Patrizia Valduga

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« Io sono sempre stata come sono
anche quando non ero come sono
e non saprà nessuno come sono
perché non sono solo come sono »
(Patrizia Valduga, Quartine - Seconda centuria, Einaudi 2001)

Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953) è una poetessa e traduttrice italiana, moglie del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni.
Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha diretto per un anno.

Indice

[modifica] Biografia

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto. Dopo il Liceo scientifico si è iscritta alla facoltà di Medicina che ha frequentato per tre anni. È poi passata alla facoltà di Lettere a Venezia dove ha seguito per quattro anni i corsi di Francesco Orlando ("incontro fondamentale nella mia vita" [1]).

È stata la compagna di Giovanni Raboni per ventitré anni e a lui ha dedicato la postfazione dell'ultima raccolta del poeta scomparso, Ultimi versi, pubblicato dall'editore Garzanti nel 2006. Vive tuttora a Milano. Le sue idee politiche contaminano parte dei suoi scritti.

[modifica] Medicamenta

L'autrice ha esordito nel 1982 con la raccolta Medicamenta, dove ripristina in forma rigorosa tutti i generi metrici tradizionali, dal sonetto all'ottava, dalle terzine dantesche alle stanze di ballata, rappresentando così secondo alcuni critici un vero e proprio "caso"[2] nella poesia più recente.

Come scrive Luigi Baldacci[3]

« ... così come in quasi tutte le opere della Valduga, il rigido schema metrico, costituito dall'alternarsi obbligato di rime e misure sillabiche, serve all'autrice per poter incanalare la piena sensuale che traspare dalle sue composizioni poetiche e per attenuare il suo lessico estremamente crudo ed erotico»

[modifica] La tentazione

« In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.
Io così pudica, così compita
vedevo un uomo a me venire piano e avvolgermi quasi avido la vita. [4] »

Il difficile equilibrio tra lessico impetuoso e passiva sottomissione alla regola metrica obbligata che si trova in Medicamenta, sarà riprodotto nella raccolta La tentazione del 1985 e nelle poesie che verranno aggiunte in Medicamenta e altri medicamenta del 1989.

[modifica] Medicamenta e altri medicamenta

Ancora il critico Luigi Baldacci nella nota introduttiva a Medicamenta e altri Medicamenta scrive:

« La Valduga... ha fatto sua la crisi di linguaggio della poesia moderna. Non è un poeta in crisi, ma un poeta che parla con la crisi, servendosene. E nessuno ha colto, come lei, la situazione di impossibilità che ha lasciato dietro di lei il discorso di Montale: non perché fosse impossibile dire meglio, dire di più, ma perché è ormai impossibile dire qualcosa con quelle parole. In questa camera carceraria... sono ammessi ancora dei giochi; ma il più importante non è quello erotico: è quello di chi si diverte a ritagliare il linguaggio degli altri, a lavorare di forbicine e colla. ... non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo [5] »

[modifica] Donna di dolori

« Poi goccia a goccia misuro le ore.
Nel tutto buio, sotto il mio dolore,
più giù del buio della notte affondo. [6] »

Nel 1991 viene pubblicato il poemetto Donna di dolori che, con i suoi monologhi in versi, sembra eleggere come primario l'aspetto teatrale anche se ancora costretto in uno schema metrico composto da una severa sequenza di endecasillabi a rima baciata, così come accadrà nella raccolta più tarda dal titolo Corsia degli incurabili del 1996.

Donna di dolori è stato portato sulle scene da Franca Nuti e ha vinto il premio Eleonora Duse nel 1992 e il premio Randone nel 1995.

[modifica] Requiem

«  Oh padre che conosco ora,
soltanto ora dopo tanta vita,
ti prego parlami, parlami ancora:
io fallita come figlia, fuggita
lontano un giorno, e lontana da allora,
non so niente di te, della tua vita,
niente delle tue gioie e degli affanni,
e ho quarant'anni, padre, quarant'anni! [7] »


Ben diverso è il tono di Requiem, poemetto composto in ottave che regalano al testo un andamento narrativo ricco di pathos, superando la natura manieristica e secentesca che è possibile riscontare nelle opere precedenti.

E' un libro da considerarsi in fieri da quasi dieci anni; infatti, dopo la prima pubblicazione (1994), come leggiamo nella nota in quarta di copertina, "ha continuato ad essere scritto, o meglio, a scriversi, praticamente senza sosta, come fosse impossibile, mettergli davvero e per sempre la parola fine". Il volume raccoglie infatti le poesie scritte per la morte del padre dell'autrice, avvenuta nel 1991. La tematica della morte è espressa già nel titolo:Requiem, come la prima parola della preghiera dedicata ai defunti (Requiem aeternam), ma anche come la composizione vocale e strumentale basata sul testo della Messa in suffragio delle anime dei defunti.

Requiem è il grido di una figlia che non riesce a darsi pace per questa perdita, guardando alla morte come qualcosa di immanente che cancella un rapporto, che non può essere interpretata come un passaggio attraverso un mondo ultraterreno che reca conforto. Il dolore è concreto e non c'è spazio per la religione, i miti antichi o la metafisica per lenirlo, c'è solo il pianto e la disperazione che inducono la poetessa ad invocare invano il padre, senza ricevere per questo alcun conforto.

La raccolta non è soltanto la narrazione di una storia di dolore e malattia; il 2 dicembre di ogni anno, dal 1992, una nuova ottava si aggiunge alle ventotto precedenti, una riflessione, un appuntamento costante dell'autrice con la figura paterna, un rendergli conto della sua vita, ma anche per raccontare la sua sconsolata solitudine interiore.

[modifica] Corsia degli incurabili

« Ahi! serva Italia ancora coi fascisti,
e con quell'imbroglione da operetta,
ladruncolo lacchè di tangentisti!
Le tivù ci hanno fatto l'incantesimo...
Se non scarica il cielo una saetta,
tutti servi del secolo ventesimo! [8] »

In Corsia degli incurabili del 1996 l'autrice si avvale della voce monologante di un unico personaggio, un malato terminale isolato nel reparto di un ospedale, che parla con il metro del sirventese classico duecentesco, collocando così il poemetto tra poesia e teatro dove il linguaggio poetico serve da contrappeso per alleggerire in un certo qual modo le difficili problematiche affrontate.

[modifica] Cento quartine e altre storie d'amore

In Cento quartine e altre storie d'amore, l'autrice vuol mettere in evidenza la differenza fondamentale che esiste tra l'uomo e la donna e "racconta", in cento quartine e mille versi in terza rima, con un lessico privo di reticenza, quanto accade nel giro di una notte e durante un incontro amoroso alternando in modo perfettamente bilanciato il linguaggio parlato a quello letterario.

La donna, che tende a una fusione tra mente e corpo utilizza un linguaggio basato sul dialogo mente-corpo:

« Non affogarmi in notti tanto nere
se prima non mi apri nel cervello
la porta che resiste del piacere.
Ora lo sai: ho bisogno di parole. Devi imparare a amarmi a modo mio.
È la mente malata che lo vuole:
parla, ti prego, Cristoddio! [9] »

mentre l'uomo, prevalentemente concentrato sul piacere, usa un linguaggio più meccanico, spesso volgare e brutale:

« ... e tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente,
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente [10] »

Come ha scritto in un articolo apparso sul Il Corriere della Sera il giornalista Luciano Gramigna[11]

« ... il discorso poetico è tenuto dalla donna, ma l'uomo vi entra, lo rompe di continuo, con l'ausilio tipografico delle virgolette. Prima ancora dei corpi, sono le frasi ad attorcigliarsi l'una con l'altra: gli atti carnali equivalgono agli atti di parola; e viceversa... è un linguaggio osceno, corpolalico - che non comunica il godimento ma lo produce, fa il godimento della coppia. È esso stesso, per usare una bella immagine della Valduga,
"il desiderio che non trova pace
e va peregrinando sul tuo corpo". »

[modifica] Prima antologia

Prima antologia, edita da Einaudi nel 1998, unisce alle due precedenti raccolte, Donna di dolori e Corsia degli incurabili un Carteggio che l'autrice dice aver composto insieme ad uno sconosciuto poeta. I versi delle due raccolte, scanditi sotto forma di endecasillabi a rima baciata e nel metro del sirventese, si contrappongono ai metri più variati e leggeri del Carteggio, dove le amorose schermaglie sono espresse in un gioco di parole ora ironiche, ora cortesi, ora galanti.

[modifica] Quartine. Seconda centuria

« Signore, dà a ciascuno la sua morte,
dàlla tutta inverata dalla vita;
ma dacci vita prima della morte
in questa morte che chiamiamo vita [12] »

Quartine. Seconda centuria, che riprende dopo quattro anni (2001) la numerazione della precedente Cento Quartine e altri versi d'amore come a voler affermare la sua continuità, è la rappresentazione in versi di ciò che accade dopo l'annebbiarsi dei sensi nella mente e nel cuore.
Nei versi dalle tonalità che vanno dal sarcasmo alla malinconia, dalla disperazione alla saggezza con l'utilizzo di un registro linguistico differente, vengono scansite, quasi come talismano, alcune parole di poeti classici come Dante, Shakespeare, Prati, Pascoli, D'Annunzio e Rilke.

[modifica] Manfred

« Vuota il tuo sacco, sù, parla, poetessa:
io fiorisco e disfoglio e rigermoglio/per dare la procura di me stessa
a chi non può o non vuole quel che voglio. [13] »

Il poemetto "Manfred" viene pubblicato da Mondadori nella collana "Lo specchio" nel 2003 con la collaborazione del pittore Giovanni Manfredini.

[modifica] Lezioni d'amore

« E io, alla vigilia di svanire,
teatro di parole ritrovate/nel buio delle ossa,
si, io, a supplicarlo di apparire
tra voci vigliaccamente inventate...
Che cosa può che un altro in me non possa?
Oh presto allora il poco che rimane,
cane delle mie ossa, ossa di cane! [14] »

In Lezioni d'amore viene concluso il percorso che l'autrice aveva iniziato con Cento quartine e altre poesie d'amore e continuato con Quartine. Seconda centuria.
Il poemetto analizza, in tre tempi connessi tra di loro, il percorso del desiderio che viene vissuto come perdita e umiliazione del proprio io razionale

[modifica] Postfazione a Ultimi versi di Raboni

« La tua Milano, amore, fa paura
e mi tratta da esule e sbandita,
e in casa nostra ogni cosa
mi guarda male, come risentita.
Ogni cosa ti chiama, ti reclama,
e mi lascia così, sola e spaurita.
E tutto il tempo testimonia il tempo
del dolore indiviso della vita.
E in tutto il tempo trovo tregua il tempo
che ti sto accanto, anima ferita. [15] »

Nel 2006, pubblicate da Garzanti in un libretto intitolato Ultimi Versi, sono state raccolte postume le poesie ancora inedite dello scrittore Giovanni Raboni, compagno di Patrizia Valduga, con una postfazione della stessa, che comprende 23 commoventi poesie in rima composte durante la malattia di Raboni nell'estate del 2004.

[modifica] Le traduzioni

Patrizia Valduga oltre a scrivere versi si è dimostrata abile traduttrice. Tra i molti scrittori da lei tradotti vi sono John Donne, Moliere, Stéphane Mallarmé, Paul Valéry, Tadeusz Kantor e ultimamente per la collana Scrittori tradotti da scrittori della casa Einaudi Riccardo III di William Shakespeare.

[modifica] Note

  1. ^ Intervista a DIALOGOlibri
  2. ^ in Prefazione a Patrizia Valduga, Poeti italiani del secondo novecento (1945 - 1995), a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, 2001
  3. ^ In Prefazione a Medicamenta e altri Medicamenta, 1989
  4. ^ Patrizia Valduga, La tentazione, Crocetti, 1985
  5. ^ Luigi Baldacci, in Nota introduttiva a Medicamenta e altri Medicamenta, 1989
  6. ^ Patrizia Valduga, Donna di dolori, Mondadori, Milano 1991
  7. ^ Patrizia Valduga, Requiem, Marsilio, 1994
  8. ^ Patrizia Valduga, Corsia degli incurabili, Garzanti, Milano, 1996
  9. ^ Patrizia Valduga, Cento quartine e altre storie, Einaudi, 1997
  10. ^ Op. cit.
  11. ^ Luciano Gramigna, Patrizia Valduga, in Il Corriere della Sera, 1997
  12. ^ Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria, Einaudi, 2001
  13. ^ Patrizia Valduga, Manfred, Mondadori, Collana Lo Specchio, 2003
  14. ^ Patrizia Valduga, Lezioni d'amore, Einaudi,2006
  15. ^ Dalla postfazione a Giovanni Raboni, Ultimi versi, Garzanti, 2006

[modifica] Opere

  • Patrizia Valduga, Medicamenta, Collana: Quaderni della Fenice, Milano, Guanda, 1982.
  • Patrizia Valduga, La tentazione, Milano, Crocetti, 1985.
  • Patrizia Valduga, Medicamenta e altri medicamenta, Con uno scritto di L. Baldacci; collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1989. ISBN 8806116185
  • Patrizia Valduga, Donna di dolori, Collana: Specchio, Milano, Mondadori, 1991. ISBN 8804344598
  • Patrizia Valduga, Requiem, Collana: Poesia, Venezia, Marsilio, 1994. ISBN 883176036X
  • Patrizia Valduga, Requiem, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2002. ISBN 8806152602
  • Patrizia Valduga, Corsia degli incurabili, Collana: Poesia/Teatro, Milano, Garzanti, 1996. ISBN 8811640318
  • Patrizia Valduga, Cento quartine e altre storie d'amore, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1997. ISBN 8806145444
  • Patrizia Valduga, Prima antologia, Torino, Einaudi, 1998. ISBN 8806149555
  • Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2001. ISBN 8806157728
  • Patrizia Valduga; Giovanni Manfredini, Manfred, Collana: Lo specchio, Milano, Mondadori, 2003. ISBN 880452183X
  • Patrizia Valduga, Lezioni d'amore, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2004. ISBN 8806169939
  • Giovanni Raboni, Ultimi versi, Postfazione di Patrizia Valduga. Collana: Le forme, Milano, Garzanti, 2006. ISBN 8811632064

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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