Edward Carr

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Edward Hallett Carr (Londra, 28 giugno 18923 novembre 1982) è stato uno storico e giornalista britannico.

Indice

[modifica] Biografia

Carr nacque a Londra e frequentò la Merchant Taylor's School e, in seguito, il Trinity College di Cambridge. Lavorò per il Foreign Office dal 1916 al 1936, partecipando anche alla conferenza di Versailles del 1919. Vicedirettore del Times dal 1941 al 1945, ottenne la cattedra di politica internazionale presso le università di Oxford e di Cambridge. Fu autore di alcune importanti biografie (tra cui si ricorda quella di Michail Aleksandrovič Bakunin), di ricerche sulla metodologia storica (Sei lezioni sulla storia); studiò approfonditamente la storia dell'Urss e a riguardo scrisse numerosi saggi (alcuni raccolti nel volume Da Napoleone a Stalin) e la Storia della Russia Sovietica.

L'opera di Carr fu sempre caratterizzata da un'estrema attenzione alle fonti, in particolare agli atti ufficiali, al fine di una ricostruzione storica rigorosamente oggettiva. Nel difficile clima della contrapposizione tra i blocchi occidentale ed orientale, egli realizzò una ricerca storica imparziale e scevra da influenze politiche.

[modifica] Il suo pensiero riguardo alle relazioni internazionali

Carr si è anche occupato di relazioni internazionali, criticando fortemente gli idealisti liberali, che accusava di apologia del dominio dei paesi anglosassoni, ed aderendo alla corrente realista. Egli individua tre principi del realismo (derivati da Niccolò Machiavelli): la storia è un susseguirsi di cause ed effetti, la realtà ispira la teoria, l'etica è funzione della politica.

[modifica] Che cos'è la storia?

Carr è famoso ancora oggi per le sue riflessioni sulla storia, What is History? del 1961. Sei lezioni sulla storia è infatti un libro basato su una serie di conferenze che Carr tenne presso l’università di Cambridge tra gennaio e marzo del 1961. In esse Carr presenta una via di mezzo tra la visione empirica della storia e la visione idealistica (come per esempio quella di R.G. Collingwood). Carr rifiuta quindi come un nonsenso l’idea che il lavoro dello storico sia vincolato ai “fatti” che ha a disposizione e afferma che “la fede in un nucleo duro di fatti storici che esistono obbiettivamente e indipendentemente dalle interpretazioni dello storico è un errore assurdo, ma si tratta di una credenza molto difficile da sradicare”. Carr sostiene infatti che lo storico (e principalmente lo storico che si occupa della contemporaneità) ha a disposizione una tale quantità di informazioni che è costretto sempre a scegliere quali "fatti" utilizzare.

È rimasto celebre l’esempio dei milioni di persone che hanno attraversato il Rubicone, ma solo il “fatto” del passaggio del fiume ad opera di Giulio Cesare (che lo attraversò nel 49 a.C.) è dichiarato dagli storici degno di nota. Carr divide quindi i fatti in due categorie: i “fatti del passato” cioè le informazioni che gli storici ritengono poco importanti e i “fatti storici” ossia le informazioni che gli storici hanno scelto come importanti. Carr sostiene che gli storici determinano in modo del tutto arbitrario quale tra i “fatti del passato” sia da ritenersi “fatto storico”, e questo secondo le loro inclinazioni e interessi.

Per questa ragione Carr critica il famoso detto di Leopold von Ranke secondo il quale la storia dovrebbe mostrare ciò che è veramente accaduto (“wie es eigentlich gewesen”) perché, al contrario, si presume che i fatti così come ci sono pervenuti siano sempre e comunque il risultato dell’interazione dei dati a disposizione dello storico che li ha riportati e della sua stessa visione. E tuttavia, ciò vuol dire anche che lo studio dei fatti può condurre lo storico a cambiare i propri punti di vista (cfr. la nozione di “circolo ermeneutico” – anche se, nello specifico, Carr preferisce utilizzare il termine “reciprocità”). In questo modo Carr conclude la prima lezione con l’affermazione che la storia è “un dialogo senza fine fra il passato e il presente".

Inoltre Carr afferma che ogni individuo è sì condizionato dall’ambiente sociale in cui vive ma ritiene che tuttavia, all’interno di questa limitazione, rimane pur sempre uno spazio aperto per decisioni che possono avere impatto sulla storia. Carr distingue quindi Vladimir Lenin e Oliver Cromwell da Otto von Bismarck e Napoleone.

[modifica] Opere

Carr è noto principalmente per i suoi studi storici del Marxismo e per la pubblicazione dell'opera A history of Soviet Russia, tradotta e stampata in Italia da Giulio Einaudi e suddivisa in 3 parti:

  • I. La rivoluzione Bolscevica (1917-1923) - 1 volume
  • II. La morte di Lenin (l'interregno 1923-1924) - 1 volume
  • III. Il socialismo in un solo paese (1924-1926)
    • 1° Vol: la politica interna
    • 2° Vol: la politica estera

Continuò la sua opera assieme a R.W. Davies pubblicando Foundations of a planned economy (1926-1929) (Le origini della pianificazione sovietica), tradotto in Italiano e edito da Einaudi:

  • I. Agricoltura ed industria (1972)
  • II. Lavoro, commercio, fin:anza (1974)
  • III. Il partito e lo Stato (1978)
  • IV. L'Unione Sovietica, il Komintern e il mondo Capitalistico (1978)
  • V. I partiti Comunisti nel mondo capitalistico (1980)
  • VI. L'Unione Sovietica e la rivoluzione in Asia (1984)

Postumo (1983) è stato pubblicato The twilight of Comintern 1930-1935.

Altre sue opere:

  • Dostoevskij (1821-1881): una nuova biografia
  • Michail Bakunin
  • La crisi ventennale, 1919-1939: un'introduzione allo studio delle relazioni internazionali
  • Condizioni di pace
  • Storia della Russia Sovietica
  • La nuova società
  • Sei lezioni sulla storia
  • 1917 prima e dopo
  • La rivoluzione russa: da Lenin a Stalin (1917-1929)
  • Da Napoleone a Stalin ed altri saggi
  • Il crepuscolo del Comintern
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