Matteo Boe

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Matteo Nicolò Boe

Matteo Nicolò Boe, noto come Matteo Boe (Lula, 9 novembre 1957), è un criminale italiano, uno dei principali esponenti del banditismo sardo insieme a Graziano Mesina.

Famoso in particolar modo per essere stato l'unico detenuto a riuscire a portare a termine un'evasione dal carcere dell'Asinara.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Arrestato e condannato a 16 anni di carcere a seguito del sequestro di Sara Niccoli, Boe riuscì, insieme al complice Salvatore Duras, a fuggire dall'Asinara il primo settembre 1986 utilizzando un gommone[1]. Per questa evasione si vide infliggere altri quattro anni di carcere[2]. Nel 1988 fu coinvolto nel sequestro dell'imprenditore romano Giulio De Angelis, rapito in Costa Smeralda il 12 giugno e liberato il 31 ottobre dello stesso anno dopo il pagamento di 3 miliardi di lire come riscatto[3].

Da latitante viene indicato come uno degli artefici del sequestro del piccolo Farouk Kassam[4]. Il 13 ottobre 1992 viene arrestato, su indicazione delle Questure di Nuoro e Sassari, dalla polizia francese a Porto Vecchio in Corsica, dove stava trascorrendo qualche giorno assieme alla compagna Laura Manfredi e ai due figli Luisa e Andrea[3]. Trasferito in carcere a Marsiglia, sotto accusa per possesso d'armi e dichiarazione di false generalità, viene formalmente indicato dalla magistratura italiana come uno dei mandanti e degli esecutori materiali del sequestro Kassam, motivo per il quale viene formulata la richiesta di estradizione[5].

Nel 1995 viene estradato per il processo relativo al sequestro Kassam[6], a seguito del quale sarà condannato nel 1996 a venti anni di carcere[7]. Il 25 novembre del 2003 venne uccisa in un agguato la figlia primogenita Luisa Manfredi, di soli 14 anni. L'obiettivo della scarica di pallettoni, che la ferì mortalmente alla tempia mentre per stendere i panni si affacciava al balcone della casa di Lula, secondo gli inquirenti era forse la madre Laura Manfredi[8], data la notevole somiglianza tra madre e figlia[9].

Per il delitto si sviluppano due piste investigative: una tiene in considerazione l'omicidio passionale, per il quale risultò indagato un ventiquattrenne poi completamente scagionato dalla Cassazione[10], mentre l'altra ipotesi è quella della matrice politica, viste le posizioni politiche di estrema sinistra, sempre esplicitamente manifestate, di Laura Manfredi[11] e le minacce ricevute tramite volantini distribuiti a Lula per le elezioni che dopo 10 anni avevano dato nuovamente un sindaco al paese sardo[12][13].

A due anni dalla morte, visto il clima di omertà che impediva di dare una svolta alle indagini, Laura Manfredi ha voluto far trasferire la salma di Luisa nel cimitero di Castelvetro di Modena, sua città natale, in Emilia-Romagna, trasferendosi lì insieme agli altri due figli avuti con Matteo Boe[14]. Il 28 luglio 2009 viene riaperta l'inchiesta, dopo che il gip di Nuoro, Francesco Verderese, ha deciso di accogliere la richiesta del legale di Laura Manfredi, l'avvocato Gian Luigi Mastio, di non archiviare l'inchiesta, ma ordinando alla Procura nuovi accertamenti sul bossolo da cui partì la fucilata, per cercare tracce organiche utili a risalire al Dna dell'assassino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] articolo tratto da La Repubblica del 25 novembre 2003
  2. ^ [2] articolo tratto da La Repubblica
  3. ^ a b [3] articolo tratto da La Repubblica
  4. ^ [4] Puntata sulla vicenda da La storia siamo noi di Rai 3
  5. ^ [5] articolo tratto dal Corriere della Sera
  6. ^ [6] articolo tratto dal Corriere della Sera
  7. ^ [7] articolo tratto dal Corriere della Sera
  8. ^ [8] tratto dall'archivio di Panorama
  9. ^ [9] articolo del Corriere della Sera del 26 novembre 2003
  10. ^ http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20090729&Categ=19&Voce=1&IdArticolo=2368479]
  11. ^ http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/11_Novembre/26/figlia.shtmlUccisa a Lula figlia di Matteo Boe: aveva 14 anni] , Corriere.it
  12. ^ Uccisa a Lula figlia di Matteo Boe: aveva 14 anni, Corriere.it
  13. ^ [10]
  14. ^ [11] articolo di La Repubblica del 30 novembre 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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