Patrizia Valduga

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Patrizia Valduga con Mario Santagostini al Premio Chiara

Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953) è una poetessa e traduttrice italiana, compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni. La loro relazione è durata dal 1981 al 2004, anno della morte del poeta.
Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha diretto per un anno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto. Iscrittasi alla facoltà di Lettere a Venezia, ha seguito per quattro anni i corsi di Francesco Orlando (che definì "incontro fondamentale nella mia vita" [1]).

È stata la compagna di Giovanni Raboni per ventitré anni e a lui ha dedicato la postfazione dell'ultima raccolta del poeta scomparso, Ultimi versi, pubblicato dall'editore Garzanti nel 2006. Nel 2010 le è stato assegnato il Premio caprienigma per la letteratura. Vive tuttora a Milano.

Medicamenta[modifica | modifica wikitesto]

L'autrice ha esordito nel 1982 con la raccolta Medicamenta, dove ripristina in forma rigorosa tutti i generi metrici tradizionali, dal sonetto all'ottava, dalle terzine dantesche alle stanze di ballata, rappresentando così secondo alcuni critici un vero e proprio "caso"[2] nella poesia più recente.[3]

La tentazione[modifica | modifica wikitesto]

« In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.[4] »

Il difficile equilibrio tra lessico impetuoso e rigoroso rispetto della regola metrica che si trova in Medicamenta, sarà riprodotto nella raccolta La tentazione del 1985 e nelle poesie che verranno aggiunte in Medicamenta e altri medicamenta del 1989.

Donna di dolori[modifica | modifica wikitesto]

« Poi goccia a goccia misuro le ore.
Nel tutto buio, sotto il mio dolore,

più giù del buio della notte affondo. [5] »

Nel 1991 è pubblicato il poemetto Donna di dolori che, con i suoi monologhi in versi, sembra eleggere come primario l'aspetto teatrale anche se ancora costretto in uno schema metrico composto da una severa sequenza di endecasillabi a rima baciata, così come accadrà nella raccolta più tarda dal titolo Corsia degli incurabili del 1996.

Donna di dolori è stato portato sulle scene da Franca Nuti e ha vinto il premio Eleonora Duse nel 1992 e il premio Randone nel 1995.

Requiem[modifica | modifica wikitesto]

« Oh padre che conosco ora,
soltanto ora dopo tanta vita,
ti prego parlami, parlami ancora...[6] »

Ben diverso è il tono di Requiem, poemetto composto in ottave che regalano al testo un andamento narrativo ricco di pathos, superando la natura manieristica e secentesca che è possibile riscontrare nelle opere precedenti.

È un libro da considerarsi in fieri da quasi dieci anni; infatti, dopo la prima pubblicazione (1994), come leggiamo nella nota in quarta di copertina, "ha continuato ad essere scritto, o meglio, a scriversi, praticamente senza sosta, come fosse impossibile, mettergli davvero e per sempre la parola fine". Il volume raccoglie infatti le poesie scritte per la morte del padre dell'autrice, avvenuta nel 1991. La tematica della morte è espressa già nel titolo:Requiem, come la prima parola della preghiera dedicata ai defunti (Requiem aeternam), ma anche come la composizione vocale e strumentale basata sul testo della Messa in suffragio delle anime dei defunti.

Requiem è il grido di una figlia che non riesce a darsi pace per questa perdita, guardando alla morte come qualcosa di immanente che cancella un rapporto, che non può essere interpretata come un passaggio attraverso un mondo ultraterreno che reca conforto. Il dolore è concreto e non c'è spazio per la religione, i miti antichi o la metafisica per lenirlo, c'è solo il pianto e la disperazione che inducono la poetessa ad invocare invano il padre, senza ricevere per questo alcun conforto.

La raccolta non è soltanto la narrazione di una storia di dolore e malattia; il 2 dicembre di ogni anno, dal 1992, una nuova ottava si aggiunge alle ventotto precedenti, una riflessione, un appuntamento costante dell'autrice con la figura paterna, un rendergli conto della sua vita, ma anche per raccontare la sua sconsolata solitudine interiore.

Corsia degli incurabili[modifica | modifica wikitesto]

« Ahi! serva Italia ancora coi fascisti,
e con quell'imbroglione da operetta,
ladruncolo lacchè di tangentisti!
Le tivù ci hanno fatto l'incantesimo...
Se non scarica il cielo una saetta,
tutti servi del secolo ventesimo! [7] »

In Corsia degli incurabili del 1996 l'autrice si avvale della voce monologante di un unico personaggio, un malato terminale isolato nel reparto di un ospedale, che parla con il metro del sirventese classico duecentesco, collocando così il poemetto tra poesia e teatro dove il linguaggio poetico serve da contrappeso per alleggerire in un certo qual modo le difficili problematiche affrontate.

Cento quartine e altre storie d'amore[modifica | modifica wikitesto]

In Cento quartine e altre storie d'amore, l'autrice vuol mettere in evidenza la differenza fondamentale che esiste tra l'uomo e la donna e "racconta", in cento quartine e mille versi in terza rima, con un lessico privo di reticenza, quanto accade nel giro di una notte e durante un incontro amoroso, alternando in modo perfettamente bilanciato il linguaggio parlato a quello letterario.

La donna, che tende a una fusione tra mente e corpo, utilizza un linguaggio basato sul dialogo mente-corpo, mentre l'uomo, prevalentemente concentrato sul piacere, usa un linguaggio più meccanico, spesso volgare e brutale.

Come ha scritto, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, il giornalista Giuliano Gramigna, [8]nel confronto uomo-donna "gli atti carnali equivalgono agli atti di parola", in un "linguaggio osceno", che fa "il godimento della coppia".

Prima antologia[modifica | modifica wikitesto]

Prima antologia, edita da Einaudi nel 1998, unisce alle due precedenti raccolte, Donna di dolori e Corsia degli incurabili un Carteggio che l'autrice dice aver composto insieme ad uno sconosciuto poeta. I versi delle due raccolte, scanditi sotto forma di endecasillabi a rima baciata e nel metro del sirventese, si contrappongono ai metri più variati e leggeri del Carteggio, dove le amorose schermaglie sono espresse in un gioco di parole ora ironiche, ora cortesi, ora galanti.

Quartine. Seconda centuria[modifica | modifica wikitesto]

« Signore, da' a ciascuno la sua morte,
dàlla tutta inverata dalla vita;
ma dacci vita prima della morte
in questa morte che chiamiamo vita [9] »

Quartine. Seconda centuria, che riprende dopo quattro anni (2001) la numerazione della precedente Cento Quartine e altri versi d'amore come a voler affermare la sua continuità, è la rappresentazione in versi di ciò che accade dopo l'annebbiarsi dei sensi nella mente e nel cuore.
Nei versi dalle tonalità che vanno dal sarcasmo alla malinconia, dalla disperazione alla saggezza con l'utilizzo di un registro linguistico differente, vengono scansite, quasi come talismano, alcune parole di poeti classici come Dante, Shakespeare, Prati, Pascoli, D'Annunzio e Rilke.

Manfred[modifica | modifica wikitesto]

Il poemetto "Manfred" è pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nella collana "Lo specchio" nel 2003 con la collaborazione del pittore Giovanni Manfredini.

Lezioni d'amore[modifica | modifica wikitesto]

In Lezioni d'amore si conclude il percorso che l'autrice aveva iniziato con Cento quartine e altre poesie d'amore e continuato con Quartine. Seconda centuria.
Il poemetto analizza, in tre tempi connessi tra di loro, il percorso del desiderio che viene vissuto come perdita e umiliazione del proprio io razionale

Postfazione a Ultimi versi di Raboni[modifica | modifica wikitesto]

« [...] E tutto il tempo testimonia il tempo
del dolore indiviso della vita.
E in tutto il tempo trovo tregua il tempo
che ti sto accanto, anima ferita. [10] »

Nel 2006, pubblicate da Garzanti in un libretto intitolato Ultimi Versi, sono state raccolte postume le poesie ancora inedite dello scrittore Giovanni Raboni, compagno di vita di Patrizia Valduga, con una postfazione della stessa, che comprende 23 commoventi poesie in rima composte nell'estate del 2004, durante la malattia di Raboni.

Le traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Patrizia Valduga, oltre a scrivere versi, si è dimostrata abile traduttrice. Tra i molti scrittori da lei tradotti vi sono John Donne, Molière, Stéphane Mallarmé, Paul Valéry, Tadeusz Kantor e ultimamente, per la collana Scrittori tradotti da scrittori della casa Einaudi, Riccardo III di William Shakespeare.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Patrizia Valduga, Medicamenta, Collana: Quaderni della Fenice, Milano, Guanda, 1982.
  • Patrizia Valduga, La tentazione, Milano, Crocetti, 1985.
  • Patrizia Valduga, Medicamenta e altri medicamenta, Con uno scritto di L. Baldacci; collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1989, ISBN 88-06-11618-5.
  • Patrizia Valduga, Donna di dolori, Collana: Specchio, Milano, Mondadori, 1991, ISBN 88-04-34459-8.
  • Patrizia Valduga, Requiem, Collana: Poesia, Venezia, Marsilio, 1994, ISBN 88-317-6036-X.
  • Patrizia Valduga, Requiem, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-15260-2.
  • Patrizia Valduga, Corsia degli incurabili, Collana: Poesia/Teatro, Milano, Garzanti, 1996, ISBN 88-11-64031-8.
  • Patrizia Valduga, Cento quartine e altre storie d'amore, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1997, ISBN 88-06-14544-4.
  • Patrizia Valduga, Prima antologia, Torino, Einaudi, 1998, ISBN 88-06-14955-5.
  • Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2001, ISBN 88-06-15772-8.
  • Patrizia Valduga, Giovanni Manfredini, Manfred, Collana: Lo specchio, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-52183-X.
  • Patrizia Valduga, Lezioni d'amore, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2004, ISBN 88-06-16993-9.
  • Giovanni Raboni, Ultimi versi, Postfazione di Patrizia Valduga. Collana: Le forme, Milano, Garzanti, 2006, ISBN 88-11-63206-4.
  • Patrizia Valduga, Italiani, imparate l'italiano!, Napoli, Edizioni d'if, 2010, ISBN 978-88-88413-88-4.
  • Patrizia Valduga, Il libro delle laudi, Collana: Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista a DIALOGOlibri
  2. ^ in Prefazione a Patrizia Valduga, Poeti italiani del secondo novecento (1945 - 1995), a cura di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, 2001
  3. ^ Come scrive Luigi Baldacci In Prefazione a Medicamenta e altri Medicamenta, "... così come in quasi tutte le opere della Valduga, il rigido schema metrico, costituito dall'alternarsi obbligato di rime e misure sillabiche, serve all'autrice per poter incanalare la piena sensuale che traspare dalle sue composizioni poetiche e per attenuare il suo lessico estremamente crudo ed erotico."
  4. ^ Patrizia Valduga, La tentazione, Crocetti, 1985
  5. ^ Patrizia Valduga, Donna di dolori, Mondadori, Milano 1991
  6. ^ Patrizia Valduga, Requiem, Marsilio, 1994
  7. ^ Patrizia Valduga, Corsia degli incurabili, Garzanti, Milano, 1996
  8. ^ Giuliano Gramigna, E il verso s'insinuò tra i numeri, Corriere della Sera, 6 ottobre 1997
  9. ^ Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria, Einaudi, 2001
  10. ^ Dalla postfazione a Giovanni Raboni, Ultimi versi, Garzanti, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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