Lino Jannuzzi

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sen. Raffaele Iannuzzi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Lino Jannuzzi 2.jpg
Luogo nascita Grottolella
Data nascita 20 febbraio 1928
Professione Giornalista
Partito PSI (1968), Forza Italia (2001)
Legislatura V, XIV, XV

Lino Jannuzzi, pseudonimo di Raffaele Iannuzzi (Grottolella, 20 febbraio 1928), è un giornalista e politico italiano.

Attività giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò la carriera giornalistica scrivendo per L'Espresso. Nel 1967 Jannuzzi, capo dei servizi politici del settimanale, pubblicò insieme a Eugenio Scalfari l'inchiesta sul Servizio Informazioni Forze Armate (i servizi segreti militari dell'epoca) che fece conoscere il progetto di colpo di stato chiamato piano Solo. Il generale De Lorenzo li querelò e i due giornalisti furono condannati (a Jannuzzi fu irrogata una pena di 13 mesi), malgrado la richiesta di assoluzione fatta dal Pubblico Ministero Vittorio Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di stato. Ambedue i giornalisti evitarono il carcere grazie all'immunità parlamentare loro offerta dal Partito Socialista Italiano: alle elezioni politiche del 1968 Jannuzzi fu eletto senatore.

Continuò la carriera giornalistica, assumendo la direzione del settimanale Tempo Illustrato, fondando nel 1979 Radio Radicale e diventando in seguito direttore del Il Giornale di Napoli. Ha diretto l'agenzia di stampa Il Velino dal 1999 al 2002, lasciandola poi per fondare Il Nuovo VeLino. Tale progetto non ha avuto seguito, escludendo un breve periodo in cui sono state online le testate "Il nuovo VeLino" e l'agenzia "LinOnLine". Jannuzzi è riuscito di fatto a tornare al Velino, tramite la sua elezione a presidente della società editrice Impronta. Ha poi lasciato per motivi di salute (2009).

Scrive anche per Panorama e il Giornale.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta, Jannuzzi fu inquisito per alcuni articoli, pubblicati negli anni ottanta e novanta sul Giornale di Napoli, in cui espresse numerose critiche alla magistratura napoletana riguardanti il caso di Enzo Tortora, vittima di un gravissimo errore giudiziario. Jan­nuzzi, direttore del quotidiano, criticò l’im­pianto delle accuse e la gestione dei pentiti.

Nel 2001 Jannuzzi accettò la candidatura al Senato da parte di Forza Italia: la leadership del partito gli offrì il seggio come "scudo" nei confronti delle azioni civili e dei procedimenti penali scaturiti a seguito della sua campagna giornalistica. La revisione costituzionale del 1993, in realtà, aveva reso assai più difficile questo tipo di operazione e - a differenza di quanto efficacemente garantitogli da Nenni con la candidatura al Senato nel 1968 - la soppressione dell'autorizzazione a procedere non mise fine ai procedimenti giudiziari riguardanti i suoi "reati di opinione". In Parlamento il giornalista si batté sia per evitare il carcere, sia perché fosse modificata la legge fascista che prevede la detenzio­ne per i giornalisti riconosciuti colpevoli di diffamazione.

Nel 2002 il giornalista fu condannato in via definitiva a due anni, cinque mesi e dieci giorni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa. Le accuse di Jannuzzi ai magistrati che avevano incarcerato Tortora sulla base di prove poi risultate inconsistenti vennero ritenute diffamatorie perché i togati coinvolti nello scandalo non sono mai stati sottoposti ad alcuna inchiesta atta ad accertarne le effettive responsabilità.[1]

Successivamente fu emesso un ordine di carcerazione da parte del Tribunale di sorveglianza di Napoli. Dovettero in­tervenire Palazzo Mada­ma e la Farnesina per fare valere lo "status internazio­nale" del senatore (Jannuzzi era componente del Consiglio d'Europa) e l'immuni­tà assoluta dalla giurisdizione di cui godeva grazie a incarichi diplo­matici. L’esecuzione della pena fu sospesa per due anni e l'ordine di carcerazione re­vocato.

Due anni dopo (giugno 2004) Jannuzzi fu costretto a scontare la pena, trasformata in detenzione domiciliare dal tribunale di sorveglianza di Milano: il senatore poteva uscire di casa dalle 8 alle 19 per gli obblighi parlamentari; gli era vietato di lasciare l'Italia senza autorizzazione del giu­dice.

La possibilità che si aprissero per Jannuzzi le porte del carcere rimaneva reale poiché è prevista per legge al superamento del limite dei tre anni nel cumulo delle condanne penali. Di fronte alla prospettiva che un Senatore della Repubblica venisse recluso per un reato di opinione, il 16 febbraio 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firmò un provvedimento di grazia a favore di Jannuzzi.[2]

Nel 2006 Jannuzzi fu eletto nuovamente al Senato. La legislatura è terminata nel 2008. Il Popolo della Libertà non lo ha ricandidato alle successive elezioni e Jannuzzi è tornato al lavoro di giornalista; tuttavia, per le opinioni espresse durante i due mandati parlamentari (2001-2008), il Senato ha continuato a riconoscergli il privilegio dell'insindacabilità, difendendolo dinanzi alla Corte costituzionale con il ricorso ad avvocati del libero foro[3].

Campagne giornalistiche contro i giudici di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

È autore del libro Il processo del secolo. Come e perché è stato assolto Andreotti, in cui sostiene che sia stata sancita l'innocenza di Giulio Andreotti nel processo che lo ha visto imputato per mafia, finito con la prescrizione del reato accertato fino al 1980, e l'assoluzione per i fatti contestatigli successivamente a tale data.[4]

È risultato oggetto di discussione nelle intercettazioni della Procura di Palermo, nei primi mesi del 2001. Il giornalista Marco Travaglio in un suo libro scrive che il boss Giuseppe Guttadauro, parlando nella propria abitazione con l'amico mafioso Salvatore Aragona, stava organizzando una campagna stampa a favore dei colleghi detenuti; quest'ultimo gli avrebbe segnalato Giuliano Ferrara e lo stesso Lino Jannuzzi che «Ha scritto un libro contro Caselli e un libro pure su Andreotti ed in è in intimissimi rapporti con Dell'Utri», al che Guttadauro avrebbe risposto «Jannuzzi buono è!».[5]

Campagne giornalistiche contro i giudici di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Lino Jannuzzi

Jannuzzi è al centro di un caso nazionale da quando, sul numero del 20 dicembre 2001 (uscito in edicola il 13 dicembre) di Panorama comparve un suo articolo[6] in cui descrisse un presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi. Il 14 dicembre la storia venne ripetuta in un suo articolo sul Giornale[7]. Jannuzzi sosteneva che nella settimana precedente ci fosse stato in un albergo di Lugano un summit segreto fra:

L'incontro, stando alle parole di Jannuzzi, sarebbe stato finalizzato a definire delle strategie per arrestare Berlusconi. Nel numero successivo di Panorama Jannuzzi[8] riconobbe parzialmente le smentite, dicendo che l'unica smentita attendibile era quella di Castresana ma scrisse che avrebbe dimostrato l'esistenza dell'incontro. Lo stesso direttore Carlo Rossella lo difenderà in un editoriale affermando che «il problema esiste». Rossella verrà condannato a risarcire Ilda Boccassini per 12.000 euro. All'obbligo di pubblicare la sentenza relativa all'articolo di Jannuzzi su Panorama, il Cdr del giornale la fa accompagnare dal comunicato[9]:

« Una sentenza del tribunale di Napoli ha ritenuto diffamatorio nei confronti di Ilda Boccassini un articolo di Lino Jannuzzi del 20-12-2001 in cui si riferiva di un incontro a Lugano fra magistrati e politici per «trovare il modo di arrestare Berlusconi». Ci furono smentite e polemiche. In un editoriale pubblicato il 27-12-2001, Panorama scriveva «Jannuzzi annuncia che dimostrerà che l'incontro c'è stato. Se così non sarà, diciamolo con chiarezza, chiederemo scusa». A fronte di questa sentenza i rappresentanti sindacali di Panorama si rammaricano che sulla vicenda il collega Jannuzzi non abbia fatto la promessa chiarezza, lasciando un'ombra di discredito sul nostro giornale che ha pubblicato il suo articolo. »

Boccassini, Del Ponte e Paciotti citarono in giudizio Jannuzzi, la Mondadori (presieduta da Marina Berlusconi) e la Società Europea di Edizioni, editrice del Giornale (di proprietà di Paolo Berlusconi).

La Società Europea di Edizione è stata condannata a risarcimenti di oltre 100.000 euro e alla pubblicazione a proprie spese di smentite non solo sul Giornale stesso ma anche su altri quotidiani nazionali, mentre la Mondadori ed il direttore responsabile di Panorama sono stati condannati a risarcimenti di oltre 250.000 euro.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Così parlò Buscetta (1986)
  • Il profeta e i farisei (scritto con Adriano Celentano), Rusconi Libri S.p.A. 1988, ISBN 88-18-57017-X
  • Il processo del secolo. Come e perché è stato assolto Andreotti, Mondadori 2001, ISBN 8804500107
  • Lettere di un condannato. Storie esemplari di ingiustizia italiana, Mondadori 2003, ISBN 8804517948
  • Lo Sbirro e lo Stato, Koinè Nuove Edizioni 2008, ISBN 8887509867

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jannuzzi in prigione? L'Ordine propone la grazia - Ordine dei Giornalisti
  2. ^ Ciampi concede la grazia al giornalista Lino Jannuzzi - la Repubblica.
  3. ^ Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 296 del 03/12/2009: sul rifiuto dell'Avvocatura dello Stato di assumere la difesa, vedasi intervento del senatore Izzo.
  4. ^ Per maggiori dettagli sulla vicenda si veda la voce Vicende giudiziarie di Andreotti
  5. ^ Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti. Milano, il Saggiatore, 2007. p. 194 ISBN 8842813958
  6. ^ Il gioco dei quattro congiurati
  7. ^ A Milano summit a quattro per il pool anti Berlusconi
  8. ^ Ma io non ci sto. Anzi, rilancio
  9. ^ Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti. Milano, il Saggiatore, 2007. pp. 190-191 ISBN 8842813958

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