Cartello
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In economia, un cartello è un accordo tra più produttori indipendenti di un bene o un servizio per porre in esse delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.
Si tratta generalmente di accordi temporanei, in quanto la convenienza economica di ciascuno dei partecipanti, che restano entità giuridicamente indipendenti, è continuamente soggetta a revisione, e persiste un forte incentivo alla 'rottura' del cartello soprattutto da parte delle aziende più efficienti sul mercato.
D'altra parte, la teoria microeconomica mostra l'interesse a colludere e che le imprese che si accordano sul prezzo ottengono tutte un profitto maggiore di quello che avrebbero facendosi concorrenza.
Questo pone un problema di etica manageriale poiché le pratiche anticoncorrenziali sono tradizionalmente ritenute scorrette; se è vero che garantiscono un profitto maggiore della concorrenza e che il dovere del management è massimizzare il profitto per gli azionisti-soci, queste pratiche, in quanto fonte di massimo profitto, divengono quasi un "dovere" dei dirigenti.
La direzione d'impresa dovrebbe in quest'ottica privilegiare gli azionisti ai consumatori, il profitto che viene dalla collusione al rapporto qualità/prezzo che viene dalla concorrenza.
A causa degli effetti distorsivi della libera concorrenza, i cartelli sono generalmente vietati dalle leggi antitrust nazionali e internazionali; esistono tuttavia alcuni cartelli riconosciuti e legali che regolano il prezzo di alcuni beni, ad esempio l'OPEC, che è costituita direttamente dagli stati produttori di petrolio e come tale non è soggetta alla disciplina antitrust.
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Lo sviluppo della concorrenza di USA ed Europa
Il 1800 segna il passaggio verso l’economia industriale, è un periodo di pace e di importanti invenzioni. Gli imprenditori cercano di difendere i propri prodotti, la concorrenza comporterà la crescita delle dimensioni delle imprese e quindi la possibilità di operare su larga scala. Gli USA di fine 800 erano già da oltre cento anni uno stato federale con un mercato interno senza dogane e frontiere. Dal 1880 crescono le ferrovie e ciò comportò un ulteriore sviluppo commerciale. Sempre negli USA, nello stesso periodo verrà creato il primo cartello del carbone, dell'acciaio e del petrolio. A seguire verrà emanata una normativa volta a limitare il mercato. Nel 1887 alcuni stati emaneranno leggi anti concorrenzialiche poi sarànno riunite nello SHERMAN ACT del 1890 che imporrà il divieto di cartelli e monopoli a livello Nazionale.
In Europa a livello industriale la situazione è similare. Francia, Gran Bretagna, Germania erano gli unici paesi industrializzati autonomi a fine 800 e per di più erano tra loro confinanti. In Germania c’è la costituzione dell’unione doganale, quale spazio di libero commercio. Nascono a livello europeo cartelli tra settori similari, ogni stato adotta proprie politiche economiche e le utilizzerà verso gli altri stati. In Europa i cartelli non saranno vietati in quanto esisteva una situazione di IMPERIALISMO GAREGGIANTE tra stati. La Germania sarà la terra dei cartelli ed adotterà una politica economica molto aggressiva, infatti nello stato a fine anni ’30 esistevano circa 400 cartelli,mentre a livello internazionale solo 200. La regolamentazione era lasciata ai privati perché a livello internazionale non esistevano organismi che disciplinassero la materia. Esistevano cartelli nel settore chimico, elettrico, ferro, acciaio, tessile, carta, ecc. la disciplina anti-cartelli sarà contenuta nel trattato CE del 1957.
In Italia c’è la cartellizzazione, a livello normativo addirittura esistono facilitazioni a costituire cartelli, il che permetta di indirizzare meglio la produzione economica, fissata a livello politico. Il 1915 è l’anno di un’unione di cartelli.
Negli anni 20 fu creata la comunità dell’acciaio 1926, diversa dalla CECA che invece era una organizzazione internazionale, poiché la comunità dell’acciaio era un cartello tra privati di imprese di differenti stati che decidono di regolamentare la concorrenza. la comunità dell’acciaio comportò la partecipazione di imprese americane ed inglesi. Imprese degli Usa, sebbene ci fosse lo SHERMAN ACT, riuscirono a partecipare a tale tipologia di accordo ma, nel rispetto dello SHERMAN ACT, tale cartello non doveva avere effetti all'interno del territorio statunitense. L’accordo coprirà il 90% della produzione mondiale, negli anni a seguire la Francia proporrà la creazione di un’unione doganale frutto di accordi privati, abolendo le dogane e le restrizioni sulle esportazioni, ma la proposta sarà respinta a causa dell'abitudine degli stati europei di non cooperare. In Germania negli anni 30 verrà istituita una normativa che imponeva la creazione dei cartelli in previsione dello scoppio della guerra (AUTARCHIA).
Tra la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni 50 ci saranno ulteriori cartelli. L’unica alternativa al cartello è la cooperazione internazionale e di qui si originerà il processo di integrazione europeo che porterà al trattato CECA. La CECA è una organizzazione internazionale disciplinata dal diritto internazionale 8e non da quello europeo) con degli obiettivi; gli stati aderenti accettano di attribuire parte della loro sovranità a questa organizzazione. Si passerà quindi da accordi di tipo privato alla Concorrenza, dove non saranno più gli stati a decidere bensì il mercato sarà regolato da normale concorrenza.
I cartelli hanno svolto una funzione negativa ed una positiva. Quella positiva portava all’individuazione di un equilibrio, in assenza di un sistema internazionale. La negativa comporta la presenza di restrizioni al commercio.

