Duomo di Ravenna

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Coordinate: 44°24′56.31″N 12°11′45.44″E / 44.415642°N 12.195956°E44.415642; 12.195956

Basilica cattedrale metropolitana della Santa Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
(Basilica Ursiana)
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Ravenna-Stemma.pngRavenna
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Resurrezione di Gesù Cristo
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Consacrazione ignoto
Fondatore Sant' Orso di Ravenna
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione fine del IV secolo
Completamento 1734
Sito web [1]

La basilica cattedrale metropolitana della Santa Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, o più semplicemente Duomo di Ravenna, è la cattedrale della città di Ravenna e dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. L'edificio attuale fu costruito nel XVIII secolo dall'architetto riminese Gianfrancesco Buonamici seguendo la planimetria della primitiva cattedrale.

Questa fu costruita nei primissimi anni del V secolo[1], per volontà del vescovo Orso († 412), da cui prese il nome di "Basilica Ursiana".

L'edificio fu ampiamente ristrutturato nel X secolo (di quell'impianto restano ancora visibili la cripta e il campanile). Quest'ultimo ospita quattro campane accordate secondo la seguente scala: Re3 - Fa3 - Sol#3 - La3.

L'antica cattedrale ursiana[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale fatta edificare dal vescovo Orso era dedicata alla Santa Resurrezione (Hagìa Anástasis in greco antico). Si trattava di un edificio di ragguardevoli dimensioni, a cinque navate, ricco di marmi policromi. Presentava già la tipica abside semicircolare all'interno e poligonale all'esterno (di influsso ellenico) e i due ambienti laterali all'abside che torneranno spesso nelle chiese ravennati, il pastophorion e il diaconicon.

È certo che l'abside e l'arco absidale furono coinvolti da un programma di ridecorazione a mosaico nel 1112, come appare da un'iscrizione sull'abside stessa riportata nell'unica fonte che ci permette di conoscerne sommariamente la struttura, un disegno del Buonamici. Sull'estradosso dell'arco era rappresentato il Cristo risorto con la Croce sulla spalla e gli Apostoli acclamanti; nei pennacchi due episodi della vita di Sant'Apollinare, l'invio del futuro vescovo a Ravenna da parte di San Pietro (a sinistra) e l'arrivo di Apollinare a alle porte di Ravenna (a destra); sotto queste scene erano collocati rispettivamente due immagini di Abele e Caino sacrificanti e nel registro successivo due palme.

Il catino absidale accoglieva invece, sempre a mosaico, un'Anastasis, a fianco della quale erano una scena con le Marie al Sepolcro e, a destra, l'arrivo di Giovanni e Pietro al Sepolcro. Nel semiarco absidale erano collocati fra le finestre pannelli musivi con sant'Ursicino, la Vergine orante, il Battista e S. Barbaziano. Nel registro sottostante, il protovescovo Apollinare in atteggiamento orante, affiancato da una teoria di vescovi ravennati.

Interno

Di questi mosaici, perduti, restano solo alcuni frammenti conservati nel Museo arcivescovile: la Vergine orante (pressoché intera), e i volti di S. Ursicino, S. Giovanni e S. Barbaziano, più un frammento che faceva parte probabilmente della scena degli Apostoli al Sepolcro. I loro caratteri stilistici (visi modellati, bocche piccole, una certa ieraticità, panneggi lineari, capelli scriminati con grafismi accentuati) mostrano una vicinanza ai mosaici con gli Apostoli nella cappella sinistra della Cattedrale di San Giusto a Trieste o con i protettori di Venezia raffigurati nell'abside della Basilica di San Marco a Venezia, quindi attribuibili a maestranze veneziane ben addestrate al linguaggio bizantino dell'ultimo quarto dell'XI secolo. Tuttavia è evidente il processo di "occidentalizzazione" dell'impianto iconografico, con la sola presenza di un soggetto tipicamente bizantino come l'Anastasis e dei due offerenti (Caino e Abele), e l'inserimento invece di scene legate alla vita di Sant'Apollinare e delle figure fra le finestre, senza tener conto dell'uso latino delle iscrizioni, che mostra un completo disinteresse nell'area ravennate per la lingua greca. A distanza di oltre cinque secoli dall'ultimo grande monumento musivo ravennate, la basilica di Sant'Apollinare in Classe, Ravenna ribadisce l'orgoglio della propria specificità attraverso un'appropriazione del linguaggio bizantino e l'asseverazione di temi legati al trionfo della propria diocesi.

Il Duomo ospita la tomba di papa Vittore II.

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Degli edifici originali della costruzione si conserva solo il campanile rotondo tipico delle chiese ravennati. La facciata attuale è molto semplice ed è preceduta da un portico di stile barocco. Da notare che è quasi adiacente al duomo il famoso Battistero Neoniano.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno, in stile barocco, è a croce latina e presenta una ripartizione della cattedrale in tre navate, culminanti tutte con un abside.

In una cappella laterale è presente l'immagine della Madonna del Sudore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo Manzelli (2000) fu costruita tra il 400 e il 430.

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