Rivoluzione mondiale

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« Il destino della rivoluzione in Russia dipendeva completamente dagli eventi internazionali. Il fatto che i Bolscevichi avessero basato la loro politica interamente sulla rivoluzione proletaria mondiale è la prova più chiara della loro lungimiranza politica, della loro fermezza di principi e dell’audace scopo della loro linea politica »
(Rosa Luxemburg, La Rivoluzione Russa.)

La Rivoluzione mondiale è stato un progetto politico della Terza Internazionale mirante all'esportazione della Rivoluzione russa in tutti i paesi del mondo.

Lev Trockij

La rivoluzione permanente[modifica | modifica sorgente]

Il programma di una rivoluzione mondiale nasceva come necessaria evoluzione dell'idea di Lev Trockij di rivoluzione permanente, già presente del resto negli scritti di Marx e Engels.[1]

Sostenevano i socialdemocratici menscevichi che, poiché la rivoluzione proletaria doveva essere la conclusione di una precedente rivoluzione liberale borghese che instaurasse i diritti civili, nei paesi arretrati, com'era la Russia, semifeudale nelle sue strutture sociali ed economiche, in assenza di una evoluta classe borghese capitalista, si sarebbe dovuta realizzare prima la rivoluzione borghese e poi quella socialista.

Secondo Trockij[2] invece la futura rivoluzione doveva essere necessariamente guidata dal proletariato, che non solo avrebbe dovuto scavalcare l'impossibile, in Russia, rivoluzione democratico-borghese, ma, senza interrompersi, avrebbe dovuto proseguire direttamente alla rivoluzione socialista.

In questo senso la rivoluzione realizzatasi sarebbe divenuta consolidata e permanente nelle sue conquiste e, estendosi dalla Russia al mondo intero, avrebbe realizzato la rivoluzione mondiale.[3]

La rivoluzione mondiale[modifica | modifica sorgente]

Lenin

Successivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 e alla formazione della coscienza di classe da parte del proletariato, in tutta Europa la borghesia cominciò a temere, nell'affermazione del bolscevismo, che fosse giunta la fine dei privilegi di classe e dei principi liberali; questo timore delle democrazie europee, che durante la rivoluzione si era espresso con i corpi di spedizione occidentali in aiuto dei controrivoluzionari "bianchi", era accresciuto dal fatto che la Russia sovietica era attivamente impegnata nella diffusione del comunismo oltre i suoi confini.

Lenin, in base al programma della rivoluzione permanente, estesa ora al mondo intero, promuoveva la costituzione dei partiti comunisti in tutto il mondo, che avrebbero dovuto: difendere la rivoluzione proletaria, prendere le distanze dai socialisti democratici, rifiutare il sistema parlamentare e democratico oltre che realizzare una rivoluzione simile a quella russa.

Il partito bolscevico riteneva inoltre necessario riunire in un'organizzazione internazionale tutti i partiti comunisti.

Era l'ideale di una rivoluzione mondiale, dalla Russia zarista al resto d'Europa, che faceva di Lenin, messo temporaneamente da parte il pacifismo internazionalista, un sostenitore della prima guerra mondiale dove si stavano scatenando, arrivando alle estreme conseguenze, quei motivi imperialisti che, dalle miserie causate dalla guerra su i popoli sofferenti, avrebbero fatto scaturire una rivoluzione mondiale.

Il Comintern[modifica | modifica sorgente]

« Il nostro obbiettivo è di generalizzare l’esperienza rivoluzionaria della classe operaia, ripulire il movimento dalle influenze corrosive dell’opportunismo e del social-patriottismo e riorganizzare le forze di tutti gli autentici partiti rivoluzionari del mondo proletario. Così accelereremo e faciliteremo la vittoria della rivoluzione comunista nel mondo intero »
(Manifesto dell’Internazionale Comunista ai lavoratori di tutto il mondo.)

Dopo il fallimento della Seconda Internazionale, causato dai socialdemocratici tedeschi e francesi che, messo da parte l'internazionalismo operaio, votarono a favore dei crediti richiesti dai loro governi nazionali per sostenere la guerra, fu fondato a Mosca nel marzo 1919 per iniziativa dei bolscevichi russi il Comintern, o Terza Internazionale; esso era caratterizzato dal rifiuto del parlamentarismo e del riformismo socialdemocratico, con lo scopo di sostenere il governo sovietico, favorire la formazione di partiti comunisti in tutto il mondo e diffondere la rivoluzione a livello internazionale.

Con il secondo congresso del luglio-agosto 1920, a cui presero parte delegazioni provenienti da 37 nazioni, si tracciarono le basi e il programma del Comintern, che ruotava attorno alla questione centrale della «rivoluzione mondiale».

Il congresso elaborò un documento che stabiliva in 21 punti le condizioni per aderire all'Internazionale Comunista. I 21 punti, che sostanzialmente implicavano una dipendenza politica dei comunisti europei al partito "guida" sovietico, scatenarono una forte contrapposizione tra socialisti riformisti e comunisti, provocando la scissione interna di molti partiti socialisti europei.

Il Comintern fu fin dall'inizio egemonizzato dal Partito Comunista Russo, come dimostra il fatto che la direzione dell'Internazionale fu affidata a un comitato esecutivo permanente, con sede a Mosca.

L'esportazione della rivoluzione bolscevica[modifica | modifica sorgente]

Il programma del Comintern sembrò realizzarsi quando tra il 1919 e il 1920, l'Europa fu attraversata da ondate di scioperi e agitazioni di operai che rivendicavano l'aumento salariale e la giornata lavorativa di 8 ore.

Le lotte non si limitarono solo a rivendicazioni sindacali: il potere di gestire le fabbriche venne assunto da consigli operai, nati spontaneamente sul modello dei soviet russi, che si presentavano come i rappresentanti del proletariato nella società comunista. L'intensità e le conseguenze delle lotte operaie furono diverse per ogni stato europeo:

In Germania i consigli di operai e soldati occupavano le fabbriche e le sedi dei giornali, partecipavano alla conduzione delle aziende e imponevano le loro condizioni allo stato. Berlino fu per molto tempo segnata da violenti scontri, manifestazioni di piazza e da veri e propri tentativi rivoluzionari.

In Austria i comunisti tentarono di spingere il popolo alla rivoluzione, ma senza esito.

In Ungheria socialisti e comunisti crearono la Repubblica Ungherese dei Soviet chiaramente ispirata dal vicino modello sovietico. Il progetto era di allargare l'esperienza anche all'Austria, ma i comunisti ungheresi si trovarono isolati e fallirono.

Biennio rosso in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia il tentativo di una rivoluzione socialista si espresse nel cosiddetto "biennio rosso" (1919-1920), caratterizzato dall'irruzione sulla scena politica di nuovi settori sociali, nuove idee e nuovi progetti volti a rinnovare profondamente la vita politica e sociale.

L'evento che segnò con forza l'apertura del biennio fu l'ondata di moti contro il caroviveri[4] che attraversò tutta la penisola tra primavera ed estate, mentre si ingrossava il movimento contadino con un'estesa e capillare serie di occupazioni delle terre.

I socialisti organizzavano uno sciopero generale internazionale (20-21 luglio) per difendere le repubbliche socialiste sorte in Russia e Ungheria dall'aggressione militare delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale.

Dopo che in Europa erano nati i partiti comunisti, tramite scissione da quelli socialisti, nel 1926 iniziò la stalinizzazione del Comintern, grazie all'imposizione della teoria del "socialismo in un solo paese".

A causa dei conflitti interni al gruppo dirigente del PCUS, e al subordinamento dei diversi partiti comunisti nazionali alle esigenze dell'Unione Sovietica, l'azione del Comintern si indebolì.

Il fronte popolare[modifica | modifica sorgente]

Joseph Stalin

Contro la tesi della rivoluzione mondiale si era infatti schierato, dopo la morte di Lenin nel 1924, Stalin, che rompeva la concezione politica dei bolscevichi per cui il socialismo si sarebbe realizzato attraverso lo sforzo comune del proletariato mondiale: secondo la fazione stalinista all'interno del PCUS in quella situazione storica non si poteva far altro che costruire il socialismo entro il territorio dell'Unione Sovietica difendendolo dall'accerchiamento degli stati capitalisti nemici.

Nel settimo congresso della terza internazionale (1935), venne rimarcato il carattere violento e incivile del fascismo e quindi si decise di batterlo con ogni mezzo, partendo da una vasta alleanza di opposizione: nasceva il "fronte popolare", l'unione elettorale dei partiti della sinistra.

Questa decisione venne presa dopo la constatazione che le rivoluzioni comuniste successive alla fine della prima guerra mondiale erano fallite in Germania e in altri paesi. Questi tentativi di rivolte erano stati portati avanti da gruppi ristretti come la Lega di Spartaco di Rosa Luxemburg ed avevano creato una profonda frattura all'interno del movimento operaio, diviso tra socialdemocratici e comunisti.

Ma per difficoltà interne di natura economica e di politica internazionale anche i fronti popolari fallirono di fronte all'avanzata dei regimi fascisti in Europa.

La Quarta Internazionale[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'insuccesso del fronte popolare e l'affermazione del fascismo in Europa, nel 1938 dichiarandosi Quarta Internazionale, Trockij e i suoi sostenitori vivificavano l'ideale della rivoluzione mondiale affermando di essere il "Partito della Rivoluzione Socialista nel Mondo", asserendo inoltre la loro continuità nei confronti del Comintern, e dei suoi predecessori. Nonostante che la Terza Internazionale esistesse ancora, i Trockijsti non la ritenevano però capace di supportare il socialismo rivoluzionario e il proletariato internazionale.

Mentre la Quarta Internazionale sopravvive, tra varie vicende, sino ai nostri giorni, l'Esecutivo della Terza Internazionale comunista, per lanciare un segnale di moderazione agli alleati occidentali impegnati a fianco della URSS nella seconda guerra mondiale, il 15 maggio 1943 propose l'autoscioglimento che diventerà effettivo il 10 giugno dello stesso anno.

Nel 1947 l'Urss ricostituirà una sorta di Comintern limitato ai partiti comunisti dell'Europa orientale con l'organizzazione del Cominform, ma anche quest'ultimo sarà sciolto nel 1956.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La concezione di una rivoluzione permanente si ritrova nell'immediato seguito del 1848, nelle direttive di Marx ed Engels per il comitato centrale della Lega dei comunisti.
  2. ^ Questa teoria fu inizialmente sviluppata in alcuni saggi ed articoli raccolti nel 1905 in un libro dal titolo Bilanci e prospettive.
  3. ^ Un concetto simile a questo fu espresso in seguito da Lenin (che pure aveva nei primi anni del secolo una posizione parzialmente diversa sulla questione) parlando di «"trascrescenza" della rivoluzione democratico-borghese» in rivoluzione socialista. Solo le circostanze storiche favorevoli, quali l'implosione del regime zarista, persuasero Lenin a mettere in atto, subito, la rivoluzione proletaria senza attendere quella liberale, considerata inizialmente necessaria per abituare il popolo russo all'uso delle libertà civili democratiche mai prima godute.
  4. ^ in Toscana ricordati come "Bocci-Bocci"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pierre Broué, La rivoluzione perduta. Vita di Trotsky, 1879 - 1940, Bollati Boringhieri, 1991
  • Isaac Deutscher [trilogia], Il profeta armato, Il profeta disarmato, Il profeta esiliato, Longanesi
  • Lev Trotsky,Opere scelte / La Quarta Internazionale: la rivoluzione permanente, Ed. Prospettiva, 2006 ISBN 88-8022-115-9
  • Christophe Charle, La crise des sociétés impériales. Allemagne, France, Grande-Bretagne 1900-1940. Essai d'histoire sociale comparée, Parigi, Seuil, 2001
  • Charles S. Maier, La rifondazione dell'Europa borghese. Francia, Germania e Italia nel decennio successivo alla prima guerra mondiale, Bologna, Il Mulino, 1999 (De Donato, 1979)
  • Roberto Bianchi, Pace, pane, terra. Il 1919 in Italia, Roma, Odradek, 2006
  • Roberto Bianchi, Bocci-Bocci. I tumulti annonari nella Toscana del 1919, Firenze, Olschki, 2001
  • Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo. L'Italia dalla grande guerra alla marcia su Roma, 2 voll., Bologna, Il Mulino, 1991
  • Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Torino, Einaudi, 1965
  • Gianni Bosio, La grande paura, Roma, Samonà e Savelli, 1970
  • Roberto Bianchi, Les mouvements contre la vie chère en Europe au lendemain de la Grande Guerre, in Le XXe siècle des guerres, Parigi, Les Editions de l'Atelier, 2004, pp. 237–245
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione, Bologna, Il Mulino, 2002
  • Paolo Spriano, L'occupazione delle fabbriche. Settembre 1920, Torino, Einaudi, 1964
  • Paolo Spriano, Sulla rivoluzione italiana. Socialisti e comunisti nella storia d'Italia, Einaudi, 1978

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