è stata studiata in ambito fenomenologico da Ludwig Binswanger che ne ha colto il nucleo essenziale in una destrutturazione delle temporalità, per cui al maniaco è concesso di vivere solo in un assoluto presente senza passato e senza futuro. Questo modo di temporalizzarsi produce una frammentazione che rende impossibile la costruzione di una storia interiore a cui fare riferimento per poter rispondere del proprio passato e per potersi anticipare nel futuro. Ciò spiega la facilità con cui il maniaco intraprende iniziative che poi non porta a termine, produce idee che poi non segue, perché mancano i legami che radicano tutte le idee nel passato e le proiettano nel futuro. Da qui la libertà di una spensieratezza sfrenata, in quella assoluta mancanza di riguardi per sé e per gli altri in cui si esprime la sua iperattività esuberante fino all'esaltazione, quasi sempre accompagnata dalla superficialità del suo umore non offuscato né oppresso da alcuna problematica.[3]

La volubilità del maniaco, la sua discontinuità, la sua distraibilità mostrano la sua incapacità a relazionare sé e gli altri al contesto in cui ciascuno è inserito o a cui rimanda. Questo difetto di rappresentazione fa sì che il maniaco percepisca non solo il tempo come più corto, ma anche lo spazio più piccolo. Questo spiega le sue manifestazioni di grandezza tipiche di chi ha l'impressione che tutto sia a portata di mano, il suo enorme bisogno di spazio che si rivela nella scrittura a grandi lettere, il suo incedere franco e sicuro, tipico di chi non ha ritegno perché non conosce limiti, il suo vociare e il suo esagerato gesticolare come se con la sua corporale presenza volesse testimoniarsi in tutto lo spazio, senza quell'opportuno distanziamento dalle cose che, divenute troppo vicine, troppo a portata di mano, tendono a omogeneizzarsi e perdere il loro rilievo significativo, fino a quel livello che le rende intercambiabili. Nell'atteggiamento maniacale si assiste inoltre a una prevalenza dell'estensivo sull'intensivo, dell'apertura, della scoperta, della dilatazione sulla profondità, sul radicamento, sulla carica di senso, per cui gli uomini vengono trattati come cose sotto l'esclusivo profilo della funzionalità e strumentalità che non consente di incontrare mai qualcuno, bensì un "qualsiasi-tutto-nessuno".

Allo stile d'esistenza maniacale, dove la saltuarietà del frammento ha soppresso ogni continuità biografica e ha reso impossibile rintracciare, nell'isolamento dei vari momenti, il senso unitario di una biografia, è spesso sottesa una depressione. Come scrive G. Jervis: "Se (con fatica) si riesce a fermare per un attimo la fuga del maniacale, si riesce a entrare in rapporto con lui, a guardare al di là della sua maschera di eccitamento e di euforia, si ha una sensazione che riempie di sgomento: il volto che si scorge è tragico. Il maniacale appare allora come una persona in cui coesistono due anime di significato opposto; al di sotto dell'euforia si scorge la depressione: e si ha la netta sensazione che questa sia la sua realtà più vera".[4].[5] Una forma intermedia del disturbo maniacale è l'ipomania, che identifica una sindrome maniacale di lieve entità con assenza di sintomi psicotici. Talvolta l'ipomania è la fase in cui il talento artistico vede la sua massima espressione.[6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mania: Definizione e significato di Mania – Dizionario italiano – Corriere.it
  2. ^ Jaspers, Karl T. (1913-1959), Psicopatologia generale, Roma, 1964
  3. ^ Binswanger L. (1960), Melanconia e mania, Torino, 1971
  4. ^ Galimberti U. (1992), Dizionario di psicologia, Torino: Unione Tipografico-Editrice Torinese
  5. ^ Cargnello, D. (1966), Alterità e alienità, Milano: Feltrinelli
  6. ^ Jamison, Kay R. (1996), Touched with Fire: Manic-Depressive Illness and the Artistic Temperament, New York: Free Press, ISBN 0-684-83183-X

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