Sonia Gandhi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Sonia Maino-Gandhi
Sonia Gandhi

Sonia Gandhi


Presidente dell'Indian National Congress
In carica
Inizio mandato 1998

Presidente del Lok Sabha
Durata mandato 1999 –
2004

Dati generali
Partito politico Congresso Nazionale Indiano

Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, vedova Gandhi, in lingua hindi सोनिया गांधी (Lusiana, 9 dicembre 1946), è una politica italiana naturalizzata indiana. Presidente del Partito del Congresso Indiano, attualmente al governo; vedova di Rajiv Gandhi, nipote di Jawaharlal Nehru, e gia' primo ministro.

Il suo nome è stato fatto per una possibile candidatura alla carica di primo ministro dopo la vittoria a sorpresa del suo partito nelle elezioni del 13 maggio 2004 per il rinnovo della Lok Sabha, quando è stata votata all'unanimità per condurre un governo di coalizione composto da diciannove partiti. Pochi giorni dopo l'esito elettorale, la Gandhi ha rinunciato all'incarico in considerazione dell'ostracismo mostrato verso di lei da gran parte della classe politica indiana, specie dall'opposizione, in quanto non nativa dell'India.

Al suo posto, la stessa Gandhi ha proposto Manmohan Singh, ex ministro del governo di Narasimha Rao, che è stato accettato dalla sua coalizione, divenendo il nuovo primo ministro il 19 maggio 2004. A novembre 2010 la rivista americana Forbes ha posizionato Sonia Gandhi al nono posto nella classifica delle personalità più potenti del pianeta. Nel 2013 secondo Forbes è la terza donna più potente del mondo dopo Angela Merkel e Dilma Rousseff[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sulla destra, la casa natale di Sonia Maino Gandhi, nella contrada Maini.

Sonia Maino è nata da Stefano e Paola Maino a Lusiana nella contrada Màini[2], sull'Altopiano dei sette comuni, in provincia di Vicenza[3][4][5]. Il padre, ex prigioniero nella Campagna di Russia, voleva chiamarla Sonia, in ricordo di una donna che lo aveva salvato accogliendolo nella sua fattoria, tuttavia il parroco si rifiutò perché al nome non corrispondeva nessun santo. Ma all'anagrafe venne registrata come Sonia, nonostante le rimostranze del parroco [6]. Successivamente, all'età di 3 anni si trasferì con la famiglia ad Orbassano (alla periferia di Torino) dove il padre, Stefano Eugenio Maino, avviò un'impresa edìle[7].

Dopo avere terminato le elementari in una scuola femminile a Sangano, frequentò il collegio delle suore di Maria Ausiliatrice a Giaveno[8]. Conobbe Rajiv Gandhi (figlio di Indira Gandhi, nipote di Jawaharlal Nehru e in seguito primo ministro dell'India) quando questi era studente all'Università di Cambridge e lei studiava inglese presso la Lennox Cook School, scuola di lingue per stranieri.

I due si sposarono nel 1968, dopodiché Sonia Gandhi stabilì la sua residenza in India. Sonia Gandhi ha adottato la cittadinanza indiana nel 1983, quindici anni dopo la sua unione con Rajiv, quando si rese conto che la carriera politica del marito poteva essere in qualche modo intralciata dalla sua cittadinanza italiana. Ha avuto un figlio, Rahul, e una figlia, Priyanka Vadra[9]. Sonia Gandhi non è entrata in politica fino a dopo l'assassinio del marito, avvenuto il 21 maggio 1991[10]. A seguito della morte di Rajiv, il partito caldeggiò il suo ingresso in politica per continuare la tradizione "dinastica" del Partito del Congresso che ha sempre visto alla sua guida un membro della famiglia Nehru-Gandhi, ma lei rifiutò ogni incarico, ritirandosi a vita privata.

Nel 1998 entrò formalmente in politica, assumendo la guida dell'Indian National Congress. Appoggiandosi sulla tradizione politica della famiglia Gandhi-Nehru, ha saputo guidare grandi folle, riportando in auge il Partito del Congresso e conquistando la fiducia dei suoi elettori. Tuttavia, Sonia Gandhi è per molti versi una figura in qualche modo enigmatica: i suoi oppositori (principalmente il Bharatiya Janata Party), hanno giocato costantemente sulle sue origini e sul fatto che non parlava in modo fluente l'hindi fino al suo ingresso in politica.

Candidata premier nelle elezioni generali dell'aprile-maggio 2004, rinunciò alla carica di primo ministro, subito dopo la vittoria della sua coalizione, in favore del compagno di partito e ministro delle finanze uscente, Manmohan Singh. Nella stessa consultazione, venne eletto al parlamento indiano anche il figlio Rahul Gandhi di cui la sorella Priyanka aveva curato la campagna elettorale. Il 28 maggio 2005 Sonia Gandhi fu eletta presidente del Partito del Congresso Indiano (Indian National Congress), suo partito di elezione e prima forza politica del paese.

Alle elezioni generali dell'aprile-maggio 2009, l'UPA (United Progressive Alliance), la coalizione guidata dal partito di Sonia Gandhi, ottiene una nuova vittoria elettorale e il mandato per formare un nuovo governo sotto la guida del primo ministro uscente e candidato premier alle elezioni, Manmohan Singh. Il 3 settembre 2010 Sonia Maino Gandhi fu rieletta per la quarta volta all'unanimità Presidente dell'Indian National Congress.[11][12][13] Nel marzo 2013, in seguito agli sviluppi derivati dall'arresto di due marò italiani da parte dell’India, rilasciò pesanti dichiarazioni sull’atteggiamento dell'Italia (suo paese d’origine) nella vicenda.[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

Sonia Gandhi alla Casa Bianca con Bill Clinton.
  1. ^ Sonia Gandhi - In Photos: The World’s Nine Most Powerful Women 2013 - Forbes
  2. ^ I vicentini illustri
  3. ^ Sonia Maino Gandhi e Lusiana in http://digilander.libero.it/lusiana/lusiana.htm. In questo sito è presente un estratto di un articolo del 2004 de Il Giornale di Vicenza, scritto da Egidio Zampese, contenente anche un'altra foto della sua casa natale e due immagini con Rajiv Gandhi. A Lusiana i gruppi familiari Màino hanno dato il nome alla contrada Màini che fino ai primissimi anni dell'Ottocento si chiamava Esechele, un nome originario dell'alto tedesco antico (http://digilander.libero.it/lusiana/ambiente_e_attivita_umane.htm). "Nell'Archivio Comunale di Lusiana, negli anni 1583, 1607, si trova Maino come cognome; nell'anno 1805 si trova Maini come contrada. Maino è un nome di persona medievale tedesco" (Dionigi Rizzolo, La toponomastica storica dei comuni di Lusiana e Conco, pag. 99, Istituto di cultura cimbra, tipografia Rumor, Vicenza. Biblioteca Comunale di Lusiana. Per la contrada Esechele si veda op.cit. pag. 87).
  4. ^ http://news.comune.lusiana.vi.it/documenti/PAT/tavole_pat_da_pubblicare/SchedeContrade/016_maini.PDF
  5. ^ GeneAll.net - Edvige Antonia Albina Maino
  6. ^ [1]
  7. ^ Un documentato articolo de Il Giornale di Vicenza del 16 maggio 2004 (pag. 23, autore: Egidio Zampese) rende noti vari dati sulla vita di Sonia Maino: la nascita nella contrada Maini a Lusiana il 9 dicembre 1946 con il nome anagrafico di Antonia Edvige Albina, l'origine del padre Stefano Maino (Lusiana) e della madre Paola Predebon (Gomarolo di Conco, Altopiano dei sette comuni), l'impresa edìle avviata dal padre ad Orbassano, il matrimonio con Rajiv Gandhi il 25 febbraio 1968, la perdita della cittadinanza italiana registrata ad Orbassano il 28 ottobre 1983. Nell'articolo si afferma che "probabilmente, per assonanza, il nome Antonia si è trasformato in Sonia, nome che negli atti ufficiali non risulta mai". Javier Moro nel libro biografico Il sari rosso scrive (Il Saggiatore, superTascabili, p. 42): " Dopo pochi giorni fu battezzata dal parroco di Lusiana con il nome di Antonia Edvige Albina, in onore della nonna materna. Ma Stefano voleva darle un altro nome. Chiamava Anouchka la maggiore, battezzata come Anna, e Antonia la chiamò Sonia".
  8. ^ Il sari rosso, Javier Moro, Il Saggiatore, superTascabili, Milano, 2009, p. 46. Lo scrittore e giornalista madrileno Javier Moro nel suo documentato libro biografico Il sari rosso fornisce molte informazioni sulla famiglia Maino nonché sull'infanzia e sull'adolescenza di Sonia Maino, dall'altopiano di Asiago, loro terra di origine, al Piemonte. Illustra poi le vicende successive della vita di Sonia Maino da Cambridge all'India. Moro tratta sia del padre Stefano Maino - la cui famiglia da molte generazioni era a Lusiana (p. 43) - sia della madre "Paola Predebon, figlia di un ex carabiniere che gestiva il bar del nonno a Gomarolo di Conco, un paesino in fondo alla valle. Stefano e Paola si sposarono nella graziosa chiesa di Lusiana, dedicata all'apostolo san Giacomo...." (p. 41). Sonia Maino ha due sorelle: Anna, la maggiore, chiamata Anouchka, (op. cit. p.40, 42) e Nadia, la minore (op. cit. p. 28, 40, 353). Quanto al padre, muratore a Lusiana, l'autore scrive che "quando arrivò ad Orbassano, Stefano era già ferrato nel mestiere e avviò un'impresa edìle propria" (op. cit. p. 44). Stefano Maino morì ad Orbassano nell'ottobre 1988 (op. cit. p. 429).
  9. ^ Javier Moro, Il sari rosso, superTascabili, foto n. 18. Rahul è nato a Delhi il 19 giugno 1970. Il nome era quello di un figlio di Gautama Buddha ed in sanscrito significa "colui che è capace" (op. cit. pag. 147). Priyanka è nata il 12 gennaio 1972 a Delhi. Il suo nome in sanscrito significa "bella da vedere" (op. cit. pag. 173).
  10. ^ L'assassinio di Rajiv Gandhi, avvenuto in India a Sriperumbudur il 21 maggio 1991, è descritto nel capitolo 40 de Il sari rosso di Javier Moro.
  11. ^ Scheda biografica di Sonia Gandhi nel sito del Parlamento indiano, la Lok Sabha: http://164.100.47.132/LssNew/members/Biography.aspx?mpsno=130
  12. ^ Biografia di Sonia Gandhi nell'Enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/Enciclopedia_online/00_Redazione_Portale/Gandhi_Sonia.xml
  13. ^ Biografia nell'Encyclopædia Britannica [2]
  14. ^ Sonia Gandhi all'Italia: "Tradimento inaccettabile"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • S. R. ET AL. BAKSHI (1998) Sonia Gandhi, The President of AICC South Asia Books. ISBN 81-7024-988-0
  • Rupa Chaterjee (1999) Sonia Gandhi: The Lady in Shadow Butala. ISBN 81-87277-02-5
  • C. Rupa, Rupa Chaterjee (2000) Sonia Mystique South Asia Books. ISBN 81-85870-24-1
  • Moro, Javier (2009) "Il sari rosso" (Saggiatore, Milano)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 113285195 LCCN: nr90012454