Cartello

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Un cartello, in economia, è un accordo tra più produttori indipendenti di un bene o un servizio (anche illegali, come un cartello della droga) per porre in essere delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

I primi cartelli industriali appaiono alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti: il mercato interno statunitense è amplificato dall'introduzione della ferrovia, con una crescita del commercio interno. I primi cartelli coinvolgono i produttori di carbone, acciaio e petrolio. Le prime normative antitrust, emananate da alcuni stati USA a partire dal 1887, vengono poi riunite nel 1890 nello Sherman Act che imporrà il divieto di cartelli e monopoli a livello federale.

Nell'Europa di fine Ottocento, ugualmente, si sviluppano cartelli a livello nazionale, soprattutto in Francia, Gran Bretagna e Germania (nella zona dello Zollverein). I cartelli non vengono tuttavia limitati, a causa della competizione imperialista tra stati anche a livello economico. La 'cartellizzazione' viene incoraggiata in quanto permette di indirizzare meglio la produzione economica, fissata a livello politico (autarchia).

Nel 1926 nasce la Comunità dell'Acciaio: un cartello tra imprese private di differenti stati che intendono regolamentare (limitare) la concorrenza. Ad essa partecipavano anche imprese inglesi ed americane; l’accordo coprirà il 90% della produzione mondiale. Negli anni a seguire la Francia proporrà la creazione di un’unione doganale frutto di accordi privati, abolendo le dogane e le restrizioni sulle esportazioni, ma la proposta sarà respinta.

Al termine della seconda guerra mondiale, per evitare nuovi fenomeni di cartellizzazione, si avvia un processo di cooperazione internazionale che sbocca con il trattato della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (1952); gli stati aderenti accettano di attribuire parte della loro sovranità a questa organizzazione.
Il Trattato di Roma del 1957 che istituisce le Comunità Europee, infine, include delle normative antitrust direttamente applicabili negli stati membri.

Caratteristiche del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta generalmente di accordi temporanei, in quanto la convenienza economica di ciascuno dei partecipanti, che restano entità giuridicamente indipendenti, è continuamente soggetta a revisione, e persiste un forte incentivo alla 'rottura' del cartello soprattutto da parte delle aziende più efficienti sul mercato.

D'altra parte, la teoria microeconomica sembrerebbe mostrare un interesse a colludere, poiché le imprese che si accordano sul prezzo ottengono tutte un profitto maggiore di quello che avrebbero facendosi concorrenza.

Questo pone un problema di etica manageriale. Le pratiche anticoncorrenziali garantiscono un profitto maggiore per gli azionisti-soci, ma ai danni dei consumatori finali, che si trovano a pagare prezzi più alti rispetto al rapporto qualità/prezzo che avrebbero in situazione di concorrenza.

I cartelli hanno svolto una funzione negativa ed una positiva. Quella positiva portava all’individuazione di un equilibrio, in assenza di un sistema internazionale. La negativa comporta la presenza di restrizioni al commercio.

Disciplina legislativa[modifica | modifica wikitesto]

A causa degli effetti distorsivi della libera concorrenza, i cartelli sono generalmente vietati dalle leggi antitrust nazionali e internazionali; esistono tuttavia alcuni cartelli riconosciuti e legali che regolano il prezzo di alcuni beni, ad esempio l'OPEC, che è costituita direttamente dagli stati produttori di petrolio e come tale non è soggetta alla disciplina antitrust.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]